martedì, 28 luglio 2009

"21 dicembre 2012" (18° Parte)

Non abbiate paura! La frase aveva violato l'intimità di Davide e Corrado, senza alcun preavviso. Entrambi, anche se l'avevano percepito come un pensiero estraneo, non avevano avuto il coraggio di dirlo. Corrado si limitò a dire: “Questo posto è strano, mi mette i brividi.”. Davide non disse nulla, limitandosi a guardare Arianna che si era spinta fin sotto la pianta centrale. Il vento fischiava attraverso i rami sottili ed esili dei tre alberi, il cielo era scuro come poche volte l'avevano visto.

Sono la tua coscienza, lascia che ti guidi! Poi udirono una risata di bambino. Davide si voltò verso il collega tentando di comprendere...

Lasciateli stare, non vedete come li state confondendo?

Corrado si portò le mani alle tempie, come per scacciare un forte mal di testa.

Ma che diavolo succede?” chiese Davide, la domanda l'aveva rivolta alla bambina che forse ne sapeva più di loro.

Siete di fronte al più complesso Campo Magnetico che si è sviluppato in Italia!” disse una voce, ma questa volta era reale, non indotta mentalmente.

Dovete essere di veduta larga, aprire la mente per nuove esperienze e – cosa più importante – dominare le vostre paure.”. I due uomini raggiunsero Arianna fin sotto l'albero, Corrado aveva estratto la pistola caricando il colpo in canna, doveva muoversi chino a causa dei rami bassi che coprivano gran parte della radura.

Allora? Vi volete mostrare, oppure continuiamo a giocare a nascondino...”. Arianna era calma, non mostrava alcuna paura. Alzò lo sguardo su Corrado, poggiò la mano sulla canna della pistola facendogliela abbassare. Poi la sua attenzione tornò sulla radura, verso quella cortina di vegetazione che sembrava proteggere quel luogo.

Adesso ci mostreremo, disse la voce nella mente dei due uomini, ma non fateci del male!

Corrado avanzò superando i tre alberi.

Un bambino uscì fuori dalla boscaglia, seguito da un altro un po' più alto. Corrado e Davide rimasero impietriti osservando decine di adolescenti che, lentamente, si mostravano loro. Non c'erano solo bambini, ragazzi di tutte le età, ma anche un paio di adulti erano usciti dal fitto del bosco. Mostrarono i palmi delle mani, per dimostrare che non erano armati, né che fossero ostili.

Spero che non ve la siate presa” disse uno degli adulti, “ma a Francesco piace fare gli scherzi, è più forte di lui.”.

Francesco!” ripeté Corrado.

Proprio lui” disse indicando un bambino dai capelli castano scuro e un sorriso stampato sulla faccia, “è un bambino speciale proprio come lo è Arianna.”.

Ma loro...chi sarebbero.” mormorò Davide. Era confuso osservando tutti i volti che li stavano fissando. Qualche battutina e qualche risata si erano alzate fra le decine di ragazzini schierati sulla radura.

Lavoriamo per la stessa Agenzia, ma da oggi avrete un protetto in più. Vai, Francesco, e fai il bravo. Sarai in ottime mani.” disse l'altro uomo, incoraggiandolo a raggiungerli.

Il bambino si guardò indietro per un solo istante, come se volesse salutare i suoi amici alle spalle, poi raggiunse Arianna e i loro due protettori.


Saryo alle 10:07 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
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lunedì, 20 luglio 2009

"21 dicembre 2012" (17° Parte)

Tromba d

Davide varcò il cancello d'ingresso del parco, quello che dava su Via Aurelia Antica. Non c'erano le solite persone intente a fare jogging, oppure quelle che amavano fare passeggiate in bicicletta. C'era solo lui, all'ingresso.

Aspetterò l'arrivo di Corrado, pensò. I suoi passi sulla ghiaia erano l'unico rumore che si potesse sentire, a parte il vento che scuoteva i rami degli alberi.

Davide fu attratto dal colore del cielo, dalle nubi stratificate che ora coprivano la luce del sole. Una parte di esse gli risultò affascinante, mai viste prima, e forse un motivo c'era.

