venerdì, 27 marzo 2009

"21 dicembre 2012" (4° Parte)

Il faro di Greendale 

Città di Dale – 03 Marzo 2009 – 02:05 Stati Uniti d'America


Era notte nel paese di Dale, una fresca notte nei primi di marzo. La cittadina era cullata nel silenzio, i lampioni emanavano una luce di colore arancio, mentre le strade erano silenziose ed isolate. Tutte le luci in Liberty Street erano spente, tutte le finestre chiuse e le imposte serrate, tranne una a pianterreno. Una luce soffusa penetrava dagli infissi ed un’ombra si muoveva dietro di essa.

La signora Cynthia era sconvolta, si era svegliata per l’ennesima volta nella notte, dopo aver fatto lo stesso sogno. Andò in bagno ed accese la luce, fece scorrere l’acqua nel lavandino mentre si osservava allo specchio. Non aveva una bella cera, non alle due di notte e dopo un risveglio così brusco. Così si esaminò attentamente ed afferrò il bicchiere sulla mensola alla sua destra, lo riempì e bevve due sorsi.

“Buon Dio” esclamò a voce bassa. Prese fiato e pensò a quel sogno ricorrente, quella stanza luminosa, tutte quelle finestre illuminate dal sole. Al centro di essa vedeva una bambina, avrà avuto sei anni e stava seduta a giocare con una bambola. Ricordava con quanta cura le pettinasse i capelli, la filastrocca che cantava ed il sorriso spensierato che aveva. All’improvviso si era aperta la porta d’ingresso, una ventata d’aria le aveva mosso i capelli lunghi e lisci color grano ed un uomo anziano le era andato incontro.

“Nella stanza non c’erano mobili” disse all’improvviso, così l’immagine che aveva nella sua mente scomparve. Tornò a guardare la sua immagine riflessa e vide che stava tastando le sue guance in carne. Chiuse il rubinetto e andò in soggiorno. La signora Cynthia non voleva tornare a letto, non capiva cosa le stava accadendo. Spesso le capitava di sognare, ma non aveva mai fatto sogni talmente lucidi da sembrare reali.

“Cosa diavolo volevano quegli uomini” disse a se stessa, interrogandosi, tornando con la mente al sogno. Lo rivide come se avesse assistito ad una scena reale. Cinque uomini ben distinti, vestiti con giacche nere e capelli corti, tutti mori tranne uno: portava i capelli più lunghi e biondi, a coda di cavallo. Le era parso un coordinatore.

La scena che rivide era movimentata, veloce nello svolgersi e cruento nel terminare. Il signore anziano aveva fatto appena in tempo a chinarsi sulla bimba ignara di tutto, si era chinato su di lei, solo il tempo per farla girare. Poi l’irruzione improvvisa, la lotta disperata dell’anziano, mani che l’afferravano con la forza per strapparlo via dalla stanza e dalla bimba.

Cynthia sospirò rumorosamente fermandosi sull’ultimo dettaglio: la mano del signore anziano che sfiorava quella della bambina, in un ultimo tentativo di non separarsi, finché non lo allontanarono definitivamente. La signora Cynthia rifletté ancora qualche istante, pensò addirittura che la bimba ed il vecchio si conoscessero, che avessero qualche legame affettivo.

Rinunciò a cercare di capire il sogno, non ne aveva la forza. Erano tre notti che accadeva la stessa cosa, faceva sempre quel sogno fino alla scomparsa dell’anziano, poi il risveglio brusco ed improvviso. Lo stress che ne derivava.

Il telefono squillò vicino a lei e Cynthia si svegliò all’improvviso, accorgendosi di trovarsi in soggiorno e di avervi dormito per il resto della notte. Fuori c’era rumore, la luce del giorno entrava prepotentemente dalle persiane ancora chiuse, illuminando il pavimento verde smeraldo.

Lentamente si diresse verso la finestra, accanto al vecchio televisore, sopra il porta tv, il telefono squillava in maniera ossessiva. Con esitazione afferrò la cornetta, “Cynthia? Mi senti cara?”. Lei non rispose subito, attese di riconoscere quella voce, poi disse: “Scusami…ma ho fatto tardi, sarò da te in poco tempo”.

