"La stirpe spezzata" (23° Parte)
Il capo della pattuglia li osservò muoversi, cercare, stanare le prede nascoste chissà dove. La sua fronte si bagnò di sudore perché capì cosa stava accadendo. Sarebbe stato meglio affrontare quei rospi enormi, piuttosto che i nuovi esseri usciti chissà da dove: questo era il pensiero che riuscì a generare la mente di Donning.
“Ritiriamoci” disse in un bisbiglio, sempre tenendo sotto controllo gli spostamenti delle nuove creature.
Indietreggiarono senza mai alzare la testa. I fili d'erba, che li nascondevano dalle schiere nemiche, si spostavano mentre tentavano di guadagnare la fuga.
Quando erano giunti nelle vicinanze dei cavalli, Donning aveva perso di vista uno dei quattro compagni. La fuga era stata rocambolesca, sempre con il timore di essere scoperti in qualsiasi istante. Il respiro era tutt'altro che calmo, costantemente con le armi in pugno per difendersi, indietreggiando strisciando a ritroso.
Un urlo soffocato lo fece fermare, mentre, alle sue spalle, sentiva i cavalli scalciare per il nervosismo, la paura.
Ser Donning stringeva l'elsa della spada in una morsa possente, come se questo gesto potesse aiutarlo a calmarsi.
“Dov'è Romblant?” chiese uno dei cavalieri mentre cominciava a slegare le briglie del suo cavallo. Gli alberi, i tronchi enormi che arrivavano ad una impressionante altezza, li nascondevano dalla radura. Gli echi delle creature giungevano distanti, ma sempre era costante quella scena a cui avevano assistito.
“Non l'ho visto” rispose un altro cavaliere, cupo in volto. Controllava che non fossero seguiti, arco alla mano e freccia incoccata. Il suo sguardo si perdeva nell'erba che li aveva nascosti, facendoli raggiungere una zona sicura, almeno questa era la speranza.
Ser Donning era salito in sella, altri due cavalieri avevano fatto lo stesso, l'ultimo compagno aveva atteso nella speranza di scorgere Romblant.
Passi pesanti, veloci, divennero un avvertimento. Qualcosa li stava seguendo, era sulle loro tracce. I cavalli erano ancora rivolti verso la radura, nascosti dalla boscaglia fitta che estendeva le sue braccia per tenerli al sicuro.
Un sibilo, infine un ringhio prolungato, aveva messo in allarme i cavalli. Questi nitrirono, sbuffarono, scalciando con le zampe posteriori: gli uomini quasi non furono disarcionati. Una creatura si materializzò a pochi passi da loro: era alta più di un uomo, dalla pelle scura e priva di peli. Dalla bocca fuoriusciva il braccio di un uomo, un arto appena strappato e grondante di sangue, che fece cadere in terra attratto da qualcosa che gli procurava più interesse.
I cavalli si alzarono sulle zampe posteriori, qualcuno cadde in terra in una rovinosa caduta.
Chi era riuscito a restare in sella, si era ritrovato con la schiena verso il nemico. I cavalli si erano girati per fuggire, troppo spaventati per attendere il comando di chi sedeva sulla sella. Erano quasi ingovernabili.
La fuga iniziò, anche se erano rimasti solo tre cavalieri.
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