martedì, 28 luglio 2009

"21 dicembre 2012" (18° Parte)

Non abbiate paura! La frase aveva violato l'intimità di Davide e Corrado, senza alcun preavviso. Entrambi, anche se l'avevano percepito come un pensiero estraneo, non avevano avuto il coraggio di dirlo. Corrado si limitò a dire: “Questo posto è strano, mi mette i brividi.”. Davide non disse nulla, limitandosi a guardare Arianna che si era spinta fin sotto la pianta centrale. Il vento fischiava attraverso i rami sottili ed esili dei tre alberi, il cielo era scuro come poche volte l'avevano visto.

Sono la tua coscienza, lascia che ti guidi! Poi udirono una risata di bambino. Davide si voltò verso il collega tentando di comprendere...

Lasciateli stare, non vedete come li state confondendo?

Corrado si portò le mani alle tempie, come per scacciare un forte mal di testa.

Ma che diavolo succede?” chiese Davide, la domanda l'aveva rivolta alla bambina che forse ne sapeva più di loro.

Siete di fronte al più complesso Campo Magnetico che si è sviluppato in Italia!” disse una voce, ma questa volta era reale, non indotta mentalmente.

Dovete essere di veduta larga, aprire la mente per nuove esperienze e – cosa più importante – dominare le vostre paure.”. I due uomini raggiunsero Arianna fin sotto l'albero, Corrado aveva estratto la pistola caricando il colpo in canna, doveva muoversi chino a causa dei rami bassi che coprivano gran parte della radura.

Allora? Vi volete mostrare, oppure continuiamo a giocare a nascondino...”. Arianna era calma, non mostrava alcuna paura. Alzò lo sguardo su Corrado, poggiò la mano sulla canna della pistola facendogliela abbassare. Poi la sua attenzione tornò sulla radura, verso quella cortina di vegetazione che sembrava proteggere quel luogo.

Adesso ci mostreremo, disse la voce nella mente dei due uomini, ma non fateci del male!

Corrado avanzò superando i tre alberi.

Un bambino uscì fuori dalla boscaglia, seguito da un altro un po' più alto. Corrado e Davide rimasero impietriti osservando decine di adolescenti che, lentamente, si mostravano loro. Non c'erano solo bambini, ragazzi di tutte le età, ma anche un paio di adulti erano usciti dal fitto del bosco. Mostrarono i palmi delle mani, per dimostrare che non erano armati, né che fossero ostili.

Spero che non ve la siate presa” disse uno degli adulti, “ma a Francesco piace fare gli scherzi, è più forte di lui.”.

Francesco!” ripeté Corrado.

Proprio lui” disse indicando un bambino dai capelli castano scuro e un sorriso stampato sulla faccia, “è un bambino speciale proprio come lo è Arianna.”.

Ma loro...chi sarebbero.” mormorò Davide. Era confuso osservando tutti i volti che li stavano fissando. Qualche battutina e qualche risata si erano alzate fra le decine di ragazzini schierati sulla radura.

Lavoriamo per la stessa Agenzia, ma da oggi avrete un protetto in più. Vai, Francesco, e fai il bravo. Sarai in ottime mani.” disse l'altro uomo, incoraggiandolo a raggiungerli.

Il bambino si guardò indietro per un solo istante, come se volesse salutare i suoi amici alle spalle, poi raggiunse Arianna e i loro due protettori.


Saryo alle 10:07 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
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lunedì, 20 luglio 2009

"21 dicembre 2012" (17° Parte)

Tromba d

Davide varcò il cancello d'ingresso del parco, quello che dava su Via Aurelia Antica. Non c'erano le solite persone intente a fare jogging, oppure quelle che amavano fare passeggiate in bicicletta. C'era solo lui, all'ingresso.

Aspetterò l'arrivo di Corrado, pensò. I suoi passi sulla ghiaia erano l'unico rumore che si potesse sentire, a parte il vento che scuoteva i rami degli alberi.

Davide fu attratto dal colore del cielo, dalle nubi stratificate che ora coprivano la luce del sole. Una parte di esse gli risultò affascinante, mai viste prima, e forse un motivo c'era.

Una pioggia fina iniziò a cadere, quasi impercettibile, bagnando rami e cespugli spogli. La ghiaia che stava calpestando iniziava a cambiare colore.

Le raffiche di vento cominciarono a montare, scuotendo persino i suoi abiti con più forza, mentre ad alta quota le nuvole sembravano spostarsi in modo circolare.

Si maledisse per non essersi portato un ombrello.

Corrado imboccò un sentiero largo in discesa, a destra vide una fontana circolare fatta di marmo, ma tutto era trasandato e lasciato nell'incuria. Alcune alghe e del muschio sembravano voler dargli un'altra colorazione.

La pioggia s'infittì scrosciando in terra, rendendola fango in poco tempo e scorrendo a valle in piccoli rivoli. Pochi minuti erano bastati per infradiciarlo completamente.

Alcuni lampi improvvisi illuminarono tutto a giorno, e fu in quel momento che Davide si era accorto di alcune nubi che stavano formando un cono. In alta quota, a centinaia di metri, le correnti d'aria vorticavano veloci.

Vide una sorta di imbuto che, lentamente, ruotava su sé stesso, mentre l'apice si contorceva scendendo fino a terra. Gli alberi venivano scossi, alcuni rami furono strappati dalla mano della natura.

Il tornado era scuro a causa di polvere e ghiaia, tronchi e foglie secche, che catturava lungo il suo cammino, finché li rilasciava a centinaia di metri di distanza.

L'uomo sussultò, dopo che qualcosa l'aveva strattonato riportandolo alla realtà che stava vivendo in quel momento.

Credo sia un F – 3!” disse Corrado, nella mano destra teneva stretta quella della bambina, che continuava a fissare lo spettacolo della natura. Il tornado si spostava per il parco, sradicando alberi e cespugli che gli capitavano lungo il percorso. Alcune strutture del parco erano state risparmiate.

Seguimi, di corsa!” urlò il collega a Davide, le raffiche di vento aumentavano con la vicinanza dell'anomalia climatica, acqua e grandine ne preannunciavano l'arrivo.

