lunedì, 10 settembre 2007
L'oscura foresta (parte dodicesima)
Dor guardò ognuno dei suoi compagni, sguardi d'intesa, piccoli gesti: si divisero in due gruppi per girare intorno ai cespugli e quella voce...."Forza, sono già sulle vostre tracce".
Si ritrovarono dietro i cespugli e videro una figura avvolta da un oscuro mantello, il volto celato da un cappuccio e le mani color latte s'illuminavano per la luce della luna.
"State nascosti, niente domande. Abbiamo poco tempo, se ci tenete a restare in vita"
Si guardarono e si alzarono accucciati, tutti e sei con il cuore in gola, senza capire, senza poter chiedere.
"Nessuna domanda" ribadì l'essere a Dor, egli aveva solo aperto la bocca senza far uscire la voce, ma la domanda era pronta, come forse anche per gli altri.
"Un gruppo di Stouk vi ha fiutati, hanno visto ciò che c'è nel vallo, non sono mica stupidi". Dor pensò alla sua ingenuità, lasciare i tre corpi in vista non era stata una mossa astuta. Gli Stouk sono creature spregevoli e vendicative: sangue chiama sangue.
"Andremo a sud, costeggiando ciò che la natura ci offre come riparo. Non ci sono altre alternative"
Il vento tagliava la piana di Reve da nord a sud, i fili d'erba nella penombra si agitavano per l'intensità delle raffiche. L'essere dal mantello guidava il gruppo di sopravvissuti attraverso nascondigli occasionali, qualsiasi cosa potesse dar loro un rifugio, in zone scoperte essi avanzavano strisciando.
Colui che li guidava, ad un tratto si fermò dubbioso. L'orecchio appoggiato al terreno, il mantello scuro lo rendeva meno visibile. "Fermi!" disse, la sua mano aperta come per monito a quelli più indietro.
Dor fu il primo a capire quello che stava accadendo, mise mano all'ascia ed attese le nuove vibrazioni nel terreno, questa volta più violente. Alcune agghiaccianti risate si levarono alle loro spalle, ai loro fianchi...
"Ci hanno trovati" qualcuno mormorò, la voce un flebile suono.
Una freccia s'infilzò nel terreno, ad annunciarla un sibilo.
Le risa si fecero più forti tutte intorno a loro, piccoli passi s'interruppero improvvisamente. Gli uomini si avvicinarono gli uni agli altri, come a formare un drappello compatto e le cotte tintinnarono appena. La paura s'impossessò di alcuni, per altri era un modo per controllare l'adrenalina.
Spaar vide degli occhi rossi e colmi d'ira. Con un ginocchio a terra impugnò il giavellotto, il corpo rigido e movimenti lenti prese la mira...il suo corpo accompagnò il tiro in tutta la sua potenza e precisione. L'arma roteò scintillante ai magici bagliori della luna, si conficcò in un altro corpo, una decina di metri più avanti. Un rantolio, quegli occhi si chiusero per sempre ed il tonfo a terra.
La battaglia iniziò così, le creature divennero visibili ai loro occhi.
L'essere dal mantello si alzò incurante e si mise davanti ai sei, come per fare da scudo. Il braccio destro sollevato, il palmo rivolto verso gli Stouk. Quel gesto così impavido provocò timore nei nemici, ritardò l'attacco imminente.
Dal suo palmo di pelle candida ne fuoriuscì luce, un bagliore accecante per quelle dannate creature, esse temevano le luci intense, i loro occhi ne venivano momentaneamente danneggiati.
"Cosa state aspettando?" urlò l'essere, le grida di rabbia degli Stouk quasi coprivano la sua voce, i piccoli Leonti fuggirono alla vista di quella nuova arma. Tutto era quasi in stallo, gli uomini rimasero affascinati da quello che stava accadendo; "Non potrò trattenerli a lungo" ruggì, "Fuggite a sud, il più in fretta possibile".
Qualcuno azzardò la fuga, avvicinandosi a quel fascio di luce così potente da fermare decine e decine di creature bellicose. Poi si mossero tutti, passando a fianco all'essere, guardandolo forse per l'ultima volta, mandandogli segnali di riconoscenza.
* * *
Il soggiorno era pacatamente illuminato da deliziose luci soffuse. Le sei persone sedute intorno ad un grande tavolo di quercia stavano seguendo con estrema attenzione ciò che diceva il vecchio. Egli era seduto a capotavola e leggeva con voce forte e precisa ciò che c'era scritto nel testo.
