martedì, 26 febbraio 2008

"La grotta di Jeckjr" (6° Parte)

 

Tutti e quattro si ritrovarono seduti in soggiorno per finire la colazione, esattamente come la sera precedente. Il libro sulle grotte era vicino a Barbara, chiuso e con la copertina rivolta verso l'alto.

"Un momento...” disse la ragazza all'improvviso, in mano teneva un toast appena fatto, ma la sua mente cercava di risolvere quel mistero intricato: sia Christopher, sia David avevano fatto lo stesso sogno quella notte, questa non poteva essere una semplice coincidenza...

"...dovrei dare un'occhiata...” disse sfogliando il testo verso le ultime pagine. Giunse a pagina 153, alla voce glossario e, con il dito indice, si fermò alla parola Unicorno. Per un'istante il suo cuore sembrò fermarsi, la mente fece congetture talmente fantasiose da...

L'unicorno, o Liocorno, è un animale mitologico, dai poteri speciali e magici. Agli occhi di una persona potrebbe apparire un cavallo dal manto bianco, maculato, puro. In passato alcuni naturalisti tentarono di collocarlo nella lista degli animali realmente esistiti, attraverso studi e ricerche sul campo. Poi tutto fu abbandonato, le prove che erano state raccolte non convinsero appieno gli scienziati: gli unicorni rimasero una razza leggendaria, soltanto un mito. [Questa voce fa riferimento alla Grotta di Jeckjr].

Rimasero tutti in silenzio.

Ora la curiosità aveva avvinto entrambe le ragazze.

"Adesso leggi pagina 55” consigliò David a Barbara. Lei obbedì e sfogliò le pagine tornando alla lettura che aveva interrotto la sera prima.

Camminammo per due ore fra i boschi vicino al villaggio, le tracce ancora si notavano nonostante fosse passato tanto tempo.

Cercavamo una spiegazione – un quod – una motivazione. La storia, il destino di decine di persone, doveva essere svelata.

Gli alberi sotto cui passavamo sembravano enormi tetti, i tronchi massicci e possenti apparivano colonne modellate dalla natura.

Seguivamo dei sentieri fangosi, ai lati dei quali c'erano bassi rovi dai rami intricati. A terra notai una serie di impronte, alcune erano umane ed erano le tracce che ci interessavano, altre mi apparvero di cavallo. Tuttavia qualcosa non collimava, perché erano divise in due, quasi come quelle dei cervi, o cervidi[...].

Barbara smise di leggere e i suoi occhi si posarono su quelli di Christopher. “Non è completo!” disse indignata, mostrando agli altri il punto in cui si era interrotta nella lettura.

Infine David prese il libro e l'osservò, leggendo attentamente le ultime frasi. “Quel pezzo non è stato inserito nel testo del libro, guardate quì” disse mostrando a tutti l'ultimo simbolo.

"La casa editrice ha fatto un taglio, eliminando una parte dello scritto di Noskov” ne dedusse Chris.

"Ma volete sapere qual'è la cosa strana?” chiese a tutti David, attirando l'attenzione su di sé, “lo strano sogno di questa notte, mi ha lasciato perplesso”. Il ragazzo bevve l'ultimo sorso di caffè e posò la tazzina sul tavolo, poi riprese: “ho visto quella caverna, almeno credo che sia quella di Jeckjr. Insomma ne ho vista una.”.

Barbara fece una richiesta: “Allora descrivicela, dai!” gli disse con tono eccitato.

"Ho visto un ingresso anonimo e mi ci ha condotto l'unicorno. Il tempo e lo spazio li percepivo diversamente dalla realtà: scorreva in maniera differente, forse erano più veloci.”. David cercò di spiegarsi meglio: “Avete presente il tapilourant? Quel tappeto che ti permette di attraversare una zona o da fermi, o più velocemente?”.

Annuirono.

"Il bosco scorreva velocemente ai lati del sentiero. Quella specie di cavallo camminava al mio fianco: sentivo il rumore degli zoccoli sul terreno dal colore rossiccio”.

All'improvviso Samantha interruppe David, aveva avuto un'idea, forse alquanto strampalata, ma a lei parve importante ai fini del rompicapo. Così si alzò dicendo: “Sapete cosa penso dell'unicorno?”, ma lei non attese, lasciò passare solo un paio di secondi: “credo si tratti di una specie di guardiano, un guardiano della Grotta!”.

