"Io, Katy e Lupo" (18° Parte)
“Chi sei?” le chiedo.
“Lucy Carpet” e si volta dalla mia parte, “Immagino tu sia quello nuovo”, attende qualche istante, forse non è sicura di quello che sta per rivelarmi. “Sei il 13° Dreamer, giusto?”.
Io faccio un gesto affermativo e lei dice: “Allora piacere, io sono la 18° Dreamer”.
Non le rispondo nemmeno, forse sto cercando di comprendere quello che sta accadendo, il motivo per cui mi trovo qui...
Il sacerdote richiude il libro e lo appoggia sullo scrittoio, la copertina con il titolo è rivolta in alto, così riesco a leggerlo: “Il tredicesimo mese”. Non ne ho mai sentito parlare, né conosco il genere che tratta, ma se il tizio è arrivato ad offrigli dei soldi...
Qualcosa attira la mia attenzione, un piccolo dettaglio che mi fa girare verso l'interno della chiesa. Per pochi istanti la luce ha subìto una variazione. Forse anche Lucy ha percepito la stessa cosa: ha lasciato la stanza senza dire nulla, passandomi accanto e dirigendosi verso l'altare.
Io sono rimasto all'ingresso della stanza, curioso di capire. Alcune file di candele accese, poste su dei banchi metallici e arrugginiti dal tempo, si sono quasi spente, come se qualcuno ci fosse passato accanto muovendosi a passi sostenuti.
La ragazza mi fa cenno di raggiungerla fino al centro del corridoio, sulle panche alcuni fogli di carta si spostano planando a terra. “Abbiamo visite!” mi dice Lucy, “Devi fare attenzione a quello che ti succede intorno.”. Esita per alcuni istanti, dopo mi indica una delle finestre montate sulle pareti, il mosaico di vetri colorati è illuminato da alcune luci esterne, forse dai lampioni sulla strada. I vetri si stanno appannando lentamente.
“Guarda i lampadari sul soffitto!” mi dice. Li osservo per qualche secondo e ne conto quattro. L'ultimo in fondo alla chiesa, poco prima dell'altare, sembra che rotei leggermente, alcuni pezzi di legno cadono sul pavimento.
Il sacerdote esce dalla camera e attraversa la navata, appena davanti all'altare s'inginocchia e fa il segno della croce mormorando qualcosa. Si ferma a guardare il crocifisso appeso al muro.
Un boato improvviso ci fa voltare verso l'ingresso a due battenti: la porta spalancata e cinque uomini in mimetica entrano e si sparpagliano. Uno solo procede nel corridoio fra le panche, dirigendosi verso il sacerdote. Indossano tutti dei passamontagna e sono armati di mitragliette automatiche: “Dacci quel libro!” urla quello che sta percorrendo il corridoio. Non indossano occhiali, perciò, io e Lucy, sappiamo che non ci possono vedere.
Il sacerdote si era già voltato, appena udito quel forte rumore, ma l'espressione del viso non mostrava affatto sorpresa, forse se l'aspettava quella visita.
“Dovrete uccidermi!” gli risponde senza mostrare paura, le braccia portate lungo i fianchi come se stesse aspettando i suoi ultimi attimi di vita.
* * *
Mark Collins era di turno in Sala Controllo, quella notte. Dopo le tre passate, l'ennesimo caffè bevuto, il tempo restante sarebbe dovuto trascorrere più velocemente. Osservava i monitor a parete scorrendo le facce di ogni singolo Dreamer: non sempre facevano Sogni Lucidi. Il meccanismo veniva ancora studiato da John Duly e dai suoi tecnici, senza aver ancora portato prove convincenti. Con le supposizioni non si andava da nessuna parte, a Mark servivano solo certezze.
L'assistente ai controlli si spostò con la sedia verso destra, quasi davanti agli ultimi video in fondo e fece un'espressione perplessa. “Diamo un'occhiata al 13 e al 18!” suggerì a Mark. Mark si mise alla tastiera e mise in primo piano i due video, controllandoli attentamente: non stavano facendo sogni tranquilli.
“Accendi i microfoni!” disse all'assistente. Dall'angolo basso spuntarono la testa e le orecchie di Lupo, poi udirono una sorta di ululato.
“Ingrandisci l'immagine.” disse Mark, portandosi più vicino allo schermo. Donovan si stava agitando, alcune spie lampeggiavano, gli alert rossi indicavano movimenti del corpo anormali e le micro telecamere fisse inquadrarono il movimento del corpo sotto le lenzuola: le mani si chiudevano a pugno, i muscoli delle braccia erano tesi.
“Sveglia Tom Loud e mandalo nella 13, subito!” disse Mark Collins. Dopo, la sua attenzione, si spostò sul video della camera 18.
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