Una pioggia fina iniziò a cadere, quasi impercettibile, bagnando rami e cespugli spogli. La ghiaia che stava calpestando iniziava a cambiare colore.

Le raffiche di vento cominciarono a montare, scuotendo persino i suoi abiti con più forza, mentre ad alta quota le nuvole sembravano spostarsi in modo circolare.

Si maledisse per non essersi portato un ombrello.

Corrado imboccò un sentiero largo in discesa, a destra vide una fontana circolare fatta di marmo, ma tutto era trasandato e lasciato nell'incuria. Alcune alghe e del muschio sembravano voler dargli un'altra colorazione.

La pioggia s'infittì scrosciando in terra, rendendola fango in poco tempo e scorrendo a valle in piccoli rivoli. Pochi minuti erano bastati per infradiciarlo completamente.

Alcuni lampi improvvisi illuminarono tutto a giorno, e fu in quel momento che Davide si era accorto di alcune nubi che stavano formando un cono. In alta quota, a centinaia di metri, le correnti d'aria vorticavano veloci.

Vide una sorta di imbuto che, lentamente, ruotava su sé stesso, mentre l'apice si contorceva scendendo fino a terra. Gli alberi venivano scossi, alcuni rami furono strappati dalla mano della natura.

Il tornado era scuro a causa di polvere e ghiaia, tronchi e foglie secche, che catturava lungo il suo cammino, finché li rilasciava a centinaia di metri di distanza.

L'uomo sussultò, dopo che qualcosa l'aveva strattonato riportandolo alla realtà che stava vivendo in quel momento.

Credo sia un F – 3!” disse Corrado, nella mano destra teneva stretta quella della bambina, che continuava a fissare lo spettacolo della natura. Il tornado si spostava per il parco, sradicando alberi e cespugli che gli capitavano lungo il percorso. Alcune strutture del parco erano state risparmiate.

Seguimi, di corsa!” urlò il collega a Davide, le raffiche di vento aumentavano con la vicinanza dell'anomalia climatica, acqua e grandine ne preannunciavano l'arrivo.

Corsero lungo il sentiero cercando di evitare pozze d'acqua e rami scagliati dal vento, mentre un cupo rumore si faceva più forte: quasi un ruggito, seguito dal rombo di tuoni. La cosa migliore, in questi casi, era quella di non voltarsi indietro.

Davide si voltò perché sentiva una forza che gli rallentava la corsa, qualcosa di impalpabile che lo stava catturando. Si rigirò in avanti con un'espressione di paura, di orrore, dopo che aveva visto il cono d'aria dilatarsi e seguire il loro percorso. Terra e sassi ne venivano risucchiati, mentre loro tentavano di aumentare la distanza per mettersi al riparo.

Il vento scemò all'improvviso, mentre Davide sentiva le forze venire meno. Le gambe cominciavano a diventare pesanti, il cuore gli martellava in petto sentendolo quasi fino in testa, fino al cervello. La bambina rallentava la corsa dei due uomini, era esausta, sfinita.

Il tornado aveva deviato il suo percorso, lambendoli solo con i venti più esterni e meno potenti della sua forza distruttiva.

Videro tre alberi spogli in mezzo ad una vasta radura, ai lati, in lontananza, scorgevano boschi composti dalle più svariate specie di vegetazione. Corrado e Davide rimasero a fissare quella scena, quasi uscita dal disegno di Arianna, mentre la piccola aveva provato un fremito raggiungendo quel luogo.

Non erano soli.


Saryo alle 09:26 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
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lunedì, 13 luglio 2009

"21 dicembre 2012" (16° Parte)

Villa PamphiliArianna sentiva le gambe stanche, pesanti, anche se non voleva darlo a vedere ai due uomini che l'accompagnavano, così stringeva i denti pensando al nonno che avrebbe voluto rivedere al più presto. Il nonno, che stava in un'altra città, in un altro continente, a combattere altre battaglie per il futuro...il loro futuro.

