domenica, 29 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (29°-30° Parte)

(29° Parte).

Su una parte di pontile è stata costruita una tribuna, non capiente come quelle che si vedono negli stadi, ma capace ci contenere decine e decine di persone. Sembra che sia quasi tutto pronto per la gara: i motoscafi sono stati messi in acqua, i tecnici delle squadre stanno finendo gli ultimi controlli.

Mi avvicino per capire, attraverso i corpi delle persone ma, quando posso, cerco di evitare: la maggior parte delle volte la gente non si accorge di nulla, qualcuno, però, è più sensibile di altri e si gira nella mia direzione. Che strana sensazione!

Sento qualcuno che urla fra il rombo dei motori: “Chi siete! Cosa state facendo al mio motoscafo!” sbraita un uomo che indossa una tuta arancione sbiadito. Credo sia uno dei piloti. La scena mi incuriosisce e mi avvicino. Il motoscafo è rosso e, sulla carena, porta la pubblicità della Coca Cola. Il numero 13 mi colpisce come un pugno allo stomaco: sono sicuro di aver trovato il mio uomo, così mi avvicino e leggo la scritta che porta sulla schiena. Immagino si chiami Borys Mc Kanzie.

Le due persone si voltano per rispondergli e gli mostrano due distintivi che non avevo mai visto. Si scusano per non aver avvisato del controllo tecnico ai motori. Il pilota si calma e aspetta che si allontanino, poi finisce il controllo dei due motori fuori bordo.

I tecnici lo aiutano fino al tempo limite, finché una sirena annuncia che mancano cinque minuti allo start e che tutti devono lasciare che i motoscafi si mettano in linea. Non so perché ma sento l'ansia crescere. Sembra quasi che non debba succedere niente e, a malapena, ho scoperto chi sia la persona che devo salvare questa volta.

Le persone si radunano sul pontile per assistere alla gara, sono quasi le 13:00 e io sono ancora nell'ipotetico futuro. Spero solo che tutto fili liscio.

Un grande display mostra a tutti quanto manchi, sul pontile ci sono centinaia di persone, dislocate in maniera omogenea e attendono tutti la partenza.

Il timer si azzera e un forte sparo supera il brusio degli spettatori, che poi viene sopraffatto dal rumore dei motori. L'acqua del lago s'increspa, quasi fosse schiuma di una birra appena versata in un boccale e le onde, scaturite dai motoscafi, raggiungono subito la riva.

Osservo con attenzione il motoscafo n° 13, che mi sembra essere in quinta posizione mentre raggiunge la prima boa. Appena la supera salta in aria, decine di pezzi della carena galleggiano nell'acqua mossa, fra le onde che si disperdono. Non esiste più nulla di Borys Mc Kanzie!

* * *

Donovan! Donovan, svegliati!” disse Lupo seduto accanto al suo letto. Il ragazzo aprì gli occhi all'improvviso, tanto che il cane indietreggiò di qualche passo. “Giuro che non ti sveglierò più così, me la sono quasi fatta addosso!” continuò Lupo osservando il suo sguardo, “Ma, anche se parlo, non riesco ancora ad aprire le porte...e Katy non mi è di nessun aiuto.”.

Donovan non riuscì a sorridergli perché era troppo scosso dal sogno, aveva ancora in testa quell'esplosione, le schegge e i detriti che volavano disperdendosi. E gli altri motoscafi che finivano sulla riva più vicina, e le urla di panico della gente sul pontile, famiglie intere che finivano in acqua, gente che spingeva pur di fuggire a scapito di altri.

Rabbrividì, poi tornò a guardare il suo cane che stava scodinzolando e Katy che gli sussurrava: Tutto a posto, adesso il sogno è finito e tu sei di nuovo nel presente.

Donovan si cambiò in fretta, fece uscire Lupo per fare i suoi bisogni e vide gli uomini vestiti in nero appostati come li aveva visti nel sogno.

Cazzo! Devo avvisare subito Tom!” disse Donovan ad alta voce.

(30° Parte).

Tom Loud era già fuori casa, ma non era solo: con lui c'erano Samantha Green e Juliet Crazy e, una di loro, stava piangendo. Donovan non li avrebbe voluti disturbare, ma la gara avrebbe avuto inizio fra poche ore.

Lupo capì la situazione, percepì l'incertezza di Donovan, così abbaiò una paio di volte e Tom li vide.

Tutto a posto?” chiese Tom a Donovan, lui li raggiunse e, dalla faccia che aveva Donovan, Tom capì che non era tutto filato liscio. “Che giornataccia!” mormorò Tom Loud.

Si misero seduti in veranda e Tom gli concesse cinque minuti per spiegare il suo sogno, chi dovessero salvare e le probabili modalità.

Juliet e Samantha non se ne erano andate, ma avevano ascoltato con attenzione quello che doveva dire il ragazzo, Lupo gli sedeva accanto e si guardava intorno, però aveva sentito tutto.

Tom Loud si prese qualche minuto per pensare. Possedeva una mente elastica, allenata a qualsiasi problema gli si fosse presentato, risolvendo tutto nel migliore dei modi, ma quel giorno...

Prese carta e penna e fece uno schema del Sogno Incrociato delle Dreamer. Sarebbe avvenuto quel giorno, dopo quasi un'ora dall'incidente del motoscafo: la tempistica degli eventi è sempre stato un problema per l'Agenzia e, i soggetti coinvolti, avevano la priorità su tutto.

Avverrà sull'Interstatale 121, giusto?”, le due ragazze annuirono, così Tom continuò: “La causa principale sarà una macchia d'olio che farà sbandare una motrice e un rimorchio di carburante esattamente qui” e scrisse il chilometro 09 e 200 metri. Le due Dreamer erano la 2° e la 9°.

Donovan inarcò un sopracciglio per quanto la cosa lo sorprendesse, anche se accadeva la stessa cosa a lui.

Da questo lato della strada arriverà un autobus di linea, con trentacinque persone a bordo. La targa è 0902, giusto?”. Entrambe confermarono i dati detti da Tom.

Trentacinque morti” mormorò Tom, “poi c'è l'incidente al lago”, si fece due conti a mente, sia degli uomini a sua disposizione, che dell'attrezzatura.

C'è dell'altro” disse Juliet, “durante il sogno non eravamo sole, ma c'erano degli uomini sul luogo dell'incidente.”.

E non erano lì per caso.” aggiunse Samantha.

Tom Loud si alzò con il cellulare in mano per fare una chiamata, non gli importava se i tre ragazzi sentissero le sue parole, così attese che Mark rispondesse.

Mark, siamo su una linea pulita?” chiese, attese qualche istante udendo un segnale simile a quello del fax, poi gli spiegò i due sogni, le tragedie che stavano per accadere a Park Lake City. Il tono che usava Tom era tutt'altro che calmo, il timbro di voce era insicuro. Mark Collins gli chiese cinque minuti di tempo per organizzare tutto e per chiamare le alte sfere dell'Agenzia.

* * *

Il telefono di Tom Loud squillò e lui prese carta e penna, sedendosi al tavolo della veranda. Gli uomini di guardia avevano capito che c'era qualcosa che non andava, ma non si erano permessi di chiedere nulla.

Tom Loud scrisse una lista.

Un satellite militare di monitoraggio e guida di calore, l'Agenzia N.S.A. (National Security Agency) era disposta ad usarlo per loro.

Due squadre Swat, un furgone con dell'attrezzatura.

Una squadra di artificieri.

