lunedì, 10 settembre 2007

L'oscura foresta (parte dodicesima)

   Dor guardò ognuno dei suoi compagni, sguardi d'intesa, piccoli gesti: si divisero in due gruppi per girare intorno ai cespugli e quella voce...."Forza, sono già sulle vostre tracce".
   Si ritrovarono dietro i cespugli e videro una figura avvolta da un oscuro mantello, il volto celato da un cappuccio e le mani color latte s'illuminavano per la luce della luna.
   "State nascosti, niente domande. Abbiamo poco tempo, se ci tenete a restare in vita"
   Si guardarono e si alzarono accucciati, tutti e sei con il cuore in gola, senza capire, senza poter chiedere.
   "Nessuna domanda" ribadì l'essere a Dor, egli aveva solo aperto la bocca senza far uscire la voce, ma la domanda era pronta, come forse anche per gli altri.
     "Un gruppo di Stouk vi ha fiutati, hanno visto ciò che c'è nel vallo, non sono mica stupidi". Dor pensò alla sua ingenuità, lasciare i tre corpi in vista non era stata una mossa astuta. Gli Stouk sono creature spregevoli e vendicative: sangue chiama sangue.
     "Andremo a sud, costeggiando ciò che la natura ci offre come riparo. Non ci sono altre alternative"
   Il vento tagliava la piana di Reve da nord a sud, i fili d'erba nella penombra si agitavano per l'intensità delle raffiche. L'essere dal mantello guidava il gruppo di sopravvissuti attraverso nascondigli occasionali, qualsiasi cosa potesse dar loro un rifugio, in zone scoperte essi avanzavano strisciando.
  Colui che li guidava, ad un tratto si fermò dubbioso. L'orecchio appoggiato al terreno, il mantello scuro lo rendeva meno visibile. "Fermi!" disse, la sua mano aperta come per monito a quelli più indietro.
  Dor fu il primo a capire quello che stava accadendo, mise mano all'ascia ed attese le nuove vibrazioni nel terreno, questa volta più violente. Alcune agghiaccianti risate si levarono alle loro spalle, ai loro fianchi...
   "Ci hanno trovati" qualcuno mormorò, la voce un flebile suono.
    Una freccia s'infilzò nel terreno, ad annunciarla un sibilo.
  Le risa si fecero più forti tutte intorno a loro, piccoli passi s'interruppero improvvisamente. Gli uomini si avvicinarono gli uni agli altri, come a formare un drappello compatto e le cotte tintinnarono appena. La paura s'impossessò di alcuni, per altri era un modo per controllare l'adrenalina.
   Spaar vide degli occhi rossi e colmi d'ira. Con un ginocchio a terra impugnò il giavellotto, il corpo rigido e movimenti lenti prese la mira...il suo corpo accompagnò il tiro in tutta la sua potenza e precisione. L'arma roteò scintillante ai magici bagliori della luna, si conficcò in un altro corpo, una decina di metri più avanti. Un rantolio, quegli occhi si chiusero per sempre ed il tonfo a terra.
    La battaglia iniziò così, le creature divennero visibili ai loro occhi.
   L'essere dal mantello si alzò incurante e si mise davanti ai sei, come per fare da scudo. Il braccio destro sollevato, il palmo rivolto verso gli Stouk. Quel gesto così impavido provocò timore nei nemici, ritardò l'attacco imminente.
   Dal suo palmo di pelle candida ne fuoriuscì luce, un bagliore accecante per quelle dannate creature, esse temevano le luci intense, i loro occhi ne venivano momentaneamente danneggiati.
