lunedì, 20 ottobre 2008

"La stirpe spezzata" (18° Parte)

 

Gli uomini accorsero al richiamo dei corni: un nenia drammatica per ciò che annunciavano. Era sufficiente giungere sull'apice della collina per osservare quello scempio.

“La guerra è una brutta bestia!” disse qualcuno nelle retrovie. Altre voci si erano unite alla prima: “Moriremo tutti!”.

Re Spen era insieme a loro, era uno di loro, armato della sola spada e del coraggio che ancora gli dava forza di guardare, di sperare.

La nostra terra è perduta, le nostre città verranno distrutte dal fuoco...le nostre famiglie...”. Un groppo in gola gli si formò, così Re Spen respirò a fondo un paio di volte.

Li vedete i nostri compagni, stanno difendendo tutto questo con la loro vita! Stanno cadendo mentre io vi parlo con il cuore in mano”, alzò una mano mimando quell'atto, l'altra stringeva saldamente l'arma che avrebbe mietuto altre vittime. “Se fuggite come vili...il sacrificio di tutti quegli uomini sarà vano! Il rimorso vi perseguiterà ovunque andrete, per quanto resterete in vita!”.

Iliam scandì una frase: “Onore ai caduti!” e portò la mano destra al cuore.

Gli arcieri scesero lungo la collina, appostandosi a distanza di sicurezza: Iliam li guidava.

In un composto silenzio, misero a terra un ginocchio e afferrarono l'arco, avevano già degli obbiettivi da inquadrare. Le corde vennero tirate e le frecce incoccate.

Un nuovo urlo si sovrappose alla battaglia, nuove spade si unirono a quelle degli uomini, colpendo con ferocia i mostri schierati sul campo. La guarnigione si compattò in file strette, gli scontri alimentavano nuovo sangue sulla terra...nuovi cadaveri.

Re Spen si trovava tra i suoi uomini, combattendo la sua battaglia con rinnovata energia e con nuove forze.

La spada scivolava fra le carni nemiche.

Le creature che aveva davanti si erano fatte da parte, lasciando un varco scoperto, e lui poteva vedere la profondità dello schieramento avversario.

Il terreno sotto i suoi piedi vibrò per alcuni istanti e qualcosa gli aveva fatto alzare lo sguardo. Si fece indietro senza abbassare la guardia, anche se due occhi lo stavano fissando con odio. Il rospo aveva scelto la sua preda, che aveva quasi a portata di zanne, così avanzò verso di lui.

Qualcosa sibilò alla destra del re, poche spanne sopra la sua testa, andandosi a conficcare sul fianco sinistro di quel mostro. Spen si accorse dell'arrivo di altre frecce, questa volta le aveva viste bene mentre colpivano ancora la creatura che aveva di fronte. Poteva sentire il suo respiro, poi un urlo dal tono basso, colmo di sofferenza ed odio, finché lo vide accasciarsi a terra e cessare di respirare. Il colore degli occhi si spense lentamente, divenendo grigio come la roccia.

La nuova arma nemica, i temibili rospi dalle zanne acuminate, cadevano sul campo di battaglia abbattute dalle frecce, mentre i mostri cominciavano ad arretrare la linea di attacco.

L'uomo cominciava a credere.


Saryo alle 18:50 in: racconti, fantasy, la stirpe spezzata
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giovedì, 16 ottobre 2008

"La stirpe spezzata" (17° Parte)

Press play on tape! Prima di leggere vi suggerisco di attivare il lettore in fondo al blog.

Buona lettura.

Re Spen era rimasto senza cavallo, abbattuto dai nemici durante una carica prolungata: lo scudo era caduto dalla sella incagliandosi nella terra mossa. L'uomo si sentiva in balìa del suo incerto destino, vedendo cosa accadeva negli scontri. Urla e morte, uomini dilaniati dalle armi nemiche ed uccisi sotto il peso delle enormi creature.

La linea dei fanti resisteva ancora, aprendosi in alcune parti dove c'erano più mostri, dove più lame colpivano teste e corpi. I feriti non si contavano, i morti giacevano come spettatori di un truce spettacolo.

Non riusciva a vedere più chi era al comando delle armate, forse giacevano fra i caduti.

Una mano si era aggrappata al suo braccio, tirandolo indietro. Re Spen si sorprese pronto a vibrare l'ennesimo colpo ma indugiò per qualche istante: era Iliam, forse l'ultimo dei suoi consiglieri.

L'uomo era visibilmente ferito, perdeva del sangue dal torace, ma non sembrava una ferita mortale. “Abbiamo ancora gli arcieri appostati sulla collina e due guarnigioni di uomini a piedi!”. Iliam e il re retrocessero, alcuni uomini stavano scendendo dalla collina per incontrarli.

