mercoledì, 26 novembre 2008

"La stirpe spezzata" (23° Parte)

I cinque uomini udirono un sibilo in lontananza e videro alcune creature oltrepassare la radura, passando fra i mostri schierati intorno al palo. Queste erano differenti e si muovevano su due zampe possenti. Occhi piccoli ed un muso allungato erano le caratteristiche che risaltavano di più. Le zampe anteriori, piccoli arti che usavano per bilanciare il corpo, erano muniti di artigli affilati. Tenevano la testa alta, fiutando nuovi odori.

Il capo della pattuglia li osservò muoversi, cercare, stanare le prede nascoste chissà dove. La sua fronte si bagnò di sudore perché capì cosa stava accadendo. Sarebbe stato meglio affrontare quei rospi enormi, piuttosto che i nuovi esseri usciti chissà da dove: questo era il pensiero che riuscì a generare la mente di Donning.

“Ritiriamoci” disse in un bisbiglio, sempre tenendo sotto controllo gli spostamenti delle nuove creature.

Indietreggiarono senza mai alzare la testa. I fili d'erba, che li nascondevano dalle schiere nemiche, si spostavano mentre tentavano di guadagnare la fuga.

Quando erano giunti nelle vicinanze dei cavalli, Donning aveva perso di vista uno dei quattro compagni. La fuga era stata rocambolesca, sempre con il timore di essere scoperti in qualsiasi istante. Il respiro era tutt'altro che calmo, costantemente con le armi in pugno per difendersi, indietreggiando strisciando a ritroso.

Un urlo soffocato lo fece fermare, mentre, alle sue spalle, sentiva i cavalli scalciare per il nervosismo, la paura.

Ser Donning stringeva l'elsa della spada in una morsa possente, come se questo gesto potesse aiutarlo a calmarsi.

“Dov'è Romblant?” chiese uno dei cavalieri mentre cominciava a slegare le briglie del suo cavallo. Gli alberi, i tronchi enormi che arrivavano ad una impressionante altezza, li nascondevano dalla radura. Gli echi delle creature giungevano distanti, ma sempre era costante quella scena a cui avevano assistito.

“Non l'ho visto” rispose un altro cavaliere, cupo in volto. Controllava che non fossero seguiti, arco alla mano e freccia incoccata. Il suo sguardo si perdeva nell'erba che li aveva nascosti, facendoli raggiungere una zona sicura, almeno questa era la speranza.

Ser Donning era salito in sella, altri due cavalieri avevano fatto lo stesso, l'ultimo compagno aveva atteso nella speranza di scorgere Romblant.

Passi pesanti, veloci, divennero un avvertimento. Qualcosa li stava seguendo, era sulle loro tracce. I cavalli erano ancora rivolti verso la radura, nascosti dalla boscaglia fitta che estendeva le sue braccia per tenerli al sicuro.

Un sibilo, infine un ringhio prolungato, aveva messo in allarme i cavalli. Questi nitrirono, sbuffarono, scalciando con le zampe posteriori: gli uomini quasi non furono disarcionati. Una creatura si materializzò a pochi passi da loro: era alta più di un uomo, dalla pelle scura e priva di peli. Dalla bocca fuoriusciva il braccio di un uomo, un arto appena strappato e grondante di sangue, che fece cadere in terra attratto da qualcosa che gli procurava più interesse.

I cavalli si alzarono sulle zampe posteriori, qualcuno cadde in terra in una rovinosa caduta.

Chi era riuscito a restare in sella, si era ritrovato con la schiena verso il nemico. I cavalli si erano girati per fuggire, troppo spaventati per attendere il comando di chi sedeva sulla sella. Erano quasi ingovernabili.

La fuga iniziò, anche se erano rimasti solo tre cavalieri.


Saryo alle 19:39 in: racconti, fantasy, la stirpe spezzata
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sabato, 22 novembre 2008

"La stirpe spezzata" (22° Parte)

Ser Donning serrò le labbra per lo spavento: non si aspettava che il terreno potesse tremare a quel modo. Si guardò intorno spaesato, tornando poi ad osservare quelle creature al centro della radura.