Corsero lungo il sentiero cercando di evitare pozze d'acqua e rami scagliati dal vento, mentre un cupo rumore si faceva più forte: quasi un ruggito, seguito dal rombo di tuoni. La cosa migliore, in questi casi, era quella di non voltarsi indietro.

Davide si voltò perché sentiva una forza che gli rallentava la corsa, qualcosa di impalpabile che lo stava catturando. Si rigirò in avanti con un'espressione di paura, di orrore, dopo che aveva visto il cono d'aria dilatarsi e seguire il loro percorso. Terra e sassi ne venivano risucchiati, mentre loro tentavano di aumentare la distanza per mettersi al riparo.

Il vento scemò all'improvviso, mentre Davide sentiva le forze venire meno. Le gambe cominciavano a diventare pesanti, il cuore gli martellava in petto sentendolo quasi fino in testa, fino al cervello. La bambina rallentava la corsa dei due uomini, era esausta, sfinita.

Il tornado aveva deviato il suo percorso, lambendoli solo con i venti più esterni e meno potenti della sua forza distruttiva.

Videro tre alberi spogli in mezzo ad una vasta radura, ai lati, in lontananza, scorgevano boschi composti dalle più svariate specie di vegetazione. Corrado e Davide rimasero a fissare quella scena, quasi uscita dal disegno di Arianna, mentre la piccola aveva provato un fremito raggiungendo quel luogo.

Non erano soli.


Saryo alle 09:26 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
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lunedì, 13 luglio 2009

"21 dicembre 2012" (16° Parte)

Villa PamphiliArianna sentiva le gambe stanche, pesanti, anche se non voleva darlo a vedere ai due uomini che l'accompagnavano, così stringeva i denti pensando al nonno che avrebbe voluto rivedere al più presto. Il nonno, che stava in un'altra città, in un altro continente, a combattere altre battaglie per il futuro...il loro futuro.

Un foglio di carta cadde dalla tasca del suo cappotto, su una facciata Arianna aveva disegnato tre alberi su un vasto prato corto e di un verde acceso. Un disegno ben fatto per una bambina della sua età. I colori avevano attirato lo sguardo di Corrado.

Le mura che cingevano lo Stato del Vaticano si ergevano alte, proteggendo il Papa, i vescovi, i cardinali e tutti i loro collaboratori, mentre fuori da quel piccolo stato regnava l'incertezza, la povertà dilagava nei quartieri di Roma infiammando il cuore dei ceti sociali più poveri.

Corrado afferrò il disegno per osservarlo meglio. “L'ho fatto io” disse Arianna alzando lo sguardo sull'uomo, “deve essermi caduto.”.

Sei piccola ma geniale!” le disse Corrado mandandole un sorriso. Infine si voltò verso il collega: “E' meglio separarci, ci metteranno più tempo a trovarci, visto che sanno che siamo in due e in compagnia di una bambina. Così li potremmo spiazzare!”.

Ottima idea” rispose Davide, “ma dove c'incontreremo?”.

A Villa Pamphili.”.

Erano riusciti a far perdere le tracce all'inseguitore, la calca di gente che avevano attraversato era stata d'aiuto. Eppure qualcosa non quadrava: un solo uomo che li pedinasse sembrava ridicolo per i mezzi che aveva a disposizione l'agenzia.

Avevano fermato un taxi, uno dei pochi che girava in quella zona della città, e lo avevano fatto quasi facendosi investire dall'auto. L'insegna sul tetto era spenta, perciò doveva essere fuori servizio.

Dico, ma volete farvi uccidere?” chiese l'autista affacciandosi solo dal finestrino. L'uomo osservò il tizio e la bambina, poi la scritta Taxi sul tetto si era accesa. “Lo faccio solo perché non voglio sulla coscienza quel viso d'angelo.” disse il tassinaro accostando l'auto.

Corrado e Arianna salirono sulla Fiat Multipla senza aggiungere altro. All'interno trovarono un clima caldo e accogliente, data la temperatura esterna molto rigida, che li costrinse almeno a sbottonarsi i cappotti.

Dove vi porto?” chiese l'uomo osservandoli dallo specchietto retrovisore.

Via Aurelia Antica, all'ingresso di Villa Pamphili.” rispose Corrado. I tre non si dissero altro, i due passeggeri erano immersi nei loro pensieri, mentre l'autista pensava a guidare fra le strade di Roma quasi sgombre dal traffico. Molti semafori emettevano la luce gialla ad intermittenza, quasi fossero consapevoli che non c'era traffico da regolamentare. La radio dava le ultime notizie su una delle proteste più violente che si ricordasse.

La voce del giornalista quasi urlava, pur di distinguersi fra la folla, mentre scoppi ed esplosioni dilaniavano le voci che scandivano gli slogan contro il governo.

Il corteo non è ancora giunto a Piazza del Popolo, mentre già si contano feriti fra le forze dell'ordine e i manifestanti.” disse la voce del cronista, “C'è un clima da guerra urbana mentre la gente sfila tra le transenne. Alcuni gruppi hanno tentato di sfondare il cordone che li seguiva, ne sono nati piccoli scontri e tafferugli. Le ambulanze che chiudevano il corteo sono intervenute per soccorrere i feriti, i contusi di questa guerra dei poveri, che forse non porterà a nulla di buono.”.

L'autista, dopo aver sentito le ultime parole del giornalista, cambiò canale. Osservò i due clienti dallo specchietto e fece un sorriso forzato. “Lo sa da quanto non faccio più programmi a lungo termine?” chiese a Corrado, “da quando è cominciato tutto questo. A cosa serve? Non so se domani sarò di nuovo al volante di un taxi, e ho due bambini che stanno crescendo in un mondo senza un futuro apparente.”. Poi tacque, mica pretendeva una risposta a quello che stava accadendo. Sorrise per le domande retoriche che si facevano da mesi a questa parte, domande a cui non c'erano risposte certe.

Corrado pagò dieci euro per la corsa, aggiungendone cinque per la mancia. Scesero davanti all'ingresso di Villa Pamphili.


