"21 dicembre 2012" (4° Parte)
Città di Dale – 03 Marzo 2009 – 02:05 Stati Uniti d'America
Era notte nel paese di Dale, una fresca notte nei primi di marzo. La cittadina era cullata nel silenzio, i lampioni emanavano una luce di colore arancio, mentre le strade erano silenziose ed isolate. Tutte le luci in Liberty Street erano spente, tutte le finestre chiuse e le imposte serrate, tranne una a pianterreno. Una luce soffusa penetrava dagli infissi ed un’ombra si muoveva dietro di essa.
La signora Cynthia era sconvolta, si era svegliata per l’ennesima volta nella notte, dopo aver fatto lo stesso sogno. Andò in bagno ed accese la luce, fece scorrere l’acqua nel lavandino mentre si osservava allo specchio. Non aveva una bella cera, non alle due di notte e dopo un risveglio così brusco. Così si esaminò attentamente ed afferrò il bicchiere sulla mensola alla sua destra, lo riempì e bevve due sorsi.
“Buon Dio” esclamò a voce bassa. Prese fiato e pensò a quel sogno ricorrente, quella stanza luminosa, tutte quelle finestre illuminate dal sole. Al centro di essa vedeva una bambina, avrà avuto sei anni e stava seduta a giocare con una bambola. Ricordava con quanta cura le pettinasse i capelli, la filastrocca che cantava ed il sorriso spensierato che aveva. All’improvviso si era aperta la porta d’ingresso, una ventata d’aria le aveva mosso i capelli lunghi e lisci color grano ed un uomo anziano le era andato incontro.
“Nella stanza non c’erano mobili” disse all’improvviso, così l’immagine che aveva nella sua mente scomparve. Tornò a guardare la sua immagine riflessa e vide che stava tastando le sue guance in carne. Chiuse il rubinetto e andò in soggiorno. La signora Cynthia non voleva tornare a letto, non capiva cosa le stava accadendo. Spesso le capitava di sognare, ma non aveva mai fatto sogni talmente lucidi da sembrare reali.
“Cosa diavolo volevano quegli uomini” disse a se stessa, interrogandosi, tornando con la mente al sogno. Lo rivide come se avesse assistito ad una scena reale. Cinque uomini ben distinti, vestiti con giacche nere e capelli corti, tutti mori tranne uno: portava i capelli più lunghi e biondi, a coda di cavallo. Le era parso un coordinatore.
La scena che rivide era movimentata, veloce nello svolgersi e cruento nel terminare. Il signore anziano aveva fatto appena in tempo a chinarsi sulla bimba ignara di tutto, si era chinato su di lei, solo il tempo per farla girare. Poi l’irruzione improvvisa, la lotta disperata dell’anziano, mani che l’afferravano con la forza per strapparlo via dalla stanza e dalla bimba.
Cynthia sospirò rumorosamente fermandosi sull’ultimo dettaglio: la mano del signore anziano che sfiorava quella della bambina, in un ultimo tentativo di non separarsi, finché non lo allontanarono definitivamente. La signora Cynthia rifletté ancora qualche istante, pensò addirittura che la bimba ed il vecchio si conoscessero, che avessero qualche legame affettivo.
Rinunciò a cercare di capire il sogno, non ne aveva la forza. Erano tre notti che accadeva la stessa cosa, faceva sempre quel sogno fino alla scomparsa dell’anziano, poi il risveglio brusco ed improvviso. Lo stress che ne derivava.
Il telefono squillò vicino a lei e Cynthia si svegliò all’improvviso, accorgendosi di trovarsi in soggiorno e di avervi dormito per il resto della notte. Fuori c’era rumore, la luce del giorno entrava prepotentemente dalle persiane ancora chiuse, illuminando il pavimento verde smeraldo.
Lentamente si diresse verso la finestra, accanto al vecchio televisore, sopra il porta tv, il telefono squillava in maniera ossessiva. Con esitazione afferrò la cornetta, “Cynthia? Mi senti cara?”. Lei non rispose subito, attese di riconoscere quella voce, poi disse: “Scusami…ma ho fatto tardi, sarò da te in poco tempo”.
Riagganciò la cornetta, il suo sguardo vagò per alcuni istanti nel soggiorno, si fermò giusto per costatare l’ora. Il grosso orologio a cucù indicava che erano le nove passate da pochi minuti e quasi lo maledì, spesso la infastidiva il chiasso che produceva ogni ora quel piccolo uccellino di legno, ma non quella notte, tanto meno nelle prime ore della mattina. Doveva aver dormito molto profondamente per non sentirlo proprio.
La signorina Cynthia, così voleva farsi chiamare dalla gente, uscì di casa in fretta, giusto il tempo di sciacquarsi e vestirsi, poi via: un appuntamento l’attendeva. Il vestito che aveva scelto per l’occasione era un abito lungo, qualcosa che fosse elegante ma non troppo vistoso, scarpe con tacchi non troppo alti ed un grazioso scialle. Gli occhiali che portava servivano per vedere e leggere, ultimamente si era accorta che la vista le era calata, quasi una cosa improvvisa e non aveva neanche avuto il tempo di accorgersene, che si era ritrovata in difficoltà a vedere le cose che la circondavano. Sorrise quando pensò che nei sogni non si hanno certi problemi, si vede benissimo ogni singola cosa.
Erano molti anni ormai che si era insediata in questa cittadina e la maggior parte dei concittadini, se potevano evitarla, lo facevano: amava usare un vecchio mazzo di carte per consigliare chiunque avesse avuto problemi. La chiaroveggenza attraverso questo mezzo le permetteva di andare avanti, oltre la pensione che lo stato le versava ogni mese.
“Hai avuto qualche tipo di problema?” le chiese Margaret, una signora di sessantasei anni e celibe da sempre. Nell’ambiente di Dale era etichettata come zitella, tuttavia non veniva emarginata come accadeva con Cynthia, la gente spesso scambiava due parole con lei.
“Non proprio” le rispose Cynthia, “ricordi quel sogno che ti avevo raccontato due giorni fa?”, l’amica annuì in modo apprensivo, “l’ho fatto anche stanotte”. Sospirò sonoramente e guardò l’ora, un grande pannello colorato sopra le loro teste indicava il giorno, la data e l’ora; quel mattino facevano otto gradi.
Entrambe rimasero in silenzio osservando il cartellone, il traffico scorreva senza alcun intoppo vicino al marciapiede su cui stavano ferme, erano le nove e venti e la stazione ferroviaria di Dale era proprio in fondo a Liberty Street.
“Forza, animo!” disse Margaret con un sorriso, “Fra dieci minuti arriverà il treno, ricordi? Non vorrai che tua nipote Eveleen ci attenda”. Cynthia sorrise e cominciò ad avviarsi verso la stazione, seguita dalla sua amica Margaret.
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