giovedì, 17 dicembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (35°- 36° Parte)

(35° Parte).

Non è possibile! Avevamo due di loro e ce li siamo fatti uccidere!”, il viso di Mark Collins parve scoppiare, le vene s'intravedevano sulla fronte lucida. Sbatté un pugno sul tavolo del suo ufficio, facendo cadere un paio di penne in terra. Lui e Tom Loud erano collegati in video – conferenza per le ultime novità.

Va bene” ammise Tom, “li ho sottovalutati, non pensavo piazzassero anche due cecchini vicino al lago. Come potevo saperlo?” chiese alzando le mani.

Almeno dimmi che il pilota è salvo ed è nelle nostre mani!”.

Tom lo confermò con un gesto affermativo.

E come vanno le cose sull'Interstatale? Dimmi che non ci sono problemi anche lì!”.

Tom Loud si piazzò davanti alla telecamera montata sul portatile, in modo da mostrarsi a Mark: “Stiamo procedendo nei limiti di tempo, ma lì è più complesso.”.

Interruppero la conversazione, l'avrebbero proseguita più tardi quando le persone all'interno dell'autobus sarebbero state tratte in salvo.

* * *

La Polizia di Contea partì dallo spiazzo in cui si erano parcheggiati, seguiti da tre furgoni e da una Hammer. I tre ragazzi di Tom Loud erano saliti sulla grossa jeep del Reparto Speciale Tattico di Difesa, che dovevano proteggerli ovunque e con ogni mezzo. La missione Dreamland era stata classificata con un codice Arancio, per la pericolosità in cui si operava: i Dreamer si esponevano di persona, ma non correvano il rischio di perdere la vita come successe all'interno della chiesa. Ben quattro Agenzie Governative cooperavano per la loro incolumità.

Non è eccitante?” chiese Samantha agli altri due che le sedevano di fianco, “Mi sembra quasi di stare in un film di azione.”. Nei posti anteriori c'erano due uomini della Sicurezza, che avevano separato la parte anteriore dal resto del mezzo con una lastra di plexiglas, forse un po' per privacy.

Io non mi sto affatto divertendo” le rispose David Coldbar. Sedeva a destra continuando a fissare il panorama che scorreva veloce. Non c'era molto da guardare, solo una interminabile, piatta, pianura. I lampeggianti blu illuminavano i cartelli rifrangenti, quando li passavano.

Dio, quanto sei noioso David! Pensavo che nessuno avrebbe battuto John Duly, ma tu gli stai dando del filo da torcere!” disse Juliet Crazy.

Il divisorio della jeep si abbassò di due dita e un agente si rivolse ai tre ragazzi: “Manca poco al nono chilometro, perciò adesso fate un po' di silenzio fino a quando non avremo finito!”.

Sul display della radio di bordo si accese un led, poi si udì una voce: Stiamo seguendo via satellite il percorso del tir che trasporta il carburante. I dati corrispondono, ripeto: i dati sono corretti. Prestate attenzione perché è in avvicinamento! Dieci chilometri da adesso.

Ma che diavolo vuole fare Tom? Come li avviserà quelli dell'autobus?” chiese Samantha. Juliet scosse la testa senza rispondere, David si tirò più avanti per ascoltare i due agenti.

Ricevuto, Comando!” risposero per radio.

Samantha si girò a destra, aveva sentito un rumore simile a quello provocato dalle pale di un elicottero. Diede un colpo al braccio di Juliet e le indicò fuori dal finestrino. L'Hammer sobbalzò sulle buche della strada sterrata sulla quale avevano appena girato. Si stavano dirigendo verso un bosco che cresceva a cinquanta metri dall'Interstatale 121.

Un Elephant Ch 47 stava sorvolando i veicoli, le doppie pale montate in cima al velivolo facevano un rumore assordante e alzavano grandi quantità di polvere. I tre ragazzi rimasero a fissarlo per parecchi secondi. Due Caccia F16 sorvolarono la zona finché scomparvero all'orizzonte.

Che stile che ha Tom Loud!” disse Samantha, aveva ancora la bocca aperta per la sorpresa.

La jeep si fermò dietro un bosco di acacie e altri alberi a grosso fusto, una delle poche isole verdi che ci fossero in quella zona fra campi coltivati.

Gli sportelli anteriori si aprirono. I due agenti della sicurezza scesero dal mezzo, seguiti dai tre Dreamer.

Da uno dei furgoni spuntarono cinque uomini della Swat, in assetto tattico da battaglia: elmetti, armi e corpetti lucidi anti proiettile, la scritta bianca risaltava come un pugno nell'occhio.

Le radio sintonizzate sulla frequenza criptata di emergenza non erano quasi mai mute, le squadre si stavano appostando e comunicavano fra loro. Tom Loud, attraverso il satellite, dirigeva la seconda missione.

Dietro il bosco, in mezzo a un ampio terreno non coltivato, l'elicottero Elephant Ch 47 atterrò provocando clamore e alzando nubi di terra e polvere. I tre ragazzi si ritrovarono a fissare quella scena, schermandosi gli occhi da quella specie di bufera.

Dalla radio portatile di uno degli agenti udirono: Squadra di Recupero pronta ad iniziare il prelievo. L'elicottero si sollevò da terra e scomparve oltre le cime degli alberi, molte auto di curiosi avevano rallentato per guardare, provocando una lunga coda sull'Interstatale. Una chiazza d'olio era apparsa sull'asfalto, probabilmente caduta da qualche mezzo.

(36° Parte).

Cecchini appostati, disse una voce per radio. L'elicottero a due pale fece un volo stazionario sulla strada dove sarebbe avvenuto l'incidente. Due portelloni laterali erano aperti e due uomini della Swat, affacciati da entrambe le parti, imbracciarono un fucile di precisione con annesso visore.

Iniziamo volo di acquisizione Target! disse il pilota del velivolo.

Samantha, David e Juliet si spostarono per seguire l'elicottero a vista, finché notarono che andava dalla parte opposta da dove sarebbe venuta la cisterna di carburante. Da dove si trovavano, potevano vedere un autobus blu che si stava avvicinando al chilometro 9 e 200 metri.

Ma cosa hanno intenzione di fare?” chiese Samantha, la domanda rimase senza risposta, non potevano fare altro che osservare per capire.

Videro tre uomini della Swat armeggiare con qualcosa, finché calarono alcune catene che penzolavano nel vuoto, poi si calarono agganciati a delle funi, lentamente. L'elicottero stava raggiungendo l'autobus, che procedeva senza rallentare. Si posizionò sopra il tetto a molte decine di metri, virando per seguirne la corsa. I tre ragazzi non dissero più nulla, non potevano in quel momento.

L'Elephant Ch 47 scese di quota, mentre gli agenti salirono sul tetto dell'autobus. Agganciarono dei potenti magneti al tetto e, l'autobus, sbandò quasi uscendo fuori strada. Ci fu un attimo di tensione.

Target acquisito e pronto per il trasporto!

Samantha staccò gli occhi da quella scena, per osservare cosa accadeva più avanti, quasi nel punto in cui sarebbe avvenuto il disastroso impatto. Si portò le mani alla bocca e bloccò il respiro per qualche secondo. Anche David e Juliet si girarono da quella parte.

Oh, mio Dio!” disse Juliet.

L'elicottero si alzò di quota, aumentando lentamente velocità e sollevando l'autobus. La motrice che trasportava la cisterna scivolò di lato. La cisterna si piegò staccandosi dalla motrice e passando sotto le ruote dell'autobus, finché esplose in un boato. Il carburante, che si era riversato sulla strada, prese fuoco. La Polizia di Contea aveva bloccato il traffico prima dell'incidente.

I tre Dreamer respirarono di nuovo e urlarono di gioia abbracciandosi, solo dopo tornarono a guardare l'elicottero che stava mettendo a terra l'autobus ancora integro. La gente affacciata ai finestrini non credeva a quello che era appena successo. Una cosa mai vista, se non nei film di azione.

Squadra Alpha si attesta a protezione del target, disse una voce per radio.

Ricevuto, rispose Tom Loud, e complimenti ancora per la missione portata a termine con successo!

In lontananza stavano per giungere due furgoni bianchi, senza alcuna scritta sulle fiancate, ma con due lampeggianti blu sul tetto. Raggiunsero l'autobus, che non aveva ancora aperto le porte laterali.

Da uno dei due mezzi scese John Duly, vestito di un camice bianco e una mascherina sulla bocca. Fece un gesto per salutare i tre ragazzi, poi attese che la porta dell'autobus gli venisse aperta per salire.

Come faranno a capire chi dovevamo salvare?” disse Juliet.

Ma lo hai visto John com'era vestito? Secondo me s'inventeranno una balla su un ipotetico incidente con materiale inquinante, preleveranno il sangue a tutti e...” disse David Coldbar.

...e John scoprirà chi è la persona che si doveva salvare!” terminò Samantha Green. “Secondo me è una donna!”.


Saryo alle 17:25 in: racconti, horror, lincidente, io katy e lupo
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giovedì, 10 dicembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (33°- 34° Parte)

(33° parte).

Ma dove si è cacciato?” disse Lucy guardando fra la folla, una famiglia composta da padre e madre con una bambina sugli otto anni le passò a fianco. Il padre della bimba aveva visto il guinzaglio nella mano di Donovan, lui e Lucy avevano l'aria di chi fosse alla ricerca di qualcuno, oppure di qualcosa, perciò ci aveva messo poco a capire.