Un prototipo dell'elicottero Elephant Ch47, un elicottero militare da trasporto con doppia pala.

Un distaccamento del F.B.I. Nucleo Anti Terrorismo (due squadre).

Supporto aereo con due Caccia F 16 dell'Areonautica Militare.

Supporto Logistico con Ricevitori e Ripetitori.

La scorta della Polizia di Contea.

Una squadra della Divisione Medica capeggiata da John Duly.

Tom Loud scrisse tutto e rimase perplesso: “Stanno già terminando i preparativi?” chiese a Mark per conferma. “Ho capito!” e chiuse la comunicazione.

I tre ragazzi si guardarono meravigliati.


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mercoledì, 25 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (27°- 28° Parte)

(27° parte).

Tom Loud scese dall'Hammer per primo, insieme ad altri uomini vestiti con pantaloni neri e un soprabito dello stesso colore. Alle orecchie portavano degli auricolari, nella tasca esterna c'era un microfono a largo raggio che gli permetteva di comunicare fra loro, senza indossare un microfono fisso e vistoso.

Si guardarono intorno, facendo un'ispezione generale in tutte le direzioni. Il piazzale, in cui avevano parcheggiato le macchine, sembrava deserto.

Donovan, Lupo e Lucy attesero in auto, dai finestrini scuri osservavano quello che stavano facendo Tom Loud e gli uomini che erano scesi insieme a lui.

Non ti sembra che stiano esagerando?” chiese Donovan continuando a guardarli. Ne vide cinque allontanarsi controllando il perimetro della casa. Cespugli e fronde, alberi e siepi vennero passati al setaccio con uno strano apparecchio, che quasi somigliava ad un metal detector.

Anche Lucy era curiosa, seguiva i movimenti di alcuni di loro: “Solo perché non sai di cosa sono capaci quelli che vogliono vederci morti.” gli rispose.

Donovan spostò lo sguardo sulla riva del lago, poi verso una casa a un piano. Doveva contenere molte stanze per quanto gli risultò estesa, ed era fatta di legno. Si trattava di una struttura prefabbricata, sull'ingresso avevano montato persino una grande veranda.

Tom Loud si consultò con un paio di uomini e dopo fece segno ai ragazzi di scendere e prendere i bagagli.

La casa aveva due ingressi, quello principale ed uno secondario. Gli uomini in nero, prima che i cinque ragazzi potessero prendere possesso delle loro camere, avevano fatto un controllo accurato in tutti gli ambienti: stessa procedura del controllo esterno.

Donovan percorse il lungo corridoio illuminato da lampade al neon, finché giunse alla stanza assegnatagli, entrò e si guardò intorno. Posò al centro della stanza la sua valigia, mentre Lupo annusava ogni centimetro del nuovo ambiente.

Finalmente siamo arrivati. Non puoi immaginare quanto mi snervino i viaggi senza conoscerne la meta, disse Katy.

Allora ci sei pure te!” sbottò Donovan. Lupo si accucciò sotto una delle finestre e disse: “Svegliatemi quando è ora della pappa, gli occhi mi si chiudono da soli.”.

Donovan si affacciò all'altra finestra, dalla quale si vedeva la riva del lago e tutta la vegetazione che li circondava. Notò i doppi vetri e che non esisteva alcuna persiana esterna, solo una tenda color crema tirata ai lati tramite una sottile corda. Ogni stanza aveva un bagno interno, sfruttando la grandezza dei locali.

Lupo gli toccò delicatamente un polpaccio con il naso, così Donovan si girò ad osservarlo. “Ho visto molte siepi, là fuori. Che ne dici se mi accompagni a fare due pisciatine? Ti sei ricordato di prendere le bustine per raccogliere...”, Lupo allargò la bocca quasi a fare un sorriso. Al ragazzo, da quando il cane aveva acquisito il dono della parola, gli sembrava che avesse un aspetto un po' più umano. Forse per via di certi atteggiamenti.

Donovan fece una smorfia di disappunto, non gli andava di uscire fuori dalla stanza.

Lupo uscì fuori correndo, scodinzolava e annusava tronchi d'albero e siepi che crescevano vicino alla riva del lago di Park Lake.

Sembra un comune Husky domestico, non ti pare? Esordì Katy. Doveva trovarsi alle spalle di Donovan, perché si sentì toccare appena una spalla, come se Katy ci avesse appoggiato una mano. Il formicolio che provava era sempre lieve, superficiale e gli provocava belle sensazioni.

E' vero” rispose Donovan senza smettere di guardarlo, “ma più lo osservo, più stento a crederci che riesca a comunicare con noi.”.

Con chi parli?”. Donovan sentì la voce alle sue spalle, udì dei passi venire verso di lui, così si voltò. La ragazza gli sorrise, si trattava di Samantha Green, la 9° Dreamer, se non ricordava male.

Non ti capita mai di parlare da sola?” chiese Donovan un po' in imbarazzo.

Alle volte, in bagno, quando mi specchio. E la mia immagine non mi può contraddire.”. Samantha sorrise, poi entrambi avanzarono verso la piccola spiaggia oltre la vegetazione. Notarono che il perimetro della costruzione era costantemente sotto controllo, che non erano soli come pensavano, che piccole telecamere e sensori di movimento gestivano la sicurezza dei cinque Dreamer che dovevano alloggiare lì.

Ci farai l'abitudine.” gli disse la ragazza.

(28° parte).

Park Lake City, vedo il lago dall'alto, da sopra gli alberi che crescono vicino alla riva dove sta la nostra casa a un piano. E' giorno ma non posso conoscere l'ora esatta, forse sto vivendo il Giorno Dopo il nostro arrivo qui.

Sto imparando a muovermi con disinvoltura, credo sia solo questione di molta pratica, e ora sono riuscito ad alzarmi in volo. Sono etereo come lo è Katy, credo. Mi basta pensare, immaginare, e il mio nuovo corpo fa quello che voglio, più o meno.

Sotto di me ci sono gli uomini in nero che parlano fra loro: sono tranquilli perché non ci sono minacce all'orizzonte. Sono dislocati lungo il perimetro della casa e si vede subito che sono dei gorilla, forse anche dei mercenari.

Mi sposto oltre gli alberi. Il lago è calmo e il riflesso del sole quasi mi acceca. Lo specchio d'acqua è diviso in due da un ponte che lo attraversa da una riva all'altra, ma la struttura di legno è galleggiante. Vedo tantissimi cilindri gonfiabili fissati sotto il ponte fatto di tavole di legno. Ai lati, sono stati montati degli scorri mano per non far cadere la gente in acqua e, sotto di essi, ci sono delle strisce plastificate con della pubblicità. Vedo molte macchine che si avvicinano al lago; alcune trasportano carrelli con sopra dei motoscafi. Questo posto comincia ad essere molto affollato.

Mi sto avvicinando all'altra riva ma, per sicurezza, cercherò di avvicinarmi muovendomi a terra. Ho sempre paura di incontrare gente che indossa occhiali con lenti azzurre.

Vediamo di cosa si tratta!

Ho raggiunto un locale...un ristorante. Davanti all'ingresso si sta radunando della folla, altra gente si sta dirigendo verso il pontile. C'è aria di festa. Alcune persone stanno regalando dei palloncini colorati alle mamme con i figli e leggo:

Questa manifestazione sportiva è sponsorizzata da Christian Dodinoff, che sovvenziona anche il parco del lago.

C'è un cartello in cui c'è scritta l'ora che avrà inizio la gara di Off – Shore, alle 13:00 in punto. Credo proprio che non mancherò all'evento.