   "Cosa state aspettando?" urlò l'essere, le grida di rabbia degli Stouk quasi coprivano la sua voce, i piccoli Leonti fuggirono alla vista di quella nuova arma. Tutto era quasi in stallo, gli uomini rimasero affascinati da quello che stava accadendo; "Non potrò trattenerli a lungo" ruggì, "Fuggite a sud, il più in fretta possibile".
   Qualcuno azzardò la fuga, avvicinandosi a quel fascio di luce così potente da fermare decine e decine di creature bellicose. Poi si mossero tutti, passando a fianco all'essere, guardandolo forse per l'ultima volta, mandandogli segnali di riconoscenza.
                                        *   *   *
   Il soggiorno era pacatamente illuminato da deliziose luci soffuse. Le sei persone sedute intorno ad un grande tavolo di quercia stavano seguendo con estrema attenzione ciò che diceva il vecchio. Egli era seduto a capotavola e leggeva con voce forte e precisa ciò che c'era scritto nel testo.
    Il titolo era curioso: "I villaggi della Piana di Reve"
    Si trattava di un grosso libro dalla copertina in cuoio, il titolo inciso era di colore dorato: non c'era scritto altro. All'inizio le pagine si erano presentate completamente bianche, nessun capitolo, niente di niente. Quando l'anziano signore aveva aperto la prima pagina, come per magia, l'inchiostro aveva cominciato a diventare visibile: così, parola per parola e sillaba per sillaba, il primo capitolo veniva letto dall'incredulo lettore. Ogni volta che si era fermato ad una frase, l'inchiostro sulla pagina s'interrompeva...
    Le cose che più avevano sconvolto tutti erano i personaggi, sei in tutto ed il settimo che si era unito al gruppo durante la lettura del secondo capitolo. Le descrizioni dei soldati erano fedeli ai partecipanti, talmente fedeli che ci si rispecchiavano perfettamente.
   Il vecchio lesse davanti a tutti, tra brevi sorsi di un tè caldo e fumante, la fuga dei sei uomini. Il personaggio, l'anziano dallo straordinario potere di luce, stava morendo. Perdeva le forze di minuto in minuto, così rimase in apprensione per ciò che stava accadendo nel capitolo.
 La sua voce mutò, mentre la forza dell'essere veniva meno, spengendosi piano piano, come una candela senza più ossigeno. Il signore anziano lesse tremando, poi gli occhi si chiusero ed il libro cadde sul tavolo richiudendosi. Si accasciò su di esso lentamente, la barba folta e bianca appoggiata al grosso e pesante tavolo, il viso rilassato se ne stava piegato sulla guancia destra. I capelli argentati e lunghi scivolavano sulle spalle: fermi, immobili.
   Nessuno fiatò, ma tutti lo guardarono, poi rivolsero uno sguardo al libro.
     Cosa stava succedendo?
   Charly, il più vicino a lui, gli mise una mano sul collo, l'appoggiò delicatamente, come per non destarlo: "E' morto" disse con voce incredula. A tutti e sei venne automatico osservare quella copertina, quelle pagine avvolte dal mistero, quella storia che aveva preso un po' tutti.
   Gli sguardi atterriti s'incrociarono, che segreto celava mai quello strano libro anonimo?
     La morte dell'uomo, così improvvisa e repentina, c'entrava con quella storia?
     Queste domande, altre ancora più strane, avevano invaso la mente di Charly e dei suoi compagni.
    Charly allungò una manò su quel testo, rivolse uno sguardo sul loro vecchio amico, seduto a capotavola, sembrava che stesse solo dormendo, poi sfogliò il libro sul secondo capitolo: "La fuga".
Saryo alle 16:30 in: racconti, fantasy, loscura foresta
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domenica, 09 settembre 2007