State cercando un cane?” chiese indicando un punto, proprio di fianco al pontile.

La ragazza lo ringraziò, mentre Donovan lo guardò con riconoscenza e proseguirono tagliando lo spiazzo in diagonale, così sarebbero arrivati prima al pontile.

Donovan si guardò intorno, non avrebbe mai voluto raggiungere i due falsi tecnici prima degli agenti, altrimenti cosa avrebbe potuto fare? Vide gli agenti camminare fra la gente, sparpagliati ma sempre in contatto visivo fra loro e le radio trasmittenti sempre a portata di mano. Non se ne meravigliò.

Eccolo lì!” disse Lucy attirando la sua attenzione. Anche lui lo aveva visto, proprio fra il pontile e la discesa per le barche fatta in cemento. Vide il suo cane annusare l'aria, poi le persone che gli passavano vicino: forse stava seguendo una traccia.

Donovan si fermò a guardare un vestito famigliare, soprattutto per il colore. L'uomo era girato di spalle e stava parlando con alcune persone mentre un motoscafo stava per essere calato in acqua. Vide lo scafo rosso, il numero 13 disegnato sulla carena, così decise di avvicinarsi.

I due ragazzi si fermarono nei pressi della riva del lago, c'era un via vai di gente per assistere alle manovre dei motoscafi, curiosi che si fermavano a fare foto. La confusione era molta e si faticava a parlarsi a due metri di distanza.

Ecco il motoscafo!” disse Donovan indicandolo, Lucy sorrise leggendo il numero che legava due persone ad un sogno e a quello che sarebbe successo in seguito. Lei faceva parte dell'Agenzia da molto più tempo di Donovan e, spesso, si fermava a riflettere sul perché succedessero queste cose, al dono che aveva per aiutare un progetto che ancora non comprendeva a pieno.

Donovan indicò un tizio dalla tuta arancione e con il numero attaccato sulla schiena: “Quello è Borys Mc Kanzie!” le disse quasi urlando.

Lucy fece un gesto affermativo con la testa, poi si avvicinò a lui: “Va bene, ma dov'è Lupo?”.

Già, che fine aveva fatto Lupo? Donovan lo cercò, poi vide alcuni agenti convergere in un punto, quasi spingendo la folla che li rallentava, poco oltre la rampa dei motoscafi. Sia lui che Lucy erano stati attratti dai movimenti bruschi degli agenti in borghese e dalla gente che si disperdeva.

Videro Lupo e due uomini vestiti da tecnici, indossavano una tuta come quelle dei meccanici: uno di loro portava una valigetta di pelle, come quelle che contengono un computer portatile. Gli agenti, senza farsi notare, li avevano circondati senza offrirgli una via di fuga. Qualcuno gli aveva mostrato il distintivo e i due sconosciuti avevano tentato la fuga. Finirono in terra, aggrediti dagli agenti e ammanettati davanti a molti curiosi.

Donovan e Lucy raggiunsero il cane, mentre tre agenti prendevano in custodia i due attentatori. “Ho capito cosa voglio diventare!” disse Lupo al ragazzo, Donovan si girò a guardare il cane, intorno c'era confusione, perché gli agenti non volevano civili in mezzo alle operazioni di quel tipo, così avevano fatto una sorta di cordone.

Cosa vorresti fare?” chiese. Lucy ormai non badava alle conversazioni fra ragazzo e cane, li faceva fare e solo dopo avrebbe chiesto cosa si fossero detti.

Il cane poliziotto! Hai visto come sono riuscito a incastrarli?”. Donovan rise, l'operazione sembrava essere riuscita senza vittime. Le radio degli agenti del F.B.I. emisero una richiesta di intervento immediato, così Donovan si avvicinò per ascoltare.

Falco Nero a Mamma Falco! Falco Nero a Mamma Falco, mi ricevete passo!

L'Agente Speciale Dan Rowe agguantò la radio: “Avanti!”.

Siamo attaccati e abbiamo un uomo a terra, chiediamo rinforzi! Alcuni spari si udirono dalla parte opposta del lago, poi delle raffiche lunghe. La gente fu presa dal panico e cominciò a scappare verso il parcheggio. L'Agente Speciale prese il cellulare dalla tasca e fece una chiamata, mentre Donovan vide gli agenti della Polizia di Contea che cercavano di far mantenere la calma fra la gente spaventata.

Molte persone, fra la ressa che voleva fuggire, si ritrovarono a terra con il rischio di finire calpestate, ferite o uccise. Altre si erano nascoste dietro le macchine parcheggiate.

A tutte le unità, convergete verso l'origine degli spari! Raggiungete Falco Nero!” disse per radio.

Due spari ben mirati colpirono alla testa i due uomini ammanettati, che si accasciarono a terra privi di vita, le mani ancora legate alla schiena e due pozze di sangue che si andavano allargando sulla terra.

(34° Parte).

Tom Loud seguiva la missione Dreamland dal portico, attraverso l'uso del satellite della N.S.A.: l'agenzia gli aveva inviato due tecnici che sapevano fare il loro mestiere, così, sui video montati fuori dalla casa, sembrava che stesse con i suoi ragazzi. Non proprio al loro fianco, ma poteva seguire tutte le squadre dall'alto.

L'immagine era più che soddisfacente, con una notevole possibilità di visionare i dettagli, fermare l'immagine e poterla zoomare. Le antenne e i ripetitori potevano inviare e ricevere le immagini, trasmettendole sui monitor. Avevano scelto un'inquadratura ad ampio raggio che gli permettesse di seguire lo spostamento su entrambi i fronti caldi.

A quale gruppo appartengono?” chiese uno dei tecnici. Tom Loud si voltò verso di lui, osservandolo per qualche istante: indossava un camice bianco e sotto s'intravedeva una camicia color crema. I capelli bianchi, pochi per la verità, gli davano la sensazione che superasse la cinquantina d'anni.

A quale gruppo?” chiese.

I terroristi” disse indicando il video: fra i cespugli e vicino alla riva del lago, con una vista di quasi cinque metri di altezza, si vedevano benissimo le canne dei mitra e degli uomini che si nascondevano nel folto del bosco.

Il secondo tecnico s'intromise: “Adesso li vedrà ancora meglio!”. Impostò alcuni dati dalla tastiera, che poi inviò al satellite: le immagini divennero colorate, ma solo quelle che avevano una temperatura superiore all'ambiente. “Visione a Fonte di Calore. Gran bella cosa la tecnologia!” disse con un sorriso a Tom.

Tom aggrottò le sopracciglia perplesso, senza staccare gli occhi dal monitor. Vide distintamente due gruppi di uomini, cinque per ciascuno, poi le fiammate dalle canne dei mitra.

Sembrano AK 47!” disse il primo tecnico, “Una delle armi più vendute al mondo!”.

Dalla radio sentì le richieste d'aiuto, che un uomo era a terra e che le cose stavano precipitando.

Sono sotto il fuoco diretto!” disse uno dei tecnici, si voltò a guardare Tom e disse: “Se diamo le coordinate ai nostri, potremo circondarli. Basterebbero tre Squadre Swat per farli fuori!”.

Se può servire ad aiutarli, fate quello che potete.” disse Tom Loud.

Un tecnico inviò una richiesta al satellite: le coordinate del quadrante in cui si nascondevano i terroristi. Il computer posto all'interno del satellite fece dei calcoli, che rinviò qualche istante dopo. Tom Loud prese carta e penna e si segnò la sigla.

Prese la radio e premette il pulsante per parlare: “Squadre Charlie, Bravo e Alpha convergete su Hotel, Bravo, Mike 13 13! E uccideteli!”.

Ricevuto Centro Comando, ci dirigiamo verso le coordinate e facciamo Terra Bruciata!

Il telefono di Tom squillò un paio di volte, finché rispose. Non riusciva a togliere gli occhi dal monitor perché stava seguendo l'accerchiamento, le squadre della Swat possedevano dei congegni che il satellite mostrava con dei simboli di colore verde, quindi era facile per Tom vedere lo spostamento quando avveniva.

Sono Tom Loud, chi è?”, dal telefono udì delle grida, poi una voce disse: “Sono l'Agente Speciale Dan Rowe, cosa diavolo ordinate Terra Bruciata?”.

Tom Loud si spostò per non far sentire le sue parole ai due tecnici: “Non si azzardi mai più a dirmi cosa devo o non devo fare, è chiaro? La Swat farà quello che gli è stato ordinato!”.

La voce di un tecnico fece voltare Tom, che stava ancora con il telefono in mano: “Gli stanno a venti metri, fra poco sarà tutto finito!”. Tom Loud sorrise, le due squadre di Esecutori non gli interessavano, ma avrebbe voluto fare una chiacchierata con i due finti tecnici.

Guardi le fiammate dei nostri come si vedono bene.” disse uno dei tecnici. Le parti colorate dove stavano i terroristi si sbiadirono, fino a diventare blu come la vegetazione. “Sono tutti morti!” disse con soddisfazione l'altro tecnico.

Dan Rowe aveva sentito tutto, così il suo tono si fece più arrogante: “E' contento, Tom, è felice che siano tutti morti? Peccato che al lago non abbiamo più nessuno da interrogare!”.

