venerdì, 30 ottobre 2009

"Io, Katy e Lupo" (18° Parte)

La seguo con gli occhi, anche se sono consapevole che ora, nel mio sogno, sono fatto di tutt'altra materia. Forse sono pura energia cosciente. Mi faccio coraggio e la raggiungo.

Chi sei?” le chiedo.

Lucy Carpet” e si volta dalla mia parte, “Immagino tu sia quello nuovo”, attende qualche istante, forse non è sicura di quello che sta per rivelarmi. “Sei il 13° Dreamer, giusto?”.

Io faccio un gesto affermativo e lei dice: “Allora piacere, io sono la 18° Dreamer”.

Non le rispondo nemmeno, forse sto cercando di comprendere quello che sta accadendo, il motivo per cui mi trovo qui...

Il sacerdote richiude il libro e lo appoggia sullo scrittoio, la copertina con il titolo è rivolta in alto, così riesco a leggerlo: “Il tredicesimo mese”. Non ne ho mai sentito parlare, né conosco il genere che tratta, ma se il tizio è arrivato ad offrigli dei soldi...

Qualcosa attira la mia attenzione, un piccolo dettaglio che mi fa girare verso l'interno della chiesa. Per pochi istanti la luce ha subìto una variazione. Forse anche Lucy ha percepito la stessa cosa: ha lasciato la stanza senza dire nulla, passandomi accanto e dirigendosi verso l'altare.

Io sono rimasto all'ingresso della stanza, curioso di capire. Alcune file di candele accese, poste su dei banchi metallici e arrugginiti dal tempo, si sono quasi spente, come se qualcuno ci fosse passato accanto muovendosi a passi sostenuti.

La ragazza mi fa cenno di raggiungerla fino al centro del corridoio, sulle panche alcuni fogli di carta si spostano planando a terra. “Abbiamo visite!” mi dice Lucy, “Devi fare attenzione a quello che ti succede intorno.”. Esita per alcuni istanti, dopo mi indica una delle finestre montate sulle pareti, il mosaico di vetri colorati è illuminato da alcune luci esterne, forse dai lampioni sulla strada. I vetri si stanno appannando lentamente.

Guarda i lampadari sul soffitto!” mi dice. Li osservo per qualche secondo e ne conto quattro. L'ultimo in fondo alla chiesa, poco prima dell'altare, sembra che rotei leggermente, alcuni pezzi di legno cadono sul pavimento.

Il sacerdote esce dalla camera e attraversa la navata, appena davanti all'altare s'inginocchia e fa il segno della croce mormorando qualcosa. Si ferma a guardare il crocifisso appeso al muro.

Un boato improvviso ci fa voltare verso l'ingresso a due battenti: la porta spalancata e cinque uomini in mimetica entrano e si sparpagliano. Uno solo procede nel corridoio fra le panche, dirigendosi verso il sacerdote. Indossano tutti dei passamontagna e sono armati di mitragliette automatiche: “Dacci quel libro!” urla quello che sta percorrendo il corridoio. Non indossano occhiali, perciò, io e Lucy, sappiamo che non ci possono vedere.

Il sacerdote si era già voltato, appena udito quel forte rumore, ma l'espressione del viso non mostrava affatto sorpresa, forse se l'aspettava quella visita.

Dovrete uccidermi!” gli risponde senza mostrare paura, le braccia portate lungo i fianchi come se stesse aspettando i suoi ultimi attimi di vita.

* * *

Mark Collins era di turno in Sala Controllo, quella notte. Dopo le tre passate, l'ennesimo caffè bevuto, il tempo restante sarebbe dovuto trascorrere più velocemente. Osservava i monitor a parete scorrendo le facce di ogni singolo Dreamer: non sempre facevano Sogni Lucidi. Il meccanismo veniva ancora studiato da John Duly e dai suoi tecnici, senza aver ancora portato prove convincenti. Con le supposizioni non si andava da nessuna parte, a Mark servivano solo certezze.

L'assistente ai controlli si spostò con la sedia verso destra, quasi davanti agli ultimi video in fondo e fece un'espressione perplessa. “Diamo un'occhiata al 13 e al 18!” suggerì a Mark. Mark si mise alla tastiera e mise in primo piano i due video, controllandoli attentamente: non stavano facendo sogni tranquilli.

Accendi i microfoni!” disse all'assistente. Dall'angolo basso spuntarono la testa e le orecchie di Lupo, poi udirono una sorta di ululato.

Ingrandisci l'immagine.” disse Mark, portandosi più vicino allo schermo. Donovan si stava agitando, alcune spie lampeggiavano, gli alert rossi indicavano movimenti del corpo anormali e le micro telecamere fisse inquadrarono il movimento del corpo sotto le lenzuola: le mani si chiudevano a pugno, i muscoli delle braccia erano tesi.

Sveglia Tom Loud e mandalo nella 13, subito!” disse Mark Collins. Dopo, la sua attenzione, si spostò sul video della camera 18.


Saryo alle 17:51 in: racconti, horror, lincontro, io katy e lupo
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martedì, 27 ottobre 2009

"Io, Katy e Lupo" (17° Parte)

Donovan si richiuse la porta dietro le spalle e sospirò, forse per liberarsi dell'ansia che si era accumulata. C'era un letto lì davanti, un morbido materasso e delle lenzuola pulite che lo avrebbero riscaldato. Lupo gli stava vicino e non lo avrebbe più abbandonato, anche se il distacco non era dipeso da lui.

Lupo, ci sei mancato!

Gli occhi del cane scintillarono alla fioca luce che illuminava la stanza numero 13, “Anche voi mi siete mancati”, si voltò a guardare Donovan: “e poi, chi la sopportava più tua madre?”.

Rimasero in silenzio per qualche minuto, poi Donovan prese coraggio: “Ho paura di fare un altro sogno!”, così, lui e Katy, raccontarono a Lupo gli ultimi sviluppi e perché Donovan avesse deciso di restare in quella struttura.