Nessuno la contraddisse dato che stavano rimuginando sull'ipotesi lanciata. Poi continuò, osservando lo sguardo di David “visto che ammetti che ti ci ha accompagnato. Inoltre c'è qualcosa che non mi convince in tutta questa storia: che fine ha fatto Noskov?”.


Saryo alle 14:50 in: racconti, fantasy, la grotta di jeckjr
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sabato, 23 febbraio 2008

"La grotta di Jeckjr" (5° Parte)

All'alba, prima che il sole sorgesse, gli abitanti del bosco si svegliarono. Una civetta cantò dal ramo di una grossa acacia e il suo richiamo giunse alle orecchie di Chris. Dalla finestra filtrava un leggero chiarore, così egli si alzò ancora in preda al sogno che si era interrotto. La mente non era desta, visto che ricordava ancora qualche frammento di sogno senza senso, qualcosa che lo aveva turbato.

"Ci vuole un buon caffè” si disse mentre usciva dalla camera da letto per recarsi in cucina. La sera prima avevano messo alcune provviste nel piccolo pensile montato sulla cappa, così preparò la caffettiera e la mise sul fuoco.

Christopher accese la luce in bagno ed aprì l'acqua: il suo sguardo sull'immagine riflessa allo specchio si soffermò sugli occhi, sull'accenno di rughe che s'intravedevano. Si lavò il viso per estinguere quel torpore.

Tornò in soggiorno per controllare che il caffè fosse uscito, sedendosi a tavola subito dopo. La casa era immersa nel silenzio, a parte i suoni che provenivano dall'esterno: gli abitanti del bosco.

"Buon giorno” gli disse una voce alle spalle. Barbara gli passò accanto recandosi ai fornelli, la caffettiera era aperta e fumante, un intenso profumo aveva invaso l'ambiente. Lei si servì e lo raggiunse al tavolo: “Da quanto sei sveglio?”.

"Da una ventina di minuti” le rispose, poi appoggiò la tazzina nel lavello e si massaggiò le tempie delicatamente come per scacciare un leggero mal di testa.

"Ho fatto uno strano sogno stanotte” ammise risedendosi vicino a lei, “forse è colpa di quel libro e di tutta la storia che gli ruota intorno. Ho capito che l'autore era rimasto ossessionato da quella ricerca”.

Barbara terminò il caffè e poi seguì con un certo interesse il suo sogno, o almeno ciò che lui ricordava.

"Mi trovavo in un bosco con pini giganteschi e pigne grandi quanto un melone. A terra calpestavo un tappeto di aghi (sarebbe stato impossibile camminare senza far rumore).

"Seguii un sentiero, ai cui margini c'erano cespugli bassi e frondosi, il terreno era pianeggiante”.

Christopher fece una pausa tentando di ricordare ciò che era successo.

"Un vento fresco sferzava la mia faccia, trasportando un denso profumo di svariate fragranze. Mi ritrovai ad un bivio...”. Il ragazzo congelò quell'istante, fissandolo nella mente come fosse un'istantanea: “...era una biforcazione. Vidi uno strano animale, un cavallo all'apparenza, ma con segni distintivi: aveva le ali sul dorso ed un corno sulla fronte...per il resto sembrava tale e quale ad un cavallo dal manto bianco”.

"Un unicorno!” lo precedette Barbara.

"Prima di svegliarmi mi stava dicendo qualcosa, credo che parlasse” terminò Chris.

Barbara sorrise portando l'attenzione sulla tazzina da caffè. Il suo umore era cambiato, chiunque lo avrebbe potuto notare, perché si fece taciturna.

"Il tuo sogno mi ha ricordato quando ero piccola. Conoscevo fiabe che avevano una mandria di unicorni come protagonisti” disse Barbara, poi si alzò recandosi in bagno. “Scusami...torno subito”.

Chris la guardò scomparire dalla sala da pranzo, rimanendo di sasso per quel comportamento: ipotizzò che qualcosa del sogno l'avesse toccata, l'unicorno.

"Buon giorno!” esordì David con al seguito Samantha. La ragazza era ancora preda del sonno e si trascinava come uno zombi. Entrambi presero posto vicino a Chris, servendosi del caffè in altre due tazze.

"Dormito bene?” chiese Christopher ai due amici...