Tom Loud si fece rigido, gli occhi che fissavano ancora il monitor e le radio che davano conferma dell'uccisione dei dieci terroristi nascosti fra la vegetazione. “Come...e i due finti tecnici della giuria?” chiese Tom per telefono.

Ce li hanno ammazzati sotto gli occhi. Avevano appostato dei cecchini!”.


Saryo alle 19:51 in: racconti, horror, lincidente, io katy e lupo
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venerdì, 04 dicembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (31°- 32° Parte)

(31° Parte).

Una colonna di mezzi militari e di Squadre Tattiche stava percorrendo l'Interstatale 121, per giungere fino alla Base Distaccamento a Park Lake City. La scorta della polizia li precedeva e li seguiva, bloccando il traffico al passaggio delle decine di autoveicoli. Le sirene, i lampeggianti blu e rossi, facevano fermare i veicoli civili. La gente li guardava passare chiedendosi cosa fosse successo.

Tom Loud stava aspettando sul piazzale, intanto era al telefono con Mark Collins per le ultime direttive. Il comando di quella missione sarebbe toccato a lui e, sempre lui, doveva scegliere un nome per quello che stavano per fare.

Nome in codice...Dreamland!” disse a Mark Collins. Ci fu un attimo di silenzio, poi Mark gli disse: “Non potevi scegliere un nome più appropriato!”. Tom se lo immaginò in ufficio, dietro la sua scrivania a ghignare, per poi riprendere subito il controllo.

Hai il comando diretto di sessanta uomini, attrezzature e mezzi che non hanno valore. Ho la massima fiducia nelle tue capacità...non mi deludere perché dobbiamo salvare quella gente!”.

Tom Loud rimase quasi pietrificato per quelle parole, ma aveva ragione Mark, doveva salvare quelle vite ad ogni costo e un piano lo aveva già in mente.

Per prima cosa aveva fatto un primo Breafing con gli uomini della sicurezza, spiegandogli a grandi linee ciò che avrebbe voluto da loro. Con Mark Collins si sarebbe sentito a breve, attraverso una video – conferenza.

I primi mezzi fecero ingresso nello spiazzo, le moto della polizia si dispiegarono a raggiera per permettere agli altri di fare manovra. I poliziotti facevano gesti agli autisti, finché si parcheggiarono tutti.

Il reparto logistico smontò l'attrezzatura per installarla nei pressi della veranda: due sistemi di parabole e ripetitori vennero montate e collegate in dieci minuti. Una serie di computer avrebbero avuto accesso al sistema satellitare della N.S.A.

Tom Loud, prima di presentarsi a tutti i reparti, raggiunse i cinque Dreamer per spiegare nei dettagli come avrebbero agito. Entrò nella casa e ci rimase per qualche minuto, mentre fuori le voci erano concitate, le persone correvano per preparare tutto l'occorrente perché il tempo stava per scadere.

Appena Tom Loud uscì sulla veranda, gli occhi di tutti gli operatori lo scrutarono.

Mi chiamo Tom Loud” disse scendendo i due gradini, “oggi farete capo a me nell'Operazione Dreamland. Ci sono domande?” chiese osservandoli. Nessuno fiatò.

Abbiamo due scenari di cui occuparci” disse mentre srotolava una carta topografica e l'appendeva al muro, per indicare i punti usava un puntatore laser. “Qui e qui”, poi aggiunse: “Lavorerete in squadre miste, operando nel miglior modo possibile e cercando di non fare vittime. Oggi non tollererò Danni Collaterali!” disse in tono serio.

* * *

Ancora non posso crederci, disse Katy. Donovan non poteva vederla, ma era sicuro che si trovasse davanti alla finestra, mentre Tom parlava con tutta quella gente, e come lo stavano a sentire....

Donovan non disse nulla, i suoi occhi fissavano tutte quelle divise e i giubbotti anti proiettile. Le scritte F.B.I. e quelle della Swat luccicavano sugli indumenti blu scuro che indossavano. Intravedeva i calci delle pistole fissate alle cinture. Gli uomini della Swat erano come nei film, con le divise che usavano durante i sequestri di persona, oppure per fare le irruzioni e perquisizioni. Si sentiva eccitato al solo vederli.

Si sentì toccare le spalle e si girò, Lucy gli sorrise: “A quanto pare sono cambiate alcune regole. Oggi si va in missione con loro.” disse indicando gli uomini schierati sul piazzale. “Forse verrò con te” aggiunse.

Donovan fece un'espressione stupefatta, contenta. “Dici davvero che andremo al lago con loro?”.

Come per risposta, Tom Loud chiamò i cinque Dreamer facendo segno di uscire sul piazzale. Divise i cinque ragazzi in due gruppi: Lucy e Donovan sarebbero andati alla gara di Off Shore, mentre Samantha, Juliet e David a scongiurare l'incidente sull'Interstatale. Tutti e cinque frenarono l'entusiasmo comportandosi come se fosse una cosa normale.

Tom Loud prese da parte Donovan e Lucy: “Mi aspetto molto da voi” disse a entrambi, poi si concentrò sul ragazzo, “Ho già spiegato tutto agli operatori, tu non dovrai far altro che riconoscere i due tecnici che controlleranno i motori del motoscafo. Sono convinto che l'esplosione dipenderà da una manomissione. Con voi ci sarà anche una squadra di artificieri.”.

Pensi che piazzeranno dell'esplosivo?” chiese la ragazza.

Tom ammise che l'ipotesi era molto probabile. “Da quello che mi ha descritto Donovan, ci metterei la mano sul fuoco. Non fanno parte nemmeno della giuria.”.

Sono sempre un passo davanti a noi!” disse Lucy con rammarico, si asciugò le mani sui jeans, forse erano sudate per l'adrenalina che le scorreva nel corpo. Ma Tom la contraddì: “Non sono un passo davanti a noi, hanno le stesse possibilità nostre, solo che...” afferrò il telefono cellulare che stava squillando, ma prima finì di risponderle “...loro agiscono in gruppi, noi siamo lì in pochi e non ci facciamo vedere. Prendiamo le contromisure per contrastarli e li battiamo in astuzia e velocità. Almeno così mi auguro.”. Tom rispose alla chiamata.

(32° Parte).

Donovan, Lupo e Lucy salirono sul furgone della Swat dal portellone posteriore e si ritrovarono in mezzo ad apparecchiature che non avevano mai visto. Video e tastiere, cuffie e pannelli che nascondevano chissà cosa. Gli agenti chiesero di fare silenzio e di sedere tranquilli, il tragitto sarebbe stato breve.

La prima colonna di mezzi partì scortata dalle moto della Polizia di Contea, finché raggiunsero la parte di lago in cui sarebbe avvenuta la gara.

Il parcheggio del ristorante era pieno di auto e carrelli in movimento, di persone che si spostavano da un lato all'altro. Donovan si sentiva turbato: osservava la gente, i vestiti colorati e sentiva le voci, della confusione, quasi un brusio che gli entrava nel cervello.

Non andare nel panico proprio adesso, disse Katy. Fai tre respiri profondi, concentrati su quello che hai visto nel sogno e il percorso che hai fatto, troverai i due tizi e li riconoscerai.

Donovan fece quello che gli aveva detto Katy: osservando dal finestrino oscurato del furgone della Swat, si estraniò dal rumore e si concentrò sul percorso del sogno. Rivide il pontile, il ristorante e i motoscafi che venivano calati in acqua. Riconobbe alcune persone che aveva visto e capì dove si sarebbe trovato il pilota del motoscafo n° 13.

Lucy e Lupo attendevano vicino a lui, senza dire nulla per non distrarlo.

Un agente passò nel retro del furgone, già indossava l'elmetto e portava il mitra H & K Ump 45 fissato sulla spalla e, senza tanti preamboli, chiese: “Sei tu Donovan?”. Lui si girò.

Ti vuole vedere l'Agente Speciale, seguimi.”. Tutte le squadre scesero dai mezzi, fra la gente che guardava incuriosita e il ragazzo seguì l'agente fin dietro il furgone.

Si ritrovò davanti a un tizio vestito in giacca e pantaloni scuri, che lo squadrava dall'alto in basso. Aveva l'espressione seria, concentrata. “Ti hanno spiegato quello che ci aspettiamo da te?”, in mano teneva una radio con cui era collegato alle altre unità, il distintivo era semi nascosto dal risvolto della giacca. La radio emise un fruscio, poi una voce disse: Signore, tutte le squadre si stanno appostando. Appena saremo pronti, vi ricontatteremo, passo.

Senza smettere di fissarlo, l'uomo rispose per radio: “Non abbiamo tutto il giorno, dannazione! Vi voglio al vostro posto nel giro di tre minuti. Chiudo!”. Si presentò: “Sono l'Agente Speciale Dan Rowe, scusa se ti sono sembrato scortese” e gli porse la mano abbozzando un sorriso, “ma quando ci chiamano per queste cose e abbiamo poco tempo per farle...”.

Donovan gli strinse la mano, cercando di sembrare a suo agio.

Nel piazzale erano rimasti solo alcuni uomini in borghese, le unità armate si erano spostate lungo l'ansa del lago. Questa operazione doveva essere più complicata del previsto.

Non c'è problema” rispose Donovan, “capisco quello che state facendo.”.

