"21 dicembre 2012" (1° Parte)
Roma – 21 dicembre 2012 – 13:49
“Siamo di fronte a Castel S. Angelo” disse la cronista facendo un gesto plateale, la telecamera era stata piazzata cinque metri più indietro e riprendeva la donna e ciò che si ergeva alle sue spalle.
Un'altra telecamera montata su un braccio meccanico scese velocemente stringendo sulla sua figura, zoomandole il volto, per poi fare una panoramica del Ponte S. Angelo che attraversa il fiume Tevere. La rete televisiva non aveva badato a spese per quell'occasione, cercando d'investire in apparecchiature in grado di riprendere tutto l'avvenimento.
“Dieci concorrenti si sfideranno questa sera” disse la donna al microfono con tono solenne, “un reality che seguiranno da tutto il pianeta e che terrà con il fiato sospeso tutti.”.
La telecamera aerea riprendeva le statue che vegliavano su quel ponte millenario, mentre la voce della donna continuava a spiegare alcuni dettagli: “Ci sarà un solo vincitore in questa puntata...e porterà a casa un milione di Euro, l'intero montepremi.”.
Roma – 21 dicembre 2012 – 21:10
“La povertà dilaga sul pianeta terra ma, come in passato, il governo ha ideato questo show senza precedenti pur di intrattenere il pubblico. L'uomo – l'essere umano – è sempre stato attratto dal sangue, dallo show spettacolare, dal filo che collega la vita alla morte.”. La cronista aveva scelto l'abito migliore per quell'occasione. Si era spostata di lato per far mostrare l'intero ponte alla postazione fissa: dall'alto, il braccio meccanico, scendeva riprendendo la superficie fatta di vecchi sampietrini. Le statue sembravano attendere con pazienza infinita quello che sarebbe avvenuto molto presto.
Tubi d'acciaio, fissati gli uni agli altri, facevano da scenografia esterna. Le luci illuminavano l'intero scenario: un ponte, le statue di marmo, la gente che si radunava fra le due sponde. Centinaia di persone si stavano riunendo per protesta, per non far iniziare uno spettacolo tanto cruento, quanto spettacolare nella sua crudezza. La polizia si schierò in file omogenee e in assetto anti-sommossa. La regia aveva subito inquadrato le due fazioni che si fronteggiavano. Alcuni uomini, muniti di megafoni, scandivano parole contro il governo, contro chi aveva preparato un simile programma.
“Mi dicono dalla regia” disse la giornalista, “che gli atleti giungeranno in autobus, scortati dalle forze dell'ordine”. Il vociare della gente oltre le transenne stava aumentando. La tensione, prima che lo spettacolo avesse inizio, era palpabile.
“E' tutta propaganda!” urlò qualcuno alla sinistra della donna. Quella frase l'aveva fatta girare, anche se non era riuscita a vedere chi l'avesse urlata.
“Ci stanno drogando con questo spettacolo, mentre nel mondo accade dell'altro!”.
Un mormorio di consensi si levò subito dopo.
L'operatore si allontanò dalla postazione, seguendo con lo sguardo alcune persone che si muovevano fra il pubblico crescente. Sui maglioni blu, sia davanti che dietro, c'era la scritta Staff e consegnavano a tutti i presenti degli occhiali con lenti a specchio.
“A cosa servono quelli?” chiese alla giornalista.
“Gli occhiali?”, la donna sorrise guardando il ponte con le dodici statue di marmo che sembravano vegliare che nessuno, a parte i dieci concorrenti, potesse varcare quel luogo. “Per gustarsi meglio lo spettacolo” rispose schietta.
Alzò lo sguardo al cielo sereno, terso, e vide la luna di un colore affascinante, rossastro. Le vennero in mente i proverbi su quella situazione, su quello stato in cui era l'astro. Un colore di sventura, portatore di disastri. Ma come aveva fatto l'umanità a trascinarsi in un simile vicolo cieco? Se lo chiedeva da anni, ma non era mai riuscita a trovare una risposta.
Roma – 21 dicembre 2012 – 21:30
“Intravedo il pullman, regia, state riprendendo?”. La giornalista non era in diretta, sapeva che adesso stava andando in onda uno stacco pubblicitario preavvisato attraverso gli auricolari.
Avanzò spostandosi a sinistra e vide una calca di persone spostarsi verso il mezzo. C'era molta più gente di prima, attirata come mosche sul miele per via dello spettacolo più macabro che fosse stato ideato. E la sua era l'unica emittente che potesse mostrare al mondo ciò che stava accadendo. Uno share che superava ogni previsione.