Saryo alle 09:57 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
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lunedì, 06 luglio 2009

"21 dicembre 2012" (15° Parte)

Piazza Risorgimento era gremita di gente, neppure un solo autobus poteva attraversarla per dirigersi al capo-linea: due cortei bloccavano entrambi gli ingressi. La polizia, carabinieri e guardia di finanza attendevano gli ordini in tenuta anti-sommossa. Decine di mezzi circondavano la piazza, transenne e agenti impedivano a chiunque di dirigersi verso San Pietro. Diversi striscioni colorati venivano alzati e mossi come stendardi. Le scritte dicevano:

Il governo ci ha traditi! – Non abbiamo redditi per vivere, i prezzi sono alti e la vita non ha FUTURO!

Gli animi si stavano scaldando, come le parole che venivano urlate e scandite.

Non vorrai attraversare il corteo, spero!” disse Davide osservando quello che accadeva davanti a loro, “e non è un posto per una bambina, quello!”. Il tono era preoccupato mentre osservava un gruppo a volto coperto che si spostava all'interno della massa.

Adesso sono più preoccupato per quello che ci sta seguendo” rispose Corrado voltandosi indietro per un istante. Arianna camminava fra i due uomini e indossava un cappotto grigio, una sciarpa rosa pallido le copriva la bocca per le gelide folate di vento che sferzavano quel giorno.

Non l'avevo visto, ma chi è?” chiese senza rallentare il passo, poi chinò lo sguardo per assicurarsi che la bambina non fosse troppo stanca. Arianna si era accorta di essere osservata e gli lanciò un sorriso per rassicurarlo. La bocca era coperta dalla sciarpa, ma gli occhi sereni gli avevano mandato un segnale inequivocabile.

Non avevo mai assistito ad una cosa del genere” disse Arianna senza smettere di guardare la massa di gente che cominciava a spostarsi verso Via Cola di Rienzo. La protesta doveva seguire un percorso scortato dalle forze dell'ordine fino a Piazza del Popolo, per poi dirigersi verso i palazzi del Governo. Non c'erano macchine parcheggiate in quelle vie, solo transenne che dividevano i manifestanti dalle migliaia di poliziotti che li seguivano.

La manifestazione veniva monitorata da terra e dal cielo, attraverso tre elicotteri muniti di telecamere. Le centrali operative, dispiegate lungo il percorso, davano gli ordini su come muoversi. Tutti gli operatori della sicurezza erano muniti di scudi, caschi e oggetti per disperdere eventuali soggetti rivoltosi.

Il numeroso corteo, composto da uomini e donne di tutte le età, iniziò a defluire verso l'altra via attraversando prati e cemento, senza degnare di un solo sguardo i due uomini e la bambina. Urlavano alcuni slogan battendo le mani a tempo. Molti sguardi si girarono verso le forze dell'ordine che si limitavano ad osservarli. Per ora sembrava una protesta pacifica, ma c'era solo un esile filo che teneva legati gli animi dei manifestanti, e bastava molto poco per tranciarlo di netto. Tutti lo sapevano.

Dobbiamo passare dietro le ultime persone e far perdere le nostre tracce” quasi urlò Corrado per farsi sentire. L'inseguitore non sembrava in gran forma e Corrado l'aveva riconosciuto subito dagli abiti sgualciti e rovinati dal tempo. Avrebbe giurato anche che il suo alito sapeva di alcool o birra.

Cerchiamo di far perdere le tracce anche all'elicottero che ci controlla dall'alto” aveva aggiunto poi dando uno sguardo al cielo.

Davide scrutò in alto, notando un altro velivolo che si avvicinava a quello con i vetri oscurati. Qualcosa gli diceva che avrebbero avuto problemi a seguirli, perché stavano sorvolando una zona protetta dalla polizia, e dubitava che l'Agenzia che li stava seguendo, avesse avvisato di ciò che stavano facendo.

Ma sai dove potremmo rifugiarci, conosci un posto sicuro per la bambina?” chiese Davide prima di voltarsi indietro.

Il più lontano possibile da qui!”.


Saryo alle 09:22 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
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lunedì, 29 giugno 2009

"Tutto in una notte"

Chalet2Charles Evenmoore fu l'ultimo ad arrivare a destinazione, cioè allo splendido chalet di montagna che usavano ogni anno per fuggire dalle città. L'unico rumore era quello del motore dell'auto, che aveva spinto gli altri ad uscire da quella tana calda e accogliente.

“Pensavamo non arrivassi più” esordì Brigitte Colt raggiungendolo per un abbraccio. Alcuni lumi appoggiati agli scorrimano in legno si dimenavano per una folata di vento gelido e secco, ma in quel luogo non si stava poi così male, il freddo era differente da quello di città e l'aria era pulita e fresca.

“Non me lo sarei perso per nulla al mondo, questo incontro” rispose Charles ancora avvinghiato alla ragazza, poi chiuse la portiera della macchina. David Callbrun ed Eloyse Rupert attendevano pazienti dalla piccola veranda coperta dal tetto dell'abitazione.

“Ci vediamo una volta l'anno ma ti fai sempre desiderare, vero?”. La voce di David era sarcastica, come lo era la domanda.

“In effetti non credo di essere mai cambiato, è più forte di me. Mi piace che gli altri aspettino il mio arrivo.” rispose sorridendo, dopo averci pensato per qualche istante. Prima di salire i due gradini del patio, Charles si fermò ad ascoltare il silenzio del luogo. Il cielo era macchiato di stelle mentre la neve rifletteva la luce più tenue; il vento muoveva le cime più alte ed esili degli abeti che li circondavano. Inspirò un paio di volte a pieni polmoni quell'aria di dicembre.

“Felice di rivederti” lo accolse Eloyse con un abbraccio.

La porta di legno cigolò sui cardini, a parte quell'insignificante difetto, l'interno era come se lo ricordava: un ambiente caldo e accogliente. Un solo piano che conteneva tutto quello di cui potevano aver bisogno.

“Vino o birra?” chiese David afferrando una bottiglia e mostrando un barilotto di birra alla spina.

“Il vino è italiano, marca Illuminati d'Abruzzo, che è anche un ottimo vino per questo periodo!” aggiunse Brigitte afferrando la bottiglia. “Vogliamo che sia un venerdì speciale.”.