"Ho dormito e basta!” rispose David. “Qualcuno sa dirmi cosa può significare sognare un unicorno?” chiese a Chris e a Samantha.


Saryo alle 18:41 in: racconti, fantasy, la grotta di jeckjr
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mercoledì, 20 febbraio 2008

"La grotta di Jeckjr" (4° Parte)

 

"Ma perché proprio quì! Perché non avete scelto un'altra grotta!” s'intromise Samantha quasi incredula. “Non ci sono grotte in questo parco, altrimenti le locandine ne avrebbero parlato: sai quanti turisti attirerebbero delle caverne dal fascino misterioso e leggendario”.

"Non ne essere troppo convinta, Samantha, perché non sono molto conosciute. Credo che Noskov sia uno dei pochi ad averle esplorate” ribatté David.

"E se avesse usato uno pseudonimo? Sai quanti autori usano questo trucco per non rovinarsi la reputazione e potrebbe essere uno dei motivi per cui non avete trovato nessuna traccia di lui” ribatté la ragazza portando il discorso nuovamente sul libro.

"Uno pseudonimo, eh? Abbiamo tentato anche quella strada” disse David, “ma dal nome non è risultato nulla: zero assoluto. E' probabile che abbiamo una copia di un libro che da anni è fuori produzione, inoltre la casa editrice non esiste più da tempo e non è stato più ripubblicato”.

"Magari abbiamo l'ultima copia rimasta in circolazione” disse Barbara con un certo stupore.

Chris sorrise: “Dovete ancora leggere della leggenda” suggerì infine.

Barbara si fece dubbiosa – Che razza di segreto poteva nascondere una grotta? - pensò puntando gli occhi sulla sua mano che teneva il segno.

Nel 1809 in questo luogo viveva una comunità rurale, ben distaccata dal resto della società. Uomini e donne avevano scelto la vita fuori dalla città costruendo un piccolo villaggio all'interno di queste zone boschive e naturali.

Essi vivevano di sussistenza, una sorta di patto con la natura, procacciandosi cibo con caccia e pesca. Laghi, fiumi e un vasto bosco erano divenuti il loro regno di vita.

Antropologi e archeologi, per mesi, studiarono i resti emersi da ciò che era rimasto, ben poco per la verità. Personalmente partecipai allo studio su questa comunità scomparsa nel nulla, fino al ritrovamento di una grotta sita qualche chilometro all'interno dei boschi.

Barbara smise di leggere perché un dubbio le affiorò: “Di quale luogo sta parlando? Non ci sono riferimenti nel testo...potrebbe parlare di un posto qualsiasi...”. Christopher le prese una mano, lasciandola subito dopo: aveva le mani fredde ed era eccitato per quella strana leggenda e il segreto che si celava in essa.

"I riferimenti ai luoghi sono scritti nelle ultime pagine del libro e riguardano tutte le leggende di cui raccontano. Non voleva annoiare il lettore con numeri e date e luoghi: una saggia scelta, secondo me” spiegò Chris a tutti loro.

Jeckjr fu colui che scoprì la grotta e, l'ipotesi maturata, fu che egli stesso condusse la gente del villaggio fino a lì. Le tracce erano nitide e chiare su quel pellegrinaggio: probabilmente una fuga.

Qualcosa era accaduto, qualcosa per cui valesse lasciare tutto per salvarsi la vita. Su questo non c'erano dubbi per tutto ciò che trovammo.

"Cosa ne dite di andare a letto?” propose David dopo aver fatto un lungo sbadiglio. “E la leggenda? Ci vuoi lasciare a bocca asciutta?” chiese Samantha con un certo rammarico. “Mi dovresti conoscere, ormai: se inizio a leggere una cosa che mi attira...”.

"Domani avremo tutto il tempo che vogliamo, sarà una giornata faticosa per i boschi” le rispose afferrandole le mani, “sarebbe meglio dormire qualche ora”.

Barbara non disse una parola, ormai la lettura era stata interrotta, le mani sopra le pagine del libro.

La serata terminò con i saluti, ognuno si recò nella propria stanza e avrebbero fatto i turni per usare il bagno, una bella doccia fresca avrebbe fatto bene a tutti e si sarebbero rivisti alle sette della mattina successiva per un'abbondante colazione: la gita sarebbe stata lunga fra quei boschi estesi.