Riagganciò la cornetta, il suo sguardo vagò per alcuni istanti nel soggiorno, si fermò giusto per costatare l’ora. Il grosso orologio a cucù indicava che erano le nove passate da pochi minuti e quasi lo maledì, spesso la infastidiva il chiasso che produceva ogni ora quel piccolo uccellino di legno, ma non quella notte, tanto meno nelle prime ore della mattina. Doveva aver dormito molto profondamente per non sentirlo proprio.

La signorina Cynthia, così voleva farsi chiamare dalla gente, uscì di casa in fretta, giusto il tempo di sciacquarsi e vestirsi, poi via: un appuntamento l’attendeva. Il vestito che aveva scelto per l’occasione era un abito lungo, qualcosa che fosse elegante ma non troppo vistoso, scarpe con tacchi non troppo alti ed un grazioso scialle. Gli occhiali che portava servivano per vedere e leggere, ultimamente si era accorta che la vista le era calata, quasi una cosa improvvisa e non aveva neanche avuto il tempo di accorgersene, che si era ritrovata in difficoltà a vedere le cose che la circondavano. Sorrise quando pensò che nei sogni non si hanno certi problemi, si vede benissimo ogni singola cosa.

Erano molti anni ormai che si era insediata in questa cittadina e la maggior parte dei concittadini, se potevano evitarla, lo facevano: amava usare un vecchio mazzo di carte per consigliare chiunque avesse avuto problemi. La chiaroveggenza attraverso questo mezzo le permetteva di andare avanti, oltre la pensione che lo stato le versava ogni mese.

“Hai avuto qualche tipo di problema?” le chiese Margaret, una signora di sessantasei anni e celibe da sempre. Nell’ambiente di Dale era etichettata come zitella, tuttavia non veniva emarginata come accadeva con Cynthia, la gente spesso scambiava due parole con lei.

“Non proprio” le rispose Cynthia, “ricordi quel sogno che ti avevo raccontato due giorni fa?”, l’amica annuì in modo apprensivo, “l’ho fatto anche stanotte”. Sospirò sonoramente e guardò l’ora, un grande pannello colorato sopra le loro teste indicava il giorno, la data e l’ora; quel mattino facevano otto gradi.

Entrambe rimasero in silenzio osservando il cartellone, il traffico scorreva senza alcun intoppo vicino al marciapiede su cui stavano ferme, erano le nove e venti e la stazione ferroviaria di Dale era proprio in fondo a Liberty Street.

“Forza, animo!” disse Margaret con un sorriso, “Fra dieci minuti arriverà il treno, ricordi? Non vorrai che tua nipote Eveleen ci attenda”. Cynthia sorrise e cominciò ad avviarsi verso la stazione, seguita dalla sua amica Margaret.


Saryo alle 13:32 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, 05 marzo 2009

"21 dicembre 2012" (3° Parte)

Roma – 21 dicembre 2012 – 21:50


Accomodatevi” disse Corrado appena entrati in casa. Prese i cappotti di Rose e Jack e li appese all'attaccapanni dell'ingresso. I bambini corsero a sedersi sul divano e Francesco agguantò la Play-Station portatile e l'accese. Arianna era una bambina un po' più calma, ma forse stava metabolizzando quello che era accaduto. Prese un block-notes dal tavolo rotondo del soggiorno e se lo portò fino al divano. Iniziò a disegnare.

Corrado mostrò agli ospiti la piccola ma accogliente casa, più che altro sembrava una sorta di studio composto da quell'unico piano e una cucina attrezzata con poche cose, ma utili per la sopravvivenza. Una finestra dava su una piazza senza sbocchi, se non una via che conduceva al Borgo.

Non è molto, ma basterà per restare nascosti finché le acque non si saranno calmate” disse l'uomo per rompere il ghiaccio. Di fronte al divano dove giocavano i bambini, ce ne era un altro a due posti e Rose e Jack vi presero posto.