“Solo perché questa volta tocca a me cominciare?” chiese Charles spogliandosi del cappotto e cercando di sfoderare un sorriso smagliante.

“Può darsi!” disse Eloyse mettendosi seduta a tavola.

“Ragazzi non ho pensato a nessuna storia” ammise Charles osservando i loro volti, sperava solo che non ci rimanessero troppo male, sarebbe stata la sua prima volta presentarsi senza una storia da raccontare. Si mise seduto sulla panca, accanto all'amica, e si arrotolò le maniche della camicia azzurra: la temperatura dello chalet era piacevolmente calda. Nel camino, davanti al tavolo, scoppiettava della legna secca.

Optarono per la bottiglia di vino rosso, che si abbinava bene con della carne cotta alla brace, mentre i quattro chiacchieravano di quello che combinavano il resto dell'anno. Charles, l'oratore di apertura per i loro incontri, era piuttosto taciturno. C'era un'idea che non lo aveva mai abbandonato da un paio di giorni: per la verità si trattava di un sogno che lo aveva lasciato sgomento per molte ore, dato che era di un paio di notti fa.

“Forse riesco a salvare la mia faccia.” disse Charles, versando del vino nei quattro bicchieri. “Prosit!” e mandò giù un paio di sorsi. L'attenzione dei tre amici fu calamitata da quell'esclamazione inattesa.

“Comincia pure, allora” lo invitò David incrociando lo sguardo con il suo, “vediamo se riesci a spaventarci come hai sempre fatto.”.

“Sà di sfida!” s'intromise Eloyse.

La storia ha inizio in un albergo in cui si ritrovano molte persone, fra cui un certo Charles – che potrei non essere io – ma che è il personaggio principale.”.

“Cos'è una storia vera?” chiese Brigitte interrompendolo. Lui non si scompose, distogliendo lo sguardo dal bicchiere con ancora del vino dentro, quel colore rosso rubino gli aveva fatto ricordare...

“Non importa” disse, “comunque no, non credo sia una storia vera, o almeno...spero non lo sia.”.

Charles tornò a fissare intensamente quel colore.

Charles si osservò intorno, non appena aveva messo piede nella hall. Un tappeto rosso bordot ricopriva l'intero pavimento di quella stanza, e forse anche il resto della struttura. Soffice come la lana, non riusciva a sentire il rumore dei suoi passi.

Si guardò intorno osservando le persone, quei volti che non conosceva ma che erano lì come lui, senza uno scopo apparente. Poi si soffermò sull'arredamento non troppo antico, né moderno, ma che sembrava calzare con quel colore di sfondo.”.

Fece una pausa involontaria, forse cercando un filo conduttore a tutti quei pensieri che lo assillavano.

Si spostarono nella sala da pranzo, seguendo un cameriere che li condusse lì, senza dire una sola parola. Charles era in compagnia di altre cinque persone. Presero posto ad un tavolo rettangolare, occupandone solo la metà, vista la lunghezza esagerata. All'inizio nessuno disse una sola parola, erano gli sguardi che parlavano, l'imbarazzo per colui che avrebbe dovuto rompere gli indugi, rompere il ghiaccio.”.

Charles si sentiva osservato, non sapeva come, ma sentiva che tutti pendevano dalle sue labbra, dalle frasi che avrebbe pronunciato dopo. S'inumidì la bocca con un altro sorso di vino.

Qualcuno aveva chiesto dell'acqua, ma sul tavolo non c'era nulla, a parte una brocca colma d'acqua. Nemmeno un bicchiere da riempire.

<<Cameriere!>> chiamò qualcuno.

Charles si girò verso l'ingresso della sala sperando di vedere qualcuno attraversarlo, ma un'altra voce lo fece rigirare. <<Guardate la brocca!>> urlò una delle ragazze. Lui non vide nulla di anormale, solo la trasparenza del vetro e del liquido che era dentro. Qualcuno si era alzato di scatto, come spaventato da qualcosa, fu in quel momento che Charles vide il manico della brocca. Così rimase immobile a fissare quell'oggetto che ruotava da solo. La mente vuota, priva di pensieri, gli impediva di farsi delle domande, anche le più semplici.

<<Ma che diavolo sta succedendo?>> gridò qualcun altro. Charles fu scosso da un altro urlo quasi isterico, così seguì lo sguardo della ragazza che gli sedeva di fianco e vide...”.

“Se non dovesse piacervi non esitate a dirlo, potremmo passare ad un altra storia. Non mi offendo!” disse Charles osservando i tre amici.

“No no no, continua pure! Credo di parlare anche a nome di loro due” intervenne David. L'antipasto era finito, per la carne c'era ancora da aspettare. Si versarono ancora un po' di vino, così Charles ne aveva approfittato per bagnarsi la gola.

...la sedia vuota. Gli altri, che sedevano dalla parte opposta, si erano alzati per osservare meglio: le quattro zampe della sedia erano a cinque centimetri da terra, e questa stava ruotando lentamente di trenta gradi.

<<Direi di spostarci nella hall, tanto non credo che mangeremo qualcosa oggi, almeno parlo per me>> disse Charles al resto del gruppo. Gli altri si limitarono ad annuire senza togliere lo sguardo da quel curioso fenomeno.

Si alzarono in piedi e cominciarono a dirigersi da dove erano venuti, ma fecero mezzo passo che il gruppo si sparpagliò per la stanza. Aveva fatto ingresso una strana creatura a quattro zampe. Un cane, Charles lo riconobbe subito come Setter Inglese a pelo bianco e chiazze nere. Ma questo era un cane morto, solo che camminava verso di lui senza interessarsi degli altri.

Charles si pietrificò, sentiva il cuore pompare sangue velocemente, mentre gli occhi vitrei e opachi di quella cosa lo stavano fissando. L'odore che emanava era nauseabondo, quasi di uova marce. Le orecchie gli penzolavano come cartilagine secca, che si sarebbe staccata da un momento all'altro. Il cane ringhiò mostrando gli ultimi denti che gli rimanevano, mentre il dorso non si muoveva affatto, visto che era morto. Le costole erano visibili, come se la pelle volesse entrare nelle esili fessure.