Il titolo era curioso: "I villaggi della Piana di Reve"
Si trattava di un grosso libro dalla copertina in cuoio, il titolo inciso era di colore dorato: non c'era scritto altro. All'inizio le pagine si erano presentate completamente bianche, nessun capitolo, niente di niente. Quando l'anziano signore aveva aperto la prima pagina, come per magia, l'inchiostro aveva cominciato a diventare visibile: così, parola per parola e sillaba per sillaba, il primo capitolo veniva letto dall'incredulo lettore. Ogni volta che si era fermato ad una frase, l'inchiostro sulla pagina s'interrompeva...
Le cose che più avevano sconvolto tutti erano i personaggi, sei in tutto ed il settimo che si era unito al gruppo durante la lettura del secondo capitolo. Le descrizioni dei soldati erano fedeli ai partecipanti, talmente fedeli che ci si rispecchiavano perfettamente.
Il vecchio lesse davanti a tutti, tra brevi sorsi di un tè caldo e fumante, la fuga dei sei uomini. Il personaggio, l'anziano dallo straordinario potere di luce, stava morendo. Perdeva le forze di minuto in minuto, così rimase in apprensione per ciò che stava accadendo nel capitolo.
La sua voce mutò, mentre la forza dell'essere veniva meno, spengendosi piano piano, come una candela senza più ossigeno. Il signore anziano lesse tremando, poi gli occhi si chiusero ed il libro cadde sul tavolo richiudendosi. Si accasciò su di esso lentamente, la barba folta e bianca appoggiata al grosso e pesante tavolo, il viso rilassato se ne stava piegato sulla guancia destra. I capelli argentati e lunghi scivolavano sulle spalle: fermi, immobili.
Nessuno fiatò, ma tutti lo guardarono, poi rivolsero uno sguardo al libro.
Cosa stava succedendo?
Charly, il più vicino a lui, gli mise una mano sul collo, l'appoggiò delicatamente, come per non destarlo: "E' morto" disse con voce incredula. A tutti e sei venne automatico osservare quella copertina, quelle pagine avvolte dal mistero, quella storia che aveva preso un po' tutti.
Gli sguardi atterriti s'incrociarono, che segreto celava mai quello strano libro anonimo?
La morte dell'uomo, così improvvisa e repentina, c'entrava con quella storia?
Queste domande, altre ancora più strane, avevano invaso la mente di Charly e dei suoi compagni.
Charly allungò una manò su quel testo, rivolse uno sguardo sul loro vecchio amico, seduto a capotavola, sembrava che stesse solo dormendo, poi sfogliò il libro sul secondo capitolo: "La fuga".
Si ritrovarono dietro i cespugli e videro una figura avvolta da un oscuro mantello, il volto celato da un cappuccio e le mani color latte s'illuminavano per la luce della luna.
"State nascosti, niente domande. Abbiamo poco tempo, se ci tenete a restare in vita"
Si guardarono e si alzarono accucciati, tutti e sei con il cuore in gola, senza capire, senza poter chiedere.
"Nessuna domanda" ribadì l'essere a Dor, egli aveva solo aperto la bocca senza far uscire la voce, ma la domanda era pronta, come forse anche per gli altri.
"Un gruppo di Stouk vi ha fiutati, hanno visto ciò che c'è nel vallo, non sono mica stupidi". Dor pensò alla sua ingenuità, lasciare i tre corpi in vista non era stata una mossa astuta. Gli Stouk sono creature spregevoli e vendicative: sangue chiama sangue.
"Andremo a sud, costeggiando ciò che la natura ci offre come riparo. Non ci sono altre alternative"
Il vento tagliava la piana di Reve da nord a sud, i fili d'erba nella penombra si agitavano per l'intensità delle raffiche. L'essere dal mantello guidava il gruppo di sopravvissuti attraverso nascondigli occasionali, qualsiasi cosa potesse dar loro un rifugio, in zone scoperte essi avanzavano strisciando.
Colui che li guidava, ad un tratto si fermò dubbioso. L'orecchio appoggiato al terreno, il mantello scuro lo rendeva meno visibile. "Fermi!" disse, la sua mano aperta come per monito a quelli più indietro.
Dor fu il primo a capire quello che stava accadendo, mise mano all'ascia ed attese le nuove vibrazioni nel terreno, questa volta più violente. Alcune agghiaccianti risate si levarono alle loro spalle, ai loro fianchi...
"Ci hanno trovati" qualcuno mormorò, la voce un flebile suono.
Una freccia s'infilzò nel terreno, ad annunciarla un sibilo.
Le risa si fecero più forti tutte intorno a loro, piccoli passi s'interruppero improvvisamente. Gli uomini si avvicinarono gli uni agli altri, come a formare un drappello compatto e le cotte tintinnarono appena. La paura s'impossessò di alcuni, per altri era un modo per controllare l'adrenalina.