Un foglio di carta cadde dalla tasca del suo cappotto, su una facciata Arianna aveva disegnato tre alberi su un vasto prato corto e di un verde acceso. Un disegno ben fatto per una bambina della sua età. I colori avevano attirato lo sguardo di Corrado.

Le mura che cingevano lo Stato del Vaticano si ergevano alte, proteggendo il Papa, i vescovi, i cardinali e tutti i loro collaboratori, mentre fuori da quel piccolo stato regnava l'incertezza, la povertà dilagava nei quartieri di Roma infiammando il cuore dei ceti sociali più poveri.

Corrado afferrò il disegno per osservarlo meglio. “L'ho fatto io” disse Arianna alzando lo sguardo sull'uomo, “deve essermi caduto.”.

Sei piccola ma geniale!” le disse Corrado mandandole un sorriso. Infine si voltò verso il collega: “E' meglio separarci, ci metteranno più tempo a trovarci, visto che sanno che siamo in due e in compagnia di una bambina. Così li potremmo spiazzare!”.

Ottima idea” rispose Davide, “ma dove c'incontreremo?”.

A Villa Pamphili.”.

Erano riusciti a far perdere le tracce all'inseguitore, la calca di gente che avevano attraversato era stata d'aiuto. Eppure qualcosa non quadrava: un solo uomo che li pedinasse sembrava ridicolo per i mezzi che aveva a disposizione l'agenzia.

Avevano fermato un taxi, uno dei pochi che girava in quella zona della città, e lo avevano fatto quasi facendosi investire dall'auto. L'insegna sul tetto era spenta, perciò doveva essere fuori servizio.

Dico, ma volete farvi uccidere?” chiese l'autista affacciandosi solo dal finestrino. L'uomo osservò il tizio e la bambina, poi la scritta Taxi sul tetto si era accesa. “Lo faccio solo perché non voglio sulla coscienza quel viso d'angelo.” disse il tassinaro accostando l'auto.

Corrado e Arianna salirono sulla Fiat Multipla senza aggiungere altro. All'interno trovarono un clima caldo e accogliente, data la temperatura esterna molto rigida, che li costrinse almeno a sbottonarsi i cappotti.

Dove vi porto?” chiese l'uomo osservandoli dallo specchietto retrovisore.

Via Aurelia Antica, all'ingresso di Villa Pamphili.” rispose Corrado. I tre non si dissero altro, i due passeggeri erano immersi nei loro pensieri, mentre l'autista pensava a guidare fra le strade di Roma quasi sgombre dal traffico. Molti semafori emettevano la luce gialla ad intermittenza, quasi fossero consapevoli che non c'era traffico da regolamentare. La radio dava le ultime notizie su una delle proteste più violente che si ricordasse.

La voce del giornalista quasi urlava, pur di distinguersi fra la folla, mentre scoppi ed esplosioni dilaniavano le voci che scandivano gli slogan contro il governo.

Il corteo non è ancora giunto a Piazza del Popolo, mentre già si contano feriti fra le forze dell'ordine e i manifestanti.” disse la voce del cronista, “C'è un clima da guerra urbana mentre la gente sfila tra le transenne. Alcuni gruppi hanno tentato di sfondare il cordone che li seguiva, ne sono nati piccoli scontri e tafferugli. Le ambulanze che chiudevano il corteo sono intervenute per soccorrere i feriti, i contusi di questa guerra dei poveri, che forse non porterà a nulla di buono.”.

L'autista, dopo aver sentito le ultime parole del giornalista, cambiò canale. Osservò i due clienti dallo specchietto e fece un sorriso forzato. “Lo sa da quanto non faccio più programmi a lungo termine?” chiese a Corrado, “da quando è cominciato tutto questo. A cosa serve? Non so se domani sarò di nuovo al volante di un taxi, e ho due bambini che stanno crescendo in un mondo senza un futuro apparente.”. Poi tacque, mica pretendeva una risposta a quello che stava accadendo. Sorrise per le domande retoriche che si facevano da mesi a questa parte, domande a cui non c'erano risposte certe.

Corrado pagò dieci euro per la corsa, aggiungendone cinque per la mancia. Scesero davanti all'ingresso di Villa Pamphili.