L'oscura foresta (parte undicesima)

     Durgan avanzò per primo, era uno degli arcieri rimasti vivi, un soldato abile con arco e spada. L'erba sotto il suo corpo era bagnata dalla rugiada, sentiva le vesti leggere impregnarsi d'acqua, ma almeno era ancora in vita e sarebbe stato volentieri fra fango e sporcizia pur di rimare tale. La temperatura scendeva, dalla sua bocca uscivano brevi nuvolette di vapore ad ogni mentro che percorreva, il suo respiro era veloce e le orecchie pronte a captare un qualsiasi rumore sospetto.
    I nemici più vicini distavano un centinaio di metri, quanto quegli arbusti, unico scudo che potessero usare per non essere visti. Le ronde nemiche aumentavano in cerca di sopravvissuti, percorrevano il canale sotto le mura di Enit, miracolosamente intatte e settacciavano zone limitrofe al villaggio. I barbari, quelle digustose creature, non uccidevano i prigionieri, ci giocavano come il gatto con il topo, usando brutali torture per conoscere dell'esistenza di altri sopravvissuti. Le urla si sentivano lontane, urla di dolore e richieste di pietà, di una morte veloce.
   La luna sembrava osservare tutto e tutti con il suo magico candore, alta e scintillante emanava quel colore sulle scene cruenti che si andavano a sfumare. Non c'erano più tracce di altri esseri umani nei d'intorni, soltanto in sei erano sfuggiti alla cattura e quella terra non era più loro, soltanto i ricordi a loro più cari. Esuli dalla loro patria, soltanto per vivere ancora un po' e sperare di raggiungere altri luoghi prima che un nuovo sole sarebbe apparso a est.
    Una fila di cespugli lunga una decina di metri cresceva solitaria. Le foglie lunghe ed appuntite circondavano i contorti rami, come per proteggerli da chissà quali minacce. La natura si difendeva come poteva, le creature deboli studiavano nuovi metodi per non soccombere a quelle più forti: così girava il mondo.
     Gli eserciti degli Stouk e dei Leonti si erano uniti, il villaggio di Enit era stato cancellato dalla loro brutale forza.
      Durgan strisciava silenziosamente lungo la Piana di Reve, seguito via via dagli altri. Il confine di questa prateria immensa partiva dal villaggio stesso fino a divenire un deserto d'erba verde, qua e là crescevano alberi solitari e cespugli.
      Il gruppo di uomini si mosse tra i fili d'erba, strisciando, sperando di non attirare l'attenzione. Le cotte di maglia, le armi e parte dei loro corpi toccavano la terra. La luna illuminava tutto con un colore quasi azzurro velato.
     "Ci siamo quasi" bisbigliò Durgan, i gomiti si muovevano quasi tirando l'intero corpo, proseguivano paralleli mentre le creture se ne stavano riunite intorno ad un falò, le agghiaccianti risa degli Stouk si levavano per tutta la piana, ricordavano tanto i versi delle iene prima del pasto.
     Dor trasalì, davati a lui piccole orme avevano schiacciato l'erba, le sue mani erano entrate in orme ancora più grandi, in solchi profondi. Un brivido gli attraversò la spina dorsale: un cattivo presagio.
    Tutto intorno a loro si fece silenzioso, persino le creature non si udivano più e Dor non ebbe il coraggio di guardare, chiuse gli occhi. Un vento gelidò si levò da nord, spazzando l'immensa prateria: orrendi odori li raggiunsero. Strinse l'impugnatura dell'ascia quasi inconsapevolmente, forse per non pensare al peggio...
      "Per di qua".
   Gli uomini si fermarono davanti ai cespugli, quella voce li fece immobilizzare tutti. Passi nella notte, le vibrazioni si ripercuotevano sul terreno. Il silenzio aveva invaso tutto, solo i loro respiri erano udibili: le creature erano sparite, il falò crepitante tremolava per il vento.
Saryo alle 11:43 in: racconti, fantasy, loscura foresta
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venerdì, 07 settembre 2007

L'oscura foresta (parte decima)

    Giunsero a pochi metri da loro, il tanfo dei loro respiri si univa a quello dell'incendio. I muscoli dei sei uomini erano tesi fino allo spasmo, la concentrazione per strappare la vita nel più breve tempo possibile era molta. Agirono in silenzio e quasi all'unisono: tre creature piccole arrivarono nei pressi di Dor e l'azione partì fluida.
    Dor, appogiato di schiena sul fianco esterno del vallo, fece partire un fendente sui nemici. Tre frecce sibillarono nell'aria all'unisono e colpirono i bersagli. Due delle tre torce caddero in acqua spengendosi, gli uomini circondarono i leonti infirendo sui piccoli corpi in vari punti. L'acqua del vallo si tinse di sangue scuro, scendendo a valle.
    "Maledetti" disse Spaar, guardando i tre cadaveri che giacevano sul terreno umido, ormai inermi e non più una minaccia per la loro stessa vita. Proseguirono scavalcandoli, senza osservarli più, come fossero feccia che sporcava il sentiero che dovevano percorrere.
      Il vallo in un punto si alzava e, secondo alcuni di loro, era giunta l'ora di uscire per lasciare in fretta quel luogo di morte.
    Salirono il vallo, una collina breve ma irta, e si affacciarono cauti dall'apice: Tutto intorno falò accesi, ne videro a centinaia. Le creature erano divise in gruppi numerosi ed erano accampati lungo le mura del villaggio.
    I sei uomini non emisero un fiato, si limitarono ad osservare chi avevano di fronte, come erano collocati sul campo di battaglia. Dor cercò di studiare un piano, 'Sgombra la mente' si disse guardandosi intorno, contando il numero di nemici più vicini a loro.
     "Se aspettiamo troppo, rischiamo di essere scoperti" bisbigliò agli altri, "Una rapida sortita fra quei cespugli laggiù, sarebbe l'ideale" disse indicando alcune fronde ad un centinaio di metri. "A nord la via di fuga è tagliata" costatò Ruyn, "poi ci dovremmo addentrare nella foresta, con il rischio d'incontrare il resto del loro esercito".
     "Andiamo a sud" disse di slancio Spaar, "Lì c'è la piana di Reve, poi il villaggio di Salvar".
     "Dovremo strisciare come vermi" si raccomandò Dor, "Senza mai alzare la testa" continuò Ruyn avvallando il suo piano e continuò: "Raggiungeremo quegli arbusti, minimo rumore possibile e armi alla mano, ci stiamo giocando la vita". Il suo tono calò bruscamente, non avendo la massima sicurezza che il piano sarebbe riuscito. Tuttavia era l'unico piano sensato che avessero, il tempo scorreva inesorabile ed il sole non avrebbe atteso a lungo: sarebbe sorto comunque.
Saryo alle 16:56 in: racconti, fantasy, loscura foresta
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lunedì, 03 settembre 2007