Barbara e Chris si ritrovarono fra lenzuola e coperte pulite e fresche, avevano deciso di dormire nei due letti separati. Due semplici comodini arredavano quella stanza, un armadio posto ai piedi dei letti ed uno scrittoio sotto l'unica finestra che avevano.

"Ma lo senti che silenzio?” chiese Barbara all'improvviso. Christopher non dormiva ancora, aveva gli occhi aperti che fissavano il soffitto, tutte quelle tavole levigate con nodi scuri qua e là.

Non le rispose, si limitò a girarsi verso di lei e a fissarla negli occhi. “Non ci sono abituata, niente auto, niente sirene: mi sembra strano”. Lui le sorrise nella penombra della stanza senza smettere di osservarla. Notò com'erano lucenti i suoi capelli lisci appena lavati e come fosse radiosa quella sera.

"Dimmi la verità...” gli chiese avvicinandosi al suo letto: “che cosa avete in serbo per noi domani?”.

"Una sorpresa” le disse, poi spense l'abatjour sul suo comodino e la stanza s'immerse nel buio.

Il libro era appoggiato sul comodino fra i due letti, i grilli cominciarono a cantare fuori dalla finestra mentre tutte le luci del villaggio erano spente e la notte circondava quel luogo di pace e tranquillità.

Saryo alle 15:16 in: racconti, fantasy, la grotta di jeckjr
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sabato, 16 febbraio 2008

"La grotta di Jeckjr" (3° Parte)

 

"Ok, ok! Tempo fa ho scoperto un libro e l'ho comprato”. Chris lasciò il soggiorno, dirigendosi nella camera da letto. Aprì lo zaino e tirò fuori un libro anonimo dalla copertina rigida e blu scuro; il titolo era: “Leggende e misteri delle grotte”. Un vecchio libro di centocinquanta pagine, l'autore era sconosciuto persino nella rete di Google. La casa editrice, che lo aveva pubblicato, era fallita cinquanta anni fa. - Che sfiga – si era detto sfogliandone il contenuto.

Christopher raggiunse gli altri in soggiorno e poggiò di fronte a Barbara quel libro. Le due ragazze sedevano l'una di fronte all'altra e fra loro c'era quel testo messo un po' di traverso. Si trattava del libro più anonimo che avessero mai visto.

All'ora di cena mangiarono piatti semplici, nulla di complicato da preparare: una frittata calda con contorno di patate al forno. La piccola cucina montata su un lato della stanza, dava la possibilità di prepararsi pranzi e cene a proprio piacimento. Non era obbligatorio presentarsi al piccolo ristorante del parco.

"Abbiamo pensato anche al vino” disse David aprendone una bottiglia e versandolo in quattro semplici bicchieri.

La cena venne messa a tavola, la luce del soggiorno era spenta e, soltanto due abatjour messe ai due angoli della stanza, davano una tenue luce. Una candela rossa giaceva al centro del tavolo, con la sua fiamma quasi immobile.

"Ancora non capisco cosa c'entri quel libro con questo parco” disse Samantha fra un sorso di vino e la cena che veniva terminata.

"Si da il caso che in questo posto non ci siano solo boschi, pinete e animali che vagano liberi” rispose David. Aveva appena terminato il suo bicchiere di nettare color rubino e se ne versò ancora un po'.

"Hai detto che parla di grotte?” chiese Barbara presa da intensa curiosità, così si alzò dal tavolo per appropriarsi del libro.

"Forse ci siamo quasi” bisbigliò David all'indirizzo dell'amico. Samantha fece finta di non averli sentiti e si mise vicino a lei, sbirciando le pagine di quel volume. Il libro si aprì a pagina 54 e Barbara cominciò a leggere...

Caro lettore, siamo arrivati a parlare di una delle grotte più particolari, quella di Jeckjr. Che siate credenti, o meno, riguardo alle leggende, vi narrerò una storia.

Barbara chiuse il libro tenendo il segno con l'indice e sbirciò di nuovo quella copertina rigida e ne lesse l'autore: Arthur Noskov. “Ne avete mai sentito parlare?” chiese a Chris e David. Entrambi negarono con un gesto del capo, ma Christopher aggiunse: “L'ho cercato in rete, ma senza successo. Anche se il suo libro era stato pubblicato anni fa, pensavo di trovare qualche fonte sul suo conto, ma...”, s'interruppe lasciando intendere che non c'era stato nulla da fare. “Un autore fantasma” aggiunse David sorridendo.