Le squadre che parteciperanno, stanno portando i motoscafi verso uno scivolo in cemento, dalla parte destra del lago. Vedo alcune boe arancioni che ne indirizzeranno il percorso. Non ne so molto di questo sport, ma dovrò scoprire più dettagli per capire il senso del mio sogno. Mi basterebbe scoprire chi sia il mio uomo, per stare più tranquillo.

Decido di farmi un giro, per ora sembra tutto normale e non vedo pericoli per le persone, né sento alcuna presenza anomala.

* * *

Mark Collins se ne stava seduto in Sala Controllo, ora che Tom Loud non era in sede e, il turno di notte, sarebbe toccato a lui. Una notte tranquilla, con cinque video spenti perché non c'era alcun bisogno di monitoraggio durante la notte. Quasi gli era dispiaciuto per l'assenza dei cinque Dreamer. Cominciava a conoscerli più a fondo, i suoi ragazzi. Soprattutto l'ultimo, quel ragazzo semplice con la sua amica Katy.

La porta della stanza si aprì con un sibilo, dopo che John Duly vi aveva inserito la sua scheda magnetica. John fece capolino con aria assonnata.

Ti dispiace se vado a fare qualche ora di sonno?” chiese a Mark, che si era girato per sentire cosa volesse. Mark vide che portava con sé un pacco sigillato e, mentre John Duly si stava girando per andarsene, lo chiamò.

Che cos'è quel pacco?”.

John Duly cadde dalle nuvole, già sentiva la morbidezza del cuscino sotto la guancia. “Me lo hanno dato quelli della sicurezza, è per te!” disse rientrando nella stanza.

Mark Collins fece una smorfia di disappunto: “Non ci credo, ma dove hai la testa? Ti sei portato quel pacco da chissà quanto tempo, e ti stavi dimenticando di darmelo!”.

John Duly glielo consegnò in mano, l'espressione un po' mortificata e disse: “Scusa, credo di aver lasciato la testa dentro il laboratorio. Ci stavo da troppe ore per cercare di capire se i nostri ragazzi non corrano un vero pericolo. Sai...” disse con tono quasi mortificato, “...non me lo perdoneresti se perdessimo anche un solo Dreamer!”.

Non te lo perdonerei!” gli confermò.

John Duly se ne andò, lasciando Mark al suo pacco anonimo. Due tecnici lo assistevano nei controlli video e audio, ma non avrebbero badato a lui mentre lo scartava.

Prima di aprirlo, lo aveva esaminato cercando qualche codice identificativo, poi lasciò perdere e si dedicò a tagliare l'involucro per vederne il contenuto. Pesava poco, ma qualcosa all'interno faceva rumore, se Mark scuoteva l'oggetto.

Lo aprì e sbirciò all'interno, ne tirò fuori una lettera sigillata e un compact disc. Per prima cosa tagliò una parte della lettera e ne lesse il contenuto. Era scritto al computer, perciò non poteva risalire a nessuno se non aveva almeno due righe scritte a mano, per un confronto calligrafico.

Mark Collins, ti consiglio di fare alcune ricerche su Christian Dodinoff, sulla società di cui è presidente e su quelle che gestisce marginalmente. I tuoi ragazzi stanno correndo un grave rischio.

Il tizio che gli aveva scritto si era firmato: un amico.

Mark si appoggiò allo schienale: “Chi diavolo sei?” chiese ad alta voce. I due tecnici si voltarono verso di lui, ma poi tornarono al loro lavoro.

Accese il computer portatile che aveva sul tavolo, aprì l'alloggiamento laterale e vi inserì il disco. Attese che si caricasse mentre l'ansia montava ogni secondo che doveva attendere. Sullo schermo comparvero alcune foto che ritraevano una grossa struttura in cemento armato, il perimetro era circondato da alte reti e filo spinato. Alcune telecamere visibili agli angoli, facevano parte della sorveglianza di quel luogo. Lesse una scritta all'ingresso: Pharmaco L. T. D. Così, Mark, capì che doveva trattarsi di una società che si occupava di medicine e di farmaci.

Chiuse il programma che gli mostrava le foto e si dedicò al file word che era compreso nel disco. Lo aprì e ne lesse il contenuto. Cinque pagine di dati e controlli incrociati su quel tizio, società satelliti che, per una cosa o l'altra, si collegavano a Dodinoff; appena giunto all'ultima pagina, si fermò per leggere uno degli ultimi dati:

Armi & Security, un'altra azienda di cui Dodinoff faceva parte, ma questa volta non era presidente, ma membro del Consiglio di Amministrazione. L'azienda aveva una succursale a Kabul, Afghanistan.


Saryo alle 16:26 in: racconti, horror, lincidente, io katy e lupo
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lunedì, 23 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (26° Parte)

John Duly lasciò spazio a Tom: “Adesso dirò cinque nomi e rispettivi codici, vi chiedo di alzarvi in piedi e dire a tutti se siete interessati a partire.”, Tom Loud aprì una busta e ne fece uscire un foglio. “Ragazzi, nessuno vi obbligherà con la forza. Dovrete scegliere solo voi se vorrete essere artefici del vostro destino.”. Guardò verso ognuno di loro, poi cominciò a leggere.

David Coldbar, 5° Dreamer.”, il ragazzo si guardò intorno, esitò ma si alzò lentamente in piedi.

Juliet Crazy, 2° Dreamer.”, la ragazza si alzò subito in piedi, gli occhi fissi su Tom.

Samantha Green, 9° Dreamer.”, anche lei si era alzata senza indugiare.

Lucy Carpet, 18° Dreamer.” lei, prima di alzarsi, si era girata per qualche istante a guardare Donovan.

Donovan Pierce, 13° Dreamer.”. Si alzò in piedi ma chiese di poter fare una domanda che gli fu concessa: “Posso portare il mio cane?”. Tom si consultò con Mark Collins, che gli rispose: “Permesso accordato.”.

Il gruppetto di ragazzi si rimise a sedere, a parte David Coldbar che rimase in piedi con una mano alzata. Mark Collins lo vide e prese il microfono: “Puoi fare la domanda!”.

David, prima di parlare, si guardò un attimo attorno: “Ci avete sempre parlato della nostra sicurezza, ma se ci farete partire, chi ci difenderà da attacchi esterni?”. Mark sorrise e si girò verso Tom Loud, forse il più adatto a rispondergli.

Intanto, se abbiamo preso una simile decisione, non vuol dire che sarete abbandonati a voi stessi.” rispose Tom Loud osservando il ragazzo, “Abbiamo approntato una squadra di Elite per la vostra protezione, inoltre possediamo mezzi tecnici e tecnologici per sentirci sicuri di quello che stiamo facendo. In poche parole nessuno vi torcerà un solo capello.”.

* * *

Cinque Hammer nere correvano lungo la strada Interstatale 121, una vicino all'altra in modo che nessuno si potesse immettere fra la colonna di auto. I vetri oscurati non permettevano a nessuno di scorgere chi vi fosse all'interno e, lungo i fianchi delle vetture, c'era una scritta. In realtà poteva apparire una sigla anonima, che pochi potevano conoscere: R. S. T. D. (Reparto Speciale Tattico di Difesa).

Godetevi il viaggio. Ci vorrà ancora una mezz'oretta prima di giungere a destinazione.” disse Tom Loud, voltandosi verso i posti dietro. Sulla stessa macchina c'erano Donovan, Lucy e Lupo. Katy si trovava all'interno dell'abitacolo, mai avrebbe lasciato solo Donovan.