L'oscura foresta (parte nona)

    "Così si fa" urlò Spaar verso gli altri. Tutti lo guardarono ammutoliti, mentre il varco per uscire era aperto come una bocca senza denti. Oltre quel passaggio...oscurità, la luce accecante delle fiamme erano tutte dietro di loro ed avanzavano divorando tutto.
    Dor oltrepassò la soglia con una certa titubanza, l'ascia era pronta per mietere vittime, gli altri lo seguivano a pochi metri e con le armi in pugno. C'era la possibilità di fare brutti incontri, ognuno di loro lo sapeva.
   Il fossato intorno alle mura di Enit sembrava la via di fuga migliore, buia e silenziosa e profonda: le creature avevano altro a cui pensare ora. Dor avanzò seguendo l'umido sentiero, sotto i suoi piedi due dita d'acqua. Il fetore di ciò che bruciava sopra le loro teste, a pochi metri da loro, si espandeva veloce.
   Qualcuno non ce la fece e si fermò. Qualcuno non si trattenne dal dolore per le perdite, la famiglia distrutta in poco tempo. La rabbia montò nei loro cuori, la paura di morire...nessuno diceva una sola parola.
    Proseguirono tra stenti. La creatura luminosa si era dissolta, sparita, il suo compito era terminato e gli uomini erano ancora vivi, ma tra i nemici.
  Della terra scivolò a valle, alcuni sassi rotolarono giù, precipitando nell'acqua. Dor si fermò all'istante e gli altri fecero lo stesso; voci indistinte venivano verso di loro, i passi nell'acqua ne erano la prova. Tre arcieri s'inginocchiarono a terra, tesero l'arco e incoccando le frecce. Ruyn bisbigliò: "Sono leonti, le spie nemiche". Dor si girò verso i compagni "Non lasciate che scappino" si raccomandò, "O siamo morti".
   Li attesero, i loro passi erano più vicini e lo scontro inevitabile. La notte li avvolgeva con il nero mantello, le spie nemiche, piccole creature spregevoli, avanzavano ignare di tutto. Questa volta la sorpresa era dalla parte loro.
Saryo alle 16:44 in: racconti, fantasy, loscura foresta
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venerdì, 31 agosto 2007

L'oscura foresta (parte ottava)