Re Spen lo guardò in volto, erano entrambi stanchi ed il morale era calato per come si erano messe le cose. Mentre tornavano verso la collina, due uomini li avevano raggiunti reclinando le teste verso il re ed il consigliere.

Non c'era più traccia dei cavalieri, avevano perso anche la possibilità di fiaccare il nemico attraverso attacchi mirati e veloci.

I quattro osservavano la battaglia che volgeva in favore delle creature, di come le forze erano ben distribuite su tutti i fronti adesso che avevano la possibilità di annientare più nemici.

“O agiamo adesso, con tutto ciò che abbiamo, oppure perderemo l'unica linea di difesa che ci è rimasta” disse Iliam, la voce era tesa, lo sguardo quasi sconsolato.

Tutti e quattro rimasero in silenzio per valutare ciò che potevano fare. “Le tre città si stanno svuotando perché abbiamo poche speranze di fermarli”. Il re abbozzò un sorriso, felice di questa notizia, qualsiasi cosa accada.

“Fino all'ultimo uomo!” disse Spen stringendo la spada in mano.

“Fino all'ultimo uomo” ripetè Iliam.

I due corsero verso l'apice della collina per chiamare il resto dell'esercito.


Saryo alle 20:36 in: racconti, fantasy, la stirpe spezzata
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lunedì, 13 ottobre 2008

"La stirpe spezzata" 16° Parte

Come al solito vi invito (per chi volesse ascoltare musica e leggere) ad andare in fondo al blog e premere play. Un accompagnamento suggestivo!

Buona lettura!

“Ritiratevi!”, la voce si sentiva appena fra il frastuono della battaglia, fra uomini e bestie che si affrontavano con la forza della disperazione. Il terreno era viscido per il sangue, per i corpi riversi in terra, e non c'era modo di avere stabilità in quel luogo. L'ingresso della nuova guarnigione nemica, poi, aveva messo in allarme tutti. Nella mente dei comandanti stavano nascendo nuove strategie per affrontarli sul campo di battaglia.

Ser Donning era a capo di un gruppo di cavalieri che stava combattendo contro la retroguardia nemica.

“Soldato!”, il comandante doveva urlare per impartire gli ordini, oppure poteva fare dei gesti che dovevano essere visti da tutti. Vedeva i suoi uomini cadere fra i nemici, uno per uno, e si sentiva colpevole di aver usato quella tattica.

Donning vibrò l'ultimo colpo sul nemico che aveva di fronte e lo vide cadere a terra in uno schianto, ma ne aveva altri due che gli stavano andando incontro. Non c'era tempo per pensare, sentiva che doveva tirare fuori i cavalieri superstiti, o l'intera guarnigione sarebbe stata annientata.

Udì un fischio prolungato alle sue spalle, per la verità lo aveva solo percepito, riuscendo a districarsi fra le due creature. Una decina di frecce sibilarono nell'aria passandogli qualche spanna sopra la testa. Riuscì a vedere un gruppo di arcieri appostati in una insenatura, mimetizzati fra la vegetazione, ma era un ottimo piano per uscire da quella situazione.

Il comandante alzò la spada in cielo e la roteò in modo che tutti la vedessero, lanciando anche un urlo prolungato per richiamare a sé l'attenzione.

Gli uomini a cavallo, almeno i sopravvissuti, tentavano di sganciarsi dagli scontri. Usavano gli espedienti migliori, allontanando le creature il tempo sufficiente per fuggire. Il gruppo di arcieri copriva la loro ritirata scoccando sui nemici che tentavano di arrestare la fuga. Le frecce giungevano inaspettate e letali, colpendo quelle bestie, rendendole inoffensive.

Si ritrovarono fuori dello scontro, ma erano rimasti una ventina di cavalieri. La stanchezza era visibile nei loro volti semi coperti dagli elmi, le tracce di sangue su tutto il corpo, cicatrici e ferite erano un segno tangibile di ciò che stava avvenendo nelle loro terre.

Si fermarono a guardare la battaglia che proseguiva: le truppe nemiche si stavano riunendo, avvicinandosi le une alle altre, mentre, al centro, le creature più grandi avanzavano sulla resistenza degli uomini.

Piccoli gruppi di cavalieri facevano sortite sui lati scoperti dell'esercito di bestie, lasciando a terra poche creature, le più deboli ed impreparate.

Del re non si avevano più notizie, il cadavere di Omeron era stato visto da qualcuno, gettato in terra come se fosse un corpo qualsiasi. Lo sconforto si stava facendo strada nell'animo umano.


