Siamo giunti alla fine di una storia, spero vi abbia tenuto compagnia. Ma io continuerò a tessere trame e ad immaginare altri personaggi. Presto, su questo stesso blog, ne comincerà un'altra, e posso anche anticiparvi il titolo: "Il cacciatore di taglie". Vi condurrò in altri luoghi, vi farò conoscere altri personaggi a cui sto pensando, che affollano la mia mente. Vivremo altre avventure che, spero, possano occuparvi la mente come stanno facendo con la mia.
Buona lettura.
(27° Parte)
Le prime schiere nemiche divennero visibili precedute dal rumore dei passi. Sembrava volessero irrompere sull'esercito avversario, come farebbe l'acqua sui muri.
Re Spen, Iliam e Ser Donning erano schierati con i propri uomini, appena dietro le prime file di fanti.
Pochi erano riusciti a raggiungere un corpo a corpo, gli arcieri avevano mietuto molte vittime. Le urla degli uomini – un incitamento alla battaglia – aveva preceduto quel breve scontro: le spade si erano infilzate nelle carni del nemico.
Ma il re sapeva che quelle bestie non avevano ancora dato prova di sé, sarebbe stato troppo facile credere in questo. Spen aspettava con pazienza un nuovo incontro con la creatura più malvagia che avesse mai calpestato quelle terre.
L'attesa non fu vana. Comparve in capo al grosso esercito, marciando assieme a loro: era uno di loro.
Iliam fece un gesto, alcuni uomini urlarono degli ordini e tutti attesero.
Un piccolo contingente appostato sulla collina corse verso il nemico, attaccandolo su un fianco. Le bestie attesero serrando le fila, sembrava se lo stessero aspettando.
La scaramuccia durò poco, giusto il tempo di lasciare qualche caduto sul campo di battaglia. Poi, gli uomini, batterono in ritirata.
“Ecco l'esca!” disse Iliam al re: il suo sguardo si fece compiaciuto, mentre osservava un altro reparto prepararsi all'azione.
Le bestie avanzavano in maniera disordinata, pur di colpire qualche uomo alle spalle, non erano riuscite a resistere. La trappola era scattata.
Il manipolo di uomini fuggì seguendo un preciso percorso, che i nemici ignoravano. Decine e decine di creature finirono dentro numerose fosse, calpestandosi le une con le altre. Centinaia di frecce fenderono l'aria uccidendone altre, corpi su corpi caddero in terra e nelle buche.
Le grosse querce che crescevano nella Valle di Stornuk erano dei nascondigli perfetti, ottimi posti di osservazione per gli arcieri.
Il nemico rimase sorpreso da ciò che stava accadendo: i mostri erano disorientati.
La battaglia scemò, mentre gli arcieri finivano gli ultimi nemici rimasti ancora in vita. Le frecce colpivano i corpi che ancora si muovevano, che tentavano di uscire da quelle trappole piene di cadaveri.
Il capo dei mostri fermò la nuova carica del suo esercito, era troppo distante perché re Spen potesse udire le sue parole, ma gli bastò vedere alcuni gesti per capire...
Voglio vederlo morto, pensò il re mentre osservava quelle movenze tanto innocue.
(28° Parte)
Come siete patetici voi uomini, vi affannate con veemenza a salvare il vostro mondo piccolo e stupido, senza accorgervi che già non vi appartiene più!
Gli sguardi del re e della creatura s'incrociarono. Spen sapeva a chi appartenevano quei pensieri che si erano impossessati della sua mente, provenivano dallo stesso mostro che aveva distrutto i suoi sogni, la sua famiglia, suo figlio che sarebbe dovuto venire alla luce.
Ma guardati, sei ridicolo! Credi davvero di poter competere con il mio potere? Sei un perfetto illuso!
La creatura rise. Re Spen non poteva controbattere alle sue provocazioni, non ne aveva il potere. Poteva solo ricevere i suoi pensieri e...cercare di capire. Ma cosa c'era da capire in simili messaggi?
Successe qualcosa di inaspettato: il re aveva abbandonato il suo posto attraversando il suo schieramento, spada saldamente in pugno, per recarsi direttamente dal suo nemico.