Samantha bevve un po' di vino e si pulì la bocca con un tovagliolo, il suo sguardo cadde su quello strano testo: “Va bene, questo tizio magari ha pubblicato questa specie di saggio sulle grotte, ma ci dovete spiegare cosa c'entrano con noi: dovete dirci cosa vi frulla in quella testa!”.

E' buffo che tu abbia aperto la pagina su quella determinata grotta” disse Christopher appoggiando i gomiti sul tavolo, in un gesto strano, come se non si sentisse a proprio agio. Le due ragazze attesero che continuasse, perché era certo che stava arrivando al nocciolo della questione.

La grotta di Jeckjr si trova in questo parco” continuò David, attirando l'attenzione su di sé.

Sia Barbara che Samantha sorrisero. Che strana combinazione, che casualità.

E come lo sareste venuti a sapere, se è lecito? Aspetta, che indovino io” disse sarcastica Barbara, “scommetto che ti è venuto in sogno quel tipo...come diavolo si chiama?” e sbirciò la copertina: “ah, si! Arthur Noskov in persona. Scommetto che in sogno ti ha detto di recarti a Sherley-Wood con due ragazze ed un amico e di verificare quella fantomatica leggenda!”.

Ma quanto sei spiritosa, quando ti ci metti!” rispose Chris con lo stesso tono, forse anche un po' seccato. “Nessun sogno sull'autore, né sogni premonitori, potete stare tranquille. Io e David abbiamo solo usato un po' di tecnologia: quel libro è pieno di riferimenti dell'epoca, così abbiamo usato mappe di quel tempo, confrontandole con quelle attuali e il gioco è fatto” disse con un sorriso soddisfatto.

Però, scusami Chris, detto così è troppo semplicistico” incalzò David divertito, “potrebbe sembrare che ci abbiamo impiegato dieci minuti, ma è stato un duro lavoro di ricerca” disse aprendo i palmi delle mani per dare più enfasi al suo discorso.

Saryo alle 12:35 in: racconti, fantasy, la grotta di jeckjr
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mercoledì, 13 febbraio 2008

"La grotta di Jeckjr" (2° Parte)

 

 

Barbara e Samantha, intanto, erano uscite dalla hall recandosi nel parcheggio. La ghiaia gemeva sotto il loro peso, provocando un rumore che a Barbara piaceva tanto: quando piccoli sassi si strusciavano fra loro, un po' come ciò che avviene fra due biglie.

Ma che ci avrò mai messo qua dentro!” esclamò Samantha tirando giù la valigia dal baule posteriore. Uno sbuffo per lo sforzo le uscì dalla bocca. Barbara tirò fuori i bagagli suoi e quelli di Chris e si guardò intorno. Il parcheggio del parco somigliava tanto ad una piazza dal colore candido, al centro c'era una fontana di marmo bianco: l'acqua zampillava al centro in un leggero scroscio, riversandosi nell'ampia vasca liscia e pulita.

Quale sarà la nostra casa?” chiese all'amica. Forse Samantha neanche l'aveva udita, intenta come era a trascinare la valigia per pochi metri.

Finalmente! Ce l'hanno fatta!” disse Samantha in tono trionfante. Chris e David erano usciti in quel momento, varcando la porta a vetri della hall.

Le piccole dimore erano state costruite uguali le une alle altre, poste a raggiera dal centro della piazza. Piccoli sentieri partivano dal perimetro di essa, portando i clienti verso le proprie case sprofondate nella natura. Un'estesa pineta le accoglieva con pini ed abeti dal fusto secolare.

Un paradiso di tranquillità” disse Christopher varcando la soglia dell'abitazione. “Quel sito non mentiva” continuò David. Barbara e Samantha si richiusero la porta dietro.

Cosa c'è scritto?” domandò Samantha notando un foglio appeso dietro la porta d'ingresso. Alcune frasi in rosso avevano attirato la sua attenzione.

Credo si tratti del regolamento, quello menzionato dal signor Levitt” rispose David staccandolo dalla porta.