Saryo alle 20:18 in: racconti, fantasy, la stirpe spezzata
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venerdì, 10 ottobre 2008

"La stirpe spezzata" (15° Parte)

Come al solito vi consiglio di leggere questa parte del racconto attraverso alcune suggestive musiche: andate in fondo al blog e...

Buona lettura!

La cavalleria di Livi, di Donur, e di Conrad si ritrovava nel mezzo dello scontro più cruento, penetrando i fianchi dei nemici resi quasi inesistenti. Infatti le creature si trovavano ammassate dove era lo schieramento dei fanti, tentando di sterminarli il prima possibile.

Le spade degli uomini affondavano sugli avversari, riversando tutto l'odio che provassero verso quelle bestie che nulla avevano di umano. L'omicidio della regina li aveva resi ciechi di rabbia, oltre alla paura di rimanere uccisi in battaglia. Il reparto della cavalleria era il migliore che le tre città avessero mai avuto.

Le trombe suonavano tre lunghe note mentre, gli uomini a cavallo, penetravano con la forza l'esercito avversario, sfruttando i larghi corridoi che c'erano tra una creatura e l'altra. Uomini equipaggiati di doppia lama falciavano chi avevano di fronte. Lord Jennys ne capeggiava una parte con coraggio ed onore.

Era il primo ad effettuare una carica, e l'ultimo a lasciare un campo di battaglia; anche in questo caso era stato il primo a lanciarsi contro il nemico, squarciando l'esercito con violenza ed astuzia, approfittando di alcune creature che stavano correndo verso gli uomini armati di picche.

Il Lord sfoderò la spada e un uncino, colpendo da entrambi i lati due avversari che non si erano accorti di lui. La tattica era brutale quanto efficace, permettendogli di prepararsi al prossimo scontro. Ma ciò che aveva davanti agli occhi, lo fece desistere.

Il cavallo di Jennys si fermò alzandosi sulle zampe posteriori, perché, davanti ai loro occhi, era entrato in azione un altro reparto di creature. L'uomo cadde da cavallo, ritrovandosi fra decine di nemici, ma la sua attenzione rimase sul mostro, in cima al quale c'era un uomo che gli parve di conoscerlo.

Jennys vide una lancia muoversi contro di lui, dall'alto, il nemico, lo stava per trafiggere: riconobbe quella figura, era Sebastian che sedeva in groppa all'animale. Lunghe briglie erano fissate ad un muso verde e grinzoso, la corporatura di elefante incuteva paura persino al soldato più impavido, ma si trattava di un mostro dalle fattezze di un enorme rospo. Da quale parte del mondo erano giunti quegli abomini, Jennys lo ignorava.

Sebastian gli sorrise mentre vibrava il colpo, che lo trafisse ad un fianco. Il dolore era insopportabile, e sentiva il sangue bagnargli gli indumenti sotto a una parziale armatura. Il sangue era caldo, quasi una sensazione di benessere in quel tripudio di guerra e morte.

Il cavaliere si accorse di non avere armi, di essere in completa balia dei nemici e che, forse, era giunta la sua ora.

“Come ci si sente a morire, Ser Jennys?”, Sebastian era divertito dall'alto del suo trono di morte, riusciva a controllare l'andamento della battaglia, mentre altri mostri avanzavano verso l'esercito di uomini.

Ser Jennys afferrò la lancia con entrambe le mani e fece un lungo respiro estraendola con tutte le forze, vide lo sguardo sorpreso sul volto del nemico, poi, un ultimo tentativo, sfiorò la sua mente. Spinse l'arma verso Sebastian, richiamando a sé tutto l'orgoglio e l'odio che poteva nutrire per un vile traditore, colpendolo in faccia con l'apice della lancia.

Sebastian perse l'equilibrio e cadde dalla cavalcatura, senza toccare mai terra: il piede destro si era incastrato con sella e briglie, facendolo rimanere sospeso nel vuoto.

Jennys ricadde nell'ultima posizione, sentiva le forze che lo stavano abbandonando ed il respiro si faceva pesante. Tutto intorno a sé si muoveva frenetico, mentre veniva ignorato da bestie e uomini e abbandonato al suo destino. Si lasciò andare guardando ciò che gli accadeva intorno, rimanendo uno spettatore che nulla poteva più fare, se non aspettare...

Il suo corpo rimase immobile, gli occhi aperti, il respiro cessò di alimentare la vita.


