venerdì, 30 gennaio 2009

"Il cacciatore di taglie" (29°-30 Parte)

(29° Parte)

Alan Mc Kanzie, non sapevo fossi tornato a Prodigit!”. La voce proveniva dall'esterno e sembrava la stessa che stava cercando di attirare i peccatori. L'uomo che stava vicino al pozzo si era fatto avanti. Sotto a quell'atrio, l'intensità del vento, era minore: si poteva parlare senza urlare.

Il Druido si era girato senza mostrare se fosse sorpreso di quell'incontro.

Nessuno mi chiama più così, da molto tempo” rispose senza inflessioni nella voce.

Dovreste stare attenti a chi vi scegliete come amico, disse Nathan. Ci mancava solo questa, come se non avessimo troppi problemi già di nostro. Cyvin ignorò le sue parole.

Lo sai anche tu che i giorni stanno per finire” disse voltandosi verso l'esterno, il vento gli mosse l'abito lungo che indossava, sembrava volesse strapparglielo.

Cyvin ed Aireen si limitavano ad ascoltare, mentre la curiosità in loro sembrava crescere come l'intensità della burrasca. Non era un vento comune quello che stava attraversando Prodigit, forse il cielo si era già oscurato senza che loro lo potessero notare. La sabbia, che circondava la grande città, doveva alzarsi in cielo come un muro impenetrabile di terra fina e polvere.

Il Druido si limitò ad ascoltare, una sua peculiarità conosciuta solo da chi aveva avuto a che fare con lui.

L'ultima avvisaglia c'è stata questa notte: qualcuno ha tagliato la testa di uno Storrione. Ricordi la profezia?”.

Aireen e Cyvin si scambiarono un'occhiata fugace. Qualcosa cominciava a montare dentro di loro, forse paura? Inquietudine sicuramente.

La figura del predicatore, così come era apparsa, si era dileguata nell'oscurità che stava dilaniando la città. La sua voce si sentiva appena, erano le stesse frasi che avevano sentito prima. Anche l'enfasi si era smorzata, forse era solo il vento che trasformava la sua voce portandola via, rendendola debole alle loro orecchie.

Non sono superstizioso” esordì Cyvin dopo un lungo momento di silenzio. Il vento fischiava attraverso qualsiasi buco o anfratto, espandendo la sua potente voce. I loro abiti si muovevano nonostante la protezione dell'atrio.

C'è un bambino che ci aspetta” disse il Druido uscendo dal riparo. Cyvin e la ragazza si erano fermati ad osservarlo, scambiandosi un'occhiata: “La fine del mondo sta arrivando?” chiese Cyvin seguendo i passi della figura ammantata di mistero. Mille domande si erano affacciate nella sua mente e lui aveva una grande sete di risposte.

Druido!” urlò Cyvin a gran voce, lui non si era voltato ma aveva proseguito a salire verso il castello del re. Era lì che tenevano rinchiuso il piccolo Aaronne.

Alan! Vigliacco e storpio!”. Il Druido si fermò voltandosi verso Cyvin, ma lo aveva fatto lentamente. Le raffiche di vento erano forti, scuotevano i vestiti con rabbia ma, sia lui che il cacciatore di taglie, non sembravano accorgersene. Erano uno di fronte all'altro. Gli occhi del Druido si erano accesi nell'oscurità del cappuccio, una flebile luminescenza che nessuno aveva mai visto. Nessuno si era mai aspettato di vedere.

Ti sei girato vero? Ho toccato qualche punto debole?” i capelli di Cyvin erano corti, ricci e scuri ma il vento riusciva scostarli. Alcuni schianti risuonavano nelle vicinanze, dovevano essere finestre e persiane che rispondevano alla forza della natura.

Il Druido fece un paio di passi verso di lui, il bastone stretto nella mano destra: “Cosa vuoi da me, cacciatore di taglie!”. La sua non era una domanda.

La verità!”. I due si fronteggiarono con gli sguardi e Cyvin sembrava non temerlo, come se volesse fomentare uno scontro.

Se vuoi un consiglio...ti stai ficcando in un mare di guai! Lascialo stare! Ma Cyvin ignorò le parole di Nathan. Persino Aireen aveva provato a dissuaderli ad un confronto che non avrebbe portato a nulla di buono, ma fu ignorata.

Conosci più di quello che vuoi far intendere, ma ci tieni all'oscuro. Ci offri il tuo aiuto ma ci neghi la possibilità di sapere quello che sta accadendo.”.

La verità...” il Druido era avanzato di altri due passi, la mano stretta al bastone: “...non è per tutti!”.

(30° Parte)

La verità non è per tutti, vero?” urlò Cyvin con tutta l'aria che avesse in gola. Tirò a sé la corda legata al cavallo e sfoderò la spada. Aireen si era messa tra loro tentando di scongiurare uno scontro diretto, ma Cyvin non ne voleva sapere. Alcuni fulmini erano caduti nei pressi di Prodigit, illuminando, per alcuni istanti, le due sagome poste una di fronte all'altra.

Gli occhi del Druido si erano accesi di una luce verde chiara, ma intensa. E Aireen si ritrovò a chiedersi quale potere celasse all'interno di quel mantello.

Cyvin si era portato avanti per colpire, per uccidere, senza provare alcuna paura, e la sua spada svicolò in un fendente al corpo, poi un altro successivo.

Rimasero tutti pietrificati.

L'arma del cacciatore di taglie attraversava quel corpo senza arrecare danno, come se il suo avversario fosse diventato uno spettro. Cyvin aveva continuato con dieci affondi ottenendo lo stesso risultato. Il corpo del Druido era divenuto etereo, impalpabile.

Ti sei sfogato, cacciatore di taglie?”

Cyvin! Il mio nome è Cyvin! Ti rimane così difficile da ricordare?”, la sua voce era frustrata, spaventata e irritata.

Gli occhi del Druido erano tornati normali: nascosti dietro al cappuccio.

Allora proseguiamo” disse voltandosi verso la parte alta della città.

* * *

Ti hanno trattato bene? Hai mangiato?”. Aireen si stava prendendo cura di Aaronne che era finalmente libero. Gli dava attenzione e lo teneva sempre vicino, come farebbe una mamma, o la persona a lui più vicina. La ragazza non aveva mai saputo come dare affetto ad un bambino come lui, ma ci era riuscita con il tempo, sforzandosi sempre di capire quali fossero le sue esigenze.

Il vento aveva imperversato per tutta la notte, come non era mai successo a Prodigit. Nessuno ricordava un tempo simile. Fra poco sarebbe sorta l'alba, ma era differente dalle altre che si erano succedute per secoli.

Aaronne, da quando era stato liberato, non aveva detto una sola parola limitandosi a rispondere con dei gesti. Cyvin, mentre percorrevano la stessa strada a ritroso, si era fermato spesso ad osservare il bambino. Quegli occhi bianchi che fissavano il vuoto gli avevano sempre fatto riflettere.

Prodigit era immersa nell'oscurità, solo poche torce erano rimaste accese, nascoste in angoli donavano chiarore rendendo parzialmente visibile la città, o i soli punti dove le fiamme riuscivano resistere.

E' stato facile!” disse Cyvin compiacendosi, “un gioco da ragazzi!”.

Troppo facile” aveva detto il Druido. “Duncan aveva messo solo due guardie alla prigione del bambino. Non mi convince molto.”, il rumore dei loro passi veniva spazzato via dal vento che s'incanalava lungo la via. Ronzino seguiva Cyvin, era sempre legato alla lunga corda e si trascinava lento seguendoli.

Ora che siamo tutti, dovremo trovare Balger, immagino. Speriamo che possa aiutarmi, sono stanco di vagare senza conoscere la mia strada, il mio destino.

Prima che Cyvin potesse rispondergli, il Druido aveva esclamato: “Non so perché, ma sento che non siamo soli. E' solo una sensazione la mia.”. Cyvin e Aireen si scambiarono un'occhiata senza commentare.


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martedì, 27 gennaio 2009

"Il cacciatore di taglie" (27°-28° Parte)

(27° Parte)

La locanda del Giglio! Lesse Nathan. Non ha tutti i torti Aireen, potevano scegliere qualcosa di più caratteristico.

L'insegna era in legno di acero, con scritte più scure per risaltarne il nome, due torce erano fissate al muro della locanda per illuminare la strada. Una staccionata di pali robusti era stata montata vicino all'ingresso per chi non avesse avuto tempo di portare il cavallo in una stalla.

Nonostante fosse tardi si udivano delle risate che provenivano dall'interno, ma non ci dovevano essere molti avventori a quell'ora.

Avete fame?” chiese Cyvin. Perché aveva parlato al plurale?

Il sarcasmo non ti manca mai, vero Cyvin?

Devo ancora abituarmi al tuo...stato.” gli rispose guardando la ragazza.

E' un peccato che io non possa sentirlo, ma una cosa è certa: siete una bella coppia!”, poi Aireen rise mentre stava salendo i tre gradini per accedere all'ingresso.

Non si trattava di un locale di lusso, ma di una bettola, per quello che era riuscita a vedere la ragazza. Non era nemmeno entrata, limitandosi a dare una sbirciatina. Ma quando aveva sentito una voce che non le era sconosciuta, tanto era bastato per bloccare anche Cyvin. Gli fece segno di ascoltare.

In fondo al locale c'era un uomo girato di spalle, proprio nelle vicinanze del bancone, che chiacchierava con quello che doveva essere l'oste, o almeno gli abiti che indossava lo facevano apparire tale.

Un altro giro! Offro io!” urlò l'uomo rivolto all'oste. Un paio di cameriere erano sgusciate fuori dalla cucina portando vassoi pieni di brocche e bricchi di coccio. La schiuma delle bevande ne fuoriusciva ad ogni sobbalzo che facevano fare a tutti quei bicchieri, cercando di schivare la gente che voleva appropriarsene con avidità. Se c'era una cosa che gli abitanti di Prodigit amavano fare, era voltarsi a fissare chi varcava la soglia della locanda. Aireen era parzialmente visibile.