Spaar vide degli occhi rossi e colmi d'ira. Con un ginocchio a terra impugnò il giavellotto, il corpo rigido e movimenti lenti prese la mira...il suo corpo accompagnò il tiro in tutta la sua potenza e precisione. L'arma roteò scintillante ai magici bagliori della luna, si conficcò in un altro corpo, una decina di metri più avanti. Un rantolio, quegli occhi si chiusero per sempre ed il tonfo a terra.
La battaglia iniziò così, le creature divennero visibili ai loro occhi.
L'essere dal mantello si alzò incurante e si mise davanti ai sei, come per fare da scudo. Il braccio destro sollevato, il palmo rivolto verso gli Stouk. Quel gesto così impavido provocò timore nei nemici, ritardò l'attacco imminente.
Dal suo palmo di pelle candida ne fuoriuscì luce, un bagliore accecante per quelle dannate creature, esse temevano le luci intense, i loro occhi ne venivano momentaneamente danneggiati.
"Cosa state aspettando?" urlò l'essere, le grida di rabbia degli Stouk quasi coprivano la sua voce, i piccoli Leonti fuggirono alla vista di quella nuova arma. Tutto era quasi in stallo, gli uomini rimasero affascinati da quello che stava accadendo; "Non potrò trattenerli a lungo" ruggì, "Fuggite a sud, il più in fretta possibile".
Qualcuno azzardò la fuga, avvicinandosi a quel fascio di luce così potente da fermare decine e decine di creature bellicose. Poi si mossero tutti, passando a fianco all'essere, guardandolo forse per l'ultima volta, mandandogli segnali di riconoscenza.
* * *
Il soggiorno era pacatamente illuminato da deliziose luci soffuse. Le sei persone sedute intorno ad un grande tavolo di quercia stavano seguendo con estrema attenzione ciò che diceva il vecchio. Egli era seduto a capotavola e leggeva con voce forte e precisa ciò che c'era scritto nel testo.
Il titolo era curioso: "I villaggi della Piana di Reve"
Si trattava di un grosso libro dalla copertina in cuoio, il titolo inciso era di colore dorato: non c'era scritto altro. All'inizio le pagine si erano presentate completamente bianche, nessun capitolo, niente di niente. Quando l'anziano signore aveva aperto la prima pagina, come per magia, l'inchiostro aveva cominciato a diventare visibile: così, parola per parola e sillaba per sillaba, il primo capitolo veniva letto dall'incredulo lettore. Ogni volta che si era fermato ad una frase, l'inchiostro sulla pagina s'interrompeva...
Le cose che più avevano sconvolto tutti erano i personaggi, sei in tutto ed il settimo che si era unito al gruppo durante la lettura del secondo capitolo. Le descrizioni dei soldati erano fedeli ai partecipanti, talmente fedeli che ci si rispecchiavano perfettamente.
Il vecchio lesse davanti a tutti, tra brevi sorsi di un tè caldo e fumante, la fuga dei sei uomini. Il personaggio, l'anziano dallo straordinario potere di luce, stava morendo. Perdeva le forze di minuto in minuto, così rimase in apprensione per ciò che stava accadendo nel capitolo.
La sua voce mutò, mentre la forza dell'essere veniva meno, spengendosi piano piano, come una candela senza più ossigeno. Il signore anziano lesse tremando, poi gli occhi si chiusero ed il libro cadde sul tavolo richiudendosi. Si accasciò su di esso lentamente, la barba folta e bianca appoggiata al grosso e pesante tavolo, il viso rilassato se ne stava piegato sulla guancia destra. I capelli argentati e lunghi scivolavano sulle spalle: fermi, immobili.
Nessuno fiatò, ma tutti lo guardarono, poi rivolsero uno sguardo al libro.
Cosa stava succedendo?
Charly, il più vicino a lui, gli mise una mano sul collo, l'appoggiò delicatamente, come per non destarlo: "E' morto" disse con voce incredula. A tutti e sei venne automatico osservare quella copertina, quelle pagine avvolte dal mistero, quella storia che aveva preso un po' tutti.
Gli sguardi atterriti s'incrociarono, che segreto celava mai quello strano libro anonimo?
La morte dell'uomo, così improvvisa e repentina, c'entrava con quella storia?
Queste domande, altre ancora più strane, avevano invaso la mente di Charly e dei suoi compagni.
Charly allungò una manò su quel testo, rivolse uno sguardo sul loro vecchio amico, seduto a capotavola, sembrava che stesse solo dormendo, poi sfogliò il libro sul secondo capitolo: "La fuga".
Saryo alle 16:30 in: racconti, fantasy, loscura foresta
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