Dan Rowe guardò da un'altra parte, vicino alla ruota anteriore del mezzo da cui era uscito Lupo: “Quello è il tuo cane?” chiese.

Si, lui è Lupo”, L'husky corse da Donovan e si mise seduto al suo fianco.

Allora dovresti fargli annusare questo” disse, prendendo dalla tasca un panetto di C4, “E' un esplosivo che crediamo useranno per il motoscafo, chissà che il tuo cane...”.

Ho capito!” disse Donovan. Si chinò a terra e prese dalle mani dell'agente quell'oggetto. “Lupo, guarda cosa ho in mano!”. Lupo annusò l'esplosivo dalla forma rettangolare e dal colore grigio scuro, poi guardò in faccia Donovan e scodinzolò. “Trova!” urlò Donovan liberandolo dal guinzaglio, il cane abbaiò un paio di volte e corse verso il pontile, perdendosi fra la gente.

Donovan e Lucy, seguiti dagli agenti, s'incamminarono tra la folla.


Saryo alle 13:40 in: racconti, horror, lincidente, io katy e lupo
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domenica, 29 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (29°-30° Parte)

(29° Parte).

Su una parte di pontile è stata costruita una tribuna, non capiente come quelle che si vedono negli stadi, ma capace ci contenere decine e decine di persone. Sembra che sia quasi tutto pronto per la gara: i motoscafi sono stati messi in acqua, i tecnici delle squadre stanno finendo gli ultimi controlli.

Mi avvicino per capire, attraverso i corpi delle persone ma, quando posso, cerco di evitare: la maggior parte delle volte la gente non si accorge di nulla, qualcuno, però, è più sensibile di altri e si gira nella mia direzione. Che strana sensazione!

Sento qualcuno che urla fra il rombo dei motori: “Chi siete! Cosa state facendo al mio motoscafo!” sbraita un uomo che indossa una tuta arancione sbiadito. Credo sia uno dei piloti. La scena mi incuriosisce e mi avvicino. Il motoscafo è rosso e, sulla carena, porta la pubblicità della Coca Cola. Il numero 13 mi colpisce come un pugno allo stomaco: sono sicuro di aver trovato il mio uomo, così mi avvicino e leggo la scritta che porta sulla schiena. Immagino si chiami Borys Mc Kanzie.

Le due persone si voltano per rispondergli e gli mostrano due distintivi che non avevo mai visto. Si scusano per non aver avvisato del controllo tecnico ai motori. Il pilota si calma e aspetta che si allontanino, poi finisce il controllo dei due motori fuori bordo.

I tecnici lo aiutano fino al tempo limite, finché una sirena annuncia che mancano cinque minuti allo start e che tutti devono lasciare che i motoscafi si mettano in linea. Non so perché ma sento l'ansia crescere. Sembra quasi che non debba succedere niente e, a malapena, ho scoperto chi sia la persona che devo salvare questa volta.

Le persone si radunano sul pontile per assistere alla gara, sono quasi le 13:00 e io sono ancora nell'ipotetico futuro. Spero solo che tutto fili liscio.

Un grande display mostra a tutti quanto manchi, sul pontile ci sono centinaia di persone, dislocate in maniera omogenea e attendono tutti la partenza.

Il timer si azzera e un forte sparo supera il brusio degli spettatori, che poi viene sopraffatto dal rumore dei motori. L'acqua del lago s'increspa, quasi fosse schiuma di una birra appena versata in un boccale e le onde, scaturite dai motoscafi, raggiungono subito la riva.

Osservo con attenzione il motoscafo n° 13, che mi sembra essere in quinta posizione mentre raggiunge la prima boa. Appena la supera salta in aria, decine di pezzi della carena galleggiano nell'acqua mossa, fra le onde che si disperdono. Non esiste più nulla di Borys Mc Kanzie!

* * *

Donovan! Donovan, svegliati!” disse Lupo seduto accanto al suo letto. Il ragazzo aprì gli occhi all'improvviso, tanto che il cane indietreggiò di qualche passo. “Giuro che non ti sveglierò più così, me la sono quasi fatta addosso!” continuò Lupo osservando il suo sguardo, “Ma, anche se parlo, non riesco ancora ad aprire le porte...e Katy non mi è di nessun aiuto.”.

Donovan non riuscì a sorridergli perché era troppo scosso dal sogno, aveva ancora in testa quell'esplosione, le schegge e i detriti che volavano disperdendosi. E gli altri motoscafi che finivano sulla riva più vicina, e le urla di panico della gente sul pontile, famiglie intere che finivano in acqua, gente che spingeva pur di fuggire a scapito di altri.

Rabbrividì, poi tornò a guardare il suo cane che stava scodinzolando e Katy che gli sussurrava: Tutto a posto, adesso il sogno è finito e tu sei di nuovo nel presente.

Donovan si cambiò in fretta, fece uscire Lupo per fare i suoi bisogni e vide gli uomini vestiti in nero appostati come li aveva visti nel sogno.

Cazzo! Devo avvisare subito Tom!” disse Donovan ad alta voce.

(30° Parte).

Tom Loud era già fuori casa, ma non era solo: con lui c'erano Samantha Green e Juliet Crazy e, una di loro, stava piangendo. Donovan non li avrebbe voluti disturbare, ma la gara avrebbe avuto inizio fra poche ore.

Lupo capì la situazione, percepì l'incertezza di Donovan, così abbaiò una paio di volte e Tom li vide.

Tutto a posto?” chiese Tom a Donovan, lui li raggiunse e, dalla faccia che aveva Donovan, Tom capì che non era tutto filato liscio. “Che giornataccia!” mormorò Tom Loud.

Si misero seduti in veranda e Tom gli concesse cinque minuti per spiegare il suo sogno, chi dovessero salvare e le probabili modalità.

Juliet e Samantha non se ne erano andate, ma avevano ascoltato con attenzione quello che doveva dire il ragazzo, Lupo gli sedeva accanto e si guardava intorno, però aveva sentito tutto.

Tom Loud si prese qualche minuto per pensare. Possedeva una mente elastica, allenata a qualsiasi problema gli si fosse presentato, risolvendo tutto nel migliore dei modi, ma quel giorno...

Prese carta e penna e fece uno schema del Sogno Incrociato delle Dreamer. Sarebbe avvenuto quel giorno, dopo quasi un'ora dall'incidente del motoscafo: la tempistica degli eventi è sempre stato un problema per l'Agenzia e, i soggetti coinvolti, avevano la priorità su tutto.

Avverrà sull'Interstatale 121, giusto?”, le due ragazze annuirono, così Tom continuò: “La causa principale sarà una macchia d'olio che farà sbandare una motrice e un rimorchio di carburante esattamente qui” e scrisse il chilometro 09 e 200 metri. Le due Dreamer erano la 2° e la 9°.

Donovan inarcò un sopracciglio per quanto la cosa lo sorprendesse, anche se accadeva la stessa cosa a lui.

Da questo lato della strada arriverà un autobus di linea, con trentacinque persone a bordo. La targa è 0902, giusto?”. Entrambe confermarono i dati detti da Tom.

Trentacinque morti” mormorò Tom, “poi c'è l'incidente al lago”, si fece due conti a mente, sia degli uomini a sua disposizione, che dell'attrezzatura.

C'è dell'altro” disse Juliet, “durante il sogno non eravamo sole, ma c'erano degli uomini sul luogo dell'incidente.”.

E non erano lì per caso.” aggiunse Samantha.

Tom Loud si alzò con il cellulare in mano per fare una chiamata, non gli importava se i tre ragazzi sentissero le sue parole, così attese che Mark rispondesse.

Mark, siamo su una linea pulita?” chiese, attese qualche istante udendo un segnale simile a quello del fax, poi gli spiegò i due sogni, le tragedie che stavano per accadere a Park Lake City. Il tono che usava Tom era tutt'altro che calmo, il timbro di voce era insicuro. Mark Collins gli chiese cinque minuti di tempo per organizzare tutto e per chiamare le alte sfere dell'Agenzia.

* * *

Il telefono di Tom Loud squillò e lui prese carta e penna, sedendosi al tavolo della veranda. Gli uomini di guardia avevano capito che c'era qualcosa che non andava, ma non si erano permessi di chiedere nulla.

Tom Loud scrisse una lista.

Un satellite militare di monitoraggio e guida di calore, l'Agenzia N.S.A. (National Security Agency) era disposta ad usarlo per loro.

Due squadre Swat, un furgone con dell'attrezzatura.

Una squadra di artificieri.

Un prototipo dell'elicottero Elephant Ch47, un elicottero militare da trasporto con doppia pala.

Un distaccamento del F.B.I. Nucleo Anti Terrorismo (due squadre).

Supporto aereo con due Caccia F 16 dell'Areonautica Militare.

Supporto Logistico con Ricevitori e Ripetitori.

La scorta della Polizia di Contea.

Una squadra della Divisione Medica capeggiata da John Duly.

Tom Loud scrisse tutto e rimase perplesso: “Stanno già terminando i preparativi?” chiese a Mark per conferma. “Ho capito!” e chiuse la comunicazione.

I tre ragazzi si guardarono meravigliati.


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mercoledì, 25 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (27°- 28° Parte)

(27° parte).

Tom Loud scese dall'Hammer per primo, insieme ad altri uomini vestiti con pantaloni neri e un soprabito dello stesso colore. Alle orecchie portavano degli auricolari, nella tasca esterna c'era un microfono a largo raggio che gli permetteva di comunicare fra loro, senza indossare un microfono fisso e vistoso.