L'urlo delle bestie scandiva quella parola con un ritmo sempre crescente. Le armi venivano sollevate in aria come una sorta di tributo a qualcosa che doveva ancora apparire, come se quel termine altro non fosse che un semplice nome. Donning pensò addirittura che si trattasse di un richiamo.

La creatura dalla pelle bianca era ben visibile fra i suoi mostri, distinguendosi per la sua statura e le caratteristiche fisiche, probabilmente anche la sua mente era molto più sviluppata dei sudditi che lo circondavano. I suoi mostri si prostravano a lui, con rispetto e paura. Gli occhi del loro capo erano scuri, malvagi. Aveva smesso di partecipare a quell'orrendo coro, compiacendosi di ciò che si era risvegliato nelle bestie assetate di sangue.

Un palo di legno venne issato al centro, fra creature che sbavavano urlando.

Ser Donning pensò di aver visto male, che la sua vista gli giocasse un brutto scherzo, ma dovette ricredersi. Anche chi lo accompagnava vide ciò che stava accadendo. Non c'erano parole per descrivere quello che vedevano nel centro della radura, a poche miglia dalle loro città.

Qualcuno si girò scosso da conati, qualcun'altro venne preso dall'orrore puro, da una paura che non aveva mai conosciuto. Sensazioni che gli nascevano dal profondo dell'animo.

Un corpo venne legato in cima al palo, i piedi penzolavano a poche spanne dal terreno. Un abito chiaro lo copriva fino alle caviglie: una pancia prominente era visibile dai cinque uomini. Un pugnale lacerò quelle vesti sporche, rivelando le sue nudità. La testa non c'era, asportata già da tempo.

“Inavi” disse Donning piangendo. I suoi compagni non avevano detto niente perché non c'era nulla da dire. La regina di Conrad, quel corpo ormai privo di vita, giaceva in quello stato per lo spasso di quelle bestie.

I loro nemici si accanirono sul corpo appeso, senza provare alcun rimorso, sfamandosi di carne umana. L'orrore fece chiudere gli occhi a tutti, montando in quegli uomini sotto forma di altri sentimenti: rabbia, che fu la prima a mostrarsi negli occhi di Ser Donning appena li aprì.

La terra tremò nuovamente.

Il capo delle belve sanguinarie non aveva partecipato a quello scempio, si era solo messo da parte come uno spettatore. Il suo sguardo, poi, si era spostato oltre, verso le zone limitrofe che circondavano la radura. Gli occhi scrutavano erba e alberi. La sua bocca si era chiusa in una fessura, infine sorrise, osservando una zona precisa. Le sue mani indicarono il palo a cui era legata la regina, come volesse incoraggiare a guardare ciò che stava accadendo.

Ser Donning trattenne il fiato, poi guardò gli altri notando che avevano la sua stessa espressione di incredulità...e paura.


Saryo alle 08:01 in: racconti, fantasy, la stirpe spezzata
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domenica, 16 novembre 2008

"La stirpe spezzata" (21° Parte)

Una squadra di esploratori si dileguò nella macchia, seguendo le tracce dei nemici. A capo c'era Ser Donning che aveva spiegato ciò che dovevano fare senza esporsi più di tanto. Il loro compito era di osservare soltanto e...restare in vita.

“Ce la faranno.” disse Iliam osservandoli andare via, passando sotto ad una quercia e seguire il sentiero percorso dalle bestie. Le orme erano ben visibili, calchi perfetti nel terreno a causa del peso eccessivo.

La Valle di Stornuk era situata fra più colline, quasi un canalone vero e proprio, che attraversava una regione montuosa che non distava molto da Conrad. Nei periodi di pioggia quel luogo diveniva un vero e proprio fiume in piena.

Una preda, pensò Re Spen osservando il volto di Iliam. “Quando Donning scoprirà dove si sono fermati, avrò bisogno di un cavallo” disse al consigliere. Il tono della sua voce non era mai stato tanto convinto. Iliam non replicò, ma dalla sua espressione parve contrariato.

“Non sarà necessario, Sire! Quelle bestie torneranno, ci scommetterei la testa.” rispose Iliam. Infine s'incamminò verso i suoi uomini. Le idee del consigliere dovevano solo essere messe in pratica, e ci voleva del tempo. Quando il conflitto sarebbe ripreso, quei mostri avrebbero avuto una degna accoglienza, aveva pensato Iliam spingendosi oltre una cortina di alberi.