REGOLAMENTO

  1. Si prega i signori clienti di rispettare alcune semplici regole ai prossimi punti.

  2. Ogni inquilino della casa a lui affidata sarà responsabile di danni o furti perpetrati alla proprietà.

  3. Si prega di rispettare il silenzio ed il decoro verso l'ambiente che vi circonda.

  4. Non uscire durante la notte, oppure seguire esclusivamente i sentieri illuminati dai lampioni: ogni inquilino sarà responsabile delle proprie azioni.

  5. Non inoltrarsi nel parco senza seguire le apposite indicazioni. La natura vive secondo le sue regole, basta rispettarle per non incorrere in rischi inutili.

  6. Chiunque sarà sorpreso a non rispettare i cinque punti sovrascritti, verrà punito con l'espulsione immediata dal parco.

Poul Levitt.

Cosa ne dite?” chiese Chris agli altri. Si erano tutti trasferiti nel piccolo soggiorno, sedendosi sulle quattro sedie: un robusto tavolo rotondo li separava. Una plafoniera sul soffitto di legno illuminava l'intero ambiente con il suo semplice arredo.

Sembra il classico regolamento da hotel, con il frigorifero che è anche vuoto” disse Samantha esaminandolo dopo averlo aperto.

Già, negli alberghi trovi di tutto nel frigo, poi piangi quando paghi il conto” continuò David.

Scese il silenzio nel soggiorno e David rimase fermo fissando quel foglio ingiallito dal tempo, le scritte in rosso in alcuni punti.

Tiriamo fuori la verità?” disse Chris all'amico. Avevano taciuto un piccolo segreto alle ragazze, ma quello era il motivo principale per cui tutti e quattro erano giunti in quel parco.

Credo sia il momento giusto” rispose David. Lo scambio di battute aveva acceso la curiosità nelle due ragazze. Come non si poteva insinuare la curiosità in loro...era bastato pronunciare la parola verità.

Adesso, sia Barbara che Samantha, li stavano fissando con intensità, e loro ne percepivano gli sguardi addosso.

Saryo alle 17:13 in: racconti, fantasy, la grotta di jeckjr
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sabato, 09 febbraio 2008

"La grotta di Jeckjr" (1° Parte)

 

 

Siete pronti per questa nuova avventura?

"Benvenuti a Sherley-Wood” lesse ad alta voce Barbara. “Sei proprio sicuro che sia questo il posto giusto?”.

Christopher non le rispose neppure. Osservava la stretta strada che conduceva fino al Parco Nazionale, una lunga schiera di platani sembrava dargli il benvenuto. Le foglie di un verde scintillante si muovevano cullate da un vento tiepido: era primavera inoltrata.

Non erano soli in auto, con loro erano venuti David Creecks e Samantha Raven. Una gita di un paio di giorni era quello che aspettavano da tempo, qualcosa per rilassarsi e staccare la spina per tutto il week-end.

"Non è stato difficile trovare questo posto. Io e David ci eravamo divisi i compiti, vero David?” disse Chris sbirciando dallo specchietto. Il ragazzo, per tutta risposta, gli mandò un sorrisetto ironico: pochi istanti prima era stato sorpreso in intimità con Samantha, il suo sguardo li aveva interrotti.

Un gioco da ragazzi” rispose con una punta d'imbarazzo nella voce. Poi si lanciò fra i due sedili anteriori, appoggiandosi con i gomiti ai poggiatesta: “sapete a cosa dovremo stare attenti? Dicono che nel parco ci siano orsi e lupi, l'ambiente è circondato da alti reticolati: gli animali vivono liberi nel loro vasto mondo”.

Di fatto Barbara e Christopher non erano una coppia, come poteva pensare chiunque li vedesse assieme, ma solo buoni amici. Ecco! Così volevano che la gente li vedesse: solo ottimi amici. Avevano molte cose in comune, ad esempio la Fantasy, un genere letterario che entrambi adoravano e divoravano nel tempo libero. Ma la gente, si sà, travalica sempre. Cerca di vedere oltre le apparenze, andando ad interpretare male un segnale ambiguo.

L'auto di Chris iniziò a percorrere una strada bianca, mentre semplici paletti di plastica con catarifrangenti rossi ne delimitavano la stretta ampiezza. Lungo i fianchi crescevano una svariata gamma di alberi dall'ampio fusto. I canneti, poi, oltre un fossato che seguiva la piccola via, crescevano rigogliosi.

Vedrete che sorpresa, ragazze! Sarà un week-end che non scorderete facilmente” disse David con un sorriso sornione.