L'oste aveva smesso di parlare, incuriosito dal nuovo ingresso che stava per avvenire. Qualcun altro aveva alzato il bicchiere di coccio urlando un brindisi: “Alla mora che sta entrando in questo momento!”. La sua voce, il suo modo di rimanere in piedi a stento, aveva provocato altre risate nei compagni.

L'uomo girato di spalle fu incuriosito da quello che stava succedendo lì dentro, così cominciò a voltarsi. Un altro uomo, che se ne stava seduto ad un angolo e che dall'ingresso non poteva essere visto, si alzò per andare verso l'uscita. Portava un mantello che lo avvolgeva, un cappuccio che gli copriva il volto. Un bastone gli sgusciava dalla mano, spostando con forza un tizio che barcollava con un boccale alzato in aria.

A quanto pare il mondo è piccolo” disse l'uomo che avevano incontrato fuori le mura di Prodigit.

E pieno di ubriaconi” aveva continuato Aireen.

Il Druido si era messo davanti alla donna, impedendo la visuale all'uomo vicino all'oste. “Sapete chi è quel tizio là in fondo?” gli aveva chiesto spingendo entrambi fuori dalla locanda. Erano scesi oltre i gradini e si erano voltati verso il Druido.

E' Duncan Evenmoore” rispose Aireen.

Ottimo! Vedo che hai studiato. E sapete cosa fa precisamente?”.

Cyvin non ne sapeva niente, se non ciò che aveva appreso dalle parole della ragazza, ma non si era estraniato dalla discussione, anche se in tanti anni che era stato a Prodigit non ne aveva sentito parlare molto.

Tutto ciò che è male!” disse Aireen senza scendere nei particolari.

(28° Parte)

Facciamo un accordo” disse il Druido rivolto ad entrambi, “io vi aiuto a liberare il bambino, a patto che voi mi accompagniate in un luogo.”.

Cyvin ed Aireen fissarono l'oscurità nel cappuccio di quello strano personaggio, il volto ne era completamente celato e, forse Cyvin, aveva creduto di vedere in un paio di volte un fioco bagliore, forse una sorta scintillìo dei suoi occhi. Che strano personaggio che era il Druido.

La voce era calda, tranquillizzante, qualcosa che era indefinibile e astratta. Insomma: da ascoltare per capire, perché infondeva una certa sicurezza in chi gli stava di fronte.

Dipende dal luogo in cui devi andare. Senti...” Cyvin cercò di scrutare ciò che si nascondeva in quell'oscurità, ma senza un apparente risultato. “...Druido, o come ti chiami, non mi piace affatto la piega che sta prendendo tutta questa storia. L'hai detto tu che io sono sempre stato un solitario, uno che si crogiola nelle sue piccole certezze quotidiane, che non ama dipendere dagli altri. Ma qui si travalica la mia sopportazione!”.

Intanto sei in debito con me di un boccale di idromele!”. Si spostarono verso Ronzino che attendeva di essere slegato e tornarono a parlare.

Devo incontrare Balger!” disse il Druido saltando ogni tipo di giri di parole.

Ha detto Balger? Chiese Nathan. Si sentiva escluso perché poteva parlare solo con Cyvin, rimanendo fuori da tutte le discussioni che venivano fatte. Quanto era frustrante per lui!

Balger?” chiesero in coro sia Cyvin che Aireen. Se Ronzino avesse avuto il dono della parola, avrebbe posto la stessa domanda.

E' quello che ho detto! BALGER” il Druido fissò per un istante i due. “Lo conoscete?”.

No! Ma qualcuno mi ha detto che dovrei...incontrarlo.” disse Cyvin. Infine si girò verso la ragazza: “E tu perché conosci quel nome?”.

Si sta preparando un temporale!” disse il Druido avviandosi verso l'incrocio con la strada principale. Cyvin e la ragazza si guardarono con aria interrogativa, mentre il cacciatore di taglie finiva di slegare il cavallo.

No, dico, ma lo avete scelto voi, o si è unito da solo al nostro gruppo?

Lascia perdere, Nathan. Non ora!”. Cyvin si era avviato verso l'incrocio affiancato da Aireen che gli chiese: “Cos'ha detto Nathan?”.

Nulla di intelligente, come al solito.”. Ronzino li seguiva a passo lento, gli occhi che scrutavano la via e la coda che frustava la pancia in maniera ossessiva.

L'aria si era fatta più fresca, il vento soffiava a raffiche attraversando le vie e creando piccoli mulinelli di terra appena visibili dalle luci delle torce che si scuotevano.

Proseguirono verso la cima della città ed era notte fonda. Alcune fiamme si dimenavano per l'intensità del vento che sembrava crescere, alcune si erano spente.

Che tempo strano!” disse il Druido a capo del piccolo gruppetto. Alcune persiane avevano preso a sbattere violentemente, mentre una decina di persone erano sfilate alla loro sinistra, dirigendosi verso le proprie case. Nessuno aveva fatto caso a loro tre, non li avevano degnati di un solo sguardo.

Una voce, era difficile capire da dove provenisse, tentava di sovrastare la potenza del vento: “Fratelli, è tempo di redimersi! Voi, che avete peccato, avrete poco tempo per espiare le vostre colpe!”.

Non c'entrano questa volta i gigli, vero?

Non credo!” rispose Cyvin. Aireen si limitò a mandargli un'occhiata, senza chiedere cosa avesse detto Nathan, anche se era curiosa.

L'uomo ha bisogno di credere!”. Cyvin si era avvicinato di più al Druido perché le parole che aveva detto erano state portate via dal vento. “Puoi ripetere?” urlò quando era nei suoi pressi.

Il Druido si era fermato, alla loro sinistra c'era una piazza battuta dal vento, al centro, invece, un pozzo s'intravedeva appena. La penombra stava inghiottendo quella parte della città. “I predicatori! Si stanno moltiplicando!” urlò verso Cyvin. “Succede spesso quando qualcosa di oscuro si affaccia nella nostra epoca!”. Cyvin aveva sentito ogni singola parola, ma sperava di essersi sbagliato. Vide l'uomo dal volto celato fargli segno di seguirlo.

C'era un uomo nei pressi del pozzo, forse era proprio il predicatore a cui si riferiva il Druido. Li guardava mentre si dirigevano sotto un portone ampio, i suoi abiti svolazzavano per la forza del vento.

Cyvin varcò l'atrio, dopo una decina di passi c'era un portone chiuso. Almeno l'intensità del vento, lì sotto, era calata. Ronzino era sempre più nervoso, i suoi occhi osservavano tutto ciò che si muoveva: era vigile, attento.


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domenica, 25 gennaio 2009

"Il cacciatore di taglie" (25°-26° Parte)

(25° Parte)

Ronzino sbuffò, scalpitò sulla sabbia fresca che era tutta intorno a loro. Quelle distese di polvere e terra tanto fina erano gli unici spettatori quella notte.

Cyvin era già salito in sella aspettando che la ragazza facesse altrettanto, mentre accarezzava la testa del cavallo sussurrando: “Un'altra corsa, giuro che sarà l'ultima volta che entriamo a Prodigit di notte, te lo prometto!”. Ronzino aveva sbuffato come per risposta, i morsi fissati al suo muso erano stretti, ma non in maniera eccessiva. Della bava gli era colata in terra, i suoi occhi erano fissi sul portale, sull'arco di roccia che dava il benvenuto in quella grande città. A destra e sinistra, le mura, si perdevano per miglia. Prodigit sembrava una città che non aveva fine.

Aireen era salita dietro, solo adesso aveva notato che Cyvin aveva bardato il suo cavallo. Una specie di maschera di cuoio, le lunghe orecchie uscivano da buchi abbastanza larghi e il muso sembrava ricevere protezione.

Stiamo andando in battaglia?” chiese all'improvviso a Cyvin.

L'uomo teneva in mano le briglie, era pronto a dare il comando a Ronzino. “Una specie!” le aveva risposto. Scosse le redini, il cavallo si alzò per un istante sulle zampe posteriori, tornando nella posizione precedente. Il vento cominciò a scuotere i capelli della ragazza.

Qualsiasi cosa vedrai, non commentare. Anzi, se non apri la bocca è meglio!” l'avvisò Cyvin.

Le mura distavano meno di un miglio, ma Cyvin non voleva stancare il cavallo, non ancora. Le mani di Aireen erano strette sui fianchi del cacciatore di taglie, ma lei non era nervosa, si sentiva abbastanza tranquilla. Si sentì stupida a pensare ad Aaronne in quel momento, come se volesse divagare su quello che stava per accadere. Magari Cyvin aveva solo esagerato. Possibile che fosse tanto pericoloso attraversare il portale di notte?

Prodigit si stava avvicinando, o forse era meglio pensare che fossero loro a correre verso di lei. Un urlo di incitamento fece aumentare l'andatura, Aireen si strinse di più a lui per non cadere.

Cento passi, ancora cento passi e ce l'avrebbero fatta. Il portale sembrava privo di sorveglianza, ma...

Aireen sussultò per quello che stavano vedendo i suoi occhi: due guardie divennero visibili ai lati delle colonne. Mai viste due guardie così, indossavano armature scure e borchie di acciaio che scintillavano alla luce delle torce. Due grossi elmi coprivano i loro volti e guardavano entrambi nella loro direzione; erano armati di lance, ma non aveva visto alcuno scudo a protezione.

Ronzino aveva aumentato ulteriormente l'andatura, la sabbia si alzava sotto gli zoccoli in nuvole di polvere, la ragazza faticava a rimanere in sella.

Il cavallo cambiò direzione, all'improvviso, guidato dall'istinto di Cyvin. Sembrava sapere cosa stesse facendo. Puntarono in direzione della guardia appostata alla colonna destra, Aireen cominciò ad avere paura.

La ragazza sentì che Cyvin aveva estratto la spada, vide la lama rimanere ad una certa altezza, pronta ad affondare sul nemico. Che fossero uomini oppure no, lo scontro stava per accadere nel giro di pochi istanti.

Erano quasi entrati a Prodigit, l'arco di roccia si stagliava sopra le loro teste con la sua magnificenza.

La guardia che avevano a destra aveva tirato indietro la lancia, pronto a scagliarla contro Cyvin, senza però fare in tempo. La ragazza non ne era sicura, perché lo scontro era durato poco, pochissimo, giusto il tempo che ci aveva messo Ronzino a superare il nemico in velocità.