Ser Donning tirò le briglie ed il cavallo rallentò la corsa: quasi schiumava per la fatica. Non dovevano essere molto lontani dalla meta, perché avevano seguito le tracce per diverse miglia.

I cinque cavalieri giunsero al termine della boscaglia, oltre s'intravedeva una radura aperta: un luogo abbastanza esteso per radunare schiere di mostri sconfitti. C'era anche un letto del fiume che scorreva a valle.

Il cavaliere fermò il suo destriero ed alzò la mano destra con il palmo aperto, gli altri seguirono il suo comando. Dovevano essere silenziosi, ne andava delle loro vite. Un paio di cavalli erano spaventati, fremevano scuotendo le teste. Gli esploratori si prepararono a continuare a piedi: dovevano vedere con i loro occhi, scrutare ciò che faceva il nemico senza farsi notare.

L'uomo a capo del gruppetto fu il primo a sguainare la spada. Era nervoso, ma voleva capire cosa stesse architettando quel gruppo feroce di mostri.

La terra era smossa da centinaia di impronte, che proseguivano verso quello spiazzo. Per fortuna la natura poteva coprire la loro presenza, sfruttarono l'erba alta ed incolta che cresceva ai lati del sentiero: si potevano sentire dei rumori, voci, suoni che non erano di natura umana.

I quattro che seguivano Donning si armarono di arco e frecce e seguirono il comandante, strisciando a terra fra erba e fango; avanzavano in linea, l'uno al fianco dell'altro, proseguendo lentamente. Giunsero ad una distanza sufficiente per vedere e ascoltare.

L'esercito nemico era accampato su quella radura sconfinata, sparpagliati in gruppi di molti individui. Qualcuno era fermo nel letto del torrente, sembrava stesse bevendo. Non parlavano nella loro lingua, ma usavano un linguaggio duro, senza alcuna vocale. Chissà cosa si stessero dicendo, pensò Donning. I nemici erano in attesa di qualcosa.

Il gruppo di uomini vide del movimento giungere dall'altra parte del fiume: alcune creature armate di lance rozze ne scortavano una dall'aspetto differente, più slanciato ed esile, senza peluria che ne coprisse il corpo bianco. La testa calva svettava sugli altri mostri che lo circondavano.

“Ecco il loro capo” bisbigliò Donning, “cerchiamo di capire cosa gli dirà!”. I quattro uomini che lo accompagnavano non dissero nulla, si limitarono ad osservare quella scena.

La creatura dalla testa calva superò la scorta portandosi al centro della schiera di mostri, al suo passaggio ogni bestia lo guardò con rispetto, senza aprire bocca. Alzò le braccia al cielo ed urlò: “Grrbh!”. I mostri si alzarono in piedi urlando quella stessa parola, inneggiandola con furore e rabbia. La terra sussultò per un istante.


Saryo alle 11:48 in: racconti, fantasy, la stirpe spezzata
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domenica, 09 novembre 2008

"La stirpe spezzata" (20° Parte)

 Gli uomini erano rimasti in pochi, rispetto all'esercito numeroso che si era schierato sulla cima della collina. I cadaveri giacevano gli uni sugli altri, mentre i feriti gemevano.

Re Spen pensò subito a chi aveva combattuto al suo fianco, e giaceva in terra ferito, o versava in gravi condizioni senza alcuna possibilità di sopravvivere: “Spostate i feriti e prestate loro aiuto” ordinò ad Iliam.

I soldati eseguirono l'ordine esaminando il campo di battaglia. Qualcuno si era fermato ad osservare i cadaveri dei mostri: i rospi giacevano tutti a pancia in sotto, deceduti a causa delle molte ferite inflitte dalle frecce. Non ne era scampato nessuno, una decina di creature svettavano sulle altre, afflosciate su se stesse a causa del peso.

Il re, Iliam e Ser Donning si erano spostati verso la collina per non intralciare il lavoro degli uomini. Alcune sentinelle si erano appostate ai margini della Valle: nessuno voleva subire un attacco a sorpresa.

“Dobbiamo cambiare tattica” disse il re osservando Iliam negli occhi.