Charles gli abbozzò un sorriso, o almeno tentò di farlo, per cercare di placare quel suono che emetteva. Prese coraggio e fece scivolare la mano aperta verso la testa della creatura. Toccò i peli bianchi del cranio, mentre altri ciuffi di peli si staccavano dalle zampe esili. Forse fu quel gesto amichevole, ma il suono – quella specie di ringhio – cessò di colpo.

Il cane si avvicinò alla sua gamba destra, come se cercasse un contatto fisico, amichevole, amorevole, forse dell'affetto. Charles tentò di sopportare quella puzza, quel cadavere che ora si stava strofinando sui pantaloni. E si dissolse nel nulla.

La stanza era vuota adesso, a parte Charles che tentava di capire cosa gli stava accadendo. Gli ospiti che erano con lui, sembravano aver seguito la sorte del cane.

Chiuse gli occhi per qualche secondo, cercando di non impazzire, infine li riaprì sgranandoli.”.

La carne era cotta. Mangiarono in silenzio mentre Charles si chiedeva se la storia fosse piaciuta davvero, oppure se i suoi amici non avessero il coraggio di dirgli che questa volta la sua storia non aveva fatto effetto su di loro. Eppure i ricordi che aveva dentro di sé erano così dannatamente reali.

Si sentì osservato, così tornò in sé e vide che tutti e tre stavano aspettando senza fare alcun commento.

Charles riprese a raccontare.

Aprì gli occhi e vide di trovarsi in un'altra stanza dell'albergo. C'era un letto con due donne sedute su una coperta rossa bordot, vicino alla finestra notò un uomo appoggiato al marmo interno e teneva le braccia incrociate sul petto. Stavano ridendo finché smisero, girandosi a guardarlo. Si sentiva un intruso, così tentò di scusarsi: <<Non mi ero accorto che nella stanza ci fosse qualcuno>> cercò di scusarsi, <<sapete di che è?>>.

Una delle donne, senza dire nulla, fece un gesto con il capo indicando l'attaccapanni appeso al muro. Charles vide un bastone da anziano, in legno scuro, il manico intarsiato formava una “L” con il resto del bastone. <<Grazie! E scusate per il disturbo!>> disse girandosi per uscire, ma uno strillo lo fece desistere.

Si girò verso le due ragazze e notò che una di esse aveva portato una mano alla bocca, l'altra fissava solo la parete, come anche l'uomo alla finestra. Ci risiamo, pensò Charles girandosi verso l'attaccapanni.”.

La pendola a muro fece dei rintocchi distraendo la mente del narratore. Segnava le 23 e 30. Mancava poco alla mezzanotte.

“Queste pause non mi piacciono” disse Eloyse osservando l'amico, “spero che vorrai finire la storia”. Charles si schiarì la voce con un colpo di tosse.

Il bastone si era sollevato dall'attaccapanni sotto gli occhi di tutti, finché scese quasi a toccare terra. Charles si fece coraggio e avanzò di un passo, poteva quasi sentire la paura che provavano gli altri tre, ma tentò di capire se c'era qualche trucco.

L'oggetto era immobile, sospeso in aria come se fosse legato a un filo invisibile. La mano di Charles si avvicinava tremante sopra al manico, non lo avrebbe toccato, ma l'avrebbe fatta passare sopra al bastone, solo per capire. Non sentì nulla, solo uno strano formicolio sulla pelle mentre passava a pochi centimetri dal legno. Nella stanza udirono un suono, quasi un ringhio, e ricomparve lo stesso cane della sala da pranzo. Gli occhi vitrei osservavano gli occupanti della stanza, finché si fermarono a fissare quelli di Charles.

Le due donne e l'uomo fuggirono cercando di trattenere le urla di orrore, mentre Charles capì che era tornato per lui. Questa volta la paura era minore e forse sarebbe riuscito anche a controllarla.

Il muso dell'animale si avvicinò alle sue gambe, mentre il ringhio risuonava fra le sue corde vocali quasi distrutte dallo stato in cui versava l'essere.

<<Ti chiamerò Rock!>> disse al cane, infine abbassò lentamente la mano sul cranio quasi senza peli. Charles riusciva a vedere le ossa del teschio, mentre aveva notato come la pelle si stesse disfacendo dal resto del corpo. Presto, Rock, sarebbe diventato un mucchio di polvere.”.

“Adesso potete insultarmi, se volete, perché la storia è finita.”.

Nessuno parlò, finché David disse: “E' da brividi, davvero. Non credo di averla capita fino in fondo, ma l'orrore è quasi palpabile. Mi chiedevo come ti fosse venuta in mente.”.

La pendola batté la mezzanotte, tutti e quattro si guardarono in faccia sorridendo. Eloyse esclamò: “Non è successo niente, il 21 dicembre 2012 era solo una frottola!”. Prese il bicchiere di vino e lo vuotò tutto di un fiato. Uno strano rumore li fece ammutolire. Qualcosa grattava alla porta.

Brigitte urlò, la mano sospesa vicino al collo della bottiglia mentre tutti osservavano l'etichetta. La bottiglia stava ruotando in senso orario, lentamente. Uno strano ringhio proveniva dall'esterno dello chalet, mentre quel rumore, un ringhiare sommesso, non cessava affatto. Finché non lo udirono provenire da tutte le pareti della casa.


venerdì, 26 giugno 2009

"21 dicembre 2012" (14° Parte)

Corrado sbirciò fuori dall'ufficio, teneva la pistola in pugno stretta alla gamba destra, carica e pronta all'uso. “Seguitemi” bisbigliò richiudendosi la porta dietro di sé, dopo che erano riusciti a mettere sui cardini quello che restava dell'ingresso. Un foglio di giornale planò verso i due uomini e la bambina, trasportato da un vento gelido che penetrava fin dentro le ossa.

Il governo è pronto ad accogliere i disoccupati, si pensa ad allestire diversi campi con tende e roulotte per coloro che non possiedono più una casa.

Davide lesse il titolo dell'articolo, anche se questo era vecchio di un paio di giorni. Da tempo si vociferava in rete una cosa del genere, attraverso interviste con politici influenti, o esperti di crisi economiche, eppure sembrava un argomento da libri di fantascienza.