   Corpi carbonizzati, l'odore acre del fuoco che iniziava a consumare tutto ciò che incontrava. Le urla di coloro che erano ancora vivi venivano coperte dal forte scoppiettio delle fiamme. Enit si andava colorando di un arancione vivo, vivo quanto lo erano i nemici che cingevano il villaggio in assedio.
   Dalle torri non si vedeva nessuno, non si sentiva nessuno e tutto taceva in un terribile presagio.
    Sei uomini si mossero all'interno del villaggio, percorrendo la via più esterna. Correvano veloci e in fila. Ruyn era in testa al gruppo e sembrava conoscere la strada per la salvezza.
    Spaar ad un tratto rallentò voltandosi indietro e tutto era visibile come fosse giorno, ogni tavola, ogni tronco di cui era composto il villaggio, si accendeva ardendo e liberando fumo denso.
   Bambini, donne e soldati: un beffardo destino aveva segnato la loro sorte. Rumori di battaglia si levarono fuori le mura, ma forse ancora per poco: il nemico era troppo forte e ben preparato. Le piccole spie individuavano i pochi fuggiaschi, li fermavano e ne scaturiva una piccola battaglia.
    "Seguitemi, per di quà" urlò Ruyn quasi in preda al panico. Il fumo denso e lezzoso si espandeva in ogni vicolo ancora risparmiato dalle fiamme e non c'era molto tempo per raggiungere una porta. L'uomo seguiva una creatura, la più piccola che avesse immaginato come guida. Il suo corpo luminoso faceva strada, evitando persino crolli di case che lungo il cammino si arrendevano alla furia del fuoco, volava veloce seguita dai sei uomini.
     Si fermarono dinnanzi una piccola porta chiusa, alle loro spalle tutto ardeva in quasi un'unica fiamma. i rumori di crolli si susseguivano: piccole case, vie inghiottite dai detriti ancora fumanti. Le fiamme sembravano aver vita propria, cercando di raggiungere gli ormai unici superstiti.
    Cercarono di forzare la porta, mentre due arcieri erano girati verso ciò che rimaneva del loro villaggio, sudore e rabbia e paura si manifestavano in loro, nel loro tentativo di fuga.
    Dor non si arrese, così spostò di forza Ruyn e un compagno, prese una corta rincorsa e con l'ascia in pugno spazzò via la porta dai cardini.
      Libertà e pericolo, ecco cosa li attendeva la fuori.    
Saryo alle 14:10 in: racconti, fantasy, loscura foresta
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mercoledì, 29 agosto 2007

L'oscura foresta (parte settima)

    Il villaggio di Enit era totalmente circondato, gli oscuri eserciti erano ancora nascosti, in agguato e pronti ad adempiere al loro dovere. Le voci non erano umane e provenivano dal sottobosco immerso nell'oscurità. Le loro urla si fondevano con le stridule voci di altre creature, insopportabili all'orecchio umano.
   Spaar si mise vicino al suo amico, ascoltando ciò che succedeva intorno a loro. Il tempo sembrava non passare mai, anche se ora era notte fonda e la luna alta sembrava ricordarlo.
    "Nessuno fiati" minacciò Dor, "Ho un piano per evadere, per salvarci tutti" disse osservando gli altri. Le sue parole attirarono l'attenzione che voleva, "Ma dobbiamo rimanere uniti, solo così potremmo salvare la pelle".
   Un arciere si avvicinò al gigante, sempre spostandosi a carponi: scavalcò il corpo dell'uomo con la freccia nel polpaccio. Ormai era un cadavere, il suo corpo giaceva a terra immobile e gli occhi aperti e fissi sembravano guardare le travi del tetto della torre.
      "Come puoi solo pensare di fuggire? Ti credevo un valoroso, uno che avrebbe dato la vita per salvare la nostra gente". L'arciere finì il suo discorso guardando gli altri, cercando complicità. "Ascolta idiota" disse Dor. Fece qualche secondo di pausa ascoltando a sua volta: "Lo sai perché non tirano più frecce? Si sono spostati, stanno fiaccando le nostre difese, ci stanno decimando". L'arciere rimase perplesso e si appoggiò con la schiena ad una delle travi, con un cenno di stizza.
     "Anche se riuscissimo ad uscire? Siamo circondati e forse stanno aspettando solo questo". Il soldato guardò Dor con estrema soddisfazione, forse era anche compiaciuto di essere l'unico a tenergli testa. Le quattro fiaccole accese si dimenarono per una brezza di vento, le loro ombre si mossero sulle travi e sui pali che componevano una delle torri di Enit. Ruyn si guardò intorno e sgranò gli occhi, una lucciola era salita sulla sommità del loro unico rifugio; si posò sul dorso della sua mano, illuminandone parzialmente la pelle chiara.
      Ruyn rimuginò osservando la piccola cretura e disse: "Io sono con Dor, sono per fuggire", Spaar guardò uno per uno ognuno di loro e prese fiato dicendo: "Contate anche su di me, non voglio morire massacrato come un topo, almeno morirò combattendo su ampi spazi"
      Le urla della gente del villaggio andavano scemando, così come iniziò a salire un fetore acre di bruciato. Un bagliore arancione divampò al centro del villaggio allargandosi a macchia d'olio.   
Saryo alle 15:41 in: racconti, fantasy, loscura foresta
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martedì, 28 agosto 2007