Aireen si era girata indietro, quasi sbilanciandosi, ma doveva vedere. La spada che stringeva Cyvin era intrisa di sangue, persino il cavallo si era macchiato di quel liquido scuro. Ma come era successo?

Sussultò dilatando gli occhi per quello che aveva visto, o aveva creduto di vedere. Il corpo della guardia, subito dopo lo scontro, era caduto in ginocchio, aveva anche sentito il clangore dell'armatura al contatto con il suolo. La testa era rotolata in terra, raggiungendo quasi il centro del portale.

Ronzino non aveva rallentato affatto, adesso arrivava il vero pericolo.

(26° Parte)

Tieniti stretta a me! Non cadere per nessun motivo!”. Appena Aireen aveva sentito la voce di Cyvin quasi perdersi nel vento, un urto violento l'aveva quasi disarcionata. Il fiato le si spezzò in gola, le mani che le tremavano senza possibilità di controllo. Aveva cercato la forza per girarsi, per capire, quando vide in terra la lancia che l'aveva colpita con una tale violenza...

Aireen cercò di rimanere calma, spesso ci riusciva ma non in quelle drastiche situazioni. Sentiva lo scudo che quasi faceva parte di lei. Le schegge di legno si erano sparse ovunque, sfasciando parte dell'asta che l'aveva appena colpita, chissà come si era ridotto lo scudo, si trovò a pensare.

La ragazza non riusciva a capire nulla, le immagini dei palazzi correvano veloci ai suoi lati senza che li potesse vedere. C'era poca gente in giro, solo qualche viandante che si girava a fissarli, tornando poi ai fatti propri.

Stava tornando la calma, almeno quella era la sua speranza. Ne aveva abbastanza di Prodigit, ed erano appena riusciti ad accedervi senza perdere la vita. Un gioco d'azzardo, ecco cosa le era apparso quel tentativo di forzare le difese della città.

Stai bene?”, Cyvin aveva tirato le briglie e il cavallo si era messo al trotto.

Definisci il termine bene, per favore!”.

Sì, insomma, sei tutta intera? Te l'avevo detto di reggerti!”. Cyvin diede un buffetto sulla testa di Ronzino, il cavallo sbuffò, forse gli dava fastidio quella maschera di cuoio. Lo scalpitio degli zoccoli s'inerpicava fra le case di Prodigit. Alcune lanterne erano fissate ai muri delle case: la strada non era completamente al buio.

Ce l'avete fatta ad arrivare! La voce era giunta alle spalle di Cyvin, mentre lui ed Aireen stavano smontando dalla sella. Al cacciatore di taglie quasi gli era venuto un collasso per la paura.

Ma ti pare questo il modo!” sbraitò in direzione di Nathan. Cyvin forse aveva alzato troppo la voce, se qualcuno lo avesse sentito o visto, chissà cosa avrebbe pensato.

Ci risiamo, vero?” chiese Aireen ricomponendosi, cercando un modo per disfarsi dello scudo fissato alla sua schiena.

Aspetta che ti aiuto”. Una volta che la ragazza fu libera di muoversi afferrò Cyvin per la gola mandandolo contro la parete di una casa. Aireen vide le imposte di una finestra aprirsi, qualche curioso che li osservava, poi tornò sul viso del cacciatore di taglie. I loro visi erano vicini, gli occhi che si scrutavano.

Non ti azzardare mai più a giocare con la mia vita!” disse Aireen, il torace che si muoveva veloce assecondando il respiro. Cyvin stava per controbattere, ma lei lo zittì stringendo la mano al collo: “Non ho finito. C'era bisogno di mozzargli la testa?”.

Cyvin si divincolò, la sua mano aveva afferrato il polso della ragazza allontanandolo, voltando il corpo di lei in una sola mossa fluida, veloce. Il viso di Aireen si era ritrovato a poche spanne dalla parete e lui che le stava dietro bloccandone ogni mossa.

Mi sorprendi sempre di più, ragazza.” disse Cyvin, le sue mani che bloccavano quelle di lei, ma senza farle del male. “Gli ho mozzato la testa perché dovevo farlo, è il loro punto debole. Se tornassi al portale, noteresti che è già in piedi, con una testa nuova già ricresciuta, chiedendosi ancora cosa sia successo.”.

Aireen rise, la morsa di Cyvin si allentò per farla voltare, forse si era calmata abbastanza per poterci parlare.

Pensi che sia così stupida? Così ingenua? Tu mozzi una testa, e questa ricresce subito dopo?”.

Entrambi erano uno di fronte all'altra mentre la tensione sembrava calare.

Non è che succeda subito, così!” Cyvin aveva schioccato le dita della mano, “ci vogliono parecchi minuti, forse anche un po' di sofferenza, ma succede.”.

Posso intervenire? Chiese Nathan. Scusate se interrompo il vostro simpatico dialogo, ma c'è un bambino che aspetta di essere liberato!

Ben detto, Nathan, ma prima dobbiamo passare alla Locanda del Giglio.”

Locanda del Giglio?” chiese Aireen per conferma. Cyvin annuì. “Certo che hanno molta fantasia per i nomi” continuò lei.


Saryo alle 08:33 in: racconti, fantasy, il cacciatore di taglie
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giovedì, 22 gennaio 2009

"Il cacciatore di taglie" (23°-24° Parte)

(23° Parte)

Non abbiamo altre cose da dirci!” disse Cyvin per congedare quella strana figura. Non era nemmeno curioso di scoprirgli il volto, non più, visti gli argomenti che portava con sé.

Forse Aireen non era del suo stesso avviso, forse aveva altre vedute, altri punti di vista rispetto al cacciatore di taglie. La ragazza, forse, aveva compreso che fosse molto di più di quello che diceva di essere.

Tu, cosa sei?”.

Erano tutti e tre in piedi, tre figure ferme sulla distesa di sabbia, un oceano che riluceva di un bagliore scintillante alla luce della luna. Aireen e Cyvin aspettavano una risposta.

L'uomo sembrò quasi sorridere, almeno era questo che si era immaginata la ragazza.

E' iniziato tutto oltre quelle mura, ricordi?”, la mano del Druido aveva indicato Prodigit, una città che scalpitava di vita che s'intrecciava in migliaia di incontri, in apparenza casuali. “Ricordi Aireen?”.

La ragazza abbassò lo sguardo sulla sabbia che scintillava, i ricordi le affiorarono nella mente con prepotenza, quasi spinti o provocati.

L'innocenza...” aveva aggiunto il Druido scrutandole il volto.

Adesso basta!” urlò Cyvin, la spada in pugno si era levata minacciosa verso quella figura, ma Cyvin non avrebbe mai infierito veramente, o forse... “Non vedi cosa stai facendo?”.

Le sto solo facendo ricordare!” gli disse con voce più alta, il volto nascosto nell'oscurità del cappuccio si era voltato a guardarlo, la pelle di Cyvin si era accapponata, un brivido gli aveva percorso la spina dorsale: una cosa che non aveva mai provato.

Non ho mai dimenticato” disse Aireen, spezzando quell'atmosfera che si era creata fra Cyvin e il Druido. “E' vero, forse ho fatto delle azioni che ne hanno provocate delle altre, che non mi sarei mai aspettata.”.

Aireen alzò lo sguardo, fiera, ma una sorta di malinconia si poteva vedere nei suoi occhi, una specie di sofferenza che la dilaniava, che forse avrebbe portato con sé, per sempre.

La spada che teneva in pugno Cyvin, ricadde lungo il fianco. Non era più una minaccia.

Forse, un giorno, ci rincontreremo. E non m'importa se oggi vi ho fatto nascere più dubbi e perplessità, che certezze. Buona fortuna!”. Proseguì verso le mura di Prodigit, senza voltarsi una sola volta a guardarli, il bastone penetrava la sabbia ad ogni passo che faceva la sua gamba destra, con un cadenza regolare.

E con questo, credo di aver visto tutto!” esordì Cyvin dopo attimi di silenzio che erano parsi ore.

Finalmente vi ho trovato! Bé, che sono queste facce da funerale? Mi sono perso qualche cosa?

Non sono dell'umore adatto, Nathan, non adesso.”.

E' tornato? Come sta Aaronne? Dove lo tengono?”. Aireen sembrava essersi dimenticata di quello che era successo poco prima, le serviva qualcosa su cui pensare, su cui sperare.

Dille che Aaronne sta bene, che è rinchiuso in una cella vicino al castello e che mi è sembrato che goda di ottima salute. Non parla molto.

Cyvin ripetè quello che Nathan era riuscito a scoprire, Aireen sembrava aver preso fiducia.

La notte era pregna di silenzio intorno a loro, il chiarore della sabbia mostrava i contorni delle mura della città che si estendevano per miglia. Adesso era il momento ideale per muoversi, c'era qualcuno da cercare.

(24° Parte)

Ecco il piano! Nathan entrerà attraverso l'ingresso, tanto nessuno lo noterà!”. Cyvin si era recato da Ronzino, afferrando lo scudo: “Ecco, mettilo dietro la schiena, ti riparerà.”, aveva indugiato per un attimo sullo sguardo della ragazza.

Uno scudo dietro la schiena?” chiese incredula Aireen, “un altro dei tuoi infallibili piani, immagino”.

Sei mai entrata a Prodigit di notte? Hai mai sentito parlare degli Storrioni?”.

Aireen negò con un gesto: “Solo di giorno, ci sono entrata solo di giorno, perché?”.

Re Eldor è furbo, da tempo ha chiesto l'aiuto degli Storrioni per la protezione delle mura esterne, e con loro non si scherza. Ne ho visti tanti morire tentando di accedere alle mura. Sappi che non sono uomini comuni.”.

E tu...noi ci riusciremo!” disse guardandolo negli occhi.

Vi compensate! Conoscete entrambi particolari importanti...Nathan indugiò, quasi fosse stato il destino a farvi incontrare.

Per favore, Nathan, puoi evitare di ripetere quella parola per almeno una decina di anni?”.

Ha detto destino?” chiese Aireen, la ragazza rise: “non è strano come questa parola ci accomuna così tanto? Nathan non c'era quando l'abbiamo incontrato.”.