Non credi che sia strano? Non mi sarei mai aspettata un simile cambiamento da quando ti ho conosciuto, se ne uscì Katy. Donovan non le rispose, non gli sembrava il caso mettersi a parlare da solo, anche perché, all'interno dell'abitacolo, non era solo. Lucy, seduta accanto a lui, si girò a fissarlo.

Gli Hammer potevano trasportare fino a nove persone, compreso il conducente. Nel vano posteriore trasportavano delle attrezzature che Donovan non aveva mai visto, oltre a casse di legno che sembravano contenere armi.

Il ragazzo si stava annoiando, così aveva deciso di fare una domanda e, forse, avrebbe intavolato un discorso abbastanza lungo da tenerlo impegnato per il resto del viaggio.

Cosa significa la scritta sulla fiancata?” chiese a Tom.

Niente di speciale.” gli rispose. Questa volta non si era girato, aveva solo abbassato il parasole usando lo specchietto per osservarlo, “E' solo una sigla di riconoscimento. Con quelle scritte e il lampeggiante nessuno può impedirci di entrare in nessun luogo. Le persone comuni non ne sanno niente, ma i dipartimenti, le polizie locali, non faranno mai storie quando ci vedranno arrivare.”.

Insomma, un lascia passare!” disse Lucy Carpet.

Se vi piace pensarla in questo modo...”.

Avevano appena passato un cartello segnaletico blu, sul quale c'era scritto: Park Lake City. Il primo automezzo decelerò e girò a destra per una strada sterrata, gli altri lo seguivano come fossero vagoni di un treno.

Ecco la vostra nuova casa, per adesso.” disse Tom Loud.


Saryo alle 13:19 in: racconti, horror, lincidente, io katy e lupo
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venerdì, 20 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (25° Parte)

Alcuni uomini in camice bianco passarono fra le file di sedie e, a un Dreamer per volta, prendevano un campione di sangue. Donovan attese il suo turno guardando il palco mentre i tecnici finivano il loro lavoro.

Hai paura dell'ago?” chiese Lucy. “Dovrai abituartici. Spesso arrivano e ci levano un po' del nostro siero. John Duly è intransigente su questo.”.

Servirà a qualcosa?” disse Donovan, poi riprese: “Ci salverà la vita?”.

E' tutta un'incognita. L'hai visto tu stesso alla chiesa. L'unica speranza che abbiamo è che anche gli altri siano a un punto morto.”.

Chi sono gli altri?”.

La nostra controparte. I Reclutatori e gli Esecutori sono persone anonime, quasi gente comune come me e te. E' difficile riconoscerli se l'incontri per strada, ma sono la nostra spina nel fianco.”.

Donovan ripensò al sogno di Kabul, alle immagini che aveva visto, a cui aveva assistito. Poteva esserci stato un Esecutore nascosto da qualche parte? Doveva scoprire come riconoscerli e come combatterli. Aveva moltissime domande in testa, ma si rendeva conto che a molte di esse, probabilmente, nessuno poteva dare delle risposte certe.

Una donna in camice bianco gli si presentò davanti sfoderando un sorriso: “E' il tuo turno, giovanotto!”. Lupo alzò lo sguardo sulla dottoressa esclamando: “Se ti fa male, le strappo un polpaccio!”. Donovan sorrise e porse il braccio tirando su la manica.

Una volta richiusa la fialetta, ci attaccò un piccolo adesivo con la scritta 13° Dreamer.

Buona sera a tutti!” disse una voce agli altoparlanti, dalla parte destra del palco fece ingresso Mark Collins, seguito da Tom Loud e John Duly. Presero posto al tavolo montato sul palco e posizionarono un computer portatile.

Abbiamo aperto una sessione straordinaria per aggiornarvi di alcune decisioni che ha preso il direttivo dell'Agenzia.” disse Mark al microfono. Tom Loud fece partire un programma e alcune immagini apparvero alle loro spalle, sul grosso telone posto di fronte ai ragazzi.

Alcune foto di località sfilarono sullo schermo, per lo più sconosciute a tutti. Città e paesi, laghi e boschi. Donovan sentiva dietro di sé alcuni che commentavano, o che facevano battute sul motivo per il quale stavano mostrando tutto questo a loro.

Perché ci stanno facendo vedere questo?” chiese Donovan a Lucy. Lui si era voltato a guardarla, mentre Lucy continuava ad osservare le immagini.

Credo che vogliano mandarci in trasferta.” rispose.

Entrarono in sala alcuni uomini, dai vestiti sembravano semplici camerieri che spingevano carrelli con bottiglie e bicchieri. La voce di Mark Collins proseguì: “Se intanto volete servirvi, abbiamo pensato che aveste sete: scegliete quello che più vi piace!”.

Donovan scelse un succo di frutta all'ananas, Lucy un succo d'arancia.

Vi starete chiedendo a cosa serva tutto questo” disse Mark allargando le braccia, un sorriso affiorò sulle sue labbra. “Il fatto è questo: nell'ultimo periodo sono successe cose gravi, che hanno portato a rivedere alcune regole in seno all'Agenzia. Inoltre, sono state scelte nuove strategie per concludere al meglio il nostro lavoro.”. Congiunse le mani voltandosi verso il telone bianco, su cui c'era l'immagine di un lago.

Adesso lascerò la parola a John Duly, che credo sia portato più di me a darvi delle spiegazioni sul ramo di cui si occupa.”.

John Duly diede un colpo di tosse osservando i primi posti occupati dai ragazzi, non si riteneva un ottimo oratore, ma non doveva fare un comizio elettorale, ma spiegare anche in maniera approssimativa ciò che stava accadendo. Con disinvoltura raccolse dei fogli sparsi sul tavolo e ne lesse i primi sistemandosi gli occhiali sul naso.

Mi dispiace dovermi approfittare spesso di voi, ma quel poco sangue che raccogliamo ci serve per capire come meglio muoverci. Cosa aspettarci da voi e come meglio provvedere alla vostra sicurezza.”. Lesse le ultime pagine, poi tornò con lo sguardo sui venti ragazzi che stavano aspettando. Un ragazzo seduto nella terza fila alzò la mano.

Chiedi pure!”.

Sono il 5° Dreamer” si presentò, “e mi piacerebbe sapere cosa sono quelle foto dietro di voi e cosa hanno a che fare con il nostro sangue, grazie!”. Il ragazzo si rimise seduto e incrociò le braccia sul petto.

Hai anticipato quello che stavo per dirvi” disse John, sfogliando le ultime due pagine del rapporto. “Dalle ultime analisi del programma, è stato riscontrato una possibile modifica nei vostri sogni. Il Computer Centrale ha tracciato uno spostamento di luogo e, la località in questione, viene ripresa in questa diapositiva alle mie spalle.”. In sala si levò un brusio.

Tom Loud anticipò le parole che stava per dire John: “In pratica abbiamo messo in piedi una Task Force che si sposterà a Park Lake City. Le vostre Linee Temporali ci hanno dato modo di stilare una lista di cinque Dreamer che dovranno partire.”.


Saryo alle 14:57 in: racconti, horror, lincidente, io katy e lupo
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martedì, 17 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (24° Parte)

Il mattino seguente Mark Collins andò presto in ufficio, con una copia di un quotidiano: cercava un articolo in particolare, che trovò e lesse all'interno della Cronaca cittadina.

Rapito un sacerdote – nella chiesa sono stati rinvenuti cinque cadaveri, che si pensa appartengano al gruppo di rapitori. Sulla scena del doppio crimine, sono stati trovati i resti di un libro bruciato.