Allora, tutto comincia ad avere un senso” disse Lupo, alzò la zampa posteriore destra per grattarsi l'orecchio, “ma ti hanno detto perché riesco a parlare?”. Il ragazzo ci pensò per qualche attimo, ma dubitava che lo sapessero. Probabilmente nemmeno sapevano che Lupo avesse il dono della parola.

Potrebbe dipendere dal legame che avete voi due, disse Katy. E' un legame profondo, il vostro!

Forse John Duly ci potrà rispondere.” azzardò Donovan. “Forse!” disse Lupo e sbadigliò, stiracchiandosi su un tappeto messo a fianco al letto di Donovan. Il sonno avvinse Donovan e Lupo, e il ragazzo sentì il formicolio su tutto il corpo: un nuovo sogno stava per cominciare.

* * *


Non avrei mai voluto sognare, ma questo meccanismo non lo posso controllare. C'è qualcosa che lo guida, che lo manovra: spero solo di non ripetere più l'ultima esperienza.

Intanto mi trovo in una via, Rose Street, davanti ad un numero civico, il 1318. Chissà perché non me ne stupisco. Sono davanti ad una chiesa in legno, circondata da un grande giardino e uno steccato fatto di tavole che circonda la proprietà. Presumo che dovrei entrare per dare un'occhiata.

Attraverso lo steccato e faccio il giro dell'intero edificio. Sul retro ci sono molte lapidi di marmo, quasi tutte uguali e piazzate in maniera ordinata. I sentieri sembrano perfettamente simmetrici, dando un senso di ordine e pulizia. Termino di controllare il perimetro senza notare nulla di sospetto. Mi sento leggero, come in ogni sogno che faccio e non ho paura come tra la polvere di Kabul.

Mi domando ancora cosa c'entri il Sergente Maggiore con tutto questo che mi sta accadendo.

Ad ogni modo, mi ritrovo davanti ad una scalinata che porta all'ingresso: mi volto solo un attimo perché mi è parso di vedere qualcosa. E' strano, ma ho la sensazione di essere spiato, ma la strada è sgombra, nessuna auto in vista, tantomeno ci sono persone. Il sole sta calando.

Entro attraverso una porta a due battenti, alta quasi quattro metri, imponente, e m'immergo nell'oscurità e nel silenzio del luogo di culto.

Non m'importa della cifra che volete darmi, questo libro non è in vendita!” dice un tizio vicino all'altare, credo si tratti del sacerdote. Vicino a lui vedo un altro uomo, anche lui vestito di nero ma non si tratta di una tunica, piuttosto mi sembra...una specie di tuta aderente. Sulla testa porta un cappello simile a quello che indossavano i cow-boy e porta degli occhiali con lenti azzurre. L'uomo dagli occhiali sembra minacciare il sacerdote, puntando l'indice e scuotendolo. Prima che si volti, mi nascondo dietro una delle colonne laterali e aspetto che esca.

L'ho scampata per poco: non sono sicuro, ma credo che quel tizio mi avrebbe potuto vedere.

Qualcosa mi ha toccato la spalla, ma in realtà mi ha provocato quasi il solletico perché la fisica, durante i miei sogni, è differente da quella della realtà. Adesso ho capito quello che mi è accaduto a Kabul: tutto dipende dall'energia con cui vengo a contatto!

E' una ragazza! E mi fa cenno di stare in silenzio, credo voglia che la segua, così passiamo dietro la colonna dirigendoci verso la parete laterale. Perché riesce a vedermi senza occhiali? Perché è riuscita a toccarmi? Ho paura, sto vivendo nuove sensazioni e non mi sento più molto invulnerabile.

Il sacerdote non lo vedo più, ma poco importa adesso, ho altre preoccupazioni per la testa.

Ci spingiamo fino all'altare mentre i nostri passi non provocano alcun rumore, lei volta a sinistra attraversando il corridoio centrale, passando davanti alle file di panche di legno. C'è una porta aperta che dà su un altro ambiente, forse si tratta della zona dove vive il prete.

Oltrepassiamo la soglia per entrare in una stanza da letto arredata con un mobilio appena decente: il prete è in piedi vicino a uno scrittoio, davanti all'unica finestra da cui si vede il cimitero, tenendo in mano un libro con la copertina rigida.

Adesso nessuno può sentirci.” mi dice la ragazza voltandosi dalla mia parte, poi si muove verso la finestra senza alcuna esitazione, sembra proprio che sappia il fatto suo.


Saryo alle 18:52 in: racconti, horror, lincontro, io katy e lupo
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sabato, 24 ottobre 2009

"Io, Katy e Lupo" (16° Parte)

Tre elicotteri militari d'attacco si posizionarono a sei metri dal suolo, le pale giravano provocando quasi una tempesta di sabbia. Il piccolo contingente italiano si riparò gli occhi dalla polvere. Il rumore assordante quasi non permetteva di sentire alcun ordine che il Tenente stava cercando di dare, così fu costretto a fare dei gesti: i sopravvissuti si attestarono a difesa.

Dalla cima della collina partirono dei Bengala bianchi, che illuminarono il teatro dello scontro per quasi una trentina di secondi, giusto il tempo per individuare i nemici schierati in fondo alla discesa. I guerriglieri si prepararono all'ultimo assalto.

Dagli elicotteri furono calate delle corde, alcuni uomini in mimetica scura scesero veloci fino a terra. I visi erano coperti da Visori Notturni e muniti di fucili mitragliatori Stoner Sr – 47. il Tenente si fermò a controllare che i due feriti non avessero subito altri danni, quindi si voltò spalle ai blindati. Rimase incredulo, non si aspettava certo un simile aiuto viste le ultime direttive del Comando.