Corrado strattonò il collega riportandolo al presente: “E' meglio muoverci a piedi, se usassimo l'auto saremmo rintracciabili facilmente”, spiegò procedendo lungo Via di Borgo Pio. Un rumore sinistro lo interruppe, fu quasi uno sparo che l'eco trasportò fino a loro. Il rumore dell'elicottero li seguiva da lontano.

Corrado afferrò la mano della bambina, prima di attraversare uno degli incroci che conducevano verso Piazza Risorgimento. La guardò negli occhi tentando di fare un sorriso: “Sei pronta a fare una bella corsetta? Devi pensare a quando giocavi con gli altri bambini, senza mai voltarti indietro” le disse per non spaventarla.

Arianna alzò lo sguardo sull'uomo e gli sorrise di rimando: “Andrà tutto bene!” si limitò a dire lei, “Non ci prenderanno.”.

Attraversarono l'incrocio senza incontrare nessuno, mentre un boato di voci e urla si facevano più intensi. Alcuni spari lontani spezzavano quelle urla di violenza ed era facile capire di cosa si trattasse. “Lacrimogeni!” sentenziò Corrado, “prendete questi fazzoletti umidi, vi aiuteranno a respirare.”.

* * *

La porta si spalancò sbattendo contro la parete, una parte dell'intonaco cadde in terra. Alcuni fasci di luce penetrarono l'oscurità dell'abitazione: gli uomini armati di mitra Mp – 5 con mirino laser fecero ingresso sparpagliandosi nel locale.

Libero!” disse il primo ad entrare mettendosi vicino al muro. Il fascio di luce puntava a terra, su centimetri di polvere posata da tempo.

O qui ci vive una famiglia di spettri, oppure l'informatore ci ha mentito!”, disse spingendosi verso l'angolo cottura. Sopra un tavolo rotondo posizionato vicino alla finestra c'era congegno con un led verde che lampeggiava.

Squadra Alpha a base, il pacchetto non c'è, ripeto: il pacchetto non è al suo posto! Procedete con la pulizia!”, l'auricolare gracchiò finché giunse la risposta: “Procediamo con la pulizia!”.

Un cecchino posizionato sopra il tetto di un edificio abbassò la canna del suo Remington 700, dal mirino riusciva a vedere chiunque passasse nelle vicinanze, anche se quelle zone di Roma erano deserte in quel momento.

Ho il soggetto nel mirino! Chiedo conferma per la pulizia!”.

Affermativo, l'ordine è confermato. Nessun testimone!”.

Un boato echeggiò nei pressi della piccola piazza, Hans non si era accorto di nulla ma si era portato la mano all'altezza del cuore, percependo un liquido caldo che gli fuoriusciva bagnando gli abiti, finché cadde a terra senza vita.


Saryo alle 09:08 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
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giovedì, 04 giugno 2009

"21 dicembre 2012" (13° Parte)

Hans uscì dall'ufficio dell'O.M.P.B.I. guardandosi intorno, Borgo Pio era libera, sgombra da turisti e da passanti, un'immagine che ci voleva del tempo per essere assorbita. Un paio di macchine parcheggiate rendevano il luogo meno triste e desolato. Tirò fuori dalla tasca un oggetto più piccolo di un pacchetto di sigarette e premette un pulsante, un led verde cominciò a lampeggiare.

Ho il segnale, ma è fuori dalla mia portata! Non si trova nel perimetro prestabilito!”, disse il capo della squadra Alpha.

Attendi la luce verde!” ribadì una voce negli auricolari.

L'elicottero volteggiava sulla zona di Borgo, da quell'altezza riusciva a controllare tutte le vie che s'intersecavano con l'edificio obiettivo, anche se ancora non era conosciuta la zona d'intervento.

Due furgoni scuri, anonimi, con tanto di vetri oscurati, attendevano parcheggiati in una via adiacente alla piazzetta in cui si presumeva fosse l'obiettivo per l'attacco. Le squadre Beta e Delta attendevano con pazienza l'ordine d'intervento. Gli uomini all'interno erano abituati ad aspettare l'ordine diretto, gli sportelli che si aprivano, le zone di sicurezza da coprire. Simulazioni coordinate fatte e rifatte fino alla nausea. I capi – squadra sarebbero stati i primi a scendere, a toccare l'asfalto con le suole degli scarponi.

L'uomo barcollava vistosamente per il trattamento che aveva subito, tuttavia tirò dritto con dignità verso un'altra via che avrebbe fatto al caso suo. Conosceva bene quel dedalo di piccole vie intricate l'una con l'altra: ci aveva vissuto per due anni.

Si sta muovendo!” disse una voce agli apparecchi fissati ai caschi delle unità pronte a muoversi.

Ci siamo quasi!” ribadì un'altra, “lo seguo dal monitor di controllo!”.

Hans girò a destra per una via parallela a Borgo Pio, che portava fino a una piazza più grande in cui c'era l'ingresso di un'università. Varcò quello spiazzo studiando le finestre che si affacciavano in quel luogo. Finestre serrate per il freddo e protette da solide sbarre anti intrusione. Nella mano destra stringeva quel piccolo oggetto che emetteva un lieve e sonoro Bip.

Doveva fare in fretta, altrimenti lo avrebbero potuto intercettare.

Hans guardò in terra in cerca di un oggetto che facesse al caso suo: vicino a due alberi piantati fra una distesa di sampietrini c'erano cartacce, rifiuti abbandonati da tempo. Roma sta andando in malora, gli affiorarono alla mente le frasi dette dai vecchietti della zona. Negli ultimi mesi le infrastrutture di base avevano cessato i servizi di manutenzione, lasciando che cassonetti e secchi della spazzatura diventassero colmi di sporcizia fino all'orlo. Alcune zone della capitale erano più sporche di altre.

L'uomo si chinò a terra, quel movimento gli aveva provocato una fitta alla schiena, ma strinse i denti e afferrò un sampietrino calcolandone il peso. Mirò a una finestra vicino all'ingresso della piazza, fracassandone il vetro. L'abitazione era abbandonata da tempo.

Si affacciò all'interno scrutando nell'oscurità, poi afferrò il segnalatore lanciandolo su un tavolo rotondo che aveva intravisto.