Mark bevve un sorso del suo caffè bollente e pensò a quante menzogne e coperture, negli anni, aveva dovuto pensare. Tutto questo in nome della causa a cui aveva preso parte. Il rumore di una carta magnetica che veniva messa nel lettore, lo riportò al presente.

La porta si aprì e fecero ingresso Donovan e Lucy, accompagnati da Tom Loud.

Mark sorrise perché quella mattina, per lui, era una grande mattina, così sfoderò uno dei suoi migliori sorrisi e disse: “E' un vero piacere rivedervi, ragazzi!”, indicò le sedie vuote senza fare il minimo gesto di alzarsi.

Donovan e Lucy si scambiarono uno sguardo fugace e presero posto.

Voi due” disse osservando entrambi, “siete una coppia fantastica!”, Tom Loud divenne incerto ma cercò di non darlo a vedere.

Il ragazzo arrossì e abbassò lo sguardo sul tavolo, invece Lucy non si scompose più di tanto, forse perché era piuttosto abituata alle lodi.

Non dimenticheremo quello che avete fatto” continuò Mark, smise di dare attenzione ai due Dreamer e prese un paio di forbici dal primo cassetto, ritagliando con attenzione l'articolo che gli interessava. “Puoi continuare tu, Tom, a spiegare il programma di oggi?”.

Tom Loud rimase in piedi, mentre Mark pensò ad inserire l'articolo in uno schedario a lato della scrivania.

Oggi, in via eccezionale, ci riuniremo in sala per una riunione” disse Tom, appoggiando le mani sulle spalle dei ragazzi, “quindi, gradiremmo anche la vostra presenza.”.

Tom Loud accompagnò Donovan e Lucy fino al corridoio principale, dopo ritornò da dove era venuto.

Donovan si fermò davanti alla porta numero 13, ma non entrò subito dentro, attese che Lucy arrivasse davanti alla sua porta. Le sorrise incerto e sentì Lucy dire: “Salutami Lupo e Katy!”.

* * *

La sala in cui Donovan entrò doveva essere stata un cinema, ne aveva tutte le sembianze. In realtà lui conosceva poco di quell'edificio, perché ai Dreamer non venivano date le carte magnetiche: possedevano solo le chiavi delle rispettive stanze e facevano una vita solitaria, un po' per sicurezza, un po' per evitare distrazioni.

Scese lungo il corridoio centrale, ai lati del quale c'erano centinaia di file di sedie di legno, la seduta era reclinabile e, un cuscino imbottito, doveva renderle comode. Lupo camminava al suo fianco guardandosi intorno. Spesso annusava l'aria, oppure gli angoli più nascosti che gli capitassero a naso. In fondo vide un palco su cui si estendeva un telone, da qualche parte ci sarebbe dovuto essere un proiettore, o qualcosa del genere.

Appena giunto fin quasi sotto il palco, scelse di mettersi lungo la prima fila di poltroncine, a sinistra. Si sedette e osservò altri ragazzi che stavano arrivando.

Non sei curioso, Donovan? Chiese Katy, hai la possibilità di conoscere altri con il tuo stesso dono.

E' vero” disse Lupo, la coda rossiccia si muoveva veloce, mentre i suoi occhi osservavano le nuove figure umane che stavano percorrendo il corridoio. “Peccato che non ci siano altri cani” continuò, mettendosi a sedere.

Donovan non rispose a nessuno dei due, era solo curioso di vederne altri di Dreamer. Un ragazzo sui venticinque anni si avvicinò, sedendosi due file prima quella di Donovan e gli sorrise cordialmente. Aveva una corporatura piuttosto robusta, i capelli corti e neri e un viso rotondo. Si fermò a guardare il suo abbigliamento: un paio di jeans, una camicia e sopra una felpa anonima di colore rosso scuro.

Sono il numero 5!” gli disse a voce sostenuta, l'eco delle altre voci sembrava troppo alto per intavolare un qualsiasi dialogo con un tono normale. Donovan si alzò, gli avrebbe voluto stringere la mano, ma la distanza...

Mi chiamo Don...” ma poi si corresse, “Io sono il numero 13, piacere di fare la tua conoscenza!” disse quasi urlando.

Allora sei tu quello nuovo”, Donovan si limitò a fare un gesto affermativo con la testa. Quando qualcosa gli toccò la spalla, si rimise a sedere e vide, nel posto al fianco al suo, Lucy Carpet.

Io sono la numero 18!” esordì, poi gli rivolse un sorriso che lui ricambiò.

Non ci fare caso. E' stupido, lo so, ma qui si usano solo quegli insulsi numeri. Niente nomi. A me non è mai andato giù, preferirei essere chiamata Lucy.”.

Donovan si mise ad accarezzare Lupo: “Allora, per me, tu sarai Lucy.”. Lupo si era messo tra Lucy e Donovan, se ci fossero scappate altre carezze, a lui non avrebbe dato fastidio.

Le luci in sala si abbassarono e, dai due lati sul palco, fecero ingresso alcuni tecnici che montarono un tavolo lungo e alcuni microfoni agganciati a delle staffe. Aveva quasi l'aria di essere una conferenza.

Lucy si avvicinò a Donovan: “Spero che non ci rifilino i soliti monologhi in stile sermone, perché ti garantisco che sono di una noia...”. Lui non le rispose, era più attirato da tutte quelle voci che sentiva dietro, oppure dai nuovi volti di ragazzi che erano apparsi pochi istanti prima che smorzassero le luci. Ragazzi e ragazze, più o meno giovani, che facevano la sua stessa cosa: sognare qualcosa che poi sarebbe accaduto.


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venerdì, 13 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (23° Parte)

Donovan, accompagna il sacerdote fuori dalla chiesa.” disse Lucy, “Però passate da questa parte.” e indicò il corridoio centrale.

Padre Borryn poteva stare in piedi senza alcun aiuto, sembrava essersi ripreso del tutto: “Perché dovrei uscire fuori?” chiese.

Non faccia domande, padre, e segua quello che le ha detto la ragazza!” disse uno degli agenti, spingendolo piano con la canna dell'arma. Il gruppo si mosse verso Lucy, anche se Padre Borryn sembrava piuttosto riluttante.

Lupo li superò, ma il suo sguardo si fermò sulla ragazza, le narici che lavoravano in cerca di nuovi odori, altre tracce.

Donovan si fermò prima delle panche, gli altri, incerti, gli si fermarono dietro. Un rombo profondo si levò all'interno della chiesa e le prime file di panche iniziarono a tremare, si vedevano bene le zampe che sbattevano sul pavimento. Le viti che le tenevano fissate, saltarono in alto ricadendo in terra.

Per la paura il gruppo indietreggiò di qualche passo, mentre osservavano quello che stava accadendo: le prime due panche, quelle più vicine a loro, si mossero verso il centro della chiesa, come se qualcuno le spingesse. Un rumore forte ne scaturì da quel movimento.

Squadra Uno, tutto bene? Sento dei rumori...cosa sta succedendo!”, una delle radio cadde in terra aprendosi in due.

I poliziotti spianarono i mitra, ma fu più che altro una reazione alla paura: sapevano che le armi sarebbero servite a poco.

Lucy cercò di trovare freddezza e lucidità, non era la prima volta che si trovava di fronte a simili avvenimenti, ma non aveva mai visto muoversi oggetti così pesanti e sapeva che non avevano di fronte la Morte, ma qualcosa di più micidiale.