Incontrato chi?

Cyvin sistemò lo scudo fissandolo alla schiena della ragazza, chiudendo alcune cinghie di cuoio. “E' una storia troppo lunga da raccontare, vorrei solo che fosse stato un sogno. Ora siamo pronti!”.

Ci vediamo oltre l'ingresso, vi troverò io.


Ronzino era pronto, fremeva per quello che stava per fare e non era la prima volta. “Un gioco da ragazzi” aveva detto Cyvin, anche se non parlava a nessuno: Nathan si era avviato verso la città e Aireen non sapeva cosa aspettarsi da questa azione stravagante. Si chiedeva cosa erano tutte queste premure nei suoi confronti, sul cavallo. Cyvin era...concentrato.

Il cacciatore di taglie si prendeva cura del suo cavallo bisbigliandogli alcune frasi, accarezzandolo amorevolmente quasi fosse l'ultima volta che avrebbero cavalcato insieme. Che strano, pensò Aireen. Si voltò verso l'ingresso di Prodigit, verso un portale sempre aperto e, da quella distanza, non si vedeva alcuna guardia. Chi mai potevano essere questi Storrioni?

Cyvin sembrava disinvolto, almeno nei suoi gesti. Aveva persino afferrato la spada, controllandone il filo della lama, rinfoderandola poi a lato della sella. La notte era calma, silenziosa, alcuni bagliori erano visibili all'interno delle mura di cinta, illuminando flebili contorni delle case costruite all'interno. Aireen non era mai entrata di notte, forse per quel motivo nasceva in lei una sorta di curiosità.

Sei pronta?” le chiese Cyvin, il suo sguardo era serio, aveva persino indossato una giubba di cuoio legata sul petto con dei cordini dello stesso colore.

La ragazza sorrise incerta, ma poi assunse la sua solita aria sicura: “Sono nata pronta!”.


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martedì, 20 gennaio 2009

"Il cacciatore di taglie" (21°-22° Parte)

(21° Parte).

Hai un coltello? Perché, altrimenti, come pretendi di fuggire? Ci fu silenzio mentre Cyvin era in attesa che Nathan continuasse.

Fra poco arriveremo a Prodigit, vedo già le torri all'orizzonte.

Stiamo per arrivare a Prodigit” disse Cyvin alla ragazza. La voce di Nathan, ora, sembrava provenire dal fondo del carro, dove lui non poteva arrivare.

Allora siamo quasi arrivati. Duncan ha molti affari in quella città e, credo, che stia andando là per affidare il bambino a qualcuno”.

Non devono farlo” disse Cyvin cupo, quasi parlando con se stesso. Senza darsi per vinto, aveva provato ad arrivare ai nodi per scioglierli. Aireen si era avvicinata con movimenti lenti, sentiva le gambe indolenzite, i muscoli che le dolevano per i lividi. Ma dovevano slegarsi, ad ogni costo.

Avviciniamoci” le disse. Il cacciatore di taglie si era spinto in avanti, proprio verso Aireen, meno di un braccio li teneva separati. Nathan era fra loro, guardava i nodi ai polsi dei due.

Hanno fatto in modo che non vi poteste slegare a vicenda, le corde passano più volte fra i ferri del carro, comunque vi muoviate...

Cyvin cadde indietro, la schiena infiammata per i colpi subiti lo aveva costretto a rimanere fermo, il respiro che non accennava a diminuire. Eppure non si dava ancora per vinto.

Aspetta” disse lei. Con un movimento lento si era lasciata cadere, le sue mani che tentavano di arrivare alla caviglia destra, ma invano. Cyvin aveva capito che teneva qualcosa nascosto.

Ferma!” le aveva detto, “allungati con le gambe, io proverò a raggiungere il tuo piede.”.

Aireen aveva capito, così fece ciò che aveva detto Cyvin.

Le corde erano in tensione, un groviglio, una sorta di ragnatela all'interno del carro era sopra le loro teste. I loro corpi che tentavano di avvicinarsi l'uno all'altra, poi la mano di Cyvin aveva afferrato la sua caviglia: “Cosa devo cercare?”.

Una lama nel calzare, è dentro un involucro di tela”.

Cyvin, un po' in imbarazzo, sollevò il pantalone, trovando ciò che gli aveva detto. Se lo girò fra le mani, cercando il modo di aprirlo.

Una piccola lama cadde su una tavola di legno, che formava il pavimento del carro, un sorriso nacque sul suo volto. “Mi devo segnare la lista degli oggetti che ti porti da casa!” le aveva detto mentre cominciava a lavorare sulla corda.

E adesso?

E adesso ce ne andiamo!” disse Cyvin rivolto verso la voce di Nathan.

Non mi abituerò mai a questa cosa. E' troppo strana!”.

Strana? Pensa quello che posso provare io a...” Cyvin allungò un braccio come se indicasse qualcuno, “...parlare con lui. Devo sempre capire dove si possa trovare”.

Aireen si accigliò, spostandosi verso il fondo del carro. “Non ti devi offendere, dicevo tanto per dire.”.

Cyvin la osservò per un lungo momento, poi si mosse dietro di lei.

Tirarono indietro il telo per far entrare luce. Ronzino andava dietro al carro, senza tanta fretta perché il mezzo procedeva lentamente. Appena aveva visto il suo padrone, aveva scosso la grossa testa facendo schizzare la criniera per il movimento veloce. Non c'era bisogno che Cyvin fischiasse per richiamarlo.

Qua, bello!” gli aveva detto mentre Ronzino si era avvicinato al carro. “Come farei senza di te?”, il cavallo aveva nitrito appena, per Cyvin era una specie di risposta.

Come avresti fatto? Saresti andato a piedi!

Ecco, quelle erano le risposte che Cyvin non voleva sentire dalla sua bocca. Per un solo momento si era dimenticato della sua particolare situazione.

Ma lo senti?”. Cyvin si scaldava per poco, forse perché non si era abituato a parlare con...con una voce, non ancora.

Sento cosa?” chiese Aireen, la mano portata in avanti mentre Ronzino ci si strofinava affettuosamente.

Lascia perdere” rispose Cyvin scuotendo un braccio.

Cyvin stava per compiere un'acrobazia, una cosa che aveva fatto centinaia di volte. Ma il suo stato fisico, ora, glielo permetteva?

Il cacciatore di taglie fissò negli occhi il suo cavallo urlandogli un comando: “Al volo!”. Non era altro che una combinazione di movimenti ben sincronizzati fra i due. Ronzino aveva abbassato la testa, il collo robusto, muscoloso, gli avrebbe permesso di aggrapparsi a lui e, successivamente, ruotarsi per mettersi in sella. Il tutto in continuo movimento. Roba da farsi venire i capelli bianchi.

Era arrivato il momento: Ronzino si era messo in posizione mentre proseguiva alla stessa velocità del carro. Aireen si era girata dall'altra parte, non poteva guardare. E se fosse caduto?

Gli zoccoli del cavallo procedevano, la terra quasi sabbiosa smorzava i rumori che provocavano nel terreno. Cyvin si era affacciato dal carro aggrappandosi al telo lacero, ondeggiava per i movimenti che faceva il mezzo: stava in equilibrio precario. Le fitte alla schiena gli mandavano segnali poco rassicuranti, ma lui doveva solo stringere i denti e saltare.

Non posso guardare, gli aveva detto Nathan.

Cyvin si era girato verso l'interno fissando Aireen: “Grazie della fiducia!”, poi aveva indugiato in un'altra direzione, “Con te faremo i conti dopo!”.

Cyvin trattenne il fiato e saltò.

Aireen si portò le mani in faccia. Attese qualche istante e allargò due dita per aprirsi uno spiraglio e tornò a respirare. Vide Cyvin aggrappato al collo del cavallo, persino Ronzino collaborava per farlo mettere in sella. Era fatta. La ragazza aveva provato sollievo nel vederlo salvo e in sella.

Adesso tocca a te!”

(22° Parte)

Fuggirono dal carro poco prima che la colonna raggiungesse l'ingresso di Prodigit. Appena in tempo prima che, gli uomini di Duncan, si accorgessero della loro assenza. Il crepuscolo, quella fase che precedeva il declino del sole, li aveva aiutati. Cyvin e Aireen si erano ripromessi di trovare Aaronne, e di strapparlo dalle grinfie di Duncan.

Non lo troveremo mai.”, la voce della ragazza si era fatta cupa e Cyvin non l'aveva mai sentita tanto triste da quando l'aveva incontrata.

Le dune di sabbia, quella sabbia che sembrava spostarsi al solo comando del vento, circondavano tutto per miglia e miglia. Persino l'orizzonte sembrava composto da sabbia e cielo. Quel luogo, anche se non aveva nulla da offrire se non solo terra polverizzata dal tempo, per Cyvin era un po' magico.

La ragazza si era seduta in terra, sentendo i muscoli indolenziti dei glutei, della schiena. Adesso osservava le mura di cinta che proteggevano Prodigit, mentre il sole era appena scomparso ad ovest. Le prime stelle luccicavano nella parte di cielo più scuro, come se una mano invisibile si divertisse a cancellare la luce che prima illuminava tutto.

Cyvin si era seduto di fronte a lei, a gambe incrociate, il mento appoggiato sulla mano destra.

Cosa stiamo aspettando? Perché non li abbiamo seguiti?” chiese Aireen.

Per farci scoprire subito? Conosci la città?”.

Solo di passaggio, ci ho pernottato un paio di volte.” ammise lei. Sospirò tornando indietro nel tempo, a quando aveva incontrato Aaronne, ma non ne avrebbe parlato di quell'incontro, non ancora.

Cyvin si alzò il più in fretta possibile, per quello che gli permettevano le gambe, raggiungendo Ronzino che aspettava un po' più in là.

La ragazza lo aveva imitato, osservandolo preoccupata. “Cosa c'è, adesso?”.

Cyvin si era armato, sguainando la spada fissata alla sella del cavallo. “C'è qualcosa laggiù!”.

Aireen aveva seguito il suo sguardo, finché vide anche lei. Il deserto non era del tutto immerso nell'oscurità, bastava una fonte di luce come il sorgere della luna per far nascere una strana luminescenza. Era questo il momento magico che Cyvin amava tanto.