Le squadre Alpha, Delta e Bravo occuparono il perimetro intorno ai Lince, in meno di un minuto. I soldati del contingente Italiano potevano solo osservarli all'opera. Veloci e micidiali, impedivano al nemico di avvicinarsi. Possedevano armi con lancia granate incorporati, l'Elite delle armi da guerra. E nessun componente mostrò alcuna esitazione in missione.

* * *

Il pacchetto è stato prelevato!” disse una voce al telefono di Mark Collins, “E' integro!”. Mark sorrise e chiuse la comunicazione e si alzò in piedi, poggiando i palmi delle mani sul piano del tavolo: “Signori, si è conclusa la missione con pieno successo. I militari impegnati in missione sono vivi, abbiamo solo avuto delle vittime nel contingente Afgano. Cinque morti in combattimento, decine di feriti ma non sono gravi.”.

Ottimo! Adesso come procediamo?” chiese Tom Loud.

Da protocollo.” rispose in tono composto. Mark si voltò verso il piccolo Donovan, piccolo solo perché era il più giovane Dreamer che avessero mai avuto, “E adesso veniamo alla sorpresa!”. Allungò un braccio e azionò l'interfono: “Fatelo entrare.”.

I partecipanti alla riunione si alzarono in piedi, voltandosi verso l'ingresso a due battenti. Se ne aprì solo uno, dal quale si affacciò un assistente che parve contrariato.

Lasciatemi libero! So camminare da solo, senza nessuno che mi stia tra le zampe!”. Quella voce l'avevano sentita solo Donovan e Katy. Lupo fece ingresso nella sala, annusando l'aria. Passò dietro le schiere di sedie puntando verso il ragazzo, correndo verso il ragazzo. Si abbracciarono e Lupo leccò la sua faccia, strofinandosi poi al suo corpo.

Mark Collins e Tom Loud assisterono alla scena compiaciuti, John Duly si commosse e non trattenne le lacrime: “Amo le storie a lieto fine!” esclamò asciugandosi il viso con un fazzoletto. Nella sala ci fu un applauso spontaneo.

L'assistente che aveva condotto lì Lupo, aveva lasciato il guinzaglio, l'espressione un po' contrariata e si scusò con Mark.

Mark attese che ci fosse di nuovo silenzio, le notizie non erano finite. “Hai avuto il tuo battesimo di fuoco, Donovan”, a qualcuno scappò una breve risata solo perché il suo ultimo sogno era stato proprio un battesimo di fuoco. “e ti sei comportato molto bene, hai fatto la cosa giusta...nonostante l'esperienza.”. Si rimise seduto, senza smettere di guardarlo negli occhi, “Credo ti sia chiesto che fine abbiano fatto i tuoi genitori.”.

Donovan rispose con un gesto affermativo.

Adesso fanno parte del progetto di sorveglianza della nostra agenzia. Donovan” continuò Mark con tono più deciso, “adesso tu sei nella lista nera dei Reclutatori, se solo potessero mettere le mani su di te...”. Mark lasciò la frase in sospeso, poi la sua voce si fece più mansueta: “E' per questo che ho deciso di mettere sotto protezione la tua famiglia.”.


Saryo alle 20:26 in: racconti, horror, kabul, io katy e lupo
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martedì, 20 ottobre 2009

"Io, Katy e Lupo" (15° Parte)

L'Operazione Mangusta venne studiata nei minimi particolari, attraverso fonti di Intelligence e testimonianze dirette. Gli Alleati dovevano stanare dei bunker, trovare un grosso deposito di armi e distruggerlo. L'obiettivo secondario, se c'era l'opportunità di perseguirlo, era quello di catturare il capo del gruppo terroristico che comandava un gruppo di Talebani. Il numero di guerriglieri non era sicuro, si stimava che ci fossero una ventina di individui armati e ostili alle Forze di Pace.

Il Tenente fu il primo a raggiungere Antonio Brighi, che non versava in condizioni critiche ma era ancora cosciente. Si gettò a terra vicino al suo corpo e spianò l'arma a coprire gli altri compagni. Cambiò il caricatore sbattendolo prima sull'elmetto un paio di volte, della terra cadde liberandolo dalla sporcizia che si era accumulata. Scarrellò e inquadrò un ostile che stava avanzando.

Signore, abbiamo applicato la bendatura al Sergente e siamo pronti a evacuarlo verso il Lince!”. Quattro uomini si dedicarono a portar via il ferito, il Tenente trattenne il respiro seguendo l'ombra che si avvicinava, che avanzava fra spari ed esplosioni continue. Tirò a sé il grilletto e vide quel corpo accasciarsi a terra. Raggiunse gli altri correndo chino.

L'esercito Afgano, intanto, tentava di convergere sulla cima della collina. Si divise in due gruppi tentando di aggirare il fuoco nemico, ma i terroristi sembravano pronti a contrastare qualsiasi strategia. Le trincee nascoste all'interno della collina mietevano più vittime del previsto, lasciando a terra feriti e cadaveri.

* * *

Un telefono squillò mentre la riunione proseguiva, Mark Collins guardò nella tasca interna della giacca e lo prese. Rimase alcuni minuti in ascolto, si trattava di una telefonata molto importante, che si ricollegava al sogno fatto da Donovan.

Sorrise prima di dare la notizia: “Stanno per intervenire!”. Si girarono tutti ad osservarlo, con aria interrogativa, così Mark aggiunse: “Parlo dei reparti speciali. Due squadre che stanno collaborando nell'inferno afgano. Delta Force e un reparto del Battaglione Col Moschin. Italiani e americani, non è buffo?”. Rimise il telefono nella tasca e si fece serio: “Ci terranno costantemente aggiornati!”.

* * *

Sei Cinque, siete al sicuro?

Il tenente attese di ricevere la radio: “Affermativo!”.

