domenica, 24 agosto 2008

"In magazzino" (73°- 74° Parte)

 

(73° Parte)

Si lasciarono Rob – County alle spalle, con tutto il suo orrore che era sgusciato fuori all'improvviso. Nessuno aveva parlato all'interno della jeep, non dopo quello che avevano visto tutti: come Stewart se ne era andato, come era passato dall'altra parte della barricata.

“Se lo sono mangiato vivo” aveva detto Thomas, “almeno stiamo più larghi!”. Barbara si era affacciata fra i due sedili anteriori, piuttosto contrariata: “Come puoi essere così cinico, faceva sempre parte del nostro gruppo. Insomma...era vivo, adesso invece...cazzo, che finaccia!”.

Peter la osservò dallo specchietto, fissandola per un istante, poi disse la sua: “Non lo conoscevi. Era solo una piattola che ci avrebbe messo nei guai, presto o tardi. Meglio lui che io. Questo dovrebbe essere il nostro motto”.

Roger si fece una risata, poggiando poi la schiena al sedile posteriore. “Adesso abbiamo anche dei motti, dei modi di dire. Ragazzi, la prossima volta che qualcuno di voi sarà in difficoltà, tipo circondato da quei cannibali, penserò a me stesso, cosa ne dite?”, si fece serio guardando la via sempre sgombra: “così saremo ancora più comodi.”.

“Ma che cazzo dici!” urlò Thomas voltandosi indietro, lo sguardo furioso. “Allora chi ha deciso che devi tenere quella dannata pistola per salvarti sempre il culo. Passamela! La terrò io.”.

Alan s'intromise, le cose stavano uscendo dal seminato. “Perché non la piantate? Dico a tutti e due!”. Alan fissò prima Roger, poi Thomas, “Non dobbiamo attaccarci fra noi, non adesso che siamo giunti quasi a destinazione.”.

Il furgone proseguiva senza intoppi, seguito dalla jeep a qualche metro di distanza, mentre la luce del sole si faceva più luminosa.

(74° Parte)

Benvenuti a Port Sigmunt diceva un cartello segnaletico lungo la Via Regionale 21. Tutti si guardarono intorno perché la strada lambiva le prime spiagge affacciate sull'oceano, ma erano deserte, senza nessuno che prendesse il sole. I primi chioschi in legno erano abbandonati, come gli ombrelloni e i lettini. Gli asciugamani giacevano attorcigliati a causa del vento.

La strada si faceva più stretta, non appena erano visibili le prime abitazioni: il muro di cemento scompariva, lasciando intravedere i primi incroci con vie meno importanti.

Il furgone dei cinofili si accostò a destra, seguito dalla jeep. Sean Silly scese dal mezzo insieme a Jasmine, le strade sembravano sicure al momento: nessuna creatura vagava nei paraggi. Alla loro destra c'era un negozio – un parrucchiere per donne – sembrava. La porta di vetro era spalancata e scie di sangue erano visibili sui vetri sporchi e opachi. L'interno era sottosopra.

“Allora, dove si troverebbe questa famigerata Isola?” chiese al gruppo di Alan. Quest'ultimo era sceso scrutando la via. Alcune auto erano parcheggiate vicino al marciapiede, altre erano ferme in mezzo alla strada, incidentate le une con le altre. Ovunque c'erano le stesse immagini di abbandono.

“Non lo sappiamo, credo che dovremmo seguire la strada e attraversare la città, finché non troveremo qualche indizio”. Alan si asciugò la fronte con un braccio, poi continuò: “Abbiamo poche cartucce, sarebbe meglio non esporci più di tanto”.

Tom si affacciò da un finestrino del furgone gridando: “Allora ci muoviamo, o aspettiamo di attirare qualche mostro? Più stiamo fermi, più rischiamo!”.

Jasmine gli lanciò un'occhiata per fulminarlo, l'uomo si zittì senza aggiungere altro. “Allora passiamo avanti noi, c'è Stephen che conosce questo paese come le sue tasche!” disse Thomas al fianco del conducente.

