"Io, Katy e Lupo" (20° Parte)
Tom guardò il quadrante dell'orologio, per capire quanto ancora mancasse. L'anomalia fisica, quella presenza impalpabile che spesso i Dreamer incontravano nei sogni, fra poco avrebbe fatto ingresso. Ma a loro non interessava l'Entità, alle sue mosse ci avrebbero pensato successivamente.
Donovan e Lucy si alzarono dalle sedie, spostandosi verso l'interno del terreno, così non avrebbero intralciato il lavoro dei tecnici. Tom era preso a guardare gli schermi, tentando di vedere bene il numero della targa.
“Non sono convinta che andrà tutto bene” disse Lucy, ogni tanto guardava verso i cespugli dove intravedeva gli uomini sotto il comando di Tom Loud, quasi fermi alle postazioni.
“Se lo dici tu, che ne sai più di me.” rispose Donovan. Il ragazzo portò la mano sinistra sulla sua spalla destra, quasi in maniera distratta, poi chiese: “Cosa ne pensi Katy?”.
“Chi è Katy?” chiese Lucy. Lupo era rimasto vicino alle sedie, sempre a terra, ma qualcosa gli aveva fatto alzare la testa; cominciò ad annusare l'aria. Corse subito da Donovan.
“Ho sentito qualcosa, poco fa. Non sono affatto tranquillo!” disse Lupo al ragazzo.
“Deve essere appena passata la Morte!” disse Donovan.
Lucy Carpet fece una strana espressione, cercò di capire cosa intendesse Donovan e si chiese come riuscisse a capire certe cose. Donovan la guardò negli occhi e capì che Lucy era interdetta.
“Va bene, voglio confidarti alcune cose, ma non dovranno mai uscirti di bocca, chiaro?”, guardò la sua espressione seria e decise di vuotare il sacco. “Con me c'è sempre una presenza” esitò, ma ormai non poteva più tornare indietro, “si chiama Katy e non è visibile a occhio nudo, ma solo attraverso degli occhiali che hanno Mark e Tom.”.
Lucy non disse nulla, ma era curiosa di sentire il resto.
“E Lupo, il mio cane, parla con me.”.
Lucy sorrise appena, forse pensando che Donovan la volesse prendere in giro. “Posso capire della presenza di Katy” gli disse, “ma dici sul serio che il tuo cane...”.
“Non sto scherzando! Lupo parla come riesci a farlo tu, o io, o Tom, o qualsiasi altra persona.”. Donovan prese Lucy per la spalle, portandola più vicino a sé, occhi negli occhi. “Non lo sanno nemmeno loro, di Lupo” le disse guardando verso Tom e gli altri tecnici, “fai in modo che continuino a non saperlo, finché non deciderò di dirglielo io.”. Donovan non era mai stato tanto serio come in quella occasione.
“Va bene” disse la ragazza, “non dirò niente a nessuno. Ma ancora non riesco a crederci.”.
Lupo annusò i vestiti di Lucy, finché si mise seduto a fianco di Donovan: “Potevi anche evitare di raccontarle di me, tanto nemmeno ci crede.”.
“Meglio così!” disse Donovan.
“Ti ha detto qualcosa?” chiese Lucy.
“Chi...”.
“Il tuo cane, ti ha detto qualcosa?”.
“Che tu non credi.”.
Ho sentito anche io una presenza, ma non è stato...come a casa di John Duly, disse Katy. Donovan si girò verso Lucy, aveva delle domande in mente, e forse lei poteva essere la persona adatta per fargliele.
“E' mai successo, in uno dei tuoi sogni, che una presenza non fosse proprio la morte?”. La ragazza ci pensò per qualche istante, sondando ricordi su ricordi: “E' successo che sono venuta a contatto con presenze basse, che non pensavano solo a fare del male. Erano situazioni complicate, perché?”.
“Andiamo da Tom, perché credo che nulla è come sembra. Dobbiamo rivedere i nostri piani.”.
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