Si guardarono intorno, facendo un'ispezione generale in tutte le direzioni. Il piazzale, in cui avevano parcheggiato le macchine, sembrava deserto.

Donovan, Lupo e Lucy attesero in auto, dai finestrini scuri osservavano quello che stavano facendo Tom Loud e gli uomini che erano scesi insieme a lui.

Non ti sembra che stiano esagerando?” chiese Donovan continuando a guardarli. Ne vide cinque allontanarsi controllando il perimetro della casa. Cespugli e fronde, alberi e siepi vennero passati al setaccio con uno strano apparecchio, che quasi somigliava ad un metal detector.

Anche Lucy era curiosa, seguiva i movimenti di alcuni di loro: “Solo perché non sai di cosa sono capaci quelli che vogliono vederci morti.” gli rispose.

Donovan spostò lo sguardo sulla riva del lago, poi verso una casa a un piano. Doveva contenere molte stanze per quanto gli risultò estesa, ed era fatta di legno. Si trattava di una struttura prefabbricata, sull'ingresso avevano montato persino una grande veranda.

Tom Loud si consultò con un paio di uomini e dopo fece segno ai ragazzi di scendere e prendere i bagagli.

La casa aveva due ingressi, quello principale ed uno secondario. Gli uomini in nero, prima che i cinque ragazzi potessero prendere possesso delle loro camere, avevano fatto un controllo accurato in tutti gli ambienti: stessa procedura del controllo esterno.

Donovan percorse il lungo corridoio illuminato da lampade al neon, finché giunse alla stanza assegnatagli, entrò e si guardò intorno. Posò al centro della stanza la sua valigia, mentre Lupo annusava ogni centimetro del nuovo ambiente.

Finalmente siamo arrivati. Non puoi immaginare quanto mi snervino i viaggi senza conoscerne la meta, disse Katy.

Allora ci sei pure te!” sbottò Donovan. Lupo si accucciò sotto una delle finestre e disse: “Svegliatemi quando è ora della pappa, gli occhi mi si chiudono da soli.”.

Donovan si affacciò all'altra finestra, dalla quale si vedeva la riva del lago e tutta la vegetazione che li circondava. Notò i doppi vetri e che non esisteva alcuna persiana esterna, solo una tenda color crema tirata ai lati tramite una sottile corda. Ogni stanza aveva un bagno interno, sfruttando la grandezza dei locali.

Lupo gli toccò delicatamente un polpaccio con il naso, così Donovan si girò ad osservarlo. “Ho visto molte siepi, là fuori. Che ne dici se mi accompagni a fare due pisciatine? Ti sei ricordato di prendere le bustine per raccogliere...”, Lupo allargò la bocca quasi a fare un sorriso. Al ragazzo, da quando il cane aveva acquisito il dono della parola, gli sembrava che avesse un aspetto un po' più umano. Forse per via di certi atteggiamenti.

Donovan fece una smorfia di disappunto, non gli andava di uscire fuori dalla stanza.

Lupo uscì fuori correndo, scodinzolava e annusava tronchi d'albero e siepi che crescevano vicino alla riva del lago di Park Lake.

Sembra un comune Husky domestico, non ti pare? Esordì Katy. Doveva trovarsi alle spalle di Donovan, perché si sentì toccare appena una spalla, come se Katy ci avesse appoggiato una mano. Il formicolio che provava era sempre lieve, superficiale e gli provocava belle sensazioni.

E' vero” rispose Donovan senza smettere di guardarlo, “ma più lo osservo, più stento a crederci che riesca a comunicare con noi.”.

Con chi parli?”. Donovan sentì la voce alle sue spalle, udì dei passi venire verso di lui, così si voltò. La ragazza gli sorrise, si trattava di Samantha Green, la 9° Dreamer, se non ricordava male.

Non ti capita mai di parlare da sola?” chiese Donovan un po' in imbarazzo.

Alle volte, in bagno, quando mi specchio. E la mia immagine non mi può contraddire.”. Samantha sorrise, poi entrambi avanzarono verso la piccola spiaggia oltre la vegetazione. Notarono che il perimetro della costruzione era costantemente sotto controllo, che non erano soli come pensavano, che piccole telecamere e sensori di movimento gestivano la sicurezza dei cinque Dreamer che dovevano alloggiare lì.

Ci farai l'abitudine.” gli disse la ragazza.

(28° parte).

Park Lake City, vedo il lago dall'alto, da sopra gli alberi che crescono vicino alla riva dove sta la nostra casa a un piano. E' giorno ma non posso conoscere l'ora esatta, forse sto vivendo il Giorno Dopo il nostro arrivo qui.

Sto imparando a muovermi con disinvoltura, credo sia solo questione di molta pratica, e ora sono riuscito ad alzarmi in volo. Sono etereo come lo è Katy, credo. Mi basta pensare, immaginare, e il mio nuovo corpo fa quello che voglio, più o meno.

Sotto di me ci sono gli uomini in nero che parlano fra loro: sono tranquilli perché non ci sono minacce all'orizzonte. Sono dislocati lungo il perimetro della casa e si vede subito che sono dei gorilla, forse anche dei mercenari.

Mi sposto oltre gli alberi. Il lago è calmo e il riflesso del sole quasi mi acceca. Lo specchio d'acqua è diviso in due da un ponte che lo attraversa da una riva all'altra, ma la struttura di legno è galleggiante. Vedo tantissimi cilindri gonfiabili fissati sotto il ponte fatto di tavole di legno. Ai lati, sono stati montati degli scorri mano per non far cadere la gente in acqua e, sotto di essi, ci sono delle strisce plastificate con della pubblicità. Vedo molte macchine che si avvicinano al lago; alcune trasportano carrelli con sopra dei motoscafi. Questo posto comincia ad essere molto affollato.

Mi sto avvicinando all'altra riva ma, per sicurezza, cercherò di avvicinarmi muovendomi a terra. Ho sempre paura di incontrare gente che indossa occhiali con lenti azzurre.

Vediamo di cosa si tratta!

Ho raggiunto un locale...un ristorante. Davanti all'ingresso si sta radunando della folla, altra gente si sta dirigendo verso il pontile. C'è aria di festa. Alcune persone stanno regalando dei palloncini colorati alle mamme con i figli e leggo:

Questa manifestazione sportiva è sponsorizzata da Christian Dodinoff, che sovvenziona anche il parco del lago.

C'è un cartello in cui c'è scritta l'ora che avrà inizio la gara di Off – Shore, alle 13:00 in punto. Credo proprio che non mancherò all'evento.

Le squadre che parteciperanno, stanno portando i motoscafi verso uno scivolo in cemento, dalla parte destra del lago. Vedo alcune boe arancioni che ne indirizzeranno il percorso. Non ne so molto di questo sport, ma dovrò scoprire più dettagli per capire il senso del mio sogno. Mi basterebbe scoprire chi sia il mio uomo, per stare più tranquillo.

Decido di farmi un giro, per ora sembra tutto normale e non vedo pericoli per le persone, né sento alcuna presenza anomala.

* * *

Mark Collins se ne stava seduto in Sala Controllo, ora che Tom Loud non era in sede e, il turno di notte, sarebbe toccato a lui. Una notte tranquilla, con cinque video spenti perché non c'era alcun bisogno di monitoraggio durante la notte. Quasi gli era dispiaciuto per l'assenza dei cinque Dreamer. Cominciava a conoscerli più a fondo, i suoi ragazzi. Soprattutto l'ultimo, quel ragazzo semplice con la sua amica Katy.

La porta della stanza si aprì con un sibilo, dopo che John Duly vi aveva inserito la sua scheda magnetica. John fece capolino con aria assonnata.

Ti dispiace se vado a fare qualche ora di sonno?” chiese a Mark, che si era girato per sentire cosa volesse. Mark vide che portava con sé un pacco sigillato e, mentre John Duly si stava girando per andarsene, lo chiamò.

Che cos'è quel pacco?”.

John Duly cadde dalle nuvole, già sentiva la morbidezza del cuscino sotto la guancia. “Me lo hanno dato quelli della sicurezza, è per te!” disse rientrando nella stanza.

Mark Collins fece una smorfia di disappunto: “Non ci credo, ma dove hai la testa? Ti sei portato quel pacco da chissà quanto tempo, e ti stavi dimenticando di darmelo!”.

John Duly glielo consegnò in mano, l'espressione un po' mortificata e disse: “Scusa, credo di aver lasciato la testa dentro il laboratorio. Ci stavo da troppe ore per cercare di capire se i nostri ragazzi non corrano un vero pericolo. Sai...” disse con tono quasi mortificato, “...non me lo perdoneresti se perdessimo anche un solo Dreamer!”.

Non te lo perdonerei!” gli confermò.

John Duly se ne andò, lasciando Mark al suo pacco anonimo. Due tecnici lo assistevano nei controlli video e audio, ma non avrebbero badato a lui mentre lo scartava.

Prima di aprirlo, lo aveva esaminato cercando qualche codice identificativo, poi lasciò perdere e si dedicò a tagliare l'involucro per vederne il contenuto. Pesava poco, ma qualcosa all'interno faceva rumore, se Mark scuoteva l'oggetto.