Avete evacuato i feriti? Sta per giungere un aiuto dal cielo! Intanto sappiate che il resto delle truppe sta circondando il nemico. La tattica ha funzionato, l'attenzione su di voi ci ha dato campo libero per chiudere la morsa su di loro, passo!

Il Tenente si appoggiò con la schiena al mezzo blindato, mentre gli altri sparavano contro chi riusciva a spingersi troppo vicino ai Lince. “Ce ne avete messo di tempo, Comando, qui ce la siamo vista brutta. Ma grazie per averci avvisato, chiudo!”.

Riconsegnò la radio fissando il cielo stellato per alcuni attimi, gli parve quasi di vedere un'ombra che solcava il cielo. Le esplosioni si susseguirono in pochi istanti, illuminando la cima della collina quasi a giorno. Si spostò per vedere con i suoi occhi. Quei dannati terroristi dovevano avere quello che gli spettava!

Alcune esplosioni si fecero vicine, della terra cadde sulle teste degli italiani. “Cazzo!” esclamò il Tenente, osservando con un binocolo a infrarossi, “Hanno azionato i mortai, stanno cercando di beccarci!”. Fece segno agli altri che stavano per muoversi, quel posto non era più sicuro.

Stanno scendendo dalla collina! Attenti, RPG!” urlò qualcuno. Un razzo c'entrò il blindato più lontano, alcuni pezzi di lamiera volarono in alto, cadendo vicino ai soldati italiani.

Passami la radio!” ordinò il capo – missione a uno dei suoi. “Comando, qui Sei Cinque! Stiamo evacuando, la zona è calda e gli insorti si stanno muovendo verso di noi!”.

Qualcuno si girò spalle ai Lince, dei rumori di elicotteri si facevano più vicini.


Saryo alle 19:00 in: racconti, horror, kabul, io katy e lupo
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venerdì, 16 ottobre 2009

"Io, Katy e Lupo" (14° Parte)

Il Sergente Maggiore diede un colpetto sul braccio del collega che gli stava di lato, le urla del ferito si sentivano appena fra il frastuono che era cresciuto. “Andiamo noi due!” gli ordinò.

Il Tenente si girò verso il gruppo: “Ok, hanno bisogno del fuoco di copertura per raggiungere i blindati. Al mio tre!”. Alcuni uomini stavano scendendo dalla collina e portavano con sé dei lancia razzi sulle spalle, probabilmente già carichi. Alcuni Paracadusti li videro, e sapevano che effetti devastanti avrebbero subito se gli RPG avessero colpito ancora i Lince.

Obiettivi primari: gli ostili con gli RPG!”, senza voltarsi continuò: “Appena saranno a tiro, voglio che lanciate un paio di granate. Dobbiamo fargli saltare il culo!”.

Sei Cinque, la radio quasi non si udiva, mettetevi al riparo, fra due minuti passerà il Drone che vi darà un po' di respiro. Attendo conferma ricezione messaggio! Il Tenente si era portato all'orecchio la radio, finché diede la conferma.

I sei soldati cominciarono a sparare sulla collina, non importava che colpissero i bersagli, dovevano dare modo ai due colleghi di raggiungere il ferito.

Il Sergente Maggiore e il collega corsero lungo la parete per un breve tratto, poi tagliarono per lo spiazzo dirigendosi verso i blindati. I proiettili colpivano la terra provocando sbuffi di polvere, finché il Sergente cadde a terra. Il collega non si era accorto di nulla, solo quando aveva raggiunto il Caporale si accorse della sua assenza. Imbracciò l'arma e si nascose dietro il primo blindato: dal cofano usciva del fumo, la fiancata destra era ammaccata.

Antonio Brighi rimase immobile, riverso in terra e tentando di regolare il respiro. Non doveva urlare, oppure avrebbe attirato su di sé il fuoco nemico...e per lui sarebbe stata la fine.

Comando! Ma quanto ci mette questo dannato Drone? Abbiamo due feriti e non possiamo recuperarli. Gli ostili sono più del previsto e siamo sotto un massiccio attacco!”, la radio gracchiò mentre il Tenente cercava di vedere dove fosse finito il Sergente. Dovevano recuperare anche lui.

* * *

Allora, Donovan, come avvengono i fatti?” chiese Mark Collins. In sala c'erano anche Tom Loud e John Duly, oltre ad altri tecnici che appartenevano allo Staff, Katy doveva trovarsi da qualche parte nella stanza.

Il ragazzo tornò con la mente a quel sogno, talmente lucido da renderlo incapace di capire che non si trattava della realtà. L'intensità degli avvenimenti lo avevano stravolto, quasi a portarlo alla paralisi per la paura.

Era una guerra vera e propria, le esplosioni...l'onda d'urto mi spostava.” esitò per qualche istante, gli altri attendevano che continuasse. Tom aveva visto tremare le sue mani, oltre al tono della voce.

Parlaci del Sergente Maggiore Antonio Brighi” lo incoraggiò Tom Loud.

Mi è passato a fianco senza vedermi, con lui c'era un altro soldato e credo si stessero dirigendo verso un ferito”, Donovan si bagnò le labbra e, per la prima volta, tentò di alzare lo sguardo per guardarsi intorno: “poi...un proiettile lo ha colpito ad un polpaccio. E' caduto a terra.”.

E questo è successo prima che morisse.” disse Tom Loud, seduto dall'altra parte del tavolo. Donovan annuì. Si bagnò le labbra e chiese un bicchiere d'acqua, continuò: “Altri membri dell'unità sono riusciti a raggiungerlo e a portarlo al riparo.”.

Come fai a essere sicuro che si tratta del nostro uomo?” chiese John Duly, il riconoscimento delle persone che dovevano essere salvate era il suo campo specifico, a patto che avesse alcuni campioni da analizzare. “Insomma, da quello che dici, c'erano altri nove soldati con lui, quella notte.”.

