"Io, Katy e Lupo" (29°-30° Parte)
Su una parte di pontile è stata costruita una tribuna, non capiente come quelle che si vedono negli stadi, ma capace ci contenere decine e decine di persone. Sembra che sia quasi tutto pronto per la gara: i motoscafi sono stati messi in acqua, i tecnici delle squadre stanno finendo gli ultimi controlli.
Mi avvicino per capire, attraverso i corpi delle persone ma, quando posso, cerco di evitare: la maggior parte delle volte la gente non si accorge di nulla, qualcuno, però, è più sensibile di altri e si gira nella mia direzione. Che strana sensazione!
Sento qualcuno che urla fra il rombo dei motori: “Chi siete! Cosa state facendo al mio motoscafo!” sbraita un uomo che indossa una tuta arancione sbiadito. Credo sia uno dei piloti. La scena mi incuriosisce e mi avvicino. Il motoscafo è rosso e, sulla carena, porta la pubblicità della Coca Cola. Il numero 13 mi colpisce come un pugno allo stomaco: sono sicuro di aver trovato il mio uomo, così mi avvicino e leggo la scritta che porta sulla schiena. Immagino si chiami Borys Mc Kanzie.
Le due persone si voltano per rispondergli e gli mostrano due distintivi che non avevo mai visto. Si scusano per non aver avvisato del controllo tecnico ai motori. Il pilota si calma e aspetta che si allontanino, poi finisce il controllo dei due motori fuori bordo.
I tecnici lo aiutano fino al tempo limite, finché una sirena annuncia che mancano cinque minuti allo start e che tutti devono lasciare che i motoscafi si mettano in linea. Non so perché ma sento l'ansia crescere. Sembra quasi che non debba succedere niente e, a malapena, ho scoperto chi sia la persona che devo salvare questa volta.
Le persone si radunano sul pontile per assistere alla gara, sono quasi le 13:00 e io sono ancora nell'ipotetico futuro. Spero solo che tutto fili liscio.
Un grande display mostra a tutti quanto manchi, sul pontile ci sono centinaia di persone, dislocate in maniera omogenea e attendono tutti la partenza.
Il timer si azzera e un forte sparo supera il brusio degli spettatori, che poi viene sopraffatto dal rumore dei motori. L'acqua del lago s'increspa, quasi fosse schiuma di una birra appena versata in un boccale e le onde, scaturite dai motoscafi, raggiungono subito la riva.
Osservo con attenzione il motoscafo n° 13, che mi sembra essere in quinta posizione mentre raggiunge la prima boa. Appena la supera salta in aria, decine di pezzi della carena galleggiano nell'acqua mossa, fra le onde che si disperdono. Non esiste più nulla di Borys Mc Kanzie!
* * *
“Donovan! Donovan, svegliati!” disse Lupo seduto accanto al suo letto. Il ragazzo aprì gli occhi all'improvviso, tanto che il cane indietreggiò di qualche passo. “Giuro che non ti sveglierò più così, me la sono quasi fatta addosso!” continuò Lupo osservando il suo sguardo, “Ma, anche se parlo, non riesco ancora ad aprire le porte...e Katy non mi è di nessun aiuto.”.
Donovan non riuscì a sorridergli perché era troppo scosso dal sogno, aveva ancora in testa quell'esplosione, le schegge e i detriti che volavano disperdendosi. E gli altri motoscafi che finivano sulla riva più vicina, e le urla di panico della gente sul pontile, famiglie intere che finivano in acqua, gente che spingeva pur di fuggire a scapito di altri.
Rabbrividì, poi tornò a guardare il suo cane che stava scodinzolando e Katy che gli sussurrava: Tutto a posto, adesso il sogno è finito e tu sei di nuovo nel presente.
Donovan si cambiò in fretta, fece uscire Lupo per fare i suoi bisogni e vide gli uomini vestiti in nero appostati come li aveva visti nel sogno.
“Cazzo! Devo avvisare subito Tom!” disse Donovan ad alta voce.
(30° Parte).
