"La stirpe spezzata" (18° Parte)
Gli uomini accorsero al richiamo dei corni: un nenia drammatica per ciò che annunciavano. Era sufficiente giungere sull'apice della collina per osservare quello scempio.
“La guerra è una brutta bestia!” disse qualcuno nelle retrovie. Altre voci si erano unite alla prima: “Moriremo tutti!”.
Re Spen era insieme a loro, era uno di loro, armato della sola spada e del coraggio che ancora gli dava forza di guardare, di sperare.
“La nostra terra è perduta, le nostre città verranno distrutte dal fuoco...le nostre famiglie...”. Un groppo in gola gli si formò, così Re Spen respirò a fondo un paio di volte.
“Li vedete i nostri compagni, stanno difendendo tutto questo con la loro vita! Stanno cadendo mentre io vi parlo con il cuore in mano”, alzò una mano mimando quell'atto, l'altra stringeva saldamente l'arma che avrebbe mietuto altre vittime. “Se fuggite come vili...il sacrificio di tutti quegli uomini sarà vano! Il rimorso vi perseguiterà ovunque andrete, per quanto resterete in vita!”.
Iliam scandì una frase: “Onore ai caduti!” e portò la mano destra al cuore.
Gli arcieri scesero lungo la collina, appostandosi a distanza di sicurezza: Iliam li guidava.
In un composto silenzio, misero a terra un ginocchio e afferrarono l'arco, avevano già degli obbiettivi da inquadrare. Le corde vennero tirate e le frecce incoccate.
Un nuovo urlo si sovrappose alla battaglia, nuove spade si unirono a quelle degli uomini, colpendo con ferocia i mostri schierati sul campo. La guarnigione si compattò in file strette, gli scontri alimentavano nuovo sangue sulla terra...nuovi cadaveri.
Re Spen si trovava tra i suoi uomini, combattendo la sua battaglia con rinnovata energia e con nuove forze.
La spada scivolava fra le carni nemiche.
Le creature che aveva davanti si erano fatte da parte, lasciando un varco scoperto, e lui poteva vedere la profondità dello schieramento avversario.
Il terreno sotto i suoi piedi vibrò per alcuni istanti e qualcosa gli aveva fatto alzare lo sguardo. Si fece indietro senza abbassare la guardia, anche se due occhi lo stavano fissando con odio. Il rospo aveva scelto la sua preda, che aveva quasi a portata di zanne, così avanzò verso di lui.
Qualcosa sibilò alla destra del re, poche spanne sopra la sua testa, andandosi a conficcare sul fianco sinistro di quel mostro. Spen si accorse dell'arrivo di altre frecce, questa volta le aveva viste bene mentre colpivano ancora la creatura che aveva di fronte. Poteva sentire il suo respiro, poi un urlo dal tono basso, colmo di sofferenza ed odio, finché lo vide accasciarsi a terra e cessare di respirare. Il colore degli occhi si spense lentamente, divenendo grigio come la roccia.
La nuova arma nemica, i temibili rospi dalle zanne acuminate, cadevano sul campo di battaglia abbattute dalle frecce, mentre i mostri cominciavano ad arretrare la linea di attacco.
L'uomo cominciava a credere.
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