“Dovremmo sconfiggere il loro capo, quella bestia dalla pelle livida che ha il comando” aggiunse Donning mettendo la spada all'interno del fodero, tornando poi ad osservare il reggente. “Quegli occhi” disse, sentendo un brivido salirgli lungo la schiena, “che osservano tutto dai palmi delle mani...ma che razza di mostro potrà mai essere.”.

“Non sono gli occhi a preoccuparmi, ma ciò che potrebbe fare” disse risoluto Spen.

Iliam non aveva detto una sola parola mentre i due discutevano sulla tattica migliore per stroncare un altro assalto, ma osservava come la vegetazione potesse offrire un riparo per alcuni uomini...

“Disponiamo ancora della cavalleria. Gli arcieri hanno mietuto molte vittime durante gli scontri” stava dicendo Donning con una tale convinzione, da rendere la vittoria una cosa da nulla, ma Iliam cercava di immaginarsi un colpo a sorpresa.

I boschi di betulle ed acacie erano prosperosi nella Valle di Stornuk, circondando la zona in cui era avvenuta la battaglia poco tempo prima. Ed Iliam tentava di focalizzare una strategia senza andare allo scontro diretto: il nemico era molto più numeroso e, probabilmente, li avrebbe schiacciati durante la prima carica.

“Aspettate!” disse il consigliere con vigore, “ho escogitato un trucco per illuderli...”. Gli occhi del consigliere si spostarono dai boschi ai visi degli altri due, un sorriso nacque sulla sua bocca, il suo piano stava diventare una realtà.

Saryo alle 16:04 in: racconti, fantasy, la stirpe spezzata
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sabato, 01 novembre 2008

"La stirpe spezzata" (19° Parte)

 Le linee nemiche iniziarono a retrocedere passo dopo passo, mentre gli uomini infierivano con colpi mirati alle parti più vulnerabili.

Re Spen si trovava lungo la prima linea, motivato dal comportamento avversario. I ghigni erano scomparsi dai mostruosi volti, adesso cercavano solo di salvarsi da una morte certa.

Possono morire come noi!” urlò verso i compagni, estraendo la spada dalle carni di un nemico. Il re aveva osservato l'avversario crollare a terra, fiotti di sangue fuoriuscivano dalla gola tozza e priva di protezione. Il corpo giaceva a pancia in giù, mentre del sangue scuro macchiava il terreno arido e smosso.

Respingeteli!

Iliam osservava lo scontro dalla cima della collina: i morti cadevano da entrambe le parti.

L'esercito di mostri si era ritirato oltre una linea d'alberi, scomparendo alla vista di Re Spen e dei suoi uomini. Tornò il silenzio sulla Valle di Stornuk, così come il silenzio era stato sovrastato dal rumore delle armi e le urla di battaglia.

Il re era fermo sulla sua posizione con l'arma in pugno; il torace si muoveva ritmicamente, mentre il suo sguardo cercava segni di ostilità, di quei nemici che sembravano tanto forti ed imbattibili da incutere timore in ogni uomo schierato nella valle.

Una mano sfiorò la spalla di Spen, facendolo trasalire.

“Li abbiamo respinti” disse Iliam. Anche lui osservava gli alberi cercando il nemico, senza trovarne traccia.

“A quanto pare” rispose il re ancora incredulo. “Non mi sembra ancora vero.”.

Sul terreno erano rimasti solo cadaveri di entrambi gli schieramenti, fermi, immobili come sculture di un'epica battaglia. Il sangue lentamente si coagulava cambiando colore.

Una ventina di cavalieri spuntarono dal folto di un bosco, convergendo verso il re e chi gli stava intorno. Le insegne sventolavano alla brezza che spazzava la valle, il rumore degli zoccoli giungevano fino ai superstiti.

Ser Donning smontò da cavallo e fece un inchino al re: “Abbiamo seguito alcuni di loro, li abbiamo trucidati...sembravano spaventati di qualcosa”.

Re Spen non ne parve sorpreso. “Il loro capo” disse guardando il cavaliere negli occhi, “è una creatura spietata, che incute timore persino nei mostri che comanda. Non sono affatto sorpreso che abbiano paura di essere puniti.”.

“Non ci hanno annientati” disse Iliam, “ma temo che non sia ancora finita”.

Saryo alle 10:02 in: racconti, fantasy, la stirpe spezzata
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