Iliam e Donning avevano tentato di fermarlo, ma senza alcun successo. Lo avrebbero sicuramente ucciso. Dall'esercito di uomini nacquero dei mormorii.
Spen attraversò anche l'ultima fila schierata nella radura, in quel luogo era sceso uno strano silenzio, carico di tensione e attesa. Persino le bestie si erano ammutolite. I passi del re erano l'unico rumore che si potesse udire.
Re Spen giunse di fronte a lui e lo squadrò dalla testa ai piedi, le bestie lo avevano circondato con aria minacciosa, ma bastò un solo gesto della creatura calva per fermare i loro intenti. Dalla parte opposta, gli uomini, osservavano basiti, pietrificati. Iliam non sapeva come reagire, persino Donning teneva gli occhi fissi sul suo re, senza sapere cosa fare.
“Non ti aspettavi una mossa tanto avventata? Sono solo, adesso.”. Spen gli stava davanti, occhi negli occhi, senza mostrare alcun timore. La spada gli cadeva lungo la gamba, ma i muscoli erano tesi fino allo spasmo. Se il re aveva paura, riusciva a non mostrarla.
La creatura protese le braccia, altri due occhi comparvero fra i palmi delle mani affiorando dalla pelle bianca perché anche essi dovevano vedere.
“Puoi chiamarmi Dèlsiren, questo è il mio nome!”.
Re Spen trasalì, i suoi occhi fissarono intensamente quelli del suo interlocutore.
“Come conosci quel nome? Certo, che stupido, sei riuscito a percepire i miei pensieri.” disse Spen.
“Questo è il nome che ho sempre avuto, me lo hai dato tu, non ricordi principe Spen Dèlsiren?”. La creatura gli sorrise, poi si fece serio: “non posso ucciderti, altrimenti...”.
L'espressione di Spen si fece confusa, non riusciva a comprendere quale legame ci fosse tra lui e quel mostro.
“Possibile che non arrivi a comprendere?”. Dèlsiren puntò lo sguardo oltre il re: l'esercito di uomini non poteva sentire tutte le parole, né aveva il coraggio di attaccare per salvargli la vita.
“Non posso ucciderti!” ripetè infine.
Un'idea sfiorò la mente del re, ma era troppo fantasiosa per essere una realtà. Non poteva essere, ma cosa aveva da perdere? La fine degli uomini sarebbe giunta presto, l'esercito che guidava Dèlsiren era troppo forte per poter essere fermato. Sarebbero morti tutti sul campo di battaglia.
Re Spen si girò indietro osservando i suoi uomini, il suo esercito che non aveva esitato a combattere al suo fianco. Si sentiva colmo di orgoglio per quello che avevano fatto, anche se la paura di morire stringeva ogni loro cuore come fosse un cappio ben stretto.
Aveva preso la decisione giusta, ne era convinto: l'ultima decisione che potesse prendere un re.
Si girò nuovamente verso il suo antagonista, verso quel mostro che era venuto dal nulla per massacrare ogni uomo che viveva in quelle terre. Adesso vide il suo sguardo tramutarsi lentamente in orrore, glielo leggeva negli occhi.
“Adesso mi è tutto chiaro!” disse il re, poi, con un colpo possente, s'infilzò la spada nello stomaco. I suoi occhi, per un istante, fissarono quelli di Dèlsiren, che ora erano smarriti, spaventati, increduli.
Re Spen cadde in ginocchio, un rivolo di sangue gli uscì dalla bocca, mentre un ultimo sorriso gli si disegnò sul volto: “Adesso so che tu mi seguirai!”.
Accadeva qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato: Dèlsiren e tutto il suo esercito stavano scomparendo. Tutte quelle mostruose figure stavano divenendo trasparenti, come se fossero stati spettri.
Gli uomini avevano visto tutto: il re che si era trafitto con la sua spada, l'esercito nemico che stava scomparendo, forse così come era apparso, dal nulla.
Spen si accasciò a terra, mentre riusciva a vedere tutto l'esercito nemico che diveniva solo un'ombra sul terreno. Rivide per un solo istante il volto della regina Inavi, poi il suo cuore cessò di battere, per sempre.