"In magazzino" (69°-70° Parte)
(69° Parte)
Sean Silly, un altro membro del gruppo cinofilo, si fece avanti. “Scusate Jasmine, ma è scossa, un po' come lo siamo tutti noi.”.
L'uomo gettò della legna per alimentare il fuoco e si rimise seduto. Tacque per qualche istante, perdendosi nelle fiamme del focolare.
“E' accaduto tutto così in fretta, che non c'è stato modo di correre ai ripari”. La voce di Tom, un uomo sulla quarantina con occhiali da vista che rimandavano il baluginio delle fiamme contorte da un vento tiepido, era greve. “Persino le autorità si sono trovate in serie difficoltà. Ogni mezz'ora ci giungevano allarmanti bollettini.”.
Sean sorrise, poi intervenne: “Pensavamo si trattasse di uno scherzo ben congegnato, invece...è tutto vero!”.
“Proprio come nei film horror: l'epidemia si espande così in fretta, che non facciamo in tempo ad accorgerci di ciò che avviene, che siamo nella merda.” aggiunse Alan.
“Suggerirei di fare dei turni di guardia, per la notte” disse Charles, intanto Jasmine aveva fatto ritorno, prendendo posto fra il suo gruppo.
Nessuno, quella notte, aveva dormito profondamente. Incubi e rumori nel bosco avevano interrotto il sonno dei superstiti. Si trattava delle prima notte da quando il virus si era propagato nelle città.
Il primo turno lo fecero Jasmine ed Alan, mentre gli altri tentavano di riposare. Gli unici rumori che giungevano dal bosco, erano i canti dei grilli, qualche civetta emetteva il suo grido acuto: sembrava starsene appollaiata su qualche ramo all'interno della boscaglia. Niente di allarmante, pensava Alan rimuginando sulla lunga giornata che aveva trascorso. Il fruscio dei rami sospinti dal vento, quello si che era un suono che li metteva a disagio. Le creature all'interno della chiesa avevano smesso di urlare, tuttavia non riposavano, non ne avevano bisogno.
“Stai meglio?” chiese Alan alla ragazza, le bande gialle fosforescenti della divisa scintillavano nella semi-oscurità.
Jasmine si appoggiò con la schiena al furgone, lasciandosi scivolare lentamente, portandosi le ginocchia al petto. “Sto meglio, grazie!”.
Alan preferiva restare in piedi, durante il suo turno, almeno sarebbe stato sveglio.
“Immagino sia stata dura sfuggire a quei mostri, per fortuna abbiamo qualche vantaggio su di loro.”.
La ragazza annuì: “Il problema si presenta quando te ne ritrovi tanti, con il rischio che ti circondino, allora c'è poco da fare.”. Jasmine sospirò quando i ricordi tornarono lucidi nella mente e rivide quelle scene agghiaccianti.
“Hanno attaccato il nostro campo” disse a voce bassa, “al principio erano in pochi, ma qualcosa li ha attratti verso di noi. Ci siamo salvati in pochi perché non avevamo armi, solo qualche bastone per tenerli lontani”.
“Se può consolarti, abbiamo qualche arma, ma i proiettili cominciano a scarseggiare. Dovremo usarli con parsimonia.”.
Gli unici rumori che Alan temeva, erano i rami spezzati nel silenzio della notte. Odiava non poter vedere chi avesse di fronte, soprattutto le creature non morte che gli davano la caccia. Il perimetro in cui si erano rifugiati gli sembrava sicuro, purché ad infrangerlo fossero pochi zombi, altrimenti...
(70° Parte)
Come nei suoi peggiori incubi, Alan udì un rumore, gli parve un ramo spezzato che proveniva dall'interno del bosco, oltre il confine degli ultimi alberi.
Fece segno a Jasmine di tacere, quel dannato falò li avrebbe attirati verso la chiesa, così aveva pensato mentre impugnava il fucile e la torcia alogena. Dovevano bisbigliare fra loro, meno rumore possibile, ed occhi ed orecchie aperte. Lo spiazzo antistante la chiesa andava difeso.
La ragazza svegliò Roger, scuotendolo. “Seguimi” lo ammonì ritornando verso Alan, Roger capì cosa stava accadendo.
Gli alberi erano schierati in file quasi omogenee, al limitare del piazzale in terra battuta. Udirono un lamento in lontananza, poi un altro, un altro ancora, sparsi per il bosco c'erano gli zombi, quanti ve ne fossero era impossibile da capire, ma c'erano e avanzavano.
Uno ad uno, i due gruppi di superstiti si svegliarono, restando immobili. Il terrore era una costante che li seguiva sempre: ora, poteva capitare a chiunque di rimanere circondato dalle creature affamate di carne umana, era solo questione di tempo.
Alan voleva riflettere prima di agire: le alternative erano due, forse era solo la fuga. Il pensiero più forte che si fece strada in lui fu quest'ultima: raccogliere baracca e burattini e fuggire. Fra un paio d'ore sarebbe sorta l'alba, un nuovo giorno.
Era finito il tempo del silenzio, stavano per essere circondati e si dovevano dare una mossa.
“Ok gente!” disse ad alta voce Alan, gli occhi erano puntati sul bosco, il fucile carico e la torcia appoggiata alla canna per inquadrare qualsiasi cosa si fosse mosso. “Togliamo le tende finché possiamo, perciò raccogliete provviste e teli...squagliamocela!”.
Nessuno ebbe da dire nulla, non un solo fiato, fecero solo ciò che aveva detto. Alan, Roger e Stephen si misero a protezione del perimetro, mentre gli altri caricavano il furgone e la jeep.
I cani cominciarono a ringhiare, mentre i lamenti si facevano più vicini.







