"Uno strano viaggio" (Terza parte)
Ecco la creatura, ecco Max! "Adesso cosa stiamo aspettando?” Max si grattò un orecchio con la zampa posteriore: Fra poche ore sorgeranno i tre soli, la luce inonderà tutto e sarà tempo per presentarti ad una mia conoscenza. Ma tu non temere straniero.
Jack sospirò, appoggiandosi al tronco di uno dei salici.
Ethel.
Jack sobbalzò: “Cosa?”
Sei finito sul mondo di Ethel, sottolineò Max.
L’uomo pensò a quel nome e a chi avrebbe dovuto incontrare, la fantasia gli si accese come un fiammifero: rifletté su una persona, forse una donna…oppure un uomo.
Una principessa, sarà curiosa di conoscerti, immagino.
Jack sorrise e si guardò intorno e, quando il suo sguardo s’incrociò con quello di Max, il cane scodinzolò.
Cosa c’è di più bello nell’entrare in un mondo nuovo e scoprirne la bellezza, il fascino. Jack non rispose, si limitò a fissare il piccolo cane capace solo di stupirlo con frasi che neppure la maggior parte degli esseri umani che aveva conosciuto, erano in grado di pensare. La quotidianità del suo mondo era di una sciattezza tale, che, di fronte a frasi dette con il cuore oppure con l’anima, si poteva rimanere solo che impressionati.
"Ma tu…” disse Jack osservando altre due lune che si levavano in cielo, “Qui a Ethel, siete tutti come te?”. I colori dei tre astri cominciarono a fondersi nel cielo e ne scaturì una luce strana ed affascinante: mai vista sulla terra, in nessuna delle città in cui era stato. Persino l’aurora boreale sembrava un semplice gioco di luci, rispetto a ciò che si andava a creare davanti ai suoi occhi.
Alcuni si, altre creature invece…sarebbe meglio non incontrarle, tenersi alla larga. Le parole di Max entravano nella sua testa fluide, quasi fossero suoi pensieri. Tuttavia, qualche istante prima che il cane gli mandasse i suoi messaggi, la sua mente diventava sgombra, vuota e pronta a recepire. A Jack gli parve una cosa naturale, forse indotta proprio da Max stesso e per lui ne era una prova tangibile. Non stava affatto sognando, accadeva tutto veramente.
"Lo sai cosa si dice dei cani nel mio mondo?” Max scodinzolò, poi si mise a terra, assumendo la posizione della sfinge. Jack notò quanto fosse bello, avrebbe detto che fosse di razza York-Shire, il muso pieno di peli biondi gli scendevano come baffi lunghi. I suoi occhi trasparivano dolcezza. L’uomo catturò l’attenzione del piccolo amico e disse: “Il migliore amico dell’uomo”. Prese fiato e: “Solo che…a volte molti cani vengono abbandonati a se stessi”.
Max emise un sospiro profondo, allungò avanti le zampe anteriori e vi appoggiò il muso. L’erba gli arrivava quasi all’altezza degli occhi, senza però dargli alcun fastidio. Jack gli appoggiò una mano sulla testa, lo accarezzò lentamente giungendo fino alla coda. Max ne rimase turbato, un fremito percorse il suo corpo, come una sorta di brivido. Cosa mi stai facendo? chiese. “Sono solo carezze” disse Jack quasi sbalordito, guardò Max e vide che ne voleva ancora, poi ancora e ancora.
Nessuno mi ha mai fatto una cosa simile. Jack scese con la mano fino alle zampe distese, poi gli massaggiò il collo e sotto il muso e vide che il cane socchiudeva gli occhi, fino a ridurli a due fessure. “Ti piace?”, ma Max non rispose perché sembrava assente, lasciando il corpo e i muscoli rilassati al piacere.
Parlami ancora dei cani del tuo mondo, disse Max lasciandosi ancora accarezzare dall’uomo. Jack osservò il cielo terso e pieno di colori, le tre lune erano alte e rischiaravano tutto il mondo di Ethel, donando forme e colori alle cose, alla vegetazione. La natura era colma di vita nuova, perfino l’aria sembrava diversa da quella della terra.
Jack accarezzò Max sopra le orecchie provocando in lui nuovo piacere, ma la voce dell’uomo parve senza tono: “I cani” disse, “Non parlano nel mio mondo, magari lo facessero”. Max si svegliò dal torpore e si sgrullò rumorosamente, poi si allungò tutto, sbadigliando.
"Sulla terra abbiamo tante razze di cani e di varie grandezze. Tu dovresti appartenere a quella media” disse Jack guardandolo negli occhi.