Lupo ringhiò, alzò la testa osservando un punto indefinito del soffitto: le vetrate fatte di piccoli pezzi di mosaico implosero una a una. Alle loro spalle, due statuette di marmo caddero in terra e frammenti di mani e braccia rotolarono fino ai piedi di Donovan. L'husky si fece ancora più irrequieto, abbaiando verso il soffitto.

Adesso...cosa si fa?” disse uno dei poliziotti, la voce echeggiò tremolante di fronte a quegli avvenimenti.

Katy, riesci a vederlo?” chiese Donovan.

Vedo un'ombra, ma non mi sente o non vuole sentirmi, rispose Katy.

La porta che divideva la chiesa dalla stanza del prete, iniziò a sbattere chiudendosi e aprendosi velocemente. Un'aria gelida attraversò la parte centrale della chiesa, passando in mezzo a loro.

Padre Borryn, all'improvviso, s'irrigidì. Barcollò facendo due passi indietro e Lupo si voltò dalla sua parte. Anche Lucy e Donovan si girarono, ma loro avevano percepito quello strano vento freddo, finché videro il prete, la sua espressione del viso che cambiava, un ghigno che quell'uomo non avrebbe mai potuto fare.

E' dentro di lui” disse Lucy. A causa di quelle parole, i poliziotti si voltarono a guardarlo.

Donovan cercò di restare calmo: “Senza correre, andate tutti fuori.”. Le tre squadre ubbidirono senza fare commenti, si limitarono a passare vicino alle colonne laterali e uscirono dalla chiesa.

I due Dreamer si guardarono per un solo istante, come se fra loro ci fosse stata dell'intesa, e Lucy sgombrò la mente e vinse la paura, il terrore che le attanagliava le viscere. Deglutì e disse : “Ok, hai tutta la nostra attenzione adesso. Che cosa vuoi?”.

Padre Borryn stava in piedi davanti a loro, gli occhi aperti che osservavano i due ragazzi, ma anche ciò che gli offriva il campo visivo, il respiro accelerato denotava che l'uomo si stava affaticando.

Dovete distruggere quel libro!” disse con voce mutata, quasi rauca. Il suo viso tremò, le guance si mossero in un tremolio e le mani presero a urtare le gambe quasi rigide.

Per un istante, il volto dell'uomo tornò ad essere quello di prima: stava avvenendo una battaglia all'interno del sacerdote, solo per controllare quel corpo che stava perdendo le forze. Entrambi i ragazzi se ne accorsero.

Il prete urlò e cadde in ginocchio, le mani portate in faccia in una lotta disperata, all'ultimo colpo. La voce del sacerdote vinse sull'altra: “Non lo fate! Preferisco morire!” e le mani, tremando, tornarono a giacere lungo i fianchi e l'espressione del viso tornò ad essere quella malvagia, che non si dimentica facilmente perché ti segna l'anima.

Donovan prese una decisione, quella vita non la potevano perdere in quel modo, così corse fino alla stanza del prete. Dopo mezzo minuto ritornò con in mano quel libro, glielo mostrò e si diresse verso le candele: lo avrebbe bruciato davanti ai suoi occhi, a patto che avesse lasciato quel corpo in vita.

E' uno scambio equo” disse Lucy, “la vita del prete, per la distruzione di quel libro”. La ragazza attese un segno positivo alla proposta, che non tardò a giungere. “Quando le pagine del libro bruceranno sotto i tuoi occhi, dovrai abbandonare il corpo!”, Lucy si voltò verso Donovan e gli fece segno di procedere.

Le pagine ingiallite dal tempo s'incendiarono, finché anche la copertina non fu avvolta dalle fiamme. Il corpo del sacerdote cadde in terra e Lucy riuscì in tempo a non fargli sbattere la faccia sul pavimento. Padre Borryn era vivo, ma aveva bisogno di riposare per riprendersi dalla fatica e da tutta l'energia che aveva perso.


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mercoledì, 11 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (22° Parte)

L'ingresso della chiesa si spalancò e cinque uomini fecero irruzione: quattro di essi si diressero ai lati della chiesa, mentre l'ultimo proseguì passando fra le panche di legno. Le Squadre Uno e Due s'intrufolarono all'interno subito dopo, senza farsi notare; erano dotati di mitra con silenziatore che imbracciavano per colpire gli obiettivi. Sarebbe andato tutto secondo i piani, una volta eliminati i quattro uomini schierati nei pressi delle colonne laterali.

Tutte e tre le squadre erano composte da tre individui ciascuno, tutti molto motivati e che sapevano come gestire momenti di crisi.

Attesero che l'uomo minacciasse il sacerdote, mentre i sei membri puntavano le armi sui bersagli, la Squadra Tre avrebbe pensato all'ultimo nemico rimasto.

Bastarono pochi secondi, gli uomini in passamontagna nemmeno si erano accorti di nulla, quando i proiettili colpirono schiena e testa, finché caddero tutti a terra, morti. Il sangue fluiva lentamente in cinque pozze che si andavano allargando.

Lupo entrò nella chiesa annusando a terra, poi fecero ingresso Donovan e Lucy; il sacerdote stava ancora fermo, quasi sotto all'ultimo lampadario, cercando di capire cosa stesse succedendo. “Chi siete!”, la sua voce echeggiò apparendo quasi lontana, “Che cosa volete fare!”.

Donovan e Lucy si spinsero oltre le prime colonne, seguiti dalla Squadra Tre a pochi metri di distanza, i fucili spianati in avanti. Le radio emettevano dei fruscii, poi si udì la voce di Tom Loud: “Squadra Uno, rapporto immediato!”.

I bersagli sono a terra!” rispose uno della prima squadra. I poliziotti si sincerarono del loro effettivo decesso, successivamente tornarono ad osservare l'interno della chiesa.

Lucy, mentre avanzava passo dopo passo verso il prete, constatò che in terra c'erano dei frammenti di legno: il lampadario stava per venire giù. Doveva attirare l'attenzione del sacerdote, Donovan avrebbe pensato a salvarlo e si erano divisi proprio per questo motivo.

La ragazza cercò di apparire più calma possibile, sollevò le mani e disse: “E' tutto finito, nessuno le farà più del male.”. Il sacerdote la stava osservando, ma sembrava piuttosto agitato. I suoi occhi la scrutavano, per poi spostarsi sui cinque cadaveri, infine sulle tre squadre dispiegate all'interno.

Cosa sta succedendo? Cosa volete da me?” e il prete fece un passo indietro.

Lucy avanzò ancora e guardò in alto, il lampadario roteava più veloce e della polvere di legno scendeva come fosse una piccola nube.

Donovan sbucò da dietro una colonna, a pochi metri dall'altare. Da lì vedeva bene la traiettoria che avrebbe preso il lampadario, una volta caduto. Cadde un pezzo di trave lambendo il corpo dell'uomo, così fece due lunghi passi e si gettò sul prete, spingendolo a terra. Un istante dopo, ci fu uno schianto e un rumore di vetri rotti. Donovan e Padre Borryn rimasero a terra, immobili; Lucy e alcuni componenti delle squadre corsero verso di loro. Le mani afferrarono piano le spalle, voltando i due corpi.

Tutto bene?” chiese uno dei poliziotti. Entrambi fecero si con la testa, l'urto li aveva storditi ma presto si sarebbero ripresi.

Lupo annusò l'aria e corse verso Donovan e il prete. Non è finita, dovete venire via di là, disse Katy con tono concitato. Il cane si era avvicinato al suo padrone e iniziò a leccare la faccia di Donovan. “Non siete al sicuro, uscite!” disse Lupo.