L'oscura foresta (parte sesta)

Ruyn rimase nascosto, la torre che li proteggeva era alta e larga e dava loro un buon riparo. Socchiuse per un istante gli occhi e pensò a ciò che era accaduto, Dor gli aveva salvato la vita.
      Tornò bruscamente alla realtà, sordi passi ora si udivano e guardò gli altri, li scorse nella semi-oscurità della torre. Molti arcieri tenevano le mani alle orecchie, cercando di evadere da quell'incubo, da quei rumori solo udibili. Ognuno di loro poteva azzardare solo delle ipotesi, solo Dor aveva visto qualcosa, oppure solo intravisto. Guardò il gigante stringere l'ascia al petto e non dire nulla, attendere soltanto.
      I sibili delle freccie tornarono a farsi sentire, i passi del nemico a farsi più vicini e forti. Le voci provenivano dalla foresta, mentre un'incessante pioggia di dardi giunse fino a loro. Ruyn rimase pietrificato quando ne vide uno piantarsi nel polpaccio di un arciere. Il suo grido fu acuto, il dolore immenso. Il sangue scorreva copioso in una pozza che si andava allargando. L'uomo cominciò a piangere, stringendo l'asta di legno che fuoriusciva dalla sua gamba.
      Qualcuno si mosse, due soldati si alzarono uscendo dai ripari e non era cosa saggia. Alcune frecce li raggiunsero, qualcuna rimbalzò sulla cotta di maglia, qualcuna invece...Ruyn vide i due corpi precipitare giù per le scale. I rumori di ferro e legno gli fecero presagire la rovinosa caduta e forse la morte.
      "Siamo tutti morti" urlò un soldato. Dor lo squadrò in modo truce, non disse nulla perché lo facevano i suoi occhi, poi tornò ad ascoltare i rumori fuori le mura, il villaggio veniva inesorabilmente circondato. Dall'esterno gli arcieri nemici fiaccavano la guarnigione alle torri, forse sulle mura con pochi ripari già non c'era nessuno ed il disordine nel villaggio veniva coperto dalle manovre nemiche.
Saryo alle 15:39 in: racconti, fantasy, loscura foresta
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lunedì, 27 agosto 2007

L'oscura foresta (parte quinta)

 I tre si buttarono a terra, fu un movimento veloce ed all'unisono. Una salva di frecce intaccò i legni della torre, anche delle restanti mura. I sibili giunsero improvvisi ed inaspettati. Le prime schegge di legno saltarono via quasi lambendo i loro corpi ed una voce tuonò: "Ci attaccano! Mettetevi al riparo".
     Il caos assoluto s'impadronì del villaggio, molti uscivano dalle loro case attirati dal rumore, si sparagliarono sulle piccole ed anguste vie urlando di rimando. Qualcuno raggiunse i posti assegnati in caso di attacco, ma erano assai pochi e nemmeno ben equipaggiati.
     Una squadra di arcieri raggiunse i tre uomini sulla torre più esposta, camminavano carponi, quasi come cuccioli di cane non ancora esperti nel muoversi. Dor, l'uomo più forte che il villaggio avesse mai avuto, si fece coraggio per lui e la sua gente. Fece capolino, sbirciò per rendersi conto della situazione e ciò che vide non era per nulla gratificante.
     L'oscura foresta si animò, non più silenziosa e quieta: l'avanguardia del nemico stava per mostrarsi in tutta la sua cruenta malvagità. Le creature che vi dimoravano si erano uniti in un solo esercito per cocquistare il primo villaggio. Dor trattenne il fiato e scivolò appoggiato con la schiena ai tronchi. Il suo viso era bianco e si sentì osservato dagli arcieri e da Ruyn e da Spaar. Attendevano tutti con il fiato sospeso, nascosti dietro diversi ripari.
     "Chi sono?" chiese una voce, il tono così insicuro s'insinuò nelle orecchie di Dor, quasi infastidendolo. 'Perché devo darla io questa notizia' si chiese prendendo tempo.
Saryo alle 16:20 in: racconti, fantasy, loscura foresta
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domenica, 26 agosto 2007

"L'oscura foresta" (Parte quarta)