Luce verde, ripeto: Luce Verde! Squadre Beta e Delta...entrate in azione! L'obiettivo è cambiato, seguite le nuove coordinate, fate irruzione e prendete il pacchetto! Nessun testimone!”.

Saryo alle 18:33 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
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lunedì, 25 maggio 2009

"21 dicembre 2012" (12° Parte)

La barba dell'uomo era intrisa di sangue, quasi secco, ma non aveva fornito una sola risposta alle domande che gli erano state fatte. Piagnucolava a volte, quasi volesse liberarsi di quello che portava dentro. La pazienza di Corrado stava per venire meno.

Per chi lavori!” urlò Corrado afferrando le tronchesi dal tavolo.

Lasciate che ci provi io” disse Arianna con la sua vocina esile, dolce.

Corrado si era girato verso di lei, mettendosi in ginocchio all'altezza del suo viso: “Non dovresti assistere a queste cose. Non sono cose da...sentire, né da vedere” le disse.

Arianna superò Corrado avvicinandosi all'uomo legato. Occhi negli occhi lo scrutava in silenzio, nessuno era intervenuto per fermarla.

La bambina rimase in quella posizione per diversi minuti, l'uomo non si oppose a ciò che stava avvenendo. Sembrava accettarlo.

Non è solo” disse Arianna in tono convinto, “agiscono in due, un altro senza casa...credo sia un polacco”.

La bambina tornò ad osservare il suo volto in silenzio, corrucciò le sopracciglia, si concentrò. “Sei pronto a seguirmi?”.

Il tizio strinse le labbra fissandola negli occhi. Sembrava essere nato una specie di legame fra i due, qualcosa di particolare che aveva avuto la scintilla da Arianna. La bambina era speciale, con il tempo lo avrebbe dimostrato ancora.

Un nuovo rumore attirò la curiosità di Corrado, era quello tipico di pale e rotori che girano vorticosamente: un elicottero volteggiava sopra Borgo Pio, forse ad una ventina di metri dai tetti degli edifici.

Spostò le tende per osservare la piazzetta deserta e, in alto, vide un elicottero nero e i portelli laterali aperti. Due corde furono calate fino al tetto di un palazzo. “Temo che avremo visite” disse Corrado senza staccare gli occhi da ciò che ne stava uscendo.

Davide afferrò il collo di Hans con una stretta morsa, finché l'uomo iniziò a rantolare. Gli occhi vagavano in cerca della bambina, o un appiglio per difendersi.

Corrado aveva visto anche troppo e sapeva di quale reparto facevano parte quegli uomini. I cecchini si erano calati sopra l'edificio, armati con un Remington – 700 e muniti di visore diurno e notturno. Non stavano affatto scherzando: sparavano per uccidere e non facevano prigionieri.

Il collega allentò la morsa, l'uomo ricominciò a respirare riprendendo il colore naturale della pelle. “Allora li hai condotti fino a noi?” chiese quasi urlando.

Hans riprese fiato.

Non possiamo ucciderlo!” disse Corrado al collega, poi spostò la sua attenzione su Hans: “Non vuoi che accada, vero?”. La domanda non gli aveva lasciato respiro, le risposte potevano essere solo due.

Ascoltami!” disse Corrado afferrando il prigioniero per la maglia, “non devono scoprire questo posto! Devi depistarli!”. Il tono della sua voce non era mai stato così serio, almeno da quanto Davide ricordasse.

Hans annuì con un gesto.

Cinque cecchini scesero lungo le corde fissate all'elicottero, i fucili legati dietro le spalle. La divisa scura era comoda, confortevole, prodotta per essere indossata anche se chi la portava doveva stare nella stessa posizione per ore. I caschi neri, auricolari per comunicare qualsiasi comunicazione, erano oggetti standard per le Agenzie Non Governative.

Squadra Alpha attestata e in attesa!” disse uno di loro prima di inquadrare la piazza nel mirino del fucile. “Attendo Luce Verde!”. L'auricolare gracchiò finché una voce gli disse di attendere l'ordine successivo.

L'uomo alzò il pugno della mano destra, gli altri presero posto ai tre angoli ancora liberi.


Saryo alle 09:07 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
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martedì, 19 maggio 2009

"21 dicembre 2012" (11° Parte)

Qualsiasi cosa accada, dobbiamo restarne fuori!” disse Corrado. Non era un motto a cui aderire, ma un modo di vivere. Mai schierarsi con alcun fronte. Mai!

Corrado si alzò in piedi lasciando che la bambina proseguisse a disegnare, chiudendosi nel suo mondo di fantasia – e ne aveva molta di fantasia – mentre voleva spiegare a Davide cosa sarebbe successo di lì a poco.

I tempi sono maturi, temo.”.

Per cosa?” chiese Davide.

Le manifestazioni diventeranno sempre più accese, le contestazioni più violente. Le frange estreme stanno richiamando più adesioni, l'odio monta e la povertà cresce. Il governo italiano, è solo questione di tempo, approfitterà della situazione instabile per imporre lo stato di Legge Marziale.”.

Davide non disse nulla, limitandosi ad annuire con il capo.

L'itinerario della manifestazione era stato reso pubblico dai media: Piazza Risorgimento doveva essere il luogo d'incontro di una parte che aderiva alla protesta. Le urla della gente venivano scandite dal battito delle mani. Alcune persone stavano passando vicino all'ingresso del loro ufficio e, Corrado e Davide, udivano rumori di schianti, vetri infranti e sirene di antifurto che cominciavano a suonare. Non si dissero nulla, restando in ascolto dietro la porta d'ingresso.

Un colpo alla porta fece trasalire entrambi: i battenti robusti non avevano ceduto al primo colpo. Arianna si era allarmata, precipitandosi vicino ai due uomini.

E' un barbone!” disse con voce che le tremolava.

Un altro colpo si abbatté contro la porta.

Davide si girò a fissare la bimba, chiedendosi come diavolo facesse a saperlo. Corrado attraversò il soggiorno, aprì un cassetto della credenza ed afferrò una pistola semi – automatica avvolta in un tessuto bianco. Scarrellò caricando il colpo in canna. Aveva uno sguardo preoccupato.