Lo stereo dell'auto era acceso sulle note dei Franky goes to Hollywood: The power of love.

Eccovi le chiavi e buona permanenza nel parco” aveva detto il signor Poul Levitt ai due ragazzi. Barbara e Samantha, nel frattempo, si stavano facendo un giro nella modesta hall. L'arredamento era tutto in mobili di bambù, che facevano un tutt'uno con la struttura, composta da legno di faggio, almeno così poteva apparire dal colore chiaro.

Le case prefabbricate erano di una bellezza semplice e disarmante, si susseguivano in un modesto ma delizioso villaggio. Il tutto circondato da un parco enorme e lussureggiante.

Poul Levitt fissò i due nuovi clienti appena registrati, stava dietro un bancone e sopra a una pedana che falsava la sua vera altezza. Di fronte un bicchiere colmo di tè fumante. I suoi occhi scuri dietro due piccole lenti osservavano seri prima Chris, poi David.

Mi sono spiegato, ragazzi? Rispetto per le regole. Una copia la troverete appesa dietro la porta del vostro alloggio: rileggetela attentamente” li ammonì con tono serio.

David trattenne una risata a stento, dando un calcio al polpaccio di Christopher, poi fece una smorfia per camuffare l'ilarità in uno strano assenso.

Non dubiti, signor Levitt, seguiremo le vostre regole alla lettera” rispose Christopher in tono simile al suo.

L'uomo dietro al bancone non replicò, studiando chi aveva davanti, naturalmente non erano i primi ragazzi ad aver soggiornato nel suo parco, e sapeva come prenderli.

Non ne dubito” disse dopo aver bevuto un sorso di tè, “ma sappiate che ho avuto a che fare con voi giovani. Ogni volta è stato uguale: le regole in rosso sono importanti e non mi sono mai stancato di ripeterlo”.

Saryo alle 13:28 in: racconti, fantasy, la grotta di jeckjr
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mercoledì, 06 febbraio 2008

"In magazzino" (49° - 50° Parte)

 

 

(49° Parte)
   Alan guardò a sinistra e notò un autobus che sostava tra diverse auto parcheggiate, una porta di servizio era spalancata e all'interno del mezzo vi era molto movimento. Roger si girò nella sua direzione e rimase con la bocca aperta: al principio non vi avevano fatto caso, dato che la loro attenzione era posta altrove.   
Uno scossone improvviso riportò i loro sguardi su ciò che stava accadendo intorno a loro.
     Una mano sul vetro posteriore della jeep li fece sussultare. I lamenti delle creature si facevano più forti, mentre venivano circondati.
    "Cosa ne dici se chiudessimo le sicure?" chiese Roger con un filo di voce. Un uomo sulla quarantina si parò davanti allo sportello di Roger, i palmi delle mani aggrappati al vetro, scie di sangue si disegnarono in un istante. Il ragazzo rabbrividì guardando il mostro in faccia: due rivoli di sangue scendevano ai lati della bocca. Poi...confusione ed urla, la macchina cominciò a dondolare come fosse una barca in mezzo al mare mosso. I colpi alle fiancate erano possenti, le urla aggressive, mani che sbucavano ovunque, tentando di fermare quel mezzo.
     Alcune gocce di sudore comparvero sulla fronte di Alan, colandogli fino alle guance: gli zombi erano aumentati di numero, uscendo persino dall'autobus messo di traverso fra alcune macchine.

(50° Parte)
     "Cosa ne dici?" fece Roger invitandolo a fuggire, l'apice della violenza sulla jeep sconvolse entrambi. Le sospensioni gemevano sotto la forza di tutte quelle braccia, sembrava volessero cappottare l'auto da un momento all'altro.
     Alan diede gas togliendo la frizione, l'auto faceva fatica a retrocedere fra la massa di corpi che ne rallentavano il movimento.
    Qualche zombi finì sotto le ruote perdendo l'equilibrio, altri si aggrapparono a qualsiasi appiglio capitasse, persino cofano e paraurti. Videro delle gambe spuntare da sotto il grande cofano, trascinate sull'asfalto e poi le mani perdere la presa.
      Il mezzo percorse decine di metri linearmente, sempre retrocedendo, infine girò bruscamente su se stessa. Il motore rombava fra l'esteso parcheggio infestato, poi il rumore scemò non appena fu ingranata la prima, fino a scomparire velocemente agli occhi delle creature.