Saryo alle 11:10 in: racconti, fantasy, la stirpe spezzata
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lunedì, 06 ottobre 2008

"La stirpe spezzata" (14° Parte)

Qualche mese fa scrissi un racconto Fantasy che non avevo ancora terminato, oggi lo sto facendo: odio lasciare le cose a metà! Consiglio la lettura con uno sfondo musicale che lo accompagni. Andate in fondo al blog, lì c'è un lettore con musiche adatte a questa lettura.

Buon proseguimento.

Voglio vederli bruciare!

Fu quello il pensiero più intenso che Re Spen aveva pronunciato nella sua mente. Così...tutto ebbe inizio: l'uomo aveva dichiarato guerra all'invasore che voleva impossessarsi delle sue terre e di chi vi dimorava.

Combatterò finché il mio corpo me lo concederà!

Omeron alzò un braccio, che fu il segnale di attacco, ogni reparto era pronto a muoversi secondo piani prestabiliti: dietro la collina centinaia di braccia tesero la corda dell'arco in un unico movimento, le frecce si posizionarono in alto...

Una sola voce diede l'ordine: “Scoccare!” e centinaia di frecce infuocate salirono in cielo, discendendo verso l'accampamento nemico.

Il re di Conrad osservò la scena, gli uomini schierati dietro di lui erano pronti ad affondare sulle prime file nemiche: attendevano solo l'ordine.

Le frecce toccarono terra infilzandosi nei pressi della prima fila schierata, in un avvallamento in cui c'era del liquido...il terreno si accese come una torcia, e un lungo serpente di fiamme, dalle curve sinuose, iniziò a circondare il nemico. Le urla, le urla giunsero fino alle orecchie del re, fino a quelle dell'esercito di uomini.

Quelle bestie temono le fiamme, ne hanno il terrore.

Le creature indietreggiarono verso il bosco schiacciandosi le une sulle altre, ma le fiamme seguivano il loro corso disegnando un largo cerchio.

“Mio signore” disse Omeron al suo fianco, “non hanno armi a lunga gittata”. Gli occhi del consigliere si fermarono sulla scena, sulla fuga di alcuni mostri dal muro di fiamme che divorava le loro carni. Alcuni cadevano in terra cercando di fuggire da un destino di fuoco e di dolore, altri si sparpagliavano disgregando ciò che prima sembrava un esercito pronto ad annientarli.

“Non è ancora finita” disse il re, smorzando la gioia negli animi di alcuni uomini: “c'è una creatura fra loro che vorrei vedere morta!”. Omeron annuì, sapeva a chi si riferisse Spen, anche lui provava timore solo a guardarla.

Uomini! Rimandiamo quelle bestie da dove sono venute!”. Un grido d'incitamento partì spontaneo da tutti i soldati di Conrad, i cavalli scalpitavano per il rumore assordante provocato da armi e scudi. Omeron sguainò la spada levandola in cielo: il reparto centrale, formato da fanti armati di picche, serrò le fila. I reparti di cavalleria, posti ai fianchi dell'esercito, si sganciarono scendendo la collina.

Per la regina!”.

Cominciò la corsa, le file di uomini a piedi iniziarono a scendere la collina correndo verso lo schieramento nemico ancora dietro il muro di fiamme, la cavalleria li avrebbe attaccati ai fianchi.

Re Spen si trovava al lato della fanteria, seguito dal consigliere; vide i nemici prepararsi allo scontro.

L'impatto fu violento fra le fiamme, mentre gli uomini armati di picche ferivano la prima fila usando armi lunghe che recidevano carni e pelle. Un secondo reparto si unì allo scontro, armato di lance e scudi.

Omeron indietreggiò di un centinaio di passi, sulla cima della collina c'era qualcuno che lo osservava, che attendeva ordini per muovere le truppe. Il consigliere incrociò le braccia ed altri uomini scesero la collina da un altro versante.

Spen spronò il cavallo aggirando le fiamme che bruciavano terra e cadaveri, il tremolio del fuoco rendeva quasi un miraggio i nemici che combattevano. Egli sopraggiunse alle spalle e travolse due creature dalla pelle verdastra, che caddero in uno schianto: la spada scese su di loro come una mannaia. Lo scontro fra i due eserciti si era allargato di molto, gli schieramenti più numerosi si trovavano al centro, proprio al limitare del bosco.

Accerchiateli!” urlava Spen verso gli uomini a lui più vicini. I fanti avevano superato la linea di fuoco, che andava spengendosi, ormai aveva perso efficacia. Omeron era tornato al fianco del re, combattendo contro chi gli si parava davanti.

I nemici sembravano sempre più numerosi, nonostante a terra ci fossero centinaia di corpi. La battaglia era dura, come lo era la pelle delle creature mentre le lame entravano nelle carni, ed il sangue scuro macchiava la Valle di Stornuk.