L'astro aveva fatto capolino dalle torri di Prodigit, superando le imponenti strutture difensive che stavano alle loro spalle. La sabbia, piccoli granelli di terra e polvere, aveva preso a scintillare. Ne era nato un chiaro bagliore quasi magico.

Una figura stava venendo verso di loro, un mantello scuro lo avvolgeva completamente e, un cappuccio, celava la sua identità.

Non sono armato” gli aveva gridato mostrando le mani libere, eccetto per un bastone che usava per camminare.

Cyvin era sospettoso, anche Aireen lo era, ma, all'apparenza, poteva sembrare innocuo.

Era ancora distante una decina di passi, mentre riprendeva ad avanzare verso di loro, il bastone sprofondava nella sabbia ad ogni passo che faceva la sua gamba destra.

Buona sera” aveva esordito avvicinandosi di altri due passi. Gli occhi di Cyvin controllavano ogni suo movimento, ogni suo gesto. Che fosse una spia? Il primo pensiero che aveva sfiorato la mente di Aireen. Con Duncan non si poteva giocare, poteva anche aver immaginato una loro possibile fuga, attuando una contromossa. Gli uomini al suo servizio erano molti e lei non li aveva mai visti tutti.

Chi sei?”. Cyvin fu diretto, la spada sguainata puntata verso quella figura ammantata di mistero, non gli permetteva di avvicinarsi oltre.

Due occhi scintillarono all'interno del cappuccio, osservando prima Cyvin, poi Aireen.

Un pellegrino, un viaggiatore senza una meta precisa. Una volta” disse aspettando un paio di secondi, “qualcuno mi aveva chiamato Druido!”. Rimase in silenzio aspettando un'altra domanda che però non giunse.

Credete nel destino?” aveva deciso di farla lui, una domanda. Attese con pazienza una loro reazione, un segno di approvazione, che non giunse.

Cyvin si ritrasse, facendo due passi indietro, quasi andando a sbattere contro Ronzino. “Possibile che debba sentire sempre questa parola?”, il suo sguardo si era acceso di un misto di collera, di rabbia, di risentimento. “Destino!” ripetè guardando il volto della ragazza, voltandosi di nuovo verso la figura incappucciata.

Il cacciatore di taglie urlò: “Era destino che incontrassi Nathan? Poi Aireen e il piccolo Aaronne? Sono state solo scelte mie, quelle di aiutarli! Il destino non c'entra nulla!”.

Cosa ne sa, un cacciatore di taglie, degli intrecci che il destino ha in serbo per lui? Un solitario come te, Cyvin, che decide di unirsi al cammino di altri.”.

Fino a prova contraria, caro il mio conosco il tuo destino, sono stati loro ad unirsi al mio cammino, partendo da Nathan Derr!”.

La figura incappucciata si girò a guardare Aireen, il fruscio del mantello mentre si girava. “E tu, Aireen, credi nel destino?”.

La ragazza non rispose, limitandosi ad abbassare lo sguardo. Certi pensieri voleva tenerseli per sé.


Saryo alle 08:38 in: racconti, fantasy, il cacciatore di taglie
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sabato, 17 gennaio 2009

"Il cacciatore di taglie" (19°-20° Parte)

(19° Parte)

Le ruote del carro sobbalzavano a causa dei sassi che incontravano sulla strada, i cavalli nitrivano, le urla di chi li conduceva erano forti. Una frusta sibilava e colpiva.

Forse si sta riprendendo. Cyvin, mi senti? Amico...mi senti?

Cyvin aprì gli occhi lentamente, anche se più di tanto non poteva: aveva il viso tumefatto. Sentiva il sapore del sangue nella bocca, del sangue secco. Vide un telo sopra la sua testa, il suo corpo si muoveva assecondando il movimento del...

Sono su un carro?” tentò di dire, ma non era sicuro che la sua voce fosse uscita davvero. Poteva anche essere un pensiero.

Ti sei svegliato? Meno male, avevo temuto di averti perso...

Nathan”, bisbigliò piano.

Cyvin si guardò intorno, tentò di farlo, perché si era accorto di avere le mani legate: una corda stringeva i polsi, ed era fissata alla struttura di ferro del carro.

Tutto ondeggiava intorno a lui e, il telo lacero e sporco, sbatteva quando il carro passava sopra ad una buca, o sasso che fosse. Gli veniva da vomitare, sentiva i muscoli indolenziti, come se fosse stato calpestato da cento cavalli in fuga.

Ti senti bene?”. Cyvin si girò verso la fonte di quella voce, che non doveva essere distante. Cercò di mettere a fuoco una figura nella penombra: era una donna, anche lei legata per le mani.

Aireen?” chiese titubante, ma forse quel nome lo aveva solo biascicato, forse non era in grado di parlare correttamente perché sentiva le labbra gonfie e che le gengive premevano su di esse.

La donna non gli aveva risposto, ma a fatica tentava di avvicinarsi a lui. Gemeva ad ogni movimento, forse era ridotta come lui, malconcia e dolorante.

E' lei! E' Aireen! Siamo tutti vivi, Nathan smise di parlare per un istante per poi riprendere: bé, forse tecnicamente non tutti, comunque siamo tutti e tre qui e voi due non state in ottime condizioni.

Cyvin vide il suo volto, che non era nelle migliori condizioni: lividi e ferite sulle guance. Gli occhi erano lucidi, quegli occhi verdi scuro che trasmettevano sicurezza, sembravano quasi bagnati dalle lacrime che volevano uscire, ma che non lo facevano. Che fosse stato per puro orgoglio, questo Cyvin lo ignorava.

Stai bene?” ripetè lei.

Cyvin reclinò la testa da una parte, adesso percepiva dolore persino nei muscoli del collo, delle spalle, non si sentiva molto bene.

Ho passato tempi migliori” rispose a fatica.

Adesso che aveva capito che erano vivi, Cyvin voleva sapere cosa era successo. Doveva colmare quel vuoto di memoria, quel tempo trascorso tra...ma cosa gli era accaduto, lui non se lo ricordava.

Vorrei solo ricordare che cosa ci è accaduto, sai...credo di avere un vuoto di memoria.”.

Nathan disse: Ricordi Fort Lyte? Quel grassone di Devorò? Quel maledetto giglio?

Qualcosa mi ricordo!” rispose lui, spostando lo sguardo dalla ragazza ad un punto imprecisato del carro.

Aireen si avvicinò di più. Un movimento della gamba l'aveva fatta imprecare: “Con chi parli!”. La sua non era una domanda, ma quasi un ordine.

Cyvin era tornato con lo sguardo su di lei, aveva sospirato appena e si sentiva a disagio per quello che le doveva dire: non era facile da spiegare, lei lo avrebbe creduto? Tentò di cambiare argomento: “Dov'è Aaronne?”.

Aireen aveva abbassato lo sguardo, la sua voce gli sembrò cupa: “Se lo è ripreso Duncan. A lui interessa quel bambino, ma non sono mai riuscita a capirne il motivo.”, rialzò gli occhi su di lui e continuò, “ha qualcosa di speciale, quel bambino.”.

Ce lo riprenderemo” disse Cyvin.

Si! Ce lo riprenderemo! Disse Nathan in modo serio.

(20° Parte)

Aireen era seduta e con la schiena appoggiata alla paratia del carro, i capelli erano sporchi, sembravano quasi stoppa per quanto li sentiva rigidi. Con un gesto semplice, li aveva afferrati e portati dietro le spalle. La corda aveva assecondato quel movimento, ondulando per qualche istante.

Da quanto tempo siamo qui?” chiese Cyvin dopo un po' che erano rimasti in silenzio. L'uomo osservò il fondo del carro, che era privo di telo, almeno in parte. Dovevano essere gli stessi carri con cui erano giunti Aireen ed il piccolo Aaronne. C'era una corda fissata ad un perno di ferro, un cavallo seguiva il carro. Il colore delle zampe somigliava tanto a...

Cyvin sussultò, non potevano essere stati tanto stupidi da portarlo con loro, non era possibile.

Emise un fischio, almeno ci provò a causa delle ferite alla bocca, al mento, alle guance; doveva essere irriconoscibile per quelle ferite.

Udì un nitrito famigliare, che gli provocò un sorriso e delle fitte dolorose: “Ronzino!”. A quel richiamo, il cavallo aveva aumentato l'andatura portandosi sotto il carro, a poche spanne. Un muso marrone era comparso sotto una parte di telo, lo aveva spostato cercando un varco, e due occhi avevano scrutato l'interno.

Ronzino aveva emesso un nitrito prolungato, Cyvin gli aveva sorriso dicendo: “Sono felice di vederti anche io. Tieniti pronto, fra un po' ce ne andremo da quì!”. Il cavallo aveva sbuffato, la criniera si era strofinata sul telo. Ronzino scomparve, tornando alla posizione precedente.

Hai proprio un bel cavallo” disse Aireen continuando a fissare quel telo lacero, “è molto più intelligente di certi esseri umani che conosco”, cercò di trovare una posizione più comoda, portandosi le gambe al petto e disse: “Prima che tu fugga, dimmi perché parli con qualcuno che non c'è, almeno io non lo vedo”.

Va bene, ma prima di raccontarti di Nathan, sappi che non ti lascerò in balia di questi aguzzini”.

Ben detto! Ricordati anche del bambino, però.

Cyvin grugnì, voltandosi alla sua destra. Nathan doveva trovarsi al suo fianco, se lo era immaginato seduto proprio come loro. “No che non mi dimentico di Aaronne, stai tranquillo!”.

Ti ha parlato in questo momento? Di Aaronne?”.

Si” disse Cyvin. “Si chiama Nathan Derr, è stato impiccato a Cerit perché aveva rubato dei cavalli. I soldati del re si devono essere divertiti, con lui.”, Cyvin aveva passato una mano lentamente dove si sarebbe dovuto trovare Nathan. Nessun contatto, a parte toccare il legno marcio della paratia. “Da quando è morto, io sono l'unico che lo possa sentire”.

Lo puoi solo sentire?”.

Cyvin annuì con la testa. “Devo trovare un modo per farlo andare per la sua strada.” aggiunse infine.

