"La stirpe spezzata" (2° Parte)
Un uomo a cavallo attraversò alcune file di uomini e cavalli schierati dietro re Spen, mentre quest'ultimo osservava le interminabili schiere nemiche assembrate nella valle. Non sembravano aver alcuna fretta, non c'era avvisaglia di ostilità per ora: ma era solo questione di tempo.
"Bel discorso, mio Signore” gli disse l'uomo appena l'aveva affiancato. Le code dei cavalli si agitavano nervose schiaffeggiando i fianchi muscolosi, le mosche erano fastidiose in primavera posandosi sulle pance degli animali.
"Grazie, Omeron” disse sbrigativo il re, non volse lo sguardo su di lui, la sua attenzione era posta altrove: tre creature si erano staccate dal gruppo salendo lentamente la collina.
"Cosa mai vorranno, non si tratta di un esercito regolare, non sono uomini quelli. Figuriamoci se vengono a parlamentare con noi, Sire.”.
L'uomo scrutò i tre nemici, gli parve un fatto strano ciò che stava accadendo: “Sentiamo cosa vogliono dirci, ci regoleremo di conseguenza. Ma dubito si tratti di una tregua.”.
Il re e uno dei consiglieri, Omeron, scesero una parte della collina per incontrarli lungo la strada. Per sicurezza estrassero le armi, quelli non erano uomini d'onore, tutt'altro.
Gli scudi erano impugnati, le spade sfoderate: i due uomini incontrarono i tre ambasciatori nemici a metà collina. L'esercito del re attese che l'incontro finisse, ma erano tutti tesi, concentrati.
Le tre creature erano disarmate davanti ai due, non avevano bisogno di armi per il momento, bastò rivelare da vicino ciò che erano. Tre razze differenti, ma armate allo stesso modo di odio che si leggeva nei loro occhi. Un'esile figura bianca, simile agli uomini ma senza chioma, precedette gli altri due. Il re la osservò bene e ne parve schifato. Persino il suo destriero indietreggiò scalciando alla sua vista.
La creatura mostrò entrambe le mani, per far vedere che non possedeva armi, ma dai due palmi uscirono altri due occhi che scrutavano chi aveva di fronte: quelli erano occhi senza ciglia, neri come la notte.
"Re Spen” disse quel mostro dalla voce sgradevole, “avevamo chiesto una resa incondizionata, credevo foste intelligenti, invece...” entrambi gli occhi si chiusero per un istante, tornando poi ad osservare prima il re, poi Omeron.
Un'altra bestia si affiancò a chi aveva parlato, sembrava eccitata e teneva un cesto dietro la schiena enorme e bitorzoluta. “Non ora!” urlò quella dal cranio calvo e dalla pelle lattescente, “rovineresti la sorpresa...”.
Omeron ed il re si scambiarono un'occhiata fugace, poi l'attenzione tornò sulla figura esile e forse la più malvagia fra le tre.
"Cosa pensavate, che vi avremmo offerto la città senza batter ciglio? Non importa quanto sia forte ed imponente il vostro esercito di...” il re cercò il termine che si sposasse meglio con ciò che sembravano, “...accozzaglia di mostri”. Il re indugiò per un altro istante, osservando le loro orrende espressioni. “Se volete la nostra città, dovrete ucciderci tutti! Non ho altro da dire”.
Spen girò il suo cavallo per tornare sulla cima della collina, ma una frase lo fece desistere: “Aspetta, non vuoi vedere cosa c'è in questa cesta? Abbiamo una sorpresa per te!”.
Il re tirò una briglia, il cavallo si girò lentamente.
"Scendi, ti prego” gli disse la creatura, i due occhi nel centro dei palmi, per un istante, parvero socchiudersi. Quel mostro esile, dalla pelle bianca e livida in alcuni punti, gli sorrise. La creatura che custodiva la cesta si fece avanti: aveva la pelle verdastra, deforme in alcuni punti, una testa enorme.
"Si tratta di un dono” aggiunse l'orrenda figura, poi venne aperto il coperchio...
Re Spen impallidì, gli occhi si riempirono di lacrime, il torace singhiozzò, poi giunsero le convulsioni. Omeron lo affiancò, lo sorresse, ma anche lui vide quella testa dalla chioma bionda, i capelli color grano maturo, gli occhi ancora aperti ed il sangue che colava dal fondo della cesta.
"Regina Inavi...che le avete fatto, luride bestie maledette!” riuscì a dire il consigliere del re, ma solo con un filo di voce. La creatura gli consegnò il regalo. La sua orrenda faccia si fece soddisfatta, lo sguardo si posò sul re, che tutto poteva apparire ma non un uomo sano di mente, non ora che aveva visto la sua amata regina, sua moglie, la sua amante, morta.
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