Lo aprì e sbirciò all'interno, ne tirò fuori una lettera sigillata e un compact disc. Per prima cosa tagliò una parte della lettera e ne lesse il contenuto. Era scritto al computer, perciò non poteva risalire a nessuno se non aveva almeno due righe scritte a mano, per un confronto calligrafico.

Mark Collins, ti consiglio di fare alcune ricerche su Christian Dodinoff, sulla società di cui è presidente e su quelle che gestisce marginalmente. I tuoi ragazzi stanno correndo un grave rischio.

Il tizio che gli aveva scritto si era firmato: un amico.

Mark si appoggiò allo schienale: “Chi diavolo sei?” chiese ad alta voce. I due tecnici si voltarono verso di lui, ma poi tornarono al loro lavoro.

Accese il computer portatile che aveva sul tavolo, aprì l'alloggiamento laterale e vi inserì il disco. Attese che si caricasse mentre l'ansia montava ogni secondo che doveva attendere. Sullo schermo comparvero alcune foto che ritraevano una grossa struttura in cemento armato, il perimetro era circondato da alte reti e filo spinato. Alcune telecamere visibili agli angoli, facevano parte della sorveglianza di quel luogo. Lesse una scritta all'ingresso: Pharmaco L. T. D. Così, Mark, capì che doveva trattarsi di una società che si occupava di medicine e di farmaci.

Chiuse il programma che gli mostrava le foto e si dedicò al file word che era compreso nel disco. Lo aprì e ne lesse il contenuto. Cinque pagine di dati e controlli incrociati su quel tizio, società satelliti che, per una cosa o l'altra, si collegavano a Dodinoff; appena giunto all'ultima pagina, si fermò per leggere uno degli ultimi dati:

Armi & Security, un'altra azienda di cui Dodinoff faceva parte, ma questa volta non era presidente, ma membro del Consiglio di Amministrazione. L'azienda aveva una succursale a Kabul, Afghanistan.


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lunedì, 23 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (26° Parte)

John Duly lasciò spazio a Tom: “Adesso dirò cinque nomi e rispettivi codici, vi chiedo di alzarvi in piedi e dire a tutti se siete interessati a partire.”, Tom Loud aprì una busta e ne fece uscire un foglio. “Ragazzi, nessuno vi obbligherà con la forza. Dovrete scegliere solo voi se vorrete essere artefici del vostro destino.”. Guardò verso ognuno di loro, poi cominciò a leggere.

David Coldbar, 5° Dreamer.”, il ragazzo si guardò intorno, esitò ma si alzò lentamente in piedi.

Juliet Crazy, 2° Dreamer.”, la ragazza si alzò subito in piedi, gli occhi fissi su Tom.

Samantha Green, 9° Dreamer.”, anche lei si era alzata senza indugiare.

Lucy Carpet, 18° Dreamer.” lei, prima di alzarsi, si era girata per qualche istante a guardare Donovan.

Donovan Pierce, 13° Dreamer.”. Si alzò in piedi ma chiese di poter fare una domanda che gli fu concessa: “Posso portare il mio cane?”. Tom si consultò con Mark Collins, che gli rispose: “Permesso accordato.”.

Il gruppetto di ragazzi si rimise a sedere, a parte David Coldbar che rimase in piedi con una mano alzata. Mark Collins lo vide e prese il microfono: “Puoi fare la domanda!”.

David, prima di parlare, si guardò un attimo attorno: “Ci avete sempre parlato della nostra sicurezza, ma se ci farete partire, chi ci difenderà da attacchi esterni?”. Mark sorrise e si girò verso Tom Loud, forse il più adatto a rispondergli.

Intanto, se abbiamo preso una simile decisione, non vuol dire che sarete abbandonati a voi stessi.” rispose Tom Loud osservando il ragazzo, “Abbiamo approntato una squadra di Elite per la vostra protezione, inoltre possediamo mezzi tecnici e tecnologici per sentirci sicuri di quello che stiamo facendo. In poche parole nessuno vi torcerà un solo capello.”.

* * *

Cinque Hammer nere correvano lungo la strada Interstatale 121, una vicino all'altra in modo che nessuno si potesse immettere fra la colonna di auto. I vetri oscurati non permettevano a nessuno di scorgere chi vi fosse all'interno e, lungo i fianchi delle vetture, c'era una scritta. In realtà poteva apparire una sigla anonima, che pochi potevano conoscere: R. S. T. D. (Reparto Speciale Tattico di Difesa).

Godetevi il viaggio. Ci vorrà ancora una mezz'oretta prima di giungere a destinazione.” disse Tom Loud, voltandosi verso i posti dietro. Sulla stessa macchina c'erano Donovan, Lucy e Lupo. Katy si trovava all'interno dell'abitacolo, mai avrebbe lasciato solo Donovan.

Non credi che sia strano? Non mi sarei mai aspettata un simile cambiamento da quando ti ho conosciuto, se ne uscì Katy. Donovan non le rispose, non gli sembrava il caso mettersi a parlare da solo, anche perché, all'interno dell'abitacolo, non era solo. Lucy, seduta accanto a lui, si girò a fissarlo.

Gli Hammer potevano trasportare fino a nove persone, compreso il conducente. Nel vano posteriore trasportavano delle attrezzature che Donovan non aveva mai visto, oltre a casse di legno che sembravano contenere armi.

Il ragazzo si stava annoiando, così aveva deciso di fare una domanda e, forse, avrebbe intavolato un discorso abbastanza lungo da tenerlo impegnato per il resto del viaggio.

Cosa significa la scritta sulla fiancata?” chiese a Tom.

Niente di speciale.” gli rispose. Questa volta non si era girato, aveva solo abbassato il parasole usando lo specchietto per osservarlo, “E' solo una sigla di riconoscimento. Con quelle scritte e il lampeggiante nessuno può impedirci di entrare in nessun luogo. Le persone comuni non ne sanno niente, ma i dipartimenti, le polizie locali, non faranno mai storie quando ci vedranno arrivare.”.

Insomma, un lascia passare!” disse Lucy Carpet.

Se vi piace pensarla in questo modo...”.

Avevano appena passato un cartello segnaletico blu, sul quale c'era scritto: Park Lake City. Il primo automezzo decelerò e girò a destra per una strada sterrata, gli altri lo seguivano come fossero vagoni di un treno.

Ecco la vostra nuova casa, per adesso.” disse Tom Loud.


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venerdì, 20 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (25° Parte)

Alcuni uomini in camice bianco passarono fra le file di sedie e, a un Dreamer per volta, prendevano un campione di sangue. Donovan attese il suo turno guardando il palco mentre i tecnici finivano il loro lavoro.

Hai paura dell'ago?” chiese Lucy. “Dovrai abituartici. Spesso arrivano e ci levano un po' del nostro siero. John Duly è intransigente su questo.”.

Servirà a qualcosa?” disse Donovan, poi riprese: “Ci salverà la vita?”.

E' tutta un'incognita. L'hai visto tu stesso alla chiesa. L'unica speranza che abbiamo è che anche gli altri siano a un punto morto.”.

Chi sono gli altri?”.

La nostra controparte. I Reclutatori e gli Esecutori sono persone anonime, quasi gente comune come me e te. E' difficile riconoscerli se l'incontri per strada, ma sono la nostra spina nel fianco.”.

Donovan ripensò al sogno di Kabul, alle immagini che aveva visto, a cui aveva assistito. Poteva esserci stato un Esecutore nascosto da qualche parte? Doveva scoprire come riconoscerli e come combatterli. Aveva moltissime domande in testa, ma si rendeva conto che a molte di esse, probabilmente, nessuno poteva dare delle risposte certe.

Una donna in camice bianco gli si presentò davanti sfoderando un sorriso: “E' il tuo turno, giovanotto!”. Lupo alzò lo sguardo sulla dottoressa esclamando: “Se ti fa male, le strappo un polpaccio!”. Donovan sorrise e porse il braccio tirando su la manica.

Una volta richiusa la fialetta, ci attaccò un piccolo adesivo con la scritta 13° Dreamer.

Buona sera a tutti!” disse una voce agli altoparlanti, dalla parte destra del palco fece ingresso Mark Collins, seguito da Tom Loud e John Duly. Presero posto al tavolo montato sul palco e posizionarono un computer portatile.

Abbiamo aperto una sessione straordinaria per aggiornarvi di alcune decisioni che ha preso il direttivo dell'Agenzia.” disse Mark al microfono. Tom Loud fece partire un programma e alcune immagini apparvero alle loro spalle, sul grosso telone posto di fronte ai ragazzi.

Alcune foto di località sfilarono sullo schermo, per lo più sconosciute a tutti. Città e paesi, laghi e boschi. Donovan sentiva dietro di sé alcuni che commentavano, o che facevano battute sul motivo per il quale stavano mostrando tutto questo a loro.

Perché ci stanno facendo vedere questo?” chiese Donovan a Lucy. Lui si era voltato a guardarla, mentre Lucy continuava ad osservare le immagini.

Credo che vogliano mandarci in trasferta.” rispose.

Entrarono in sala alcuni uomini, dai vestiti sembravano semplici camerieri che spingevano carrelli con bottiglie e bicchieri. La voce di Mark Collins proseguì: “Se intanto volete servirvi, abbiamo pensato che aveste sete: scegliete quello che più vi piace!”.