Tom Loud era già fuori casa, ma non era solo: con lui c'erano Samantha Green e Juliet Crazy e, una di loro, stava piangendo. Donovan non li avrebbe voluti disturbare, ma la gara avrebbe avuto inizio fra poche ore.
Lupo capì la situazione, percepì l'incertezza di Donovan, così abbaiò una paio di volte e Tom li vide.
“Tutto a posto?” chiese Tom a Donovan, lui li raggiunse e, dalla faccia che aveva Donovan, Tom capì che non era tutto filato liscio. “Che giornataccia!” mormorò Tom Loud.
Si misero seduti in veranda e Tom gli concesse cinque minuti per spiegare il suo sogno, chi dovessero salvare e le probabili modalità.
Juliet e Samantha non se ne erano andate, ma avevano ascoltato con attenzione quello che doveva dire il ragazzo, Lupo gli sedeva accanto e si guardava intorno, però aveva sentito tutto.
Tom Loud si prese qualche minuto per pensare. Possedeva una mente elastica, allenata a qualsiasi problema gli si fosse presentato, risolvendo tutto nel migliore dei modi, ma quel giorno...
Prese carta e penna e fece uno schema del Sogno Incrociato delle Dreamer. Sarebbe avvenuto quel giorno, dopo quasi un'ora dall'incidente del motoscafo: la tempistica degli eventi è sempre stato un problema per l'Agenzia e, i soggetti coinvolti, avevano la priorità su tutto.
“Avverrà sull'Interstatale 121, giusto?”, le due ragazze annuirono, così Tom continuò: “La causa principale sarà una macchia d'olio che farà sbandare una motrice e un rimorchio di carburante esattamente qui” e scrisse il chilometro 09 e 200 metri. Le due Dreamer erano la 2° e la 9°.
Donovan inarcò un sopracciglio per quanto la cosa lo sorprendesse, anche se accadeva la stessa cosa a lui.
“Da questo lato della strada arriverà un autobus di linea, con trentacinque persone a bordo. La targa è 0902, giusto?”. Entrambe confermarono i dati detti da Tom.
“Trentacinque morti” mormorò Tom, “poi c'è l'incidente al lago”, si fece due conti a mente, sia degli uomini a sua disposizione, che dell'attrezzatura.
“C'è dell'altro” disse Juliet, “durante il sogno non eravamo sole, ma c'erano degli uomini sul luogo dell'incidente.”.
“E non erano lì per caso.” aggiunse Samantha.
Tom Loud si alzò con il cellulare in mano per fare una chiamata, non gli importava se i tre ragazzi sentissero le sue parole, così attese che Mark rispondesse.
“Mark, siamo su una linea pulita?” chiese, attese qualche istante udendo un segnale simile a quello del fax, poi gli spiegò i due sogni, le tragedie che stavano per accadere a Park Lake City. Il tono che usava Tom era tutt'altro che calmo, il timbro di voce era insicuro. Mark Collins gli chiese cinque minuti di tempo per organizzare tutto e per chiamare le alte sfere dell'Agenzia.
* * *
Il telefono di Tom Loud squillò e lui prese carta e penna, sedendosi al tavolo della veranda. Gli uomini di guardia avevano capito che c'era qualcosa che non andava, ma non si erano permessi di chiedere nulla.
Tom Loud scrisse una lista.
Un satellite militare di monitoraggio e guida di calore, l'Agenzia N.S.A. (National Security Agency) era disposta ad usarlo per loro.
Due squadre Swat, un furgone con dell'attrezzatura.
Una squadra di artificieri.
Un prototipo dell'elicottero Elephant Ch47, un elicottero militare da trasporto con doppia pala.
Un distaccamento del F.B.I. Nucleo Anti Terrorismo (due squadre).
Supporto aereo con due Caccia F 16 dell'Areonautica Militare.
Supporto Logistico con Ricevitori e Ripetitori.
La scorta della Polizia di Contea.
Una squadra della Divisione Medica capeggiata da John Duly.
Tom Loud scrisse tutto e rimase perplesso: “Stanno già terminando i preparativi?” chiese a Mark per conferma. “Ho capito!” e chiuse la comunicazione.
I tre ragazzi si guardarono meravigliati.
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