Ti credo” disse Aireen.

Cyvin strinse le labbra ancora gonfie, ne era felice.

Chiedile di lei!

Non credo sia il momento” disse Cyvin osservando la ragazza.

Cosa ha detto?”, Aireen sembrava incuriosita da questa strana situazione, per questo aveva incalzato Cyvin con quella domanda.

Mi ha chiesto di chiedere di te, ma tu non sei tenuta a...”, ma la ragazza aveva aperto la bocca dicendo: “Nessun problema. Se vuoi ti racconto anche qualcosa di Duncan Evenmoore, è giusto che tu sappia con chi hai a che fare.”.

Duncan è un uomo perfido, senza scrupoli. Se deve ottenere qualcosa, commetterebbe degli omicidi senza pentirsene. E' la persona che tu non avresti dovuto incontrare.”.

A cosa gli serviamo?” chiese Cyvin. “Se siamo ancora vivi, ci sarà un motivo, altrimenti saremmo morti a Fort Lyte”.

Non lo so perché siamo ancora vivi, ma qualcosa mi dice che presto lo sapremo.”.


Saryo alle 10:59 in: racconti, fantasy, il cacciatore di taglie
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mercoledì, 14 gennaio 2009

Recensione: Il raccoglitore d'anime

Oggi doppio post! Subito dopo potrete leggere il racconto Il cacciatore di taglie, il seguito del mio racconto.

Buona lettura!

Questa notte ho terminato di leggere questo romanzo, ecco la scheda.

Il raccoglitore dTitolo: Il raccoglitore d'anime

Autore: Alan Campbell

Casa editrice: Nord

Pagine: 500

Prezzo: € 18,60

Anno di pubblicazione: 2007


L'autore è già noto per aver partecipato alla costruzione del video-game Grand Theft Auto, che non centra nulla con la stesura di un romanzo Fantasy, ma forse ha voluto imporsi sul mercato sfruttando la sua fantasia visionaria. Con me ci è riuscito in pieno.

Deepgate, una scenografica città costruita su un abisso profondo e oscuro. E' uno dei punti forza di questo romanzo, di questa storia cupa ma trascinante, che intrattiene il lettore mentre, davanti ai suoi occhi, sfilano decine di personaggi dalle sfaccettature interessanti.

Chi leggerà Il raccoglitore d'anime, leggerà di una città quasi palpabile, verosimilmente in bilico tra l'oscurità dell'abisso, e centinaia di catene che reggono interi quartieri, case, magazzini e quanto di più viene costruito dai suoi abitanti. Oserei dire che ci troviamo davanti ad una scenografia da film.

In cielo solcheranno decine di aeromobili, una sorta di dirigibili, così bene dettagliate da sembrare di stare lì, all'interno delle strutture agganciate ai palloni gonfi d'aria.

La fisica e la chimica, descritti in questa storia, non sono banali, ma fanno parte di questo inedito mondo raccontato con una prosa assai scorrevole, che cattura chi legge trasportandolo fra le Sabbiemorte e la stessa Deepgate. La Chiesa di Ulcis, guidata da preti e sacerdoti, regolamenta la vita degli abitanti, trascrive e aggiorna tutto sulla città e i suoi abitanti.

Leggendo il romanzo, faremo incontri inaspettati, affascinanti, con creature partorite dalla mente dell'autore. Inedite. Per chi avesse fame di aspetti nuovi sul Fantasy, questo romanzo potrebbe fare al caso suo.

Veniamo ad un altro aspetto che mi ha catturato: i personaggi.

Dill, ultimo Arconte della chiesa di Ulcis, è uno dei personaggi che mi ha avvinto. Un angelo di sedici anni, goffo, inesperto con le armi, che fa sorridere mentre va a caccia delle sue lumache. Imperdibile! Ma si troverà ad affrontare nemici forti e spietati. Non sarà solo, ma verrà guidato da Rachel – la Spina – una sorta di assassina addestrata dalla Chiesa.

Mr. Nettle – il Razziatore – quasi un rigattiere. Dopo l'omicidio della figlia, egli vagherà per Deepgate in cerca del suo assassino, per poi passare alla ricerca dell'anima della figlia. L'autore lo ha costruito talmente bene, da farmi partecipe dei suoi sentimenti, di fare il tifo per lui quando ce lo mostra.

Carnival – l'angelo maledetto – così dannatamente cattivo da mettere i brividi mentre uccide le sue vittime.

Non si parla solo di questi personaggi, ma ce ne sono altri che si muovono in questa Deepgate, appesa a corde e catene. Passerelle quasi marce scricchioleranno sotto i passi dei personaggi, rivelandoci ogni angolo di questa strana e bella città.

In libreria c'è già il seguto: Il dio della nebbia, che presto leggerò.

Saryo alle 12:59 in: recensione, fantasy, il raccoglitore danime
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mercoledì, 14 gennaio 2009

"Il cacciatore di taglie" (17°-18° Parte)

(17° Parte)

Girarono subito a destra, senza vedere quanto fossero lontani i cinque uomini. I vasi con i gigli sfilavano alla loro sinistra, con profumi intensi e colori che si diversificavano di fiore in fiore, soprattutto le varie sfumature.

Cyvin ne aveva visto uno in particolare, fissato alla parete in fondo, posizionato più in alto rispetto a tutti gli altri gigli. Non può essere che il suo, pensò mentre lo afferrava. Gli inseguitori si erano fermati, appena dietro Aireen che stringeva le armi per un ultimo tentativo di difesa.

Cyvin aveva afferrato il vaso e, per un solo istante, aveva avuto paura che quel fiore tornasse a stregarlo. Ma fu solo un istante. Il suo giglio era morto perché lui lo aveva rifiutato, ma quello di Devorò...

Cosa fai, pazzo!”. Il cacciatore di taglie si era girato verso di lui, osservando il suo volto bianco, quasi come gli abiti dei suoi servi.

Sarebbe un vero peccato se questo vaso si rompesse...”.

Geniale! Non ci avrei mai pensato, disse Nathan, che doveva stare al suo fianco.

Cosa c'entrano i fiori, adesso?”. Aireen aveva notato lo strano comportamento degli assalitori: non accennavano ad avanzare, era come se avessero...paura.

Se ne usciremo vivi, te lo racconterò!” aveva risposto Cyvin con uno strano ghigno.

Credo che tu mi debba un bel po' di spiegazioni, signor cacciatore di taglie!”.

Cyvin non aveva mai smesso di fissare Devorò, il suo volto allibito per la piega che aveva preso la situazione. Doveva persino odiare se stesso, per quello che stava accadendo.

Un servo era giunto dall'ingresso di un caseggiato, fermandosi in mezzo a quella specie di piazzale. La presenza dell'uomo e della donna, quel vaso che conteneva un solo giglio e che sarebbe potuto cadere da un momento all'altro, lo avevano fatto desistere. Il suo padrone se ne stava fermo e in piedi nei pressi della sua sedia ricamata. Poi, con un gesto istintivo, Devorò aveva strappato dalle mani di un altro servo quella sorta di ventaglio, scagliandolo con rabbia verso Cyvin.

Maledetto bastardo!” urlò Devorò con frustrazione. Il nuovo arrivato aveva attratto l'attenzione del suo signore: “E tu, che cosa diamine vuoi!”. Il servo aveva gesticolato muovendo le mani, mostrando più volte tre dita della mano verso il basso, Devorò aveva mutato espressione, sembrava quasi spaventato.

La situazione è cambiata, credo sia giunto qualcuno di cui il ciccione ha paura.”. Quella frase uscì dalla bocca di Cyvin quasi sussurrata, attirando l'attenzione di Aireen. “Conosci anche il loro linguaggio?” gli aveva chiesto.

Semplice deduzione.”.

L'attenzione tornò sul padrone di casa, che comandava ordini ai suoi uomini. Alcuni erano corsi via, passando per lo stesso ingresso usato dall'ultimo servo. Doveva essere quella la porta per raggiungere le stalle.

Cyvin decise di sfruttare tutte le opportunità che gli si erano presentate: “Reginald!” urlò scuotendo appena il vaso con il giglio, Devorò tornò a guardarlo, avvicinandosi persino, ma in maniera cauta.

Scommetto che nessuno ti ha mai chiamato Reginald, bé, c'è sempre la prima volta!” Cyvin gli sorrise, quasi schermendolo.

Lo sguardo di Devorò era fisso sull'uomo, poi sul vaso che stringeva nella mano.

Adesso il gioco lo conduco io, e tu faresti bene ad assecondarmi. Non fare mosse avventate, oppure puoi dire addio al tuo giglio”.

Che cosa vuoi?”.

Voglio che ci lasciate liberi di andare: io, la ragazza e il bambino!” rispose secco Cyvin. Aveva parlato mentre i suoi occhi erano fermi sui suoi, mentre vedeva che Devorò iniziava a sudare, ad essere smanioso.

Non ho chiesto molto” continuò Cyvin.

Alcuni uomini avevano fatto irruzione dall'ingresso, quel luogo iniziava ad essere troppo affollato per i gusti di Cyvin. E ora questi chi erano? Dall'abbigliamento sembravano estranei a Fort Lyte, indossavano camicie luride e pantaloni macchiati e poi...lo sguardo della ragazza era mutato in sorpresa e rabbia. Forse li aveva già visti.

(18° Parte)

Bene bene, chi abbiamo qui?”. Uno degli uomini si fece avanti, avvicinandosi a Devorò. Era un uomo sulla quarantina, con capelli brizzolati e l'abbigliamento più curato rispetto agli altri. Sembrava esserne il capo. “Ma guarda un po' in che situazione siamo capitati.”.

Lo conosci?” chiese Cyvin, quasi incredulo.

Lo conosce? Chiese Nathan con pari enfasi.

Non ripetere come fossi l'eco di una caverna!”. L'attenzione si spostò su Cyvin, che aveva detto l'ultima frase a voce più alta.

L'uomo si girò verso Aireen: “Ci si rivede bellezza! L'ho sempre detto che il mondo è piccolo.” e poi guardò il bambino. “Come stai, Aaronne?”.

Cos'è, una riunione di famiglia?