La porta subì l'ennesimo colpo, i due battenti vennero in avanti facendo entrare uno spiraglio di luce. I tre erano in balia di loro stessi, in giro non c'era nemmeno una pattuglia di polizia che potesse intervenire in loro aiuto.

Occupati della bambina!” disse Corrado quasi urlando.

L'ingresso fu quasi scardinato, mentre s'intravedeva il volto del tizio che voleva entrare in casa. La puzza di birra si poteva sentire anche da lì, mentre l'aggressore urlava frasi in un italiano stentato. Il volto era magro, quasi deperito, con una folta barba marroncina che gli scendeva oltre il mento. La voce...qualcosa di sgradevole e acuta. Doveva essere un tedesco trapiantato a Roma da un paio d'anni.

Sono Hans! Consegnatemi la bambina!”.

Questa volta l'uomo colpì la porta a spallate e le due ante erano entrate all'interno quel poco che gli permettesse di osservare l'interno.

Vieni qui, piccolina!”. Poi gli uscirono delle risate quasi isteriche.

Corrado tolse le esili catene che ancora reggevano la porta d'ingresso e attese che l'uomo colpisse per l'ultima volta. Si ritrovarono faccia a faccia per un solo istante, poi Corrado lo colpì in faccia con il calcio della pistola, l'uomo crollò in terra in un sussulto.

Allora, cosa vuoi da noi?” chiese Corrado al tizio seduto sulla sedia. Lo avevano legato allo schienale impedendogli di muoversi. Arianna stava seduta sul divano senza che potesse vedere ciò che stavano facendo, ma poteva solo udire. Avevano chiuso le tende e la stanza era piombata in una inquietante semi – oscurità. Sul tavolo della cucina giacevano in bella mostra alcuni arnesi: un paio di pinze, tronchesi, un cacciavite e un piccolo martello.

Hans sputò in terra, quasi colpendo la scarpa di Davide. Alzò lo sguardo in segno di sfida.

Saryo alle 18:44 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
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giovedì, 14 maggio 2009

"21 dicembre 2012" (10° Parte)

Tornado nel deserto

Davide rimase solo in casa con Arianna. Non si sentiva a disagio con la nuova ospite, ma sapeva di non avere molta esperienza con i bambini.

Posso avere un po' di latte?” chiese la piccola seduta sul divano del soggiorno, alcune abatjour illuminavano le pareti piene di quadri. I tappeti che ricoprivano il pavimento, rendevano l'ambiente silenzioso e confortevole.

Un po' di latte? E perché no?”. Si alzò dal tavolo ed aprì il frigorifero: Corrado aveva pensato a tutto, riempiendolo per tutte le esigenze che potessero affrontare. Versò del latte freddo in due capienti bicchieri, mentre continuava a dare un'occhiata al video del portatile. Alcune icone lampeggiavano negli Usa, precisamente in California.

La cosa lo aveva incuriosito, l'icona era rappresentata da un cerchio rosso raffigurante una sorta di fiamma.

Una serie di incendi dilaniano la California - 30.000 sono al momento gli sfollati. Migliaia di ettari sono stati distrutti dalle fiamme, il vento, che soffia a 80 km/h, impedisce ai vigili del fuoco di arginare le fiamme.

Come è successo in Australia qualche mese fa” disse Arianna, afferrando il bicchiere colmo di latte dal tavolo.

Davide rimase perplesso, non sapeva se continuare ad osservare il video, oppure girarsi verso la bambina.

Non devi avere paura di me” gli disse, come se avesse percepito quello che passava nella mente del suo protettore. “Siamo come voi, solo che noi abbiamo dei doveri verso l'umanità!”.

Siamo?” chiese Davide, spostando lo sguardo dal video al viso della bambina. Aveva sei anni e sembrava averne di più per come esponeva certi concetti.

Bambini Indaco, pensò l'uomo fissandola negli occhi. Prese il bicchiere e bevve due sorsi di latte. “Non ho paura di te, ci mancherebbe, solo che non riesco a...”

Imparerai con il tempo!” rispose sedendosi sul divano. Indossava un paio di jeans e una camicetta rosa che le stavano benissimo, i lunghi capelli biondi erano legati in due trecce che le ricadevano dietro la schiena. L'espressione era spesso spensierata e sorridente. “Potresti passarmi quel block-notes e una matita? Mi piace disegnare.”.

Davide le passò l'occorrente senza battere ciglio, quasi vergognandosi di non averlo fatto prima: a tutti i bambini piace disegnare. Ma quando torna Corrado? si chiese mentre tornava a fissare il video sul tavolo.

Arianna disegnò un otto orizzontale, colorandolo poi con una matita verde. “Sai cosa vuol dire questo simbolo?” gli chiese avvicinandosi.

Davide ci pensò qualche istante, poi rispose: “Presumo sia il segno dell'infinito.”.

Potrebbe avere anche quel significato, ma per noi è il simbolo del cambiamento” rispose.

Cambiamento...” ripeté, come se stesse valutando di fare una domanda per chiarire quel concetto.

Un cambiamento che avverrà in questi tre anni.”. Arianna si abbandonò sul divano, dondolando le gambe che non arrivavano a toccare il pavimento, “a dire la verità, questo cambiamento è già iniziato l'anno scorso.” volle precisare.

La porta dell'appartamento si aprì facendo entrare polvere e qualche foglia. La figura di Corrado comparve dalla penombra dell'ingresso, richiudendosi dietro di sé la porta. “Questo ventaccio quasi mi si portava via” esordì togliendosi il cappotto.

Allora! Avete cominciato a fare conoscenza?” chiese a tutti e due spostandosi verso la cucina.

Certo! Ho scoperto che Arianna è una bambina molto preparata...ma mi chiedevo se avesse nostalgia dei suoi genitori.”.

Di mio nonno” disse la bimba senza staccare gli occhi dal foglio.

Lo sai che stiamo vivendo in un momento molto particolare, vero Arianna?” chiese Corrado inginocchiandosi davanti al divano. I suoi occhi incrociarono quelli di lei, la voce dell'uomo voleva essere rassicurante. Alcune voci risuonavano dall'esterno dell'abitazione, trasportate dal vento, quasi sibili irriconoscibili.


Saryo alle 15:39 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
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