Donovan osservò gli sguardi di tutti i presenti, si sentiva al centro dell'attenzione e un po' sotto torchio. “Ho letto il numero di matricola sulla piastrina, che era il 1313!”. Mark Collins sorrise e rivolse lo sguardo verso Tom Loud: entrambi sembravano soddisfatti.

* * *

Due camionette giunsero sullo spiazzo, le paratie posteriori furono aperte e, dai mezzi, scesero decine di soldati che si sparpagliarono cercando riparo. Parlavano in arabo: era un piccolo contingente dell'esercito afgano, l'unico rinforzo che i soldati dell'Isaf potessero avere in quel momento.

Il tenente ne approfittò: i nuovi arrivati avevano attirato l'attenzione degli estremisti islamici, così decise una sortita. Controllò che i suoi uomini lo potessero vedere, quindi fece dei gesti coordinando il movimento delle truppe sotto il suo comando. Dovevano muoversi veloci, senza alcuna esitazione: non poteva permettersi altri feriti sul campo.

Il Caporale insieme al Rallista superstite avevano provveduto a proteggere il primo ferito, nascondendolo dietro al secondo Lince; gli altri dovevano occuparsi del Sergente Maggiore.

Saryo alle 15:14 in: racconti, horror, kabul, io katy e lupo
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martedì, 13 ottobre 2009

"Io, Katy e Lupo" (13° Parte)

La collina sembrava essere alta un centinaio di metri, la strada che avevano percorso ne lambiva una parte: tutto intorno c'erano case ad un piano. I due Rallisti piazzati sul tetto dei Lince sarebbero stati un bersaglio facile per i terroristi, i più esposti al fuoco nemico. Il tenente sentì scarrellare il colpo in canna, appena i mezzi si fermarono nella zona Alpha.

Comando, mi ricevete?” chiese per radio.

Avanti, Sei Cinque!

Stiamo presidiando la zona, per ora è tutto calmo!”. Il tenente osservò fuori, dal lato destro del mezzo, c'era solo il vento là fuori, che spazzava la polvere e la terra. Alcuni bagliori si potevano notare sulla cima della collina: un Drone sorvolò l'area, silenzioso e letale.

Procedete come stabilito, attendete che gli ostili vi vedano e muovetevi!

Ricevuto, chiudo!”.

Il tenente fece un lungo sospiro, con la sua squadra aveva partecipato a molte missioni, ma quella che si apprestava a compiere...

Scesero dai mezzi, mentre gli uomini sul tetto gli avrebbero coperto le spalle in caso di un attacco improvviso. Avevano studiato le mappe e le cartine fino alla nausea, sapevano come muoversi, a parte non conoscere quanti individui avrebbero potuto incontrare.

Si appostarono in uno spiazzo, ai loro lati potevano sfruttare dei muri di mattoni che sembravano reggersi in piedi per miracolo. Dovevano restare uniti. Il cielo, sopra Kabul, si faceva sempre più scuro e, con l'oscurità, gli abitanti di quella zona si rintanavano nelle loro misere case. Il Sergente Maggiore Antonio Brighi accese la radio, sintonizzandola sulla frequenza scelta con il comando.

Corsero lungo la parete, chini e tesi per captare ogni singolo rumore, ma per adesso udivano solo i loro passi nella terra fina, quasi fosse sabbia.

Il tenente si fermò all'angolo del muro, oltre il quale cominciava il pendio della collina. Un bengala rosso volò nel cielo, illuminando anche il luogo dove si trovavano le loro jeep.

Comando! Comando mi ricevete?”. La radio emise un breve fruscio.

Avanti Sei Cinque!

Le nostre unità sono state avvistate, rimanete in contatto!”.

Ricevuto! Trovate un riparo, tra poco sarà tutto finito.

Il Tenente ripassò la radio al sottufficiale e fece dei gesti ai suoi uomini, che si separarono: alcuni trovarono rifugio dietro un'altra parete. Puntarono i loro Scp calibro 5,56.

Delle voci si udirono in cima alla collina, concitate e in arabo, partirono alcune raffiche di mitra.

Videro delle ombre scendere verso di loro e qualcuno disse a voce bassa: “Hanno abboccato, ci stanno venendo incontro.”.

Sparate solo a colpo sicuro, fateli scendere finché non avranno un solo posto dove nascondersi!” disse il capo missione. Imbracciava la sua arma e, con il mirino, inquadrava il primo nemico che si stava avvicinando. I due rallisti sulle jeep avevano acquisito lo stesso obiettivo, aspettando il momento buono per uccidere. C'erano anche le Regole d'Ingaggio: potevano sparare solo se aggrediti dai terroristi.

Le prime pallottole vagarono vicino ai Lince, così, i due uomini in cima ai tetti, risposero al fuoco nemico. Il Tenente prese la mira e trattenne il fiato, fece partire un colpo singolo finché vide un'ombra ruzzolare per la discesa di terra.

A mezza costa videro dei bagliori quasi provenire dall'interno della collina. Il tenente riprese la radio in mano: “Comando, qui Sei Cinque!”, ormai non si curava più di parlare a voce bassa, la battaglia si faceva più intensa con il passare dei minuti. Non attese nemmeno che il Comando gli rispondesse, “Siamo attaccati! Dentro alla collina ci sono delle postazioni fisse in alcune Case Matte!”.

Sei Cinque! Hai detto Case Matte?

Affermativo, ci servono dei rinforzi e subito!”. I mitra dei suoi colleghi cominciarono a sparare anche vicino alle sue orecchie, che quasi non sentiva più la voce del Comando.

Qualcuno urlò verso gli uomini sui mezzi, prima che due razzi raggiungessero i blindati. L'esplosione fece volare il primo Rallista a qualche metro di distanza. Il Tenente ripassò la radio al Sergente, girandosi verso i compagni: “Ammazzate quei bastardi e qualcuno vada a prendere il Caporale!” urlò, poi mise la levetta da colpo singolo a quello a raffica. Gli spari sembravano non cessare mai.