Nathan, finiscila!”, ma, questa volta, Cyvin l'aveva quasi bisbigliato.

Aireen aveva guardato l'uomo senza alcun timore, senza abbassare lo sguardo, sembrava quasi una sfida. “Cyvin, ti presento Duncan Evenmoore, una specie di capo dei predoni!”.

Una specie?” aveva urlato l'uomo, “eppure dovresti conoscermi abbastanza bene, dopo quello che ho fatto per te...”

Lurido verme”, era stata questa la risposta della ragazza.

Cyvin agitò il vaso, attirando l'attenzione nuovamente su di lui, appena fu sicuro di avere tutti gli occhi puntati su di sé, disse: “Va bene, ricominciamo da capo! Adesso farete quello che dico, se non volete che distrugga questo bel fiore!”.

Dopo un gesto di Duncan, i predoni si erano sparpagliati sul piazzale con aria minacciosa. Cyvin li aveva osservati accigliato, qualcosa non funzionava nel suo piano.

Mi avete sentito? Oppure siete sordi?”.

I servi di Devorò sono muti, quelli di Duncan sordi. Nathan rise.

Cyvin si spazientì: “Se non eri già morto, ti avrei ucciso io con le mie mani!”. Ma nessuno lo aveva udito oltre ad Aireen e al bambino.

Aspetta...aspetta” disse Devorò affiancandosi a Duncan, agitava le sue mani grassocce per paura che il vaso cadesse. Gli abiti di lino erano fradici di sudore. La situazione sembrava sfuggire di mano a Cyvin, così fece due passi indietro. Gli uomini di Devorò erano immobili, non sapendo come reagire.

Duncan avanzò di un passo fissando Cyvin negli occhi, senza interessarsi al giglio, non era come gli altri, così...ansiosi.

Butta in terra quel dannato fiore, cosa stai aspettando?”, la sua voce era maledettamente ferma, convinta, sapeva di sfida.

Cyvin e la ragazza si ritrovarono spalle al muro, una parete deformata a causa delle rocce irregolari di cui era composta. Teneva il vaso in una mano ed il giglio sembrava tremare per la tensione che c'era nell'aria. O forse era la sua mano a tremare?

Gli uomini di Duncan erano avanzati, pochi passi li separavano da loro, ed erano armati di spade ricurve ed affilate.

E' stato bello conoscerti” disse ad Aireen. “Piccolo, non ti succederà nulla di male, te lo prometto!”, poi buttò in terra il vaso con tutte le forze. Sentì la ceramica frantumarsi al contatto del terreno e vide il giglio perdere due petali. Le urla di Devorò erano forti, acute, lo intravedeva dimenarsi come se avesse perso il senno, mentre tutti gli uomini di Duncan avanzavano verso di lui.

La sua vista si oscurò, tutte quelle voci, le urla, erano tutte intorno a lui. Sentì le gambe pesanti, poi un giramento di testa e dolori alle costole e alle braccia.

Lasciatelo stare! Bastardi!

L'ultima voce che aveva sentito doveva essere quella di Nathan, forse.


Saryo alle 12:50 in: racconti, fantasy, il cacciatore di taglie
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lunedì, 12 gennaio 2009

"Il cacciatore di taglie" (15°-16° Parte)

(15° Parte)

Non c'è nessuno sulla torre!

Me ne sono accorto!”. Cyvin era il primo e correva lungo la parete dell'edificio, seguito da Aireen. Si spostavano accostati al muro tentando di fare meno rumore possibile.

All'improvviso la ragazza gli aveva chiesto: “Con chi parli?”. Cyvin si era maledetto per essersi fatto sfuggire quell'esclamazione; doveva essere più accorto, perché non era stupida quella ragazza, un altro simile errore e l'avrebbe additato come un pazzo, uno che parla da solo a voce alta.

Cyvin fece finta di non averla sentita.

La torre era più bassa dell'intero edificio da cui erano usciti, dal tetto poteva distare un paio di braccia, forse un po' di più. Ora, per fuggire, dovevano arrampicarsi sui merli di quella struttura: Cyvin sapeva come fare.

Rimasero fermi in quell'angolo, tutto andava bene perché nessuno si era ancora accorto della loro fuga, così avevano modo di studiare un piano per scappare da lì, Cyvin poteva sbizzarrirsi in una delle sue arti.

Guarda e impara” le disse fissando il manico del piccone all'altra corda. Le sue mani si muovevano veloci, sembrava un vero esperto di nodi agli occhi di Aireen.

Lanciò il piccone, controllando che avesse fatto presa in qualche appiglio. Aaronne si girava cercando di capire: “Dove siamo?” mentre stava comodamente fissato alla schiena di lui.

Non preoccuparti, presto usciremo da questo posto” disse Aireen scompigliando i capelli biondi del bambino.

Cyvin era pronto per salire, le mani in una stretta morsa e i muscoli tesi per lo sforzo. Si issò puntandosi con i piedi, sfruttando le irregolari scanalature tra una roccia e l'altra, fino a giungere sul merlo della torre. Appena poggiati i piedi sulla piattaforma, si era girato verso il basso.

Aireen era salita con un'agilità che aveva lasciato basito il cacciatore di taglie: in pochi secondi li aveva raggiunti.

Adesso dovevano scendere dalla torre di guardia, sperando che sotto di essa non ci fosse nessuno. Quando Nathan poteva tornare utile...nessuna voce aveva avvisato Cyvin se poteva proseguire, oppure se c'era qualcuno che li potesse vedere.

Si fidò del suo istinto, cominciando a scendere una scala a spirale, che seguiva le pareti circolari della torre. Non c'erano luci, nessuna torcia che illuminasse dove mettesse i piedi.

Una mano si era poggiata sulla spalla di Cyvin, facendolo trasalire e quasi cadere giù per quel tratto fitto di oscurità. C'era mancato poco.

Sei sicuro di quello che stai facendo?”. Aireen non sapeva cosa stava per accadere all'uomo che aveva appena toccato, stringendo appena la sua spalla.

Cyvin si era girato verso di lei, anche se non vedeva il suo volto: “Non farlo mai più!” la minacciò, “se cadevo, mi potevo rompere l'osso del collo.”. Se c'era qualcosa che Cyvin odiava, era proprio essere toccato quando meno se lo aspettava.

Attese qualche istante che il suo respiro si regolasse, poi disse: “Il mio istinto mi ha sempre guidato nella direzione giusta, mi ha sempre fatto prendere le scelte migliori, come adesso! Fatti guidare, ragazza!”.

I gradini erano fatti di rocce, rocce alte e sfaldate, era facile perdere l'equilibrio e cadere. Ancora poche decine di passi e sarebbero usciti alla luce del sole, di questo l'uomo ne era convinto.

Quando erano giunti quasi in fondo, Cyvin si era fermato, sentiva uno strano odore pungente, qualcosa che aveva sentito quando si era trovato a Cerit. Non era affatto un buon presagio.

La torre aveva un'uscita ad arco, composto da rocce modellate in maniera perfetta, il sole ne illuminava solo una parte. Cyvin aveva preso coraggio, così con le mani si era sistemato la corda che imbracava il piccolo Aaronne, per poi uscire alla luce del giorno.

(16° Parte)

Ce ne avete messo di tempo”. Devorò se ne stava seduto su una sedia, mentre un servo sventolava un ventaglio fatto di piume di Emu. Il vento gli faceva svolazzare l'abito bianco di lino che indossava, mentre li osservava con un sorriso compiaciuto.

Ti credevo più furbo” disse squadrando il volto di Cyvin, “peccato, al momento non mi servono più servi, ne ho anche troppi. Ma ho pensato a qualcosa per te.”. L'uomo grasso, poi, fissò lo sguardo sorpreso di Aireen: “Per te ho in serbo dell'altro, invece.”.

Ragazza, fidati del mio istinto!” aveva ripetuto Aireen a mezza bocca. “E guarda in che guaio ci hai ficcato! Non dovevamo scendere, dannazione! Dovevamo solo proseguire oltre quella torre!”.

Cyvin si era girato verso di lei, incredulo per le parole che aveva sentito. Il manico del piccone gli era scivolato dalla mano cadendo a terra. “Sei solo un'ingrata!” le aveva urlato con rabbia.

Ingrata? INGRATA!?”. Ai due non importava più di quante persone fossero presenti alla scenata che stava cominciando a prendere forma in una rissa verbale. No! Stavano tirando fuori tutto il loro risentimento e la frustrazione per un piano di fuga che non era riuscito.

Non dovevamo scendere! Da quale parte saresti andato poi? Le stalle stanno alle nostre spalle!” urlò Aireen. “Va bene!” disse Cyvin risentito...

Ragazzi, credo che stiate attirando troppo l'attenzione!

Solo Cyvin si era girato verso la fonte di quella voce: “Tu stai zitto! Spunti solo adesso? Dove eri finito quando avevo bisogno del tuo aiuto?”.

Eccolo che ricomincia a parlare da solo! No! Non ci credo che ho incontrato un pazzo lungo la mia strada!”.

Devorò cominciò a ridere forte, talmente forte che quasi si strozzava. I suoi servi, che erano intorno a lui, osservavano l'uomo e la donna in uno strano silenzio. I loro sguardi comunicavano solo pietà.

Cyvin e Aireen non dissero altro, aspettando che quel nanetto grasso finisse di strozzarsi con le sue risate.

Non mi sono mai divertito tanto” aveva detto Devorò, mentre l'ilarità iniziava a finire. “Quasi mi dispiacerà guardarvi mentre la vostra vita verrà spazzata via. Davvero. Ma le regole sono regole!”.

Devorò fece un solo gesto e cinque servi avanzarono verso di loro. Indossavano tutti delle tuniche bianche, una cinta dello stesso colore chiudeva l'abito in vita.

Scusa, Cyvin, ma vi avevo perso. Nathan cominciò a balbettare, succedeva spesso quando entrava in agitazione, quando non sapeva cosa fare: ma lui, in questi casi, cosa poteva fare?

E' troppo tardi per le scuse...”. Cyvin arretrò di un paio di passi, il piccone era rimasto a terra e Aaronne era spaventato, lo sentiva muoversi dietro le sue spalle, come se tentasse di scendere. Al suo fianco si ritrovò Aireen, i pugnali ben stretti fra le mani.