Saryo alle 09:57 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
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lunedì, 06 luglio 2009

"21 dicembre 2012" (15° Parte)

Piazza Risorgimento era gremita di gente, neppure un solo autobus poteva attraversarla per dirigersi al capo-linea: due cortei bloccavano entrambi gli ingressi. La polizia, carabinieri e guardia di finanza attendevano gli ordini in tenuta anti-sommossa. Decine di mezzi circondavano la piazza, transenne e agenti impedivano a chiunque di dirigersi verso San Pietro. Diversi striscioni colorati venivano alzati e mossi come stendardi. Le scritte dicevano:

Il governo ci ha traditi! – Non abbiamo redditi per vivere, i prezzi sono alti e la vita non ha FUTURO!

Gli animi si stavano scaldando, come le parole che venivano urlate e scandite.

Non vorrai attraversare il corteo, spero!” disse Davide osservando quello che accadeva davanti a loro, “e non è un posto per una bambina, quello!”. Il tono era preoccupato mentre osservava un gruppo a volto coperto che si spostava all'interno della massa.

Adesso sono più preoccupato per quello che ci sta seguendo” rispose Corrado voltandosi indietro per un istante. Arianna camminava fra i due uomini e indossava un cappotto grigio, una sciarpa rosa pallido le copriva la bocca per le gelide folate di vento che sferzavano quel giorno.

Non l'avevo visto, ma chi è?” chiese senza rallentare il passo, poi chinò lo sguardo per assicurarsi che la bambina non fosse troppo stanca. Arianna si era accorta di essere osservata e gli lanciò un sorriso per rassicurarlo. La bocca era coperta dalla sciarpa, ma gli occhi sereni gli avevano mandato un segnale inequivocabile.

Non avevo mai assistito ad una cosa del genere” disse Arianna senza smettere di guardare la massa di gente che cominciava a spostarsi verso Via Cola di Rienzo. La protesta doveva seguire un percorso scortato dalle forze dell'ordine fino a Piazza del Popolo, per poi dirigersi verso i palazzi del Governo. Non c'erano macchine parcheggiate in quelle vie, solo transenne che dividevano i manifestanti dalle migliaia di poliziotti che li seguivano.

La manifestazione veniva monitorata da terra e dal cielo, attraverso tre elicotteri muniti di telecamere. Le centrali operative, dispiegate lungo il percorso, davano gli ordini su come muoversi. Tutti gli operatori della sicurezza erano muniti di scudi, caschi e oggetti per disperdere eventuali soggetti rivoltosi.

Il numeroso corteo, composto da uomini e donne di tutte le età, iniziò a defluire verso l'altra via attraversando prati e cemento, senza degnare di un solo sguardo i due uomini e la bambina. Urlavano alcuni slogan battendo le mani a tempo. Molti sguardi si girarono verso le forze dell'ordine che si limitavano ad osservarli. Per ora sembrava una protesta pacifica, ma c'era solo un esile filo che teneva legati gli animi dei manifestanti, e bastava molto poco per tranciarlo di netto. Tutti lo sapevano.

Dobbiamo passare dietro le ultime persone e far perdere le nostre tracce” quasi urlò Corrado per farsi sentire. L'inseguitore non sembrava in gran forma e Corrado l'aveva riconosciuto subito dagli abiti sgualciti e rovinati dal tempo. Avrebbe giurato anche che il suo alito sapeva di alcool o birra.

Cerchiamo di far perdere le tracce anche all'elicottero che ci controlla dall'alto” aveva aggiunto poi dando uno sguardo al cielo.

Davide scrutò in alto, notando un altro velivolo che si avvicinava a quello con i vetri oscurati. Qualcosa gli diceva che avrebbero avuto problemi a seguirli, perché stavano sorvolando una zona protetta dalla polizia, e dubitava che l'Agenzia che li stava seguendo, avesse avvisato di ciò che stavano facendo.

Ma sai dove potremmo rifugiarci, conosci un posto sicuro per la bambina?” chiese Davide prima di voltarsi indietro.

Il più lontano possibile da qui!”.


Saryo alle 09:22 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
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