Che ne dite di un caffè?”.

Ci vorrebbe una camomilla” rispose Rose.

Sentite” disse Corrado avviandosi verso la cucina e afferrando una caffettiera, “sono solo un assistente sociale e mi sono trovato in mezzo a un bel casino.”. Gli sguardi dei due americani lo seguivano in ogni suo gesto.

Un assistente sociale che gira con un giubbotto anti-proiettile? Pensò Rose. La cosa le sembrava alquanto strana. E perché portare due bambini in una zona pericolosa come Castel S. Angelo? Decise di saperne di più. Alle spalle di Rose e Jack c'era un mobile, più che altro una vetrina che conteneva molti libri. Alcuni titoli attirarono la sua curiosità.

Corrado, mentre il caffè doveva ancora uscire, aprì un cassetto di un mobile e ne estrasse una pistola semi-automatica. Controllò velocemente che il caricatore fosse pieno e lo inserì nel calcio dell'arma. Si munì di altri due caricatori, mettendoseli nella tasca dei pantaloni.

Jack aveva uno sguardo divertito: “Mai conosciuto un assistente sociale come te, nemmeno nel mio paese con la libera vendita di armi”. Rose ne approfittò per saperne di più: “Già” disse alzandosi dal divano e dirigendosi verso il tavolo della cucina. “Ci hai mentito! Chi diavolo sei tu?”.

Corrado osservò prima lei, poi Jack. I bambini se ne stavano quieti sul divano in sala, presi dai loro passatempi.

Sono un assistente sociale...”

Questo ce lo hai già detto! Dicci qualcosa che non sappiamo” lo interruppe Jack.

Corrado versò il caffè in tre tazzine, due le portò su un vassoio a Rose e al cameraman. Mentre stringeva la tazzina in una mano, pensò come esporre chi fosse realmente. “E' solo una copertura, la mia. In realtà lavoro in seno ad un'organizzazione non governativa, dal nome...”. Bevve due sorsi di caffè e continuò: “L'O.M.P.B.I.”.

Mai sentita” disse Rose.

Corrado fece un gesto con la mano e spiegò: “Organo Mondiale Protezione Bambini Indaco”.

Rose guardò la vetrina, c'era un libro fra i tanti che l'aveva incuriosita e ne lesse il titolo: I Bambini Indaco sono tra noi: come riconoscerli.

Loro due, Francesco e Arianna, sono due bambini indaco e vanno protetti a costo della vita!”.

Jack era in piedi, la tazzina stretta nella mano e l'altra infilata nella tasca dei pantaloni, il video-gioco del bambino era l'unico suono nella stanza, anche se a basso volume. Lo sguardo che fissava il volto di Corrado. “Perché noi? Potevi rivolgerti alla polizia del tuo paese.”.

L'uomo sorrise pensieroso: “Si sono infiltrati ovunque, anche nelle forze dell'ordine italiane, e userebbero qualsiasi cosa, pur di incastrarmi e strapparmi dalle mani i due bambini” rispose guardando Francesco, poi Arianna.

Il campanello suonò e a Corrado gli si gelò il sangue nelle vene.

Aspettavi visite?” chiese Rose tornando in soggiorno. Ma l'uomo negò con un gesto del capo. Un cellulare squillò nel cassetto della credenza, lo stesso da cui si era procurato la pistola.


Saryo alle 10:53 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
commenti: commenti (10)(popup) | commenti (10)
lunedì, 02 marzo 2009

"21 dicembre 2012" (2° Parte)

 Roma – 21 dicembre 2012 – 21:40

2012 - conciliazione

Ti hanno seguita?” chiese l'uomo a Rose mentre dava due cornetti ai bambini, la giornalista era entrata nel locale qualche minuto dopo di loro. Negò con un gesto.

Mi chiamo Corrado Migli e loro sono Arianna e Francesco” disse l'uomo indicando i due bambini. Sembravano calmi, quasi a loro agio e non parlavano molto. La tensione era alta per quello che era avvenuto davanti al ponte, ma la fuga fu piuttosto semplice perché la gente era fuggita dalla parte opposta. Via della Conciliazione era quasi deserta per via dello spettacolo che doveva cominciare.

