"21 dicembre 2012" (12° Parte)
“Per chi lavori!” urlò Corrado afferrando le tronchesi dal tavolo.
“Lasciate che ci provi io” disse Arianna con la sua vocina esile, dolce.
Corrado si era girato verso di lei, mettendosi in ginocchio all'altezza del suo viso: “Non dovresti assistere a queste cose. Non sono cose da...sentire, né da vedere” le disse.
Arianna superò Corrado avvicinandosi all'uomo legato. Occhi negli occhi lo scrutava in silenzio, nessuno era intervenuto per fermarla.
La bambina rimase in quella posizione per diversi minuti, l'uomo non si oppose a ciò che stava avvenendo. Sembrava accettarlo.
“Non è solo” disse Arianna in tono convinto, “agiscono in due, un altro senza casa...credo sia un polacco”.
La bambina tornò ad osservare il suo volto in silenzio, corrucciò le sopracciglia, si concentrò. “Sei pronto a seguirmi?”.
Il tizio strinse le labbra fissandola negli occhi. Sembrava essere nato una specie di legame fra i due, qualcosa di particolare che aveva avuto la scintilla da Arianna. La bambina era speciale, con il tempo lo avrebbe dimostrato ancora.
Un nuovo rumore attirò la curiosità di Corrado, era quello tipico di pale e rotori che girano vorticosamente: un elicottero volteggiava sopra Borgo Pio, forse ad una ventina di metri dai tetti degli edifici.
Spostò le tende per osservare la piazzetta deserta e, in alto, vide un elicottero nero e i portelli laterali aperti. Due corde furono calate fino al tetto di un palazzo. “Temo che avremo visite” disse Corrado senza staccare gli occhi da ciò che ne stava uscendo.
Davide afferrò il collo di Hans con una stretta morsa, finché l'uomo iniziò a rantolare. Gli occhi vagavano in cerca della bambina, o un appiglio per difendersi.
Corrado aveva visto anche troppo e sapeva di quale reparto facevano parte quegli uomini. I cecchini si erano calati sopra l'edificio, armati con un Remington – 700 e muniti di visore diurno e notturno. Non stavano affatto scherzando: sparavano per uccidere e non facevano prigionieri.
Il collega allentò la morsa, l'uomo ricominciò a respirare riprendendo il colore naturale della pelle. “Allora li hai condotti fino a noi?” chiese quasi urlando.
Hans riprese fiato.
“Non possiamo ucciderlo!” disse Corrado al collega, poi spostò la sua attenzione su Hans: “Non vuoi che accada, vero?”. La domanda non gli aveva lasciato respiro, le risposte potevano essere solo due.
“Ascoltami!” disse Corrado afferrando il prigioniero per la maglia, “non devono scoprire questo posto! Devi depistarli!”. Il tono della sua voce non era mai stato così serio, almeno da quanto Davide ricordasse.
Hans annuì con un gesto.
Cinque cecchini scesero lungo le corde fissate all'elicottero, i fucili legati dietro le spalle. La divisa scura era comoda, confortevole, prodotta per essere indossata anche se chi la portava doveva stare nella stessa posizione per ore. I caschi neri, auricolari per comunicare qualsiasi comunicazione, erano oggetti standard per le Agenzie Non Governative.
“Squadra Alpha attestata e in attesa!” disse uno di loro prima di inquadrare la piazza nel mirino del fucile. “Attendo Luce Verde!”. L'auricolare gracchiò finché una voce gli disse di attendere l'ordine successivo.
L'uomo alzò il pugno della mano destra, gli altri presero posto ai tre angoli ancora liberi.
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)