Omeron, mentre affrontava un altro nemico, si accorse di una presenza, un pensiero che non gli apparteneva era entrato nella sua mente. Lasciati andare, questo pensiero si era insinuato nella mente, ti prometto che non sarà affatto doloroso.

Il consigliere tirò la briglia destra, il cavallo girò sbuffando e della bava gli cadde dalla bocca: era stremato. Non potrai resistere a lungo!

La creatura era in piedi sotto ad una quercia, lo fissava con un sorriso beffardo, mentre allargava le mani con i palmi rivolti verso di lui: quegli occhi che uscivano dalla pelle livida si socchiusero. Omeron sentì un dolore partire dalla schiena fino giungere al cervello, un rivolo di sangue gli uscì dalle labbra e cadde da cavallo. Prima di morire aveva sentito una voce che gridava il suo nome, avrebbe giurato che si trattasse di quella del re.

Saryo alle 21:01 in: racconti, fantasy, la stirpe spezzata
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giovedì, 02 ottobre 2008

"Blatte" (1° Parte)

 (1° Parte)

“Dovete fare l'intervento, anche se dovesse avvenire la fine del mondo!”. La segretaria chiuse il registro degli appuntamenti e fissò negli occhi i due ragazzi. “Ragazzi?” disse richiamando la loro attenzione, “ricordate di mettere al collo il tesserino di riconoscimento, sono stufa di sentire lamentele: il tesserino è d'obbligo!”.

Jason Speenler le mandò un sorriso divertito, giocando con il documento appeso al collo: “Lo portiamo sempre con noi, ma è inutile indossarlo. E' d'impiccio mentre lavoriamo”. Si era affacciato alla finestrella dell'ufficio di Brigitte, un'avvenente ragazza dai modi spiccioli e la parlantina veloce. Certe volte, a Jason, gli sembrava di trovarsi nell'ufficio di una biglietteria. In effetti era simile ad una biglietteria.

Morgan Jennings bofonchiò qualcosa nei confronti della segretaria, poi si diresse dall'altra parte dell'edificio, verso i bagni, e si fermò a leggere l'ordine del giorno:

Eseguire intervento presso il Complesso alberghiero Hotel Pyramid. Sopralluogo delle fondamenta e relativa bonifica.

Brigitte uscì dall'ufficio preceduta dal suono dei suoi tacchi: si trovavano in un ambiente vasto, una sorta di grande magazzino adibito anche ad uffici. “Ho delle novità per voi” disse ai ragazzi recandosi verso il vano di stoccaggio delle attrezzature. Aprì una porta ed attese che i due la seguissero.

“Ieri pomeriggio sono arrivate e sono orgogliosa di mostrarvele!” disse impettita. Indicò quattro scatole di cartone dalla forma anonima, il sigillo di sicurezza era stato reciso.

Morgan e Jason si avvicinarono e sbirciarono all'interno, poi tirarono fuori le nuove attrezzature da lavoro: due serbatoi collegati a delle cinghie, lance lunghe un metro e mezzo dai comandi facili ed intuitivi.

“Coraggio! Che aspettate, provatele!” disse lei ansiosa di vedergliele addosso.

Jason corrugò la fronte osservando la ragazza: “Guarda che mica stiamo indossando il vestito della prima comunione!”. Morgan rise ed incalzò: “Siete tutte uguali, basta che c'è qualcosa da indossare e diventate tutte ansiose! Certe volte sembri mia madre.”.

“Fate come vi pare, buon lavoro!”. Brigitte girò i tacchi e tornò da dove era venuta.

Jason non riuscì a resistere e le urlò dietro: “Si! Lo confermo, e poi vi offendete pure!”. I due ragazzi risero, mentre provavano la nuova attrezzatura, scoprendo quanto fosse comoda e di facile uso.

Si presero una buona mezz'ora per prepararsi all'intervento, scegliendo il prodotto migliore da utilizzare in quel luogo. L'arte della disinfestazione era una cosa seria nell'ottica dell'azienda in cui lavoravano. Si trattava di processi ben precisi: individuazione delle aree colpite, studio degli animali che le infestavano, ed infine eliminazione degli stessi e di possibili focolai futuri. Le tane e le uova venivano individuate e distrutte: il cliente doveva essere sempre soddisfatto.

Jason finì di sistemare l'attrezzatura sul mezzo, mentre Morgan preparava tute, guanti e maschere nella cassa posteriore del pick up.


Saryo alle 12:28 in: racconti, horror, blatte
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