"Il cacciatore di taglie" (29°-30 Parte)
“Alan Mc Kanzie, non sapevo fossi tornato a Prodigit!”. La voce proveniva dall'esterno e sembrava la stessa che stava cercando di attirare i peccatori. L'uomo che stava vicino al pozzo si era fatto avanti. Sotto a quell'atrio, l'intensità del vento, era minore: si poteva parlare senza urlare.
Il Druido si era girato senza mostrare se fosse sorpreso di quell'incontro.
“Nessuno mi chiama più così, da molto tempo” rispose senza inflessioni nella voce.
Dovreste stare attenti a chi vi scegliete come amico, disse Nathan. Ci mancava solo questa, come se non avessimo troppi problemi già di nostro. Cyvin ignorò le sue parole.
“Lo sai anche tu che i giorni stanno per finire” disse voltandosi verso l'esterno, il vento gli mosse l'abito lungo che indossava, sembrava volesse strapparglielo.
Cyvin ed Aireen si limitavano ad ascoltare, mentre la curiosità in loro sembrava crescere come l'intensità della burrasca. Non era un vento comune quello che stava attraversando Prodigit, forse il cielo si era già oscurato senza che loro lo potessero notare. La sabbia, che circondava la grande città, doveva alzarsi in cielo come un muro impenetrabile di terra fina e polvere.
Il Druido si limitò ad ascoltare, una sua peculiarità conosciuta solo da chi aveva avuto a che fare con lui.
“L'ultima avvisaglia c'è stata questa notte: qualcuno ha tagliato la testa di uno Storrione. Ricordi la profezia?”.
Aireen e Cyvin si scambiarono un'occhiata fugace. Qualcosa cominciava a montare dentro di loro, forse paura? Inquietudine sicuramente.
La figura del predicatore, così come era apparsa, si era dileguata nell'oscurità che stava dilaniando la città. La sua voce si sentiva appena, erano le stesse frasi che avevano sentito prima. Anche l'enfasi si era smorzata, forse era solo il vento che trasformava la sua voce portandola via, rendendola debole alle loro orecchie.
“Non sono superstizioso” esordì Cyvin dopo un lungo momento di silenzio. Il vento fischiava attraverso qualsiasi buco o anfratto, espandendo la sua potente voce. I loro abiti si muovevano nonostante la protezione dell'atrio.
“C'è un bambino che ci aspetta” disse il Druido uscendo dal riparo. Cyvin e la ragazza si erano fermati ad osservarlo, scambiandosi un'occhiata: “La fine del mondo sta arrivando?” chiese Cyvin seguendo i passi della figura ammantata di mistero. Mille domande si erano affacciate nella sua mente e lui aveva una grande sete di risposte.
“Druido!” urlò Cyvin a gran voce, lui non si era voltato ma aveva proseguito a salire verso il castello del re. Era lì che tenevano rinchiuso il piccolo Aaronne.
“Alan! Vigliacco e storpio!”. Il Druido si fermò voltandosi verso Cyvin, ma lo aveva fatto lentamente. Le raffiche di vento erano forti, scuotevano i vestiti con rabbia ma, sia lui che il cacciatore di taglie, non sembravano accorgersene. Erano uno di fronte all'altro. Gli occhi del Druido si erano accesi nell'oscurità del cappuccio, una flebile luminescenza che nessuno aveva mai visto. Nessuno si era mai aspettato di vedere.
“Ti sei girato vero? Ho toccato qualche punto debole?” i capelli di Cyvin erano corti, ricci e scuri ma il vento riusciva scostarli. Alcuni schianti risuonavano nelle vicinanze, dovevano essere finestre e persiane che rispondevano alla forza della natura.
Il Druido fece un paio di passi verso di lui, il bastone stretto nella mano destra: “Cosa vuoi da me, cacciatore di taglie!”. La sua non era una domanda.
“La verità!”. I due si fronteggiarono con gli sguardi e Cyvin sembrava non temerlo, come se volesse fomentare uno scontro.