Ognuno rientrò nel proprio mezzo, chiudendo le sicure alle portiere, c'era una strana calma in quel luogo.

“Ricordate cosa diceva il messaggio su internet? Dobbiamo cercare l'Isola 5/7.” sentenziò Peter. Il ragazzo sembrava aver perso la vena di umorismo che lo aveva sempre contraddistinto, non gli venivano più battute da dire da quando avevano lasciato la chiesa e di questo ne rimase contrariato. Era sempre stato un buffone, con quel suo modo di fare, che persino in magazzino riusciva ad alzare l'umore dei colleghi.

“Sentite” disse a tutti senza distrarsi dalla guida, “non so come, ma ce la caveremo. Basterebbe trovare quei dannati mezzi militari: non li avranno fatti fuori in due giorni!”.

Barbara, che sedeva fra Alan e Roger, si girò a guardare il paese che sfilava alla loro destra: una edicola ancora aperta era tappezzata di manifesti con le ultime notizie del giorno prima. Riuscì a leggere appena due frasi scritte in neretto e sottolineate. Aggressioni e cannibalismo, pazzia collettiva. Gli ospedali si erano riempiti di persone ferite in poche ore, il virus aveva iniziato a contagiare i punti di soccorso senza che nessuno sapesse come reagire.

“Guardate là!” disse la ragazza all'improvviso. La jeep frenò appena superata l'edicola, dopo un incrocio con una via meno importante. “Pensavo fosse...”, la videro tutti quella figura umana che era uscita da dietro il rivenditore di giornali, era apparsa come uno spettro, dal nulla, probabilmente attirata da un rumore. Non era viva perché si muoveva come tutti gli zombi che avevano incontrato, con indumenti laceri e sporchi, doveva essere stato un uomo, una volta, senza capelli e con indosso ancora gli occhiali da sole con lenti a specchio. La camicia a scacchi era priva di una manica e, quella creatura, si portava dietro il pasto: un braccio che era appartenuto a qualcun'altro.

“Riparti, che aspetti?” disse Stephen guardandolo venire dalla sua parte, per sicurezza teneva in grembo la pistola.


Saryo alle 10:13 in: racconti, horror, in magazzino
commenti: commenti (12)(popup) | commenti (12)
giovedì, 14 agosto 2008

"In magazzino" (71°- 72° Parte)

 

(71° Parte)

Le creature uscirono allo scoperto da più fronti, attirati dalle voci e dal falò ancora acceso. I mezzi erano in moto, i fanali accesi illuminavano il bosco oltre la chiesa ed una successione di colpi di fucile e pistola squarciarono il rumore che aveva invaso quel luogo: lamenti e ringhi.

Fu confusione, movimento frenetico, fuga.

I tre uomini armati indietreggiavano colpendo gli zombi più vicini, le creature avanzavano a passo lento, trascinando arti malandati dalle ferite inferte prima che il virus s'impossessasse dei loro corpi.

Il furgone dei cinofili era quasi pronto a partire, mentre stavano salendo gli ultimi tramite la porta laterale basculante. Ma altri zombi avanzavano davanti al mezzo. Le luci dei fanali anteriori illuminavano i corpi che si spostavano. Una divisa bianca strappata in più punti, una gonna viola e gambe bianche mal ferme sul terreno.

Due spari consecutivi avevano colpito la donna, la camicia dello stesso colore della gonna era aperta sul davanti, il viso orrendamente trasfigurato, gli occhi...bianchi e nebulosi, come se fosse cieca.

Un colpo raggiunse la testa, aprendola. Il corpo cadde sul cofano anteriore del furgone scivolando a terra. Una scia di sangue si disegnò sul colore bianco della carrozzeria.

La porta laterale del furgone era ancora aperta, stava per essere chiusa quando delle mani la bloccarono. Tre creature si affacciarono all'interno provocando grida di orrore, che attirarono i tre uomini armati. L'azione si spostò sul furgone cinofilo, mentre altri zombi attraversavano il perimetro dietro la chiesa.