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domenica, 11 ottobre 2009

"Io, Katy e Lupo" (12° Parte)

Non c'era tempo per programmare una riunione e il tempo non stava dalla loro parte. Donovan aveva il compito di spiegare cos'era successo nel sogno e salvare più vite umane possibili. Fra tutti quei soldati, uno in particolare non doveva soccombere.

Si chiama Antonio Brighi, Sergente Maggiore Antonio Brighi.” disse il ragazzo. Si mise seduto nella Sala Riunioni, in una delle tante sedie confortevoli in pelle, all'interno di una stanza ubicata vicino all'ufficio di Mark Collins, mentre stava bevendo un tè bollente.

Tom Loud gli si avvicinò da dietro e gli mise una mano sulla spalla: “Non doveva toccare a te, fare quel sogno. Non adesso, almeno.”. Sembrava dispiaciuto perché sapeva cosa succedeva in sogni cruenti come quello, ne aveva avuto esperienza.

Ad ogni modo ce la dovremmo cavare” disse Mark dal suo posto al centro del lungo tavolo, “ho mobilitato alcune squadre di salvataggio. Noi sappiamo cosa avverrà a Kabul il 13 Ottobre 2009, e faremo di tutto per scongiurarlo.”.

Mancano solo pochi giorni” gli ricordò Tom. Mark sorrise e chiuse un fascicolo che teneva sul piano del tavolo, sul quale c'era scritto: Operazione Mangusta.

* * *

Le due jeep Lince imboccarono una strada semi asfaltata, fatta di terra e polvere e vecchi tratti di asfalto. Viaggiavano in fila, a pochi metri l'una dall'altra per scongiurare che qualche altra macchina si mettesse fra loro: gli attentati con auto – bomba, spesso, avvenivano così.

Così faremo saltare il culo ai Talebani!” disse il Sergente Maggiore in uno dei posti dietro.

Ci proveremo.” rispose il Tenente voltandosi. Il conducente del primo mezzo non aveva detto una sola parola, da quando erano partiti dalla base.

Il Rallista, in cima al tetto del Lince, imbracciava il mitragliatore MG calibro 7,62, controllando i fianchi del mezzo. Una passeggiata, continuava a ripetersi mentre il vento fischiava tra l'elmetto e la giberna in dotazione.

I due equipaggi italiani sentivano l'adrenalina scorrere nelle vene, come se il sangue non ci fosse più. Era quasi sera, a Kabul. Viaggiavano a sessanta chilometri l'ora, un mezzo vicino all'altro come se un filo invisibile tenesse attaccate le due jeep militari.

Il tenente, il più alto in grado in quella missione, tirò fuori una fotografia da una tasca della divisa. La osservò attentamente per ricordarne i tratti somatici, uno dei Signori della Guerra che faceva parte dei terroristi. Che guidava i terroristi.

Si girò verso i compagni stringendo la foto nella mano: “Distruggeremo quel deposito di armi!” disse con tono convinto.

Ma perché dobbiamo fare noi da cavie? Non lo potevano fare quelli dell'esercito afgano?” chiese l'autista del mezzo, “io non mi sento per niente tranquillo, me la sto facendo sotto!”.

Il tenente tornò a guardare davanti, oltre il parabrezza blindato: “I talebani preferiscono fare fuori noi!” rispose secco.

La radio sul cruscotto gracchiò, poi il comando si mise in contatto: Sei Cinque, qui comando, mi ricevete? Il tenente prese la portante: “Forte e chiaro, passo.”.

Appena giunti nella zona Alpha, attendete. Le altre unità si stanno appostando in questo momento. Buona fortuna, chiudo!

Il capo pattuglia non si voltò, agganciò la portante al cruscotto e disse ad alta voce: “Non siamo soli, durerà solo pochi minuti!”.

Niente dura pochi minuti!” gli rispose il Sergente Maggiore.


Saryo alle 07:02 in: racconti, horror, kabul, io katy e lupo
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mercoledì, 07 ottobre 2009

"Io, Katy e Lupo" (11° Parte)

Un video-telefono squillò nella notte, illuminando il comodino e i contorni del letto. Dopo qualche minuto un braccio spuntò dalle lenzuola cercando la fonte di quel rumore insopportabile.

John, sei sveglio?”.

John Duly indugiò per un attimo, cercando di capire chi fosse, così fissò l'immagine del video e vide la faccia di Mark Collins. La voce sembrava concitata.

Ma che diavolo ti hanno fatto in quell'ospedale? Sembri più rincoglionito del solito!”.

Non sarà perché stavo dormendo? Comunque, cos'è successo di tanto importante?”.

Abbiamo un problema nella stanza 13! Dobbiamo svegliarlo...il ragazzo sta subendo troppo stress.”.

I piedi di John scesero pigramente dal letto, l'uomo faticava a tenere gli occhi aperti, ma la voce dell'interlocutore quasi urlò: “Hai capito che cazzo ti ho detto? Lo stiamo perdendo. Dovresti vedere gli alert!”.

Quella voce, quel tono uscito dall'apparecchio, quelle parole...John Duly si vestì in fretta e uscì dalla stanza, correndo verso la Sala di Controllo.

* * *

La porta della stanza si aprì con un sibilo e John fece ingresso con il fiato in gola, dalla sua bocca quasi usciva un rantolo. Raggiunse le tre sedie delle postazioni e osservò alcuni monitor fissati alla parete. “Hai chiamato Tom?” chiese dopo aver ripreso un po' di fiato.

Mark nemmeno si era voltato per guardarlo: “Sta già andando verso la sua stanza. Eccolo che entra.” disse fissando uno degli schermi. Le telecamere monitoravano ogni stanza dei Dreamer, alcuni sensori controllavano sia i loro movimenti, che la temperatura all'interno dei letti. Quando la temperatura del corpo saliva, era segno che qualcosa non andava per il verso giusto.