"Allora, come procede. Ci sono novità?". La voce alle loro spalle era roca e possente. Li fece trasalire entrambi, ognuno con i suoi pensieri. "Tutto a posto, non si è visto nessuno. Nemmeno un'ombra" rispose Spaar inquieto ed affamato.
     Il grosso uomo comparve in tutta la sua statura, una volta terminata la rampa di scale. "Mi compiaccio, siete svicolati dall'incarico, ho portato altre guardie" disse sorridendo ai due. Li raggiunse e gli si mise al fianco, la statura di Dor metteva soggezione, superava i due metri di altezza e i due uomini gli arrivavano solo al petto. E dire che non erano poi così bassi Ruyn e Spaar.
     Le lucciole erano sparite nel nulla, oppure penetrate nell'oscurità della foresta. Ruyn le cercò, seguendo il tratto di alberi e rami dove erano passate, in compenso un leggero chiarore iniziò ad illuminare tutto. La luna si levò oltre il villaggio cinto da torri e mura fatte di grosse palizzate.
     "Questo legno è il migliore che potessimo trovare" si compiacque Dor. Appoggiò una mano su uno dei tronchi verticali, accarezzando il legno rozzo ma forte. Con l'altra mano si lisciò il folto baffo scuro che si faceva crescere da qualche tempo e rimuginò su ciò che gli si stagliava davanti. "Non è strano..." si chiese ad alta voce, "...che questi maledetti non si facciano più vivi?". Dor non si aspettava certo una risposta, ne da Ruyn e ne da Spaar. Non gli sembravano due persone molto socievoli. "Cosa vuoi che dica? Avranno altro da fare" rispose sarcasticamente Spaar e forse in modo un po' brusco.
     Dor alzò le mani in segno di resa, "D'accordo, d'accordo. Non vi sono simpatico, ma questo vale anche per me" affermò deciso, nella mano destra stringeva la sua ascia preferita e sempre affilata come un rasoio. La fece scivolare lungo la sua gamba e l'appogiò diligentemente al muro.
     Ruyn non fece molto caso a Dor, se ne rimase in silenzio a guardare in basso. Una piccola luce seguiva i confini delle mura del villaggio. Seguiva una linea retta, parallela alle alte palizzate, fino a giungere quasi sotto l'uomo. Ruyn si sporse di più, fino a sentire il legno sulle costole.
     Un urlo squarciò il silenzio della sera inoltrata, della pace del villaggio stesso. Ne seguì un tonfo sordo. Dor si avvicinò a Ruyn e lo afferrò per la cintura di cuoio: lo sollevò come fosse un sacco di patate. "Ma che fai! Mettimi giù testardo di un gigante" urlò Ruyn, cercando di divincolarsi. Spaar si allarmò subito, non capì cosa stava accadendo, così si armò del suo fido giavellotto e lo puntò alla gola di Dor. "Ancora una mossa e ti squarcio la gola" lo intimò serio. La fronte di Dor si perlò di sudore, lasciò cedere ruyn a terra, restando immobile con il corpo.
    Qualcosa stava accadendo intorno al villaggio, qualcosa che si era messo in moto ormai da tempo. Non era visibile all'occhio umano, perché avveniva nell'oscurità della foresta.
Saryo alle 15:26 in: racconti, fantasy, loscura foresta
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sabato, 25 agosto 2007

"L'oscura foresta" (Parte terza)





     "Sono passati mesi ormai, ma quella scena non riesco a dimenticarla" sottolineò Ruyn, si perse con lo sguardo oltre le mura fatte di possente quercia, tastò con le mani i larghi tronchi che difendevano il villaggio. Una brezza fresca mosse gli alberi immersi nell'oscurità, uno sciame di lucciole apparve con luci chiare. Volavano vicine lungo il confine del grande bosco, quasi a delimitarne l'esile presenza.
      Spaar si stiracchiò rumorosamente dando le spalle alla foresta. "Ma quando vengono a darci il cambio?" chiese al compagno, ma Ruyn nemmeno lo ascoltava, intento come era a seguire le piccole creature luminose.
      Nel loro mondo si diceva che fossero magiche, che quando una persona moriva il suo spirito si trasformava in una di esse. Così Ruyn sorrise senza nemmeno accorgersene, un sorriso velato si disegnò sul suo viso.
      Guardò rapito quella scena, le luci si accendevano ad intermittenza e seguivano la prima fila di alberi, la prima fila fatta di ombre alte e fruscianti. Tutto nella notte metteva soggezione, tutto ciò che era appena distinguibile all'occhio.
Saryo alle 14:18 in: racconti, fantasy, loscura foresta
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