Peter e Thomas avevano avviato il motore della jeep, girandola con il muso verso l'unica via di fuga. Ma, durante la manovra, avevano constatato quante creature erano giunte. Qualcuna non era un problema, strisciava a terra priva di arti, muovendo le braccia per avanzare. Ne contarono a decine, mentre altre stavano giungendo dalle profondità dei boschi: contadini, guardia-caccia, gente che era giunta a Rob – County per il pic nic di ferragosto.

La jeep ne investì alcuni facendo retromarcia, avvicinandosi ad Alan e agli altri. Barbara era pronta ad aprire gli sportelli.

“Risparmiate le munizioni!” urlò Roger, Alan già stava usando il calcio del fucile per colpire le creature che avevano attaccato il furgone. Colpi secchi alla testa, con tutta la forza che avesse avuto.

La paura di divenire uno di loro aveva sfiorato Alan più volte.

I mostri caddero sotto i loro colpi, la paura e l'adrenalina gli aveva dato una sorta di lucidità. La porta laterale si richiuse, mentre i corpi giacevano in pozze di sangue.

La jeep accolse il ritorno di Alan, Roger e Stephen: richiusero la portiera posteriore e le sicure. Mentre il furgone avanzava fra altre creature, la jeep gli si mise dietro ma i fari posteriori si accesero ed il mezzo si bloccò. “Dov'è Stewart?” chiese Peter alla guida.

Tutti e sei gli occupanti si girarono indietro, una decina di zombi erano a terra, ma si muovevano sopra un solo corpo che si agitava sotto di essi, ogni secondo che passava la resistenza diminuiva, finché la morte non sarebbe sopraggiunta, con essa egli si sarebbe trasformato aumentando il numero degli infetti.

(72° Parte)

La cittadina prese vita, le strade cominciarono ad essere affollate, ma non dalle persone. Ad est nasceva un chiaro bagliore che, presto, avrebbe illuminato tutto.

Il furgone avanzava nella stretta via che conduceva verso la Via Regionale 21, ma proseguiva lento a causa dei corpi che affollavano il centro abitato.

“Schiacciali tutti!” qualcuno aveva gridato dall'interno del mezzo. La voce sembrava essere isterica, spaventata, con una punta d'odio verso quei mostri che affollavano il paese.

Charles non se lo fece ripetere due volte: schiacciò sull'acceleratore spingendo indietro cinque zombi che avanzavano. I fari l'illuminavano dalla vita in giù, mostrando l'orrore che calpestava la terra. Alcuni rimasero schiacciati tra il furgone e i muri delle abitazioni, stritolati senza che loro emettessero un solo grido.

Solo una creatura era rimasta incolume, aggrappata allo specchietto laterale destro, con i piedi che erano sospesi nel vuoto. Gli occhi si mossero all'interno del furgone, scrutando i vivi che tentavano di fuggire. Emise un lamento prolungato e cominciò ad agitarsi, tentando di arrampicarsi fin sul tetto.

Charles lo osservò per un istante, finché sterzò a destra. Il mezzo sobbalzò e la fiancata strisciò per metri lungo le abitazioni. Non videro più quel mostro, tantomeno lo specchietto laterale, saltato in pezzi a causa dell'urto con il cemento.

La jeep li seguiva a pochi metri, schiacciando tutto ciò che incontrava, deturpando di più gli zombi che non riuscivano ad allontanarsi.

Imboccarono la strada principale senza diminuire la velocità dei mezzi, non si sentivano ancora al sicuro finché restavano a Rob – County.

Alan era stremato e spesso si voltava per rassicurarsi che non vi fossero troppe creature ad ostacolare la fuga. Gli venne in mente di dare delle raccomandazioni vitali: “Se dovesse accadere di trovarci fuori dalla jeep e con poche munizioni, ragazzi, mi raccomando, restiamo uniti, in gruppo.”.

Stephen, che sedeva al suo fianco, annuì. Peter lo aveva scrutato dallo specchietto retrovisore, gli altri avevano solo fatto un cenno di assenso. “Se solo trovassimo una fottuta armeria, sarebbe tutto più semplice!” disse Roger.


Saryo alle 09:22 in: racconti, horror, in magazzino
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
Wikio