I microfoni sono attivi?” chiese John, le sue mani grassocce battevano sui tasti scrivendo dei codici, il programma gli forniva alcune risposte in più sui valori riscontrati. Mark, seduto su una sedia girevole, girò il busto verso di lui: “Pensi che non ci avevo già pensato?”.

* * *

Tom Loud inforcò gli occhiali dalle lenti azzurre e guardò ogni angolo della stanza, vide Katy vicino al letto di Donovan. Le mani di Katy toccavano il viso del ragazzo, forse provocandogli lievi formicolii, almeno era questa la sensazione di Tom. Si toccò gli auricolari posti all'interno delle orecchie e tentò di parlare con lei.

Dovremo svegliarlo” le disse avvicinandosi al letto. Katy si voltò a guardare il nuovo arrivato: un movimento fluido, una materia impalpabile ma fatta di pura energia. Tom sentì dei brividi perché era la prima volta che si avvicinava a una simile creatura. E pensò a quanto la Fisica dovesse ancora scoprire riguardo la materia.

Cosa state aspettando? Poi, Katy, tornò a guardare Donovan. Bianco in volto, il sudore gli si formava sulla fronte scendendo fino al cuscino. Il suo corpo subiva degli scossoni, quasi avesse una crisi epilettica.

Tom si avvicinò al bordo del letto e si tolse gli occhiali, poggiò una mano sulla fronte del ragazzo e disse ad alta voce: “E' circondato dalla morte e ha molta paura. Ha perso il contatto con la realtà perché non era ancora pronto a sognare quel luogo, a trovarsi lì!”. Si girò verso una delle telecamere, sapeva che lo stavano guardando e ascoltando.

Attivate il sistema, prima che sia troppo tardi!”. Passarono alcuni secondi e, per la stanza, si udì un ronzio debole, una bassa frequenza e Donovan urlò: gli occhi si aprirono all'improvviso.


Saryo alle 14:49 in: racconti, horror, kabul, io katy e lupo
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lunedì, 05 ottobre 2009

"Io, Katy e Lupo" (10° Parte)

 A me sembra solo un'intricata spy-story!

E lo è!” disse Tom Loud, “Solo che noi non siamo in un film, ma siamo nella realtà, come è reale la tua esistenza.”. L'uomo si mise un paio di occhiali azzurri e scandagliò l'intera stanza, fermandosi in un punto alle loro spalle: “Non è vero, Katy?”.

Donovan si alzò dalla sedia, le mani poggiate ancora sui braccioli. “Voi...potete vederla?”. Entrambi annuirono e Mark aprì un cassetto della scrivania tirando fuori un altro paio di occhiali, anch'essi provvisti di lenti azzurre. Li passò al ragazzo.

Guarda tu stesso!”.

Il ragazzo afferrò gli occhiali, per alcuni istanti se li era girati fra le mani, come per cercare di capire il loro segreto. Se li mise voltandosi dove sarebbe dovuta essere Katy e la vide.

Allora, Donovan, che cosa ne pensi?” chiese Mark. Sul volto nacque un ghigno di soddisfazione.

Katy, mentre era in vita, doveva essere stata una bella donna. Donovan vide una figura semi trasparente, quasi fosse fatta di acqua, che stava ferma dietro le due sedie, quasi al centro della stanza. Qualcosa che poteva sembrare una lunga chioma, le scendeva fino alle spalle: un viso grazioso, un corpo longilineo, delle movenze delicate. Il ragazzo rimase spiazzato e, istintivamente, si tolse gli occhiali. Dietro le sedie non vide più nulla. La voce di Mark attirò di nuovo la sua attenzione.

Per oggi credo che possa bastare. Tom vi accompagnerà nella vostra nuova stanza, così ti potrai riposare...” pensò per qualche secondo a cosa dirgli, “...e valutare se entrare nelle nostre scuderie.”.

Fecero tutta la strada a ritroso, ma Tom Loud non li aveva accompagnati alla stanza dove si era risvegliato: percorsero un nuovo corridoio e Donovan notò un numero in ottone ben lucidato ad ogni porta. Si fermarono di fronte alla porta con il numero 13.

Questa camera ti appartiene” disse Tom con tono quasi paterno, almeno questa era stata la sensazione del ragazzo. Girò la maniglia e varcò la soglia.

Che cosa hai provato nel vedermi? La voce di Katy risuonò vicina, Donovan se ne stava seduto sul nuovo letto, la schiena appoggiata alla parete.

Davvero ti interessa saperlo?”, portò le mani dietro la testa trovandosi più comodo. “E' stato strano. C'è dell'altro oltre al mondo in cui viviamo, è come” Donovan pensò alle parole più adatte, “se due mondi s'intersecassero fra loro, e quegli occhiali me li fanno vedere.”.

Hai deciso di restare? Qualsiasi decisione prenderai, io sarò con te!

Allora resteremo!”.

* * *

Mi trovo in mezzo a una strada e ai lati c'è della sabbia. Non ho mai visto un posto del genere, né credo di poterlo identificare.

Alcuni cartelli, lungo la strada, sono arrugginiti e sbiaditi dal tempo, ma le scritte sono in arabo. La via, ora, è deserta. Il vento trascina la sabbia oltre il mio corpo, spargendola sui tratti di cemento vecchio.

No, aspetta un attimo! Sento dei rumori, sembrano...anzi sono macchine! Jeep, per l'esattezza e sono mezzi militari.

Aspetto sul ciglio della strada, tanto nessuno mi può notare.

Adesso vedo i fari e riesco a leggere la marca: Iveco. In cima al tetto c'è un soldato che imbraccia un mitra fissato ad esso, credo possa ruotarlo di 360 gradi. Vedo anche degli stemmi, bandiere italiane e fanno parte dell'Isaf.