La Squadra Tre aiutò entrambi ad alzarsi, il sacerdote sembrava aver ripreso la lucidità e si guardò intorno. Vide il lampadario in pezzi, le gocce di vetro frantumate, vide Lupo: “Cosa ci fa un cane nella mia chiesa?”.

Lucy si staccò dal gruppo, portandosi al centro del corridoio fra le due file di panche e schiena all'altare: doveva avere una visione d'insieme, doveva tentare di anticipare le prossime mosse. Osservò il soffitto, gli altri tre lampadari sembravano tutti fermi, completamente immobili. Fece un giro di trecentosessanta gradi, valutando ogni possibilità. Si fermò a guardare le file di candele.


Saryo alle 17:44 in: racconti, horror, lincontro, io katy e lupo
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lunedì, 09 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (21° Parte)

Donovan raccontò a Tom le sensazioni di Katy, quelle di Lupo le tenne per sé.

E cosa stavi aspettando a dirmelo?”, la voce di Tom risuonò così alta, che persino i tecnici si erano voltati nella loro direzione. Tentò di controllarsi. Dalla tasca della giacca estrasse un telefono cellulare e compose un numero. Si era spostato di qualche metro durante la conversazione, e forse si era messo in contatto con lo stesso Mark Collins.

Donovan e Lucy tentarono di capire con chi stesse parlando, anche se continuavano a fissare i monitor montati dietro le siepi.

Mentre Tom continuava a discutere, uno dei tecnici si girò verso di lui: “Capo, il tizio sta uscendo in questo momento!”. Tom si girò per osservare i monitor e fissò l'uomo dal cappello da cow-boy. Rifletteva su come far muovere le tre squadre e, soprattutto, quando dare i comandi.

Squadra Uno, tenetevi pronti a fare irruzione!” disse per radio, “Attendete che i cinque entrino dentro, poi defilatevi come previsto.”.

Attese che la prima Squadra rispondesse, poi pensò alle altre due. Questa volta, sia Mark che Tom, avevano scelto di usare le Squadre Speciali dei reparti di Polizia, molto più preparate in ambiti cittadini. Conoscevano le procedure d'intervento quanto le squadre militari, ma in quel caso non avevano avuto scelta.

Squadra Due e Tre, voglio la massima protezione sul nostro uomo. Confido su di voi!”. L'attenzione di Tom, infine, si spostò sui due Dreamer. Tutti e tre si spostarono più in là, quasi a voler confabulare, ma, a quanto poteva apparire adesso, le basi stesse della missione potevano essere state compromesse.

Secondo quello che avete detto, una volta neutralizzati i cinque individui, bisognerà salvare la vita al prete da un maledetto lampadario.” disse Tom, cercando di mantenere un tono di voce basso. Donovan e Lucy si guardarono per un attimo.

E' probabile.” disse il ragazzo, “Ma siete stati voi a svegliarci prima del tempo, perciò...”.

Va bene. Lo abbiamo dovuto fare per la vostra sicurezza.”, poi Tom pensò a come proseguire con il suo piano già mentalmente costruito.

Lucy interruppe i suoi pensieri: “Senti, è inutile girarci in torno. Non possiamo sapere cosa succederà lì dentro...” la ragazza stava per fare una richiesta azzardata, “...ma facci partecipare, potremo essere molto d'aiuto.”.

Tutti e due” disse Donovan, “abbiamo ancora la possibilità di usare il Libero Arbitrio, giusto?”. Tom si strofinò la guancia con la mano, senza sapere cosa rispondere: forse era troppo rischioso.

Dovrei sentire il parere di Mark...” cercò di giustificarsi.

Per una volta, usa le palle se le hai. Ti stiamo offrendo un aiuto per salvare quella dannata vita, e io la sfrutterei prima che noi due dovessimo cambiare idea.” disse Lucy, fissandolo negli occhi. Forse fu quel tono della voce, forse la determinazione della ragazza che quasi fecero breccia in Tom Loud.

Va bene, ma non azzardatevi a morire!” disse a entrambi, “Dovrete avere cento occhi, lì dentro e metterò tutta una squadra dietro le vostre chiappe!”.

La conversazione venne interrotta da una chiamata per radio: “Quì Squadra Uno, abbiamo avvistato un furgone verde con i vetri oscurati, credo si tratti dei nostri bersagli, passo!”.

Tom e i due ragazzi si spostarono verso i monitor, il furgone comparve davanti a una delle telecamere che riprese anche cinque uomini vestiti in mimetica scura, i volti erano coperti da un passamontagna, le armi già imbracciate.

State pronti a muovervi, Squadra Uno!” disse Tom, alcune gocce di sudore apparvero sulla sua fronte e la tensione iniziava a montare.

Saryo alle 14:43 in: racconti, horror, lincontro, io katy e lupo
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venerdì, 06 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (20° Parte)

Alcune micro telecamere ripresero il passaggio dell'uomo, finché scomparve all'interno della chiesa. Tom, Donovan e Lucy sapevano cosa stava accadendo all'interno, gli altri non erano interessati, dovevano solo portare a termine la missione assegnatagli senza fare domande, tanto non avrebbero avuto alcuna risposta.

Tom guardò il quadrante dell'orologio, per capire quanto ancora mancasse. L'anomalia fisica, quella presenza impalpabile che spesso i Dreamer incontravano nei sogni, fra poco avrebbe fatto ingresso. Ma a loro non interessava l'Entità, alle sue mosse ci avrebbero pensato successivamente.

Donovan e Lucy si alzarono dalle sedie, spostandosi verso l'interno del terreno, così non avrebbero intralciato il lavoro dei tecnici. Tom era preso a guardare gli schermi, tentando di vedere bene il numero della targa.

Non sono convinta che andrà tutto bene” disse Lucy, ogni tanto guardava verso i cespugli dove intravedeva gli uomini sotto il comando di Tom Loud, quasi fermi alle postazioni.

Se lo dici tu, che ne sai più di me.” rispose Donovan. Il ragazzo portò la mano sinistra sulla sua spalla destra, quasi in maniera distratta, poi chiese: “Cosa ne pensi Katy?”.

Chi è Katy?” chiese Lucy. Lupo era rimasto vicino alle sedie, sempre a terra, ma qualcosa gli aveva fatto alzare la testa; cominciò ad annusare l'aria. Corse subito da Donovan.

Ho sentito qualcosa, poco fa. Non sono affatto tranquillo!” disse Lupo al ragazzo.

Deve essere appena passata la Morte!” disse Donovan.

Lucy Carpet fece una strana espressione, cercò di capire cosa intendesse Donovan e si chiese come riuscisse a capire certe cose. Donovan la guardò negli occhi e capì che Lucy era interdetta.

Va bene, voglio confidarti alcune cose, ma non dovranno mai uscirti di bocca, chiaro?”, guardò la sua espressione seria e decise di vuotare il sacco. “Con me c'è sempre una presenza” esitò, ma ormai non poteva più tornare indietro, “si chiama Katy e non è visibile a occhio nudo, ma solo attraverso degli occhiali che hanno Mark e Tom.”.

Lucy non disse nulla, ma era curiosa di sentire il resto.

E Lupo, il mio cane, parla con me.”.

Lucy sorrise appena, forse pensando che Donovan la volesse prendere in giro. “Posso capire della presenza di Katy” gli disse, “ma dici sul serio che il tuo cane...”.