Donovan scelse un succo di frutta all'ananas, Lucy un succo d'arancia.

Vi starete chiedendo a cosa serva tutto questo” disse Mark allargando le braccia, un sorriso affiorò sulle sue labbra. “Il fatto è questo: nell'ultimo periodo sono successe cose gravi, che hanno portato a rivedere alcune regole in seno all'Agenzia. Inoltre, sono state scelte nuove strategie per concludere al meglio il nostro lavoro.”. Congiunse le mani voltandosi verso il telone bianco, su cui c'era l'immagine di un lago.

Adesso lascerò la parola a John Duly, che credo sia portato più di me a darvi delle spiegazioni sul ramo di cui si occupa.”.

John Duly diede un colpo di tosse osservando i primi posti occupati dai ragazzi, non si riteneva un ottimo oratore, ma non doveva fare un comizio elettorale, ma spiegare anche in maniera approssimativa ciò che stava accadendo. Con disinvoltura raccolse dei fogli sparsi sul tavolo e ne lesse i primi sistemandosi gli occhiali sul naso.

Mi dispiace dovermi approfittare spesso di voi, ma quel poco sangue che raccogliamo ci serve per capire come meglio muoverci. Cosa aspettarci da voi e come meglio provvedere alla vostra sicurezza.”. Lesse le ultime pagine, poi tornò con lo sguardo sui venti ragazzi che stavano aspettando. Un ragazzo seduto nella terza fila alzò la mano.

Chiedi pure!”.

Sono il 5° Dreamer” si presentò, “e mi piacerebbe sapere cosa sono quelle foto dietro di voi e cosa hanno a che fare con il nostro sangue, grazie!”. Il ragazzo si rimise seduto e incrociò le braccia sul petto.

Hai anticipato quello che stavo per dirvi” disse John, sfogliando le ultime due pagine del rapporto. “Dalle ultime analisi del programma, è stato riscontrato una possibile modifica nei vostri sogni. Il Computer Centrale ha tracciato uno spostamento di luogo e, la località in questione, viene ripresa in questa diapositiva alle mie spalle.”. In sala si levò un brusio.

Tom Loud anticipò le parole che stava per dire John: “In pratica abbiamo messo in piedi una Task Force che si sposterà a Park Lake City. Le vostre Linee Temporali ci hanno dato modo di stilare una lista di cinque Dreamer che dovranno partire.”.


Saryo alle 14:57 in: racconti, horror, lincidente, io katy e lupo
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martedì, 17 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (24° Parte)

Il mattino seguente Mark Collins andò presto in ufficio, con una copia di un quotidiano: cercava un articolo in particolare, che trovò e lesse all'interno della Cronaca cittadina.

Rapito un sacerdote – nella chiesa sono stati rinvenuti cinque cadaveri, che si pensa appartengano al gruppo di rapitori. Sulla scena del doppio crimine, sono stati trovati i resti di un libro bruciato.

Mark bevve un sorso del suo caffè bollente e pensò a quante menzogne e coperture, negli anni, aveva dovuto pensare. Tutto questo in nome della causa a cui aveva preso parte. Il rumore di una carta magnetica che veniva messa nel lettore, lo riportò al presente.

La porta si aprì e fecero ingresso Donovan e Lucy, accompagnati da Tom Loud.

Mark sorrise perché quella mattina, per lui, era una grande mattina, così sfoderò uno dei suoi migliori sorrisi e disse: “E' un vero piacere rivedervi, ragazzi!”, indicò le sedie vuote senza fare il minimo gesto di alzarsi.

Donovan e Lucy si scambiarono uno sguardo fugace e presero posto.

Voi due” disse osservando entrambi, “siete una coppia fantastica!”, Tom Loud divenne incerto ma cercò di non darlo a vedere.

Il ragazzo arrossì e abbassò lo sguardo sul tavolo, invece Lucy non si scompose più di tanto, forse perché era piuttosto abituata alle lodi.

Non dimenticheremo quello che avete fatto” continuò Mark, smise di dare attenzione ai due Dreamer e prese un paio di forbici dal primo cassetto, ritagliando con attenzione l'articolo che gli interessava. “Puoi continuare tu, Tom, a spiegare il programma di oggi?”.

Tom Loud rimase in piedi, mentre Mark pensò ad inserire l'articolo in uno schedario a lato della scrivania.

Oggi, in via eccezionale, ci riuniremo in sala per una riunione” disse Tom, appoggiando le mani sulle spalle dei ragazzi, “quindi, gradiremmo anche la vostra presenza.”.

Tom Loud accompagnò Donovan e Lucy fino al corridoio principale, dopo ritornò da dove era venuto.

Donovan si fermò davanti alla porta numero 13, ma non entrò subito dentro, attese che Lucy arrivasse davanti alla sua porta. Le sorrise incerto e sentì Lucy dire: “Salutami Lupo e Katy!”.

* * *

La sala in cui Donovan entrò doveva essere stata un cinema, ne aveva tutte le sembianze. In realtà lui conosceva poco di quell'edificio, perché ai Dreamer non venivano date le carte magnetiche: possedevano solo le chiavi delle rispettive stanze e facevano una vita solitaria, un po' per sicurezza, un po' per evitare distrazioni.

Scese lungo il corridoio centrale, ai lati del quale c'erano centinaia di file di sedie di legno, la seduta era reclinabile e, un cuscino imbottito, doveva renderle comode. Lupo camminava al suo fianco guardandosi intorno. Spesso annusava l'aria, oppure gli angoli più nascosti che gli capitassero a naso. In fondo vide un palco su cui si estendeva un telone, da qualche parte ci sarebbe dovuto essere un proiettore, o qualcosa del genere.

Appena giunto fin quasi sotto il palco, scelse di mettersi lungo la prima fila di poltroncine, a sinistra. Si sedette e osservò altri ragazzi che stavano arrivando.

Non sei curioso, Donovan? Chiese Katy, hai la possibilità di conoscere altri con il tuo stesso dono.

E' vero” disse Lupo, la coda rossiccia si muoveva veloce, mentre i suoi occhi osservavano le nuove figure umane che stavano percorrendo il corridoio. “Peccato che non ci siano altri cani” continuò, mettendosi a sedere.

Donovan non rispose a nessuno dei due, era solo curioso di vederne altri di Dreamer. Un ragazzo sui venticinque anni si avvicinò, sedendosi due file prima quella di Donovan e gli sorrise cordialmente. Aveva una corporatura piuttosto robusta, i capelli corti e neri e un viso rotondo. Si fermò a guardare il suo abbigliamento: un paio di jeans, una camicia e sopra una felpa anonima di colore rosso scuro.

Sono il numero 5!” gli disse a voce sostenuta, l'eco delle altre voci sembrava troppo alto per intavolare un qualsiasi dialogo con un tono normale. Donovan si alzò, gli avrebbe voluto stringere la mano, ma la distanza...

Mi chiamo Don...” ma poi si corresse, “Io sono il numero 13, piacere di fare la tua conoscenza!” disse quasi urlando.

Allora sei tu quello nuovo”, Donovan si limitò a fare un gesto affermativo con la testa. Quando qualcosa gli toccò la spalla, si rimise a sedere e vide, nel posto al fianco al suo, Lucy Carpet.

Io sono la numero 18!” esordì, poi gli rivolse un sorriso che lui ricambiò.

Non ci fare caso. E' stupido, lo so, ma qui si usano solo quegli insulsi numeri. Niente nomi. A me non è mai andato giù, preferirei essere chiamata Lucy.”.

Donovan si mise ad accarezzare Lupo: “Allora, per me, tu sarai Lucy.”. Lupo si era messo tra Lucy e Donovan, se ci fossero scappate altre carezze, a lui non avrebbe dato fastidio.

Le luci in sala si abbassarono e, dai due lati sul palco, fecero ingresso alcuni tecnici che montarono un tavolo lungo e alcuni microfoni agganciati a delle staffe. Aveva quasi l'aria di essere una conferenza.

Lucy si avvicinò a Donovan: “Spero che non ci rifilino i soliti monologhi in stile sermone, perché ti garantisco che sono di una noia...”. Lui non le rispose, era più attirato da tutte quelle voci che sentiva dietro, oppure dai nuovi volti di ragazzi che erano apparsi pochi istanti prima che smorzassero le luci. Ragazzi e ragazze, più o meno giovani, che facevano la sua stessa cosa: sognare qualcosa che poi sarebbe accaduto.


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venerdì, 13 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (23° Parte)

Donovan, accompagna il sacerdote fuori dalla chiesa.” disse Lucy, “Però passate da questa parte.” e indicò il corridoio centrale.

Padre Borryn poteva stare in piedi senza alcun aiuto, sembrava essersi ripreso del tutto: “Perché dovrei uscire fuori?” chiese.

Non faccia domande, padre, e segua quello che le ha detto la ragazza!” disse uno degli agenti, spingendolo piano con la canna dell'arma. Il gruppo si mosse verso Lucy, anche se Padre Borryn sembrava piuttosto riluttante.

Lupo li superò, ma il suo sguardo si fermò sulla ragazza, le narici che lavoravano in cerca di nuovi odori, altre tracce.

Donovan si fermò prima delle panche, gli altri, incerti, gli si fermarono dietro. Un rombo profondo si levò all'interno della chiesa e le prime file di panche iniziarono a tremare, si vedevano bene le zampe che sbattevano sul pavimento. Le viti che le tenevano fissate, saltarono in alto ricadendo in terra.

