"Il cacciatore di taglie" (38° Parte)
Due mani avevano afferrato gli abiti di Aireen e di Cyvin trascinandoli indietro, la voce del Druido aveva preceduto quel gesto: “Allontaniamoci da qui!”. I tre corsero lungo il sentiero che tagliava in due il colle, portandosi a ridosso della roccia.
“Allora sei vivo!” esclamò Cyvin osservando il mantello che copriva il suo volto. Il vento soffiava spazzando il deserto, ma sotto le rocce era sopportabile.
“Mai stato meglio” gli rispose, ma nel suo tono Cyvin aveva pensato che avesse sorriso, pur non avendolo visto.
“Guardateli” disse il Druido.
Gli uomini di Duncan si stavano ritirando, almeno così sembrava, anche se c'era confusione. Una figura orrenda si stagliava ad una ventina di passi da loro, sbatteva le ali con impeto senza alzarsi da terra di una sola spanna. Nuvole di polvere si sollevavano vorticando davanti alla tana di Balger.
“Il bene e il male combatteranno per il dominio della terra. Era questa la profezia che conoscevo.”. Cyvin aveva ascoltato quelle parole senza staccare gli occhi da quello che accadeva, dal drago che stava combattendo la battaglia, la sua ultima battaglia.
“Possiamo aiutarlo?” chiese Aireen.
“Non c'è niente che possiamo fare, se non aspettare e sperare.”.
Il ruggito di Balger sovrastava la voce della natura, la figura del drago si muoveva veloce sopra Duncan attaccandolo con gli artigli, mentre le poderose ali lo tenevano in quota.
Duncan rispondeva sferrando colpi mirati, tentando di colpire le membrane di pelle delle ali, parti che erano più vulnerabili.
Il Druido si girò verso Cyvin, che stava fermo al suo fianco. “Non ci pensare nemmeno...” ma non finì la frase perché il cacciatore di taglie si era portato avanti sguainando la spada.
“Allora vuoi morire!” gli aveva urlato Aireen per farlo desistere.
Cyvin aveva seguito il fianco del monte per non essere scorto, ma le due creature avevano altro a cui pensare che a un mortale innocuo. L'uomo si sentiva come una formica rispetto al mostro e al drago. Vide Balger scendere quasi a livello della strada, la bocca spalancata, i denti aguzzi come lame. Dalla bocca uscì un getto di fuoco che abbracciò Duncan coprendolo di fiamme rosse, vive.
Cyvin esitò, sentiva l'odore pungente di carne bruciata e non riusciva a distinguere il corpo di Duncan, pensando che tutto fosse finito.
Un urlo straziante si levò sul colle, poi la reazione del mostro che era uscito quasi indenne dall'attacco. L'uomo avanzò di due passi, cauto. La polvere lo assaliva facendogli lacrimare gli occhi, ma lui proseguì concentrandosi su quella battaglia, su Duncan.
“Ti ricordi di me? Ti ricordi del cacciatore di taglie?” urlò Cyvin, la spada impugnata saldamente. Le sue domande non ricevettero risposta, ma un'ala del mostro quasi lo aveva colpito, così, l'uomo, si era ritrovato a terra. Due mani lo avevano afferrato e tirato su e Cyvin vide il cappuccio che copriva il volto del Druido: “Ho capito le tue intenzioni” gli aveva gridato.
L'attenzione tornò su Duncan, le armi dei due uomini baluginarono alla luce di un sole che traspariva fra le nubi che correvano nel cielo, una luce chiara, esile.
Cyvin lanciò la spada facendola volteggiare in aria: aveva mirato al fianco delle creatura, una zona scoperta. Il Druido aveva impugnato il bastone lanciandolo verso Duncan. L'arma fendette l'aria roteando su se stessa.
Successe qualcosa in quel lasso di tempo, quando le armi stavano per colpire il bersaglio, l'attenzione di Duncan si era spostata per difendersi. Duncan si era voltato a destra.
Balger richiuse le ali toccando terra, artigliando la roccia con le zampe e la sua bocca si era aperta afferrando il collo del mostro. I denti erano affondati nella carne, la mascella aveva stretto finché fiotti di sangue erano schizzati in tutte le direzioni. Il drago si era sollevato da terra con la forza delle zampe, girando la testa alla sua destra. Il corpo di Duncan fu proiettato giù da Colle Rankan e fu inghiottito dai gorghi di sabbia.
Cyvin e il Druido si affacciarono per vedere solo le zampe del mostro che tentavano di afferrare l'aria, mentre la terra si appropriava di quel corpo che si dimenava. Scomparve ai loro occhi.
“Sembra che il tempo si stia calmando” disse Aireen alle loro spalle.
Il vortice perdeva intensità, mentre le nubi scure rallentavano la corsa nel cielo.
Aireen respirò a pieni polmoni, i suoi occhi scintillarono per la luce che si stava riappropriando del cielo, il sole riacquistava la sua forza. “Non avrei mai creduto che potesse finire così” disse sorridendo.
Il deserto aveva mietuto più vittime di quante se ne poteva immaginare, lasciando visibili decine di corpi inermi.
“Non avremo più problemi con gli uomini di Duncan” disse Cyvin osservando i cadaveri parzialmente sepolti dalla sabbia.
La terra sussultò e una voce riportò al presente i tre esseri umani superstiti: “Grazie del vostro aiuto” disse il drago alle loro spalle. La voce appariva stanca, spossata. Lo sguardo era fiero per quello che era accaduto: “Aaronne ci tiene a farvi sapere che non vi dimenticherà mai, soprattutto te: Aireen!”. Balger aprì le ali mentre Cyvin stava per domandargli: “Adesso che tutto è finito, dove te ne andrai?”, ma una folata di vento aveva mosso i loro abiti e Balger aveva preso il volo.
Rimasero per alcuni minuti attoniti, finché il drago non fu un puntino all'orizzonte.
Ronzino e l'altro cavallo erano rimasti al sicuro, legati alla roccia, anche se nessuno poteva dire che non avessero sofferto la paura per gli eventi.
Si diressero a Prodigit, la città più vicina, finché ognuno non avesse deciso quale strada intraprendere. Aireen pianse senza mostrarlo per la perdita del piccolo Aaronne, il tempo avrebbe lenito quella sofferenza, ne era certa.
Come tutti i miei racconti, anche questo ha avuto una fine. Ma sappiate che sto lavorando ad un'altra storia di genere differente:
"21 dicembre 2012".

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