Non sto scherzando! Lupo parla come riesci a farlo tu, o io, o Tom, o qualsiasi altra persona.”. Donovan prese Lucy per la spalle, portandola più vicino a sé, occhi negli occhi. “Non lo sanno nemmeno loro, di Lupo” le disse guardando verso Tom e gli altri tecnici, “fai in modo che continuino a non saperlo, finché non deciderò di dirglielo io.”. Donovan non era mai stato tanto serio come in quella occasione.

Va bene” disse la ragazza, “non dirò niente a nessuno. Ma ancora non riesco a crederci.”.

Lupo annusò i vestiti di Lucy, finché si mise seduto a fianco di Donovan: “Potevi anche evitare di raccontarle di me, tanto nemmeno ci crede.”.

Meglio così!” disse Donovan.

Ti ha detto qualcosa?” chiese Lucy.

Chi...”.

Il tuo cane, ti ha detto qualcosa?”.

Che tu non credi.”.

Ho sentito anche io una presenza, ma non è stato...come a casa di John Duly, disse Katy. Donovan si girò verso Lucy, aveva delle domande in mente, e forse lei poteva essere la persona adatta per fargliele.

E' mai successo, in uno dei tuoi sogni, che una presenza non fosse proprio la morte?”. La ragazza ci pensò per qualche istante, sondando ricordi su ricordi: “E' successo che sono venuta a contatto con presenze basse, che non pensavano solo a fare del male. Erano situazioni complicate, perché?”.

Andiamo da Tom, perché credo che nulla è come sembra. Dobbiamo rivedere i nostri piani.”.


Saryo alle 11:13 in: racconti, horror, lincontro, io katy e lupo
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martedì, 03 novembre 2009

"Io, Katy e Lupo" (19° Parte)

Signore, il perimetro è sotto controllo! Nessuno uscirà o entrerà senza essere visto!”, il soldato si mise sull'attenti, anche se il Direttore delle operazioni era un civile. Tom Loud si limitò ad un sorriso compiaciuto, finché diede l'ordine al soldato di presidiare la zona a cui era stato destinato.

Davanti alla chiesa in Rose Street 1318, oltre la strada, un terreno di vari ettari non era stato edificato, le squadre speciali avevano approntato il Centro di Controllo oltre alcune siepi, dove occhi indiscreti non avrebbero fatto caso a quello che stava accadendo. Non c'era problema per la corrente elettrica, avevano a disposizione alcune Celle Solari che, per alcune ore, avrebbero dato corrente alle sofisticate apparecchiature in dotazione.

Squadra Uno, mi ricevete?” chiese Tom per radio.

Affermativo! Siamo in attesa e in postazione.”. Anche le Squadre Due e Tre risposero per radio: adesso bisognava solo attendere gli sviluppi.

Donovan Pierce e Lucy Carpet aspettavano insieme a Tom, a patto che fossero rimasti a due metri da lui. Per nessuna ragione al mondo si sarebbero dovuti allontanare, la vita dei Dreamer era la priorità per l'Agenzia e il lavoro sporco, se fosse stato possibile, l'avrebbe dovuto fare qualcun altro.

Tom indicò due sedie poste ai suoi fianchi e Donovan e Lucy ci si sedettero in silenzio. Intorno a loro, quattro tecnici finivano di allestire il Centro di Controllo testando le immagini a infrarosso provenienti dal perimetro.

Lupo e Katy erano lì, insieme a Donovan.

Tom Loud si fermò ad osservare i due Dreamer accanto a lui: “Possiamo dire con certezza che voi due, l'altra notte, vi siete trovati in un Sogno Incrociato. A volte succede.”. Donovan ripensò al sogno della banca, quando aveva incontrato Tom la prima volta, senza nominare quell'esperienza.

Quando ci si trova in due nello stesso sogno, cosa vuol dire?” chiese il ragazzo. Lupo stava seduto vicino alla sedia, spesso alzava gli occhi per guardarlo e, Donovan, ricambiava accarezzandolo vicino alle orecchie. Lupo, per il momento, stava evitando di parlargli: non voleva distrarlo.

Sappiamo ancora poco su questo argomento e stiamo stilando delle statistiche. Spero che presto ne usciranno delle conclusioni. Ma veniamo al nostro uomo...”, Tom aprì una cartella e sfogliò alcune pagine, fermandosi a leggere alcuni dati.

Padre Borryn Timoteus” disse fissando Donovan, “da quello che ci avete detto, verrà minacciato per un libro.”.

Esatto, Il tredicesimo mese!” confermò Lucy.

Chi è l'autore? E l'editore? Senza queste informazioni, non riusciamo a venirne a capo.”.

Donovan, per un attimo, fissò gli occhi di Lucy: “C'era qualcosa che non andava. Sulla copertina c'era solo il titolo. Nessun autore o editore, ne sono sicuro.”.

Lasciamo perdere il libro, per adesso, e veniamo al tizio con il cappello che lo minacciava” cambiò discorso Tom, “lo avete mai visto in altri sogni?”. La domanda l'aveva rivolta più che altro alla ragazza, essendo la più esperta.

Mai visto.” rispose lei. “Comunque non verrà ucciso da lui.” sospirò, portandosi le mani sulle ginocchia: per la prima volta, Lucy, aveva dovuto interrompere uno dei suoi sogni, non le era mai accaduto.

Tom spostò l'attenzione solo su di lei, cercando di alzare l'interesse sulla questione, così non avrebbe pensato a quella prima volta. “Questo sogno è complesso e ci servono tutti i dettagli del caso. Abbiamo una sola possibilità di successo, non possiamo permetterci che il prete muoia.”.

Donovan non conosceva ancora bene i meccanismi, nemmeno le basi elementari, tantomeno era a conoscenza delle Linee Temporali dei soggetti, così volle fare una domanda: “Ma se noi prendessimo il sacerdote prima che i fatti avvengano, non sarebbe la stessa cosa?”.

Magari funzionasse così” rispose Tom, “ce ne staremmo a casa tutte le volte. Ma è qui che entra in gioco il programma di John Duly, le banche dati a cui attingiamo e tutto quello che c'è dietro. Se facessimo come hai suggerito” continuò, “le persone che dobbiamo salvare, non vivrebbero abbastanza”. Tom guardò per qualche istante i video montati davanti a loro: “E poi è successo anche a te, quando hai salvato John da una morte certa. Hai agito seguendo quello che avevi visto nel sogno, e lui è ancora tra noi.”.

Donovan capì quello che Tom intendeva: non si poteva ingannare il percorso prestabilito per un soggetto, ma solo modificarne alcuni dettagli. Con il tempo, forse, avrebbe capito l'intero meccanismo ed era tutta questione di maturare esperienza.

Rimasero in silenzio per un po', mentre Lupo sembrava smaniare. Si mise a terra, il muso appoggiato sulle zampe anteriori.

Centro di Comando, qui Squadra Uno” disse una voce alla radio, Tom attese qualche secondo prima di rispondere.

Avanti, Squadra Uno!”.

C'è del movimento, una macchina si è parcheggiata a un centinaio di metri prima della chiesa.”.

Tom controllò uno degli schermi, in lontananza si notava l'auto. “Riuscite a fotografare la targa senza farvi vedere?”.

Negativo, Comando! Rischiamo di compromettere tutto.”, la voce si ammutolì all'improvviso, ma la comunicazione non era stata interrotta, “Un soggetto viene verso la chiesa, confermo che non interverremo. Attendiamo un vostro ordine!”.


Saryo alle 14:18 in: racconti, horror, lincontro, io katy e lupo
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