Finalmente vi ho trovato!” esordì l'operatore di macchina e collega di Rose. Era entrato nel locale in fretta, il cuore quasi gli scoppiava in petto per la corsa. “Forse l'abbiamo scampata” disse abbassando il tono della voce.

Si trovavano all'interno di un locale, il primo alla destra di quella via. Anch'esso deserto. Un grande bancone li separava da dove venivano preparati cocktail, o qualsiasi altra cosa chiedessero i clienti. Alla destra dell'ingresso, in alto, c'era una televisione che mostrava le immagini del presidente degli Stati Uniti d'America.

Potrebbe alzare il volume per cortesia?” chiese Rose a un cameriere dietro al banco.

Ci troviamo in un momento molto delicato. La crisi economica ha messo in ginocchio il nostro paese, come il resto del mondo. Ma questo non mi ha mai demoralizzato, sapevo che avrei dovuto affrontare una simile impresa, una minaccia che nasce dal cuore del nostro paese. Avevo promesso che avrei risanato l'economia, le aziende, attraverso azioni mirate e ben studiate. La telecamera aveva zoomato sul suo volto, sul viso tirato dall'emozione del discorso che stava facendo alla nazione. Parlava in americano e Rose lo capiva benissimo, mentre sotto il teleschermo scorrevano i sottotitoli in italiano.

Ma non abbiamo perso, non ancora. Noi americani siamo sempre riusciti a cavarcela, qualunque fosse il problema da affrontare. Il presidente fece una pausa leggendo il foglio che teneva fra le mani, poi riprese con più grinta nel tono: fino all'ultimo tenterò le mie carte al Congresso, finché la fiducia risalirà e, con essa, risaliremo ogni gradino della scala da cui siamo scesi. Ve lo devo, per tutti coloro che hanno posto la fiducia in me e anche per chi non ci credeva.

Il mondo è sempre più nella merda!” disse Jack rivolto alla donna. Corrado lo guardò stizzito, non avrebbe dovuto parlare con questi termini, non davanti ai bambini.

Taepodong 2

Il telegiornale aveva cambiato articolo, le immagini mostravano il lancio di missili e una voce annunciava l'attacco improvviso della Corea del Nord ai danni del paese confinante: la Corea del Sud. Dovevano essere immagini di repertorio, pensò Rose, visto che la zona era interdetta alla stampa estera.

Rose Metter tornò a guardare i due bambini, finché il suo sguardo si posò sul loro accompagnatore. “Non mi sento sicuro in questo locale, dobbiamo andarcene!”. Lasciò i soldi dei cornetti sul bancone e si affrettò ad uscire, seguito da Rose e da Jack.

Via della Conciliazione poteva essere una delle strade più affascinanti di Roma, anche di notte con i lampioni accesi e una basilica che attirava milioni di persone l'anno, ma non quella sera. I cecchini dovevano essere già sulle loro tracce, Corrado lo sapeva, se lo sentiva fin nel midollo. Aveva un sesto senso per quelle cose.

Girarono a destra guardando che nessuno li seguisse e, davanti, si ritrovarono parte delle mura che conducevano a Castel S. Angelo. Passarono sotto gli archi dirigendosi verso Borgo Pio, nessuno aveva parlato per quel tratto di strada, a parte Francesco che si era lamentato solo per qualche istante.

Prima di giungere in quella strada, Corrado aveva tirato fuori un telefono cellulare e lo aveva fatto cadere in terra, spaccandolo con il tacco della scarpa. La batteria si era staccata dall'alloggio, poi raccolse il tutto lo gettò in un cestino della spazzatura.

Possono rintracciarci” disse dopo che Rose e Jack lo avevano guardato con aria dubbiosa.

Alcune sirene si sentivano in lontananza, mentre la via deserta e luminosa li accoglieva con uno strano silenzio.


Saryo alle 08:55 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
commenti: commenti (8)(popup) | commenti (8)
Wikio