“Tra due minuti tornerai in diretta!” gracchiò una voce negli auricolari, “intanto non perderti lo spettacolo.”.
Stava per iniziare il massacro e la donna si ritrovò a pensare per quale motivo fosse stata scelta lei per la diretta di quell'avvenimento.
“Sono quì! Mi vede?”.
La giornalista si girò a sinistra e vide un braccio fra la folla. La voce le parve la stessa del tizio che aveva urlato quella strana frase. Ma era logico che nel mondo stesse accadendo dell'altro, non si sarebbero fermati tutti per osservare quello scempio. Quell'uomo era riuscito ad attirare un pizzico di curiosità in lei.
Lo vide avanzare a stento fra le decine di persone che affollavano il lato sinistro del ponte, finché giunse davanti alle transenne e non era solo. Le mani del tizio tenevano strette quelle di due bambini.
La donna fece due passi verso le transenne, ai lati c'erano dei poliziotti che non permettevano l'accesso, ma erano solo in divisa: un cinturone bianco conteneva un paio di manette e una pistola chiusa nel proprio alloggio. La perfetta divisa di ordinanza.
“Mi deve aiutare!” disse l'uomo. La donna lo vide in imbarazzo mentre un poliziotto si era girato per osservarli, ma senza avvicinarsi.
“Cosa sta succedendo?” chiese lei guardando l'espressioni dei bambini, che si osservavano intorno anche se poco potevano vedere: erano circondati da centinaia di persone più alte.
Una voce agli auricolari la fece tornare al suo lavoro: “Lo stacco pubblicitario è finito! Tre, due, uno....sei in onda!”. L'operatore iniziò a riprendere la parte opposta del ponte, mentre le forze dell'ordine tentavano di far scendere incolumi i dieci concorrenti. C'era una calca di gente mai vista, cappotti e cappelli di svariati colori venivano illuminati dalle luci montate sulla scenografia dell'evento.
La donna stava per tornare al suo posto: al centro dell'ingresso del ponte, quando due colpi si udirono nitidi fra le urla della folla. Erano petardi?
L'uomo si accasciò sulla transenna abbattendola, i due bambini caddero insieme a lui.
Fu il panico.
La gente tentò di fuggire accalcandosi verso l'esterno, schiacciando l'altra che veniva nella sua direzione. Le urla di terrore accapponarono la pelle della giornalista che si ritrovò a fissare il corpo riverso in terra.
“E' morto?” chiese l'operatore alle sue spalle. Gli agenti di polizia non c'erano più, forse mischiati alla folla che tentava di salvarsi. Le passò accanto appoggiando due dita per capire se fosse ancora vivo: “Respira ancora!” disse aiutando ad alzarsi i due bambini.
Il tizio si mosse riprendendo i sensi e sollevando il busto, respirava a fatica. Lo sguardo della donna era incredulo, si vedevano bene i due fori sulla giacca dell'uomo che sarebbe dovuto essere...
“Giubbotto anti-proiettile” disse lui issandosi in piedi lentamente. “Un'altra esperienza così e morirò di infarto” disse con un sorriso verso la donna e leggendo il cartellino attaccato all'abito. “Allora...signorina Rose Metter, credo che adesso daranno la caccia anche a lei!”.
“Che cazzo sta succedendo Rose?” disse la voce della regia, “è andato tutto in onda e abbiamo dovuto interrompere la trasmissione: un altro stacco pubblicitario!”.
“Adesso tenteranno di uccidere anche lei: ci stanno osservando da quei palazzi” disse l'uomo indicandoli, poi riprese i bambini con sé dirigendosi dall'altra parte.
Rose era confusa, i suoi occhi che fissavano gli edifici, la confusione che regnava intorno al Castello e la polizia che tentava di sedare il panico. Sentì altri spari ma provenivano dall'altra parte del ponte, forse erano lacrimogeni sparati per disperdere la folla che tentava di salvarsi.
La giornalista gettò in terra gli auricolari e si voltò verso via della Conciliazione, a quasi mezzo chilometro da lì si ergeva S. Pietro, circondato dallo splendido colonnato. Fece i primi passi per seguire quell'uomo, mentre il suo collega la chiamava per nome cercando di farla tornare in sé. Come poteva abbandonare tutto così? Il suo lavoro...la sua vita.
“Dannazione, Rose, cosa credi di fare?”.
Un altro colpo e qualcosa colpì la superficie fatta di sampietrini, le scintille ne erano la prova.
Anche Jack Dowson corse verso via della Conciliazione.

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