Mi sorpassano e, i due uomini che spuntano dal tetto, controllano ai fianchi dei due mezzi. Più avanti ci sono agglomerati di case a un piano, una accanto all'altra come una grossa tendopoli di fortuna. Sono fatiscenti e povere di tutto, poche luci sono accese: sembra quasi disabitato.

Oltre tutte quelle case, a destra della strada, c'è una collina di sabbia e terra.

Provo ad avvicinarmi!


Saryo alle 07:10 in: racconti, horror, kabul, io katy e lupo
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giovedì, 01 ottobre 2009

"Io, Katy e Lupo" (9° Parte)

E' un piacere conoscerti, giovanotto!” disse un uomo dietro ad una scrivania, “Mi chiamo Mark Collins.” e si alzò dalla sedia, dirigendosi verso Donovan. Era un uomo piuttosto basso e tarchiato, la testa quasi calva e portava degli occhiali da vista.

Piacere di conoscerla, signor Collins.” disse il ragazzo stringendogli la mano.

Speriamo che siano finite tutte queste presentazioni! Due in pochi minuti...e devono darci ancora molte spiegazioni. Donovan valutò la frase detta da Katy e la condivideva in pieno: erano in ballo troppi segreti.

Se la tua amica potesse avere ancora un po' di pazienza...” disse Tom Loud, “...vi saranno date molte risposte, a seconda dei casi.”.

Così vogliamo entrare subito nel vivo” s'intromise Mark Collins. Si andò a rimettere al suo posto, dietro la scrivania, prese un foglio e una penna e cominciò a fare dei disegni.

Intanto accomodatevi” e indicò due sedie poste davanti a lui. “Sono molte le cose che devi sapere, che non so bene da dove cominciare.”, l'uomo rifletté per alcuni istanti e, prima di continuare, unì le mani a formare un triangolo, i gomiti appoggiati sul tavolo: “non accetto il modo formale, perciò, Donovan, ti chiedo di darci del tu. Sappiamo che fai dei sogni e che hai iniziato a contrastare la Morte.”.

Donovan annuì. Si sentiva in apprensione, forse quasi sotto torchio e non sapeva bene se dire tutta la verità.

La prima persona che hai salvato è stata John Duly” continuò Mark.

Come siete riusciti a...”.

Non ha importanza questo dettaglio” s'intromise Tom, al fianco del ragazzo: “ma quello che c'importa è il numero!”.

Donovan scosse la testa, senza capire di cosa stessero parlando, ma udì la voce di Katy: Forse si riferiscono al numero che collega i due sogni. Il numero 13.

La tua amica è molto perspicace!” aggiunse Tom.

Ma come fate a sentire la sua voce?”.

Una cosa alla volta.” e Tom fissò Mark, “finalmente l'abbiamo trovato.”.

Mark non voleva spazientire troppo il piccolo ospite, era giusto che sapesse: “Tu sei quello che in gergo tecnico chiamiamo Dreamer. E tu sei il tredicesimo Dreamer del nostro programma.”.

Donovan aprì la bocca, ma Tom Loud lo precedette: “Sei incappato in un'Agenzia Ombra e in un progetto segreto. Solo il Presidente degli Stati Uniti ne è al corrente, ed è a conoscenza delle forze che contrastiamo.”.

Mark non era d'accordo su come il collega stava dando ragguagli al ragazzo: troppi dettagli che servivano solo a mandarlo in confusione, così zittì Tom. “Quello che devi sapere, Donovan, è che in questa struttura abbiamo ventuno Dreamer.”.

La cosa si stava facendo intrigante per una mente giovane come la sua, così cominciò a intuire, forse, ciò che si stava delineando fra le righe. Tentò di precedere quello che gli avrebbero voluto dire: “Immagino che uno dei vostri Dreamer abbia sognato la rapina alla banca e che vi siate catapultati per salvarmi”. Lo sguardo di Donovan si fece compiaciuto.

Risposta esatta!” disse Mark.

E quei rapinatori...”.

Non erano lì per rapinare la banca, ma per ucciderti.”.

In gergo tecnico si chiamano Esecutori, e fanno parte dei cattivi.” continuò Tom Loud.

Mark prese tre penne dalla scrivania e le mise parallele fra loro, davanti agli occhi del ragazzo. “Questa penna è la Morte, che opera secondo un suo schema. Mentre sogni non la vedrai mai, ma ne percepirai la presenza.”. Afferrò la seconda penna: “Questa siamo noi.” se la girò fra le dita, come per darle più importanza. “Operiamo attraverso i Dreamer, che sognano delle vite altrui, delle morti che possono sembrare dettate solo dal destino, ma non sempre è così.” Mark fissò il ragazzo negli occhi, tentando di trasmettergli l'importanza del concetto. “Se un Dreamer sogna una morte, quella vita deve essere salvata, a costo che un nostro operatore perda la sua.”.

Operatore?”.

Abbiamo operatori infiltrati in ogni parte, persino nei reparti speciali di mezzo mondo. Lavorano per la nostra causa.”. Mark cercò di scorgere nello sguardo di Donovan se si fosse perso in tutte quelle informazioni.

Qual'è lo scopo di questa agenzia?”, la domanda di Donovan fu schietta, sincera, la domanda delle domande.

Mantenere in vita i soggetti che i nostri Dreamer hanno visto morire.”.

E John Duly, in tutto questo, cosa c'entra?”.

Mark e Tom si fissarono per un attimo, Tom sembrò quasi sorridere, poi il primo rispose: “John è capo Progetto Dream. E' lui che ha ideato un sofisticato programma che studia le Linee Temporali delle persone, attraverso lo studio del dna e di alcune cellule.”.


Saryo alle 07:38 in: racconti, horror, la scelta, io katy e lupo
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