Il bambino...non torcetegli un solo capello!” aveva gridato Devorò.

Solo ora, Cyvin, aveva guardato oltre i cinque assalitori. Il luogo in cui si trovavano, lo dovevano aver superato attraversando il tetto. Era circondato da quattro pareti e avevano poche vie di fuga, ma, oltre Devorò, vide schiere di fiori innestati in moltissimi vasi, uno in fila altro. Quasi fosse un esercito di Gigli. Il profumo intenso si levava secondo la corrente d'aria, ecco perché non lo aveva più sentito.

Al mio tre, seguimi!” aveva sussurrato ad Aireen.

I cinque uomini avanzavano cauti, perché non erano armati, ma stringevano in mano delle corde che avrebbero usato per legarli.

Cos'è un altro dei tuoi geniali piani?” disse lei, osservandoli a pochi passi da loro.

Tre!” e Cyvin e la ragazza corsero a sinistra, seguendo il muro fino al primo angolo. Avevano pochi secondi di vantaggio per la sorpresa.


Saryo alle 08:13 in: racconti, fantasy, il cacciatore di taglie
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sabato, 10 gennaio 2009

"Il cacciatore di taglie" (13°-14° Parte)

(13° Parte)

Nathan, esci ed esplora le varie stanze. Se necessario, raggiungi i sotterranei e cercami delle corde!” disse Cyvin girandosi verso l'interno della stanza.

Una corda per un gesto estremo, ho capito, vuoi diventare come me.

Se c'è una cosa che non sopporto di te, è la tua idiozia. Anzi! Di te non sopporto molte cose, ma starei qui ad elencarle per ore, e non abbiamo tutto questo tempo!”.

Dimentichi che non posso afferrare gli oggetti!

A Cyvin gli caddero le braccia lungo i fianchi, certe volte si chiedeva se fosse stato davvero così in vita, oppure ci era diventato dopo il trapasso.

Devi trovarle, tornare da me e dirmi in quale luogo sono: vuoi che ti sillabi quello che ho detto?”.

Non serve, grazie! Disse Nathan, secco.

Ah! Nathan?”. Cyvin stava prendendo le sue poche cose per dirigersi verso la porta.

Che vuoi ancora?

Mi troverai nella stanza accanto!”.

Il corridoio era immerso nell'oscurità, Cyvin ci aveva impiegato qualche istante ad abituarcisi. Era silenzioso, non potevano esserci minacce, per ora, e lui non doveva fare altro che percorrere qualche passo ed entrare nella stanza di Aireen. Chissà come l'avrebbe presa la ragazza.

Poggiò la mano sulla maniglia e aprì la porta.

Adesso non si usa più bussare, prima di entrare.” disse Aireen appoggiata alla testiera del letto, sembrava insonnolita e stanca, e si era cambiata di abito per stare più comoda.

Cyvin cercò di non ribattere, non era il momento, così attraversò la stanza per affacciarsi alla finestra. Portava con sé una sacca di tela che aveva poggiato vicino all'ingresso.

I servi di Devorò non degnavano di un solo sguardo le finestre delle due stanze, non erano ancora interessati a loro, forse avevano ancora del tempo a loro disposizione.

Adesso ascoltami attentamente” disse Cyvin a lei, avvicinandosi al suo letto. Aaronne era sdraiato su quello a fianco, quasi attaccato alla parete della stanza, e teneva gli occhi chiusi ma ascoltava.

Decise di non fare giri di parole, ma di andare diretto al punto: “Dobbiamo andarcene di qui, adesso! Ho escogitato un piano per eludere la sorveglianza.”.

Aireen aveva appoggiato i piedi a terra, osservando Cyvin senza capire quella fretta di fuggire da Fort Lyte.

Siamo in pericolo qui, parlo di tutti e tre” incalzò Cyvin.

La ragazza sorrise, l'uomo se lo era aspettato un comportamento simile, come dargli torto?

Come lo sai? Qual'è la tua fonte?”. Aireen aspettava una risposta che fosse esaudiente. Era strano che in pochi minuti Cyvin potesse ricevere notizie di un pericolo imminente sulla loro vita.

E' una storia troppo lunga da raccontare” disse guardandola negli occhi, “dovete fidarvi di me. Devorò, presto, arriverà con i suoi servi per portarci via: non sarà una passeggiata di piacere!”. Cyvin si aspettava che la ragazza non gli avrebbe creduto, che forse gli avrebbe riso in faccia, per poi cacciarlo via dalla sua stanza, invece...

Qual'è il tuo piano?” chiese alzandosi dal letto per osservare i movimenti dei servi di Devorò. Cyvin sospirò, fu lieto per la scelta che aveva preso la ragazza, senza creare troppi problemi.

Sono tornato, e ho trovato delle corde come mi avevi chiesto. Sono al piano di sotto, quinta porta a sinistra contando dalle scale. E' quasi vicino all'uscita e non è sorvegliata.

Cyvin fu lieto della notizia che Nathan gli aveva riferito, quasi sorrideva. “Aspettatemi quì” disse alla ragazza e al bambino, “intanto mettiti qualcosa di più comodo, perché ci sarà da muoversi e dovremo farlo in fretta”, poi Cyvin si girò verso l'uscita della stanza: doveva essere veloce.


(14° Parte)

Ti farò da guida!

Cyvin richiuse la porta dietro di sé e sprofondò nella semi-oscurità del corridoio. Aveva notato una sola finestra che si affacciava dalla parte opposta dell'edificio, ma da lì proveniva poca luce. Tetti e lucernai facevano un giro completo, erano anche a poche braccia di distanza fra di loro, rendendo la fuga fra i tetti una cosa possibile.

Via libera! Disse la voce di Nathan. Si doveva essere spostato fino alla rampa di scale, almeno così era apparso a Cyvin. La rampa di scale era buia, costruita nella parte interna dell'edificio: non c'erano finestre da quel lato. Cyvin procedette a tastoni, almeno era sicuro che nessuno sarebbe salito dal piano inferiore. Usava la parete fredda e umida per guidarsi.

Era strano che non vi fossero servi a controllarli, visto le abitudini del padrone di casa, ma Cyvin non chiedeva nulla di meglio che essere lasciato libero di procurarsi l'occorrente.

E' qui! Disse Nathan con tono tranquillo. Cyvin aprì la porta. A piano terra era illuminato, non come si sarebbe aspettato, ma almeno la sua vista gli permetteva di intravedere le sagome delle cose. Lo stanzino era piccolo e ingombro di cianfrusaglie, agganciate al muro c'erano due corde lunghe e diligentemente attorcigliate. Gli oggetti erano stati posti in ordine su mensole di legno grezzo. Cyvin si appropriò anche di un piccone appoggiato alla parete.

Siete pronti?”. Cyvin era rientrato nella stanza della donna, Nathan era stato bravo a guardargli le spalle mentre ritornavano indietro.

Mentre Cyvin stava usando una delle corde per fissarla al suo torace, Aireen gli aveva afferrato un braccio. Occhi negli occhi gli aveva detto: “Aaronne deve restare incolume!”. Il cacciatore di taglie non riusciva a distogliere lo sguardo da lei, era la prima volta che gli capitava, forse perché lei aveva usato un tono sicuro, quasi una minaccia.

Non lo toccheranno nemmeno con un dito” si affrettò a dire, poi, la morsa di quello sguardo si era spostata sul bambino. Aireen gli stava sistemando l'abito, un gesto che sembrava dargli sicurezza e che nessuno lo avrebbe abbandonato.

Lo legherò a me” stava dicendo Cyvin per spiegare ciò che avesse in mente. Una delle corde l'aveva usata come imbracatura e, Aaronne, fu messo sulla sua schiena. “Sei contento piccolo? Adesso ci divertiremo!”. Aaronne si limitò a fare un sorriso, almeno quello poteva sembrare, mentre i suoi occhi bianchi fissavano un punto indefinito del pavimento.

Allora, Cyvin, che stiamo aspettando? Qui sotto si stanno muovendo, qualcuno è entrato nel palazzo. Cyvin si affacciò per controllare.

Aireen, prima che Cyvin potesse girare la maniglia della porta, gli aveva chiesto: “Cosa vogliono da noi?”. Cyvin si era girato a guardarla. L'abito scuro che indossava le stava benissimo, longilineo al corpo e comodo per correre, i capelli erano raccolti in una sola lunga coda, così non le avrebbero dato fastidio durante la fuga. Sulla cinta teneva due pugnali chiusi in due foderi di cuoio. Persino lei si era rivelata più furba del cacciatore di taglie, portando con sé delle armi. Cyvin le aveva lasciate sulla sella di Ronzino: aveva imprecato per quel motivo, ma stringeva in una mano l'unica cosa che potesse usare come arma: un piccone.

Possiamo discuterne dopo? Avrei una certa fretta di togliere le tende, se permetti!”.

Quando avrai finito di perdere tempo con la ragazza, fammi un fischio. Vi aspetto qui fuori.

Uscirono dal corridoio dopo il via libera di Nathan, dirigendosi verso la finestra che dava verso i tetti interni. Le tegole erano fatte di roccia lavorata, con un colore differente rispetto al resto della struttura. La pendenza non era eccessiva.

Cyvin aprì la finestra e si affacciò: il fondo non si vedeva, ma era coperto dal tetto prolungato.

Ci troviamo nella corte di Devorò” sussurrò Aireen alle sue spalle, “direi di andare a sinistra, verso quella torre.”.

Cyvin socchiuse gli occhi per un istante, ci mancava che seguisse i consigli di una sconosciuta, per salvarsi la vita. “Se permetti, questo è il mio piano! So benissimo dove andare, grazie!”. Il tono di Cyvin era come quello della ragazza, ma leggermente seccato. “E poi, potresti darmi spazio per arrampicarmi?” chiese in un secondo tempo.

Aireen fece un passo indietro, quasi non si era accorta che gli stava così vicino da impedirgli di salire sopra la finestra. Aaronne se ne stava tranquillo sulla schiena di lui, mentre un vento tiepido gli accarezzava i capelli.


Saryo alle 09:38 in: racconti, fantasy, il cacciatore di taglie
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