Per la paura il gruppo indietreggiò di qualche passo, mentre osservavano quello che stava accadendo: le prime due panche, quelle più vicine a loro, si mossero verso il centro della chiesa, come se qualcuno le spingesse. Un rumore forte ne scaturì da quel movimento.

Squadra Uno, tutto bene? Sento dei rumori...cosa sta succedendo!”, una delle radio cadde in terra aprendosi in due.

I poliziotti spianarono i mitra, ma fu più che altro una reazione alla paura: sapevano che le armi sarebbero servite a poco.

Lucy cercò di trovare freddezza e lucidità, non era la prima volta che si trovava di fronte a simili avvenimenti, ma non aveva mai visto muoversi oggetti così pesanti e sapeva che non avevano di fronte la Morte, ma qualcosa di più micidiale.

Lupo ringhiò, alzò la testa osservando un punto indefinito del soffitto: le vetrate fatte di piccoli pezzi di mosaico implosero una a una. Alle loro spalle, due statuette di marmo caddero in terra e frammenti di mani e braccia rotolarono fino ai piedi di Donovan. L'husky si fece ancora più irrequieto, abbaiando verso il soffitto.

Adesso...cosa si fa?” disse uno dei poliziotti, la voce echeggiò tremolante di fronte a quegli avvenimenti.

Katy, riesci a vederlo?” chiese Donovan.

Vedo un'ombra, ma non mi sente o non vuole sentirmi, rispose Katy.

La porta che divideva la chiesa dalla stanza del prete, iniziò a sbattere chiudendosi e aprendosi velocemente. Un'aria gelida attraversò la parte centrale della chiesa, passando in mezzo a loro.

Padre Borryn, all'improvviso, s'irrigidì. Barcollò facendo due passi indietro e Lupo si voltò dalla sua parte. Anche Lucy e Donovan si girarono, ma loro avevano percepito quello strano vento freddo, finché videro il prete, la sua espressione del viso che cambiava, un ghigno che quell'uomo non avrebbe mai potuto fare.

E' dentro di lui” disse Lucy. A causa di quelle parole, i poliziotti si voltarono a guardarlo.

Donovan cercò di restare calmo: “Senza correre, andate tutti fuori.”. Le tre squadre ubbidirono senza fare commenti, si limitarono a passare vicino alle colonne laterali e uscirono dalla chiesa.

I due Dreamer si guardarono per un solo istante, come se fra loro ci fosse stata dell'intesa, e Lucy sgombrò la mente e vinse la paura, il terrore che le attanagliava le viscere. Deglutì e disse : “Ok, hai tutta la nostra attenzione adesso. Che cosa vuoi?”.

Padre Borryn stava in piedi davanti a loro, gli occhi aperti che osservavano i due ragazzi, ma anche ciò che gli offriva il campo visivo, il respiro accelerato denotava che l'uomo si stava affaticando.

Dovete distruggere quel libro!” disse con voce mutata, quasi rauca. Il suo viso tremò, le guance si mossero in un tremolio e le mani presero a urtare le gambe quasi rigide.

Per un istante, il volto dell'uomo tornò ad essere quello di prima: stava avvenendo una battaglia all'interno del sacerdote, solo per controllare quel corpo che stava perdendo le forze. Entrambi i ragazzi se ne accorsero.

Il prete urlò e cadde in ginocchio, le mani portate in faccia in una lotta disperata, all'ultimo colpo. La voce del sacerdote vinse sull'altra: “Non lo fate! Preferisco morire!” e le mani, tremando, tornarono a giacere lungo i fianchi e l'espressione del viso tornò ad essere quella malvagia, che non si dimentica facilmente perché ti segna l'anima.

Donovan prese una decisione, quella vita non la potevano perdere in quel modo, così corse fino alla stanza del prete. Dopo mezzo minuto ritornò con in mano quel libro, glielo mostrò e si diresse verso le candele: lo avrebbe bruciato davanti ai suoi occhi, a patto che avesse lasciato quel corpo in vita.

E' uno scambio equo” disse Lucy, “la vita del prete, per la distruzione di quel libro”. La ragazza attese un segno positivo alla proposta, che non tardò a giungere. “Quando le pagine del libro bruceranno sotto i tuoi occhi, dovrai abbandonare il corpo!”, Lucy si voltò verso Donovan e gli fece segno di procedere.

Le pagine ingiallite dal tempo s'incendiarono, finché anche la copertina non fu avvolta dalle fiamme. Il corpo del sacerdote cadde in terra e Lucy riuscì in tempo a non fargli sbattere la faccia sul pavimento. Padre Borryn era vivo, ma aveva bisogno di riposare per riprendersi dalla fatica e da tutta l'energia che aveva perso.


Saryo alle 14:09 in: racconti, horror, lincontro, io katy e lupo
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mercoledì, 11 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (22° Parte)

L'ingresso della chiesa si spalancò e cinque uomini fecero irruzione: quattro di essi si diressero ai lati della chiesa, mentre l'ultimo proseguì passando fra le panche di legno. Le Squadre Uno e Due s'intrufolarono all'interno subito dopo, senza farsi notare; erano dotati di mitra con silenziatore che imbracciavano per colpire gli obiettivi. Sarebbe andato tutto secondo i piani, una volta eliminati i quattro uomini schierati nei pressi delle colonne laterali.

Tutte e tre le squadre erano composte da tre individui ciascuno, tutti molto motivati e che sapevano come gestire momenti di crisi.

Attesero che l'uomo minacciasse il sacerdote, mentre i sei membri puntavano le armi sui bersagli, la Squadra Tre avrebbe pensato all'ultimo nemico rimasto.

Bastarono pochi secondi, gli uomini in passamontagna nemmeno si erano accorti di nulla, quando i proiettili colpirono schiena e testa, finché caddero tutti a terra, morti. Il sangue fluiva lentamente in cinque pozze che si andavano allargando.

Lupo entrò nella chiesa annusando a terra, poi fecero ingresso Donovan e Lucy; il sacerdote stava ancora fermo, quasi sotto all'ultimo lampadario, cercando di capire cosa stesse succedendo. “Chi siete!”, la sua voce echeggiò apparendo quasi lontana, “Che cosa volete fare!”.

Donovan e Lucy si spinsero oltre le prime colonne, seguiti dalla Squadra Tre a pochi metri di distanza, i fucili spianati in avanti. Le radio emettevano dei fruscii, poi si udì la voce di Tom Loud: “Squadra Uno, rapporto immediato!”.

I bersagli sono a terra!” rispose uno della prima squadra. I poliziotti si sincerarono del loro effettivo decesso, successivamente tornarono ad osservare l'interno della chiesa.

Lucy, mentre avanzava passo dopo passo verso il prete, constatò che in terra c'erano dei frammenti di legno: il lampadario stava per venire giù. Doveva attirare l'attenzione del sacerdote, Donovan avrebbe pensato a salvarlo e si erano divisi proprio per questo motivo.

La ragazza cercò di apparire più calma possibile, sollevò le mani e disse: “E' tutto finito, nessuno le farà più del male.”. Il sacerdote la stava osservando, ma sembrava piuttosto agitato. I suoi occhi la scrutavano, per poi spostarsi sui cinque cadaveri, infine sulle tre squadre dispiegate all'interno.

Cosa sta succedendo? Cosa volete da me?” e il prete fece un passo indietro.

Lucy avanzò ancora e guardò in alto, il lampadario roteava più veloce e della polvere di legno scendeva come fosse una piccola nube.

Donovan sbucò da dietro una colonna, a pochi metri dall'altare. Da lì vedeva bene la traiettoria che avrebbe preso il lampadario, una volta caduto. Cadde un pezzo di trave lambendo il corpo dell'uomo, così fece due lunghi passi e si gettò sul prete, spingendolo a terra. Un istante dopo, ci fu uno schianto e un rumore di vetri rotti. Donovan e Padre Borryn rimasero a terra, immobili; Lucy e alcuni componenti delle squadre corsero verso di loro. Le mani afferrarono piano le spalle, voltando i due corpi.

Tutto bene?” chiese uno dei poliziotti. Entrambi fecero si con la testa, l'urto li aveva storditi ma presto si sarebbero ripresi.

Lupo annusò l'aria e corse verso Donovan e il prete. Non è finita, dovete venire via di là, disse Katy con tono concitato. Il cane si era avvicinato al suo padrone e iniziò a leccare la faccia di Donovan. “Non siete al sicuro, uscite!” disse Lupo.

La Squadra Tre aiutò entrambi ad alzarsi, il sacerdote sembrava aver ripreso la lucidità e si guardò intorno. Vide il lampadario in pezzi, le gocce di vetro frantumate, vide Lupo: “Cosa ci fa un cane nella mia chiesa?”.

Lucy si staccò dal gruppo, portandosi al centro del corridoio fra le due file di panche e schiena all'altare: doveva avere una visione d'insieme, doveva tentare di anticipare le prossime mosse. Osservò il soffitto, gli altri tre lampadari sembravano tutti fermi, completamente immobili. Fece un giro di trecentosessanta gradi, valutando ogni possibilità. Si fermò a guardare le file di candele.


Saryo alle 17:44 in: racconti, horror, lincontro, io katy e lupo
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