Saryo alle 15:31 in: racconti, horror, in magazzino
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sabato, 02 febbraio 2008

"In magazzino" (47° - 48° Parte)

nano

Presto, ma molto presto, posterò un nuovo racconto Fantasy: "La grotta di Jeckjr". Chissà di cosa parlerà? Sto lavorando per voi!

 

 

(47° Parte)
   Sopra il tetto del magazzino, proprio sul parcheggio, ci fu uno sparo, seguito da urla. Cheap osservò il suo gruppo, il collega, e ci fu un attimo d'attesa: nessuno sapeva cosa fare.
   Alan era proprio vicino all'auto, Roger dalla parte opposta, gli altri due magazzinieri fermi con la borsa in mano.
   "Muoviamoci" disse Alan agli altri. Senza attendere passò vicino a Peter, entrando nella parte posteriore della jeep e afferrò il fucile. Cheap si mise davanti bloccandogli l'accesso al veicolo, il suo sguardo era serio.
    "Che intenzioni hai, signor so tutto sugli zombi" disse con tono di sfida.
    Le urla tornarono a farsi sentire, anche dei passi nelle loro vicinanze. L'attenzione di Alan si spostò su Cheap: "Non senti?" chiese con tono calmo, "c'è qualcuno lassù, forse ha bisogno di aiuto".
   Cheap non si mosse, assumendo un'aria provocatoria, ma Alan non l'accettò, passandogli di fianco ed entrando al posto di guida. Trovò Roger al suo fianco, che l'accolse con un sorriso velato, in mano stringeva la pistola ed aveva un'aria colma d'ansia.
   Gli altri rimasero nei pressi del container, mentre l'auto, con Alan e Roger, partì velocemente lungo la rampa per il grande parcheggio.

(48° Parte)
   "Non temere Alan, gli altri non corrono pericoli all'entrata, l'unica via d'accesso la stiamo percorrendo noi". La macchina risaliva veloce per quel percorso già fatto, dopo una lieve curva a destra sarebbero giunti al parcheggio.
    Alan premette il pedale del freno e l'auto si fermò stridendo. Gli occhi di entrambi scrutarono quella scena: due persone si muovevano, indietreggiando verso la fine del parcheggio. Un uomo puntava una pistola, una donna di giovane età era alle sue spalle, protetta da lui. Pochi metri ancora e avrebbero raggiunto un muretto: poi il vuoto li avrebbe accolti.
    C'era poco tempo per pensare, un gruppo nutrito di zombi li stavano circondando. I passi lenti ma costanti, senza espressioni sul viso, occhi nebulosi sulle prede e bocche voraci da sfamare.
    Alan schiacciò l'acceleratore e l'auto ripartì. Roger sapeva cosa avesse in mente e d'istinto si aggrappò al sostegno posto sopra la sua testa, le gambe rigide pronte all'impatto. La jeep prese velocità puntando sulle creature, le più vicine alla coppia in difficoltà.
   Tre sonori colpi, il cofano si abbozzò in tre punti in pochi istanti, tre creature vennero catturate dall'impatto e dalla velocità. Roger non vide nulla visto che chiuse gli occhi senza volerlo, con un riflesso incondizionato, ma Alan si gustò l'intera scena, il volo che fece fare ai primi tre zombi che aveva avuto a tiro, con una freddezza cinica.
    Alan, percorsi una cinquantina di metri, guardò dallo specchietto retrovisore, soddisfatto. I tre zombi giacevano a terra sbalzati dalla velocità, li vide giacere in una innaturale posa, le gambe scomposte erano ferme a terra, mentre i busti e le braccia riprendevano a muoversi.
    Roger si girò per guardare dietro, il loro ingresso aveva attirato gli sguardi delle altre creature, già voltate verso la jeep.
    "Ne facciamo fuori qualche altro?" chiese Alan inserendo la retromarcia. Roger annuì dicendo: "Aspetta che si avvicinino, che facciano un gruppetto...".
    La coppia di ragazzi ne approfittò per fuggire verso la discesa da cui era giunta l'auto, una sola occhiata fugace verso i salvatori, poi corsero verso la salvezza.

 

Saryo alle 14:36 in: racconti, horror, in magazzino
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