Come comunicate con loro?
"Bhé…spesso si fanno capire, assumono alcuni comportamenti da essere compresi. Poi sta ai loro padroni capirne il significato”. Max si girò sulla schiena contorcendosi, grattandosi il dorso sull’erba appena bagnata dall’umidità. Andò avanti così per alcuni minuti e senza badare alla presenza dell’uomo. Successivamente tornò vicino a Jack.
Vuoi dire che nel tuo mondo i cani hanno un padrone?, Jack rimase di sasso e ci pensò su: “Si. Anche se alcuni, dopo averne avuto uno, vengono messi in alcune strutture, finché non ne trovano un altro”. Jack fece una pausa, forse alquanto lunga, per tutte le informazioni non belle che stava dando.
"Non tutti gli uomini sono buoni, non tutti sono in grado di amare i cani, oppure altri animali”. Max recepì il messaggio, lo si poteva leggere nei suoi occhi, nella sua espressione intelligente. Guaì per qualche istante, come farebbero i cani sulla terra. Entrambi si fecero silenziosi.
Le luci e le fluorescenze delle tre lune s’infransero sul lago. Quei magnifici riflessi giunsero a Jack e Max quasi colpendoli. Gli astri cominciavano il lento declino, la lenta discesa verso la fine della notte e l’inizio del giorno, a cui Jack non aveva ancora assistito.
Manca ancora tempo…perché non mi fai ancora un po’... Jack interruppe il suo pensiero: “Carezze?”. Max si leccò il muso con la lingua rosa e umida, come farebbe un cane terrestre davanti ad una ciotola colma di cibo. Il cane si avvicinò a Jack, il suo alito era caldo ed umido, ma era piacevole quel calore sulla mano in una notte come quella.
"D’accordo” assentì l’uomo e prese in braccio la creatura confortandola con le sue attenzioni
Certo che…mi domandavo come facessero tutti i cani della terra a comunicare fra loro. Non che siano inferiori a me, questo mai. “Già” disse Jack e poi rise guardando Max. “Pensa se mi vedesse qualche terrestre, qualcuno del mio mondo…immagina cosa direbbe di me – guarda quel mentecatto che parla da solo come un cane – e invece io sto parlando con un cane”. Jack rise più forte e Max digrignò i denti, forse era il suo modo per esprimere ilarità.
Entrambi si ammutolirono e Jack si asciugò alcune lacrime scese lungo le guance e si fece serio. E dimmi, come passano il tempo i cani terrestri, non certo a raccontarsi quello che hanno fatto durante il giorno. Jack si sfregò una mano nell’altra e fece scendere Max dalle sue gambe: “Bhè, cosa fanno?” chiese ad alta voce l’uomo, come se lo stesse chiedendo a qualcun altro.
"Mangiano, dormono, sognano e fanno i bisogni per tracciare il loro territorio”. Fanno soltanto questo? Chiese Max, seduto proprio davanti a Jack. Solo il tono che il cane aveva usato verso di lui, l’indispettì inducendolo a rivedere ciò che aveva detto.
"Ricapitolando” mugugnò Jack facendo mente locale, “I cani della terra fanno molte cose: per esempio aiutano persone che hanno perso la vista, guidandoli verso un tragitto. Altri cercano persone scomparse fra boschi, montagne o quando avvengono disastri naturali. Ci affidiamo al loro fiuto e all’istinto, ci affidiamo a loro per cose che noi non riusciremmo mai a fare”.
Facciamo così disse Max, non nascondo che sono curioso del tuo mondo…poi, se tutti gli uomini fossero come te, non si dovrebbe vivere male sulla terra.
Jack sorrise alla proposta e fu lusingato dalle sue parole, tuttavia rispose: “Come puoi conoscermi, sono qui da quanto tempo? Pensi veramente che io sia una buona persona?”. Il cane si mosse, fiutò le sue mani, il suo avambraccio e poi si mise seduto.
Ho fatto un controllo gli disse, se il mio fiuto non m’inganna…sei una persona socievole, a volte timida. Hai pregi e difetti come qualsiasi creatura, hai buon cuore: si dice così?
Jack stava per interromperlo, ma Max abbaiò con una voce possente, per un cane della sua taglia. Quando vide di aver attirato la sua attenzione disse: So che non hai mai fatto del male a nessuna creatura, o animale, come li chiamate nel vostro mondo. Ogni cane capisce queste cose, solo che sulla terra non conosce modi per farvelo sapere. Puoi fidarti delle mie parole.
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