Se vuoi un consiglio...ti stai ficcando in un mare di guai! Lascialo stare! Ma Cyvin ignorò le parole di Nathan. Persino Aireen aveva provato a dissuaderli ad un confronto che non avrebbe portato a nulla di buono, ma fu ignorata.
“Conosci più di quello che vuoi far intendere, ma ci tieni all'oscuro. Ci offri il tuo aiuto ma ci neghi la possibilità di sapere quello che sta accadendo.”.
“La verità...” il Druido era avanzato di altri due passi, la mano stretta al bastone: “...non è per tutti!”.
(30° Parte)
“La verità non è per tutti, vero?” urlò Cyvin con tutta l'aria che avesse in gola. Tirò a sé la corda legata al cavallo e sfoderò la spada. Aireen si era messa tra loro tentando di scongiurare uno scontro diretto, ma Cyvin non ne voleva sapere. Alcuni fulmini erano caduti nei pressi di Prodigit, illuminando, per alcuni istanti, le due sagome poste una di fronte all'altra.
Gli occhi del Druido si erano accesi di una luce verde chiara, ma intensa. E Aireen si ritrovò a chiedersi quale potere celasse all'interno di quel mantello.
Cyvin si era portato avanti per colpire, per uccidere, senza provare alcuna paura, e la sua spada svicolò in un fendente al corpo, poi un altro successivo.
Rimasero tutti pietrificati.
L'arma del cacciatore di taglie attraversava quel corpo senza arrecare danno, come se il suo avversario fosse diventato uno spettro. Cyvin aveva continuato con dieci affondi ottenendo lo stesso risultato. Il corpo del Druido era divenuto etereo, impalpabile.
“Ti sei sfogato, cacciatore di taglie?”
“Cyvin! Il mio nome è Cyvin! Ti rimane così difficile da ricordare?”, la sua voce era frustrata, spaventata e irritata.
Gli occhi del Druido erano tornati normali: nascosti dietro al cappuccio.
“Allora proseguiamo” disse voltandosi verso la parte alta della città.
* * *
“Ti hanno trattato bene? Hai mangiato?”. Aireen si stava prendendo cura di Aaronne che era finalmente libero. Gli dava attenzione e lo teneva sempre vicino, come farebbe una mamma, o la persona a lui più vicina. La ragazza non aveva mai saputo come dare affetto ad un bambino come lui, ma ci era riuscita con il tempo, sforzandosi sempre di capire quali fossero le sue esigenze.
Il vento aveva imperversato per tutta la notte, come non era mai successo a Prodigit. Nessuno ricordava un tempo simile. Fra poco sarebbe sorta l'alba, ma era differente dalle altre che si erano succedute per secoli.
Aaronne, da quando era stato liberato, non aveva detto una sola parola limitandosi a rispondere con dei gesti. Cyvin, mentre percorrevano la stessa strada a ritroso, si era fermato spesso ad osservare il bambino. Quegli occhi bianchi che fissavano il vuoto gli avevano sempre fatto riflettere.
Prodigit era immersa nell'oscurità, solo poche torce erano rimaste accese, nascoste in angoli donavano chiarore rendendo parzialmente visibile la città, o i soli punti dove le fiamme riuscivano resistere.
“E' stato facile!” disse Cyvin compiacendosi, “un gioco da ragazzi!”.
“Troppo facile” aveva detto il Druido. “Duncan aveva messo solo due guardie alla prigione del bambino. Non mi convince molto.”, il rumore dei loro passi veniva spazzato via dal vento che s'incanalava lungo la via. Ronzino seguiva Cyvin, era sempre legato alla lunga corda e si trascinava lento seguendoli.
Ora che siamo tutti, dovremo trovare Balger, immagino. Speriamo che possa aiutarmi, sono stanco di vagare senza conoscere la mia strada, il mio destino.
Prima che Cyvin potesse rispondergli, il Druido aveva esclamato: “Non so perché, ma sento che non siamo soli. E' solo una sensazione la mia.”. Cyvin e Aireen si scambiarono un'occhiata senza commentare.
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Titolo: Il raccoglitore d'anime