mercoledì, 28 novembre 2007
"In magazzino" (29° - 30° Parte)
(29° Parte)
Il container di ferro era situato sul fianco del muro, a due metri dalla fine del cunicolo. Il gruppetto si mosse in velocità, puntando un occhio costante verso l'ingresso. I rumori, le voci che provenivano dall'interno del magazzino, tenevano occupati i tre zombi.
"Hai visto? Un gioco da ragazzi!" disse Thomas dall'alto del container, mentre in due tiravano su a forza Alan.
Il ragazzo urlò...
Una mano aveva afferrato il suo piede, Alan si sentì ghiacciare il sangue in tutto il corpo: il viso pallido nello sforzo di issarsi su...
"Aspetta un attimo!"
Roger si affacciò puntando la pistola, mentre l'altro teneva le mani di Alan, i piedi oscillavano nel vuoto ed una piccola creatura era spuntata dal nulla: un bambino con il viso macchiato di rosso, gli occhi bianchi e lo sguardo assente...sembrava interessato al piede di Alan.
"Mi dispiace..." mormorò Roger, poi il proiettile uscì dalla canna della pistola, il corpo della piccola creatura franò a terra e la testa si piegò di lato.
"Un gioco da ragazzi?" disse sarcastico Alan osservando il suo piccolo aguzzino, immobile, liberato per sempre da quel morbo che lo avrebbe costretto a vagare in cerca di carne viva.
"Oh-oh. Pare che abbiamo visite. Il nostro spettacolino ha riscosso un po' di successo" affermò Roger.
"Voi trovate quel dannato codice, a quelli ci penso io" disse Alan, ancora fuori di sè per l'episodio appena accaduto.
I corpi di Gamberetta, del fratello e di Mark giacevano sotto i loro piedi, ancora avvolti nel tessuto bianco. Quasi li stavano calpestando.
(30° Parte)
"Venite qua, avvicinatevi...vi aiuterò io a ritrovare la pace eterna, a liberarvi dalla maledizione che incombe su di voi...". Le parole uscivano calde dalla bocca di Alan, in quella che poteva sembrare una paranoia da cecchino. Quelle frasi attirarono l'attenzione persino di Roger e Thomas, che, per qualche istante, si fermarono nell'affannata ricerca di quel codice.
In una strana pace interiore, Alan, giaceva appoggiato al bordo del conteiner, il fucile saldamente imbracciato e l'occhio fisso sul mirino. Vedeva le loro facce, studiava i loro lenti movimenti, i loro passi che apparivano quasi un dondolare continuo. Poi...BAM! Un colpo esplose.
Lo zombi donna, quella senza una mano, cadde a terra di lato, come se le fosse mancata la terra sotto i piedi.
"Adesso tocca a te! Avvicinati..." BAM! Un altro colpo.
L'uomo vestito in camicia e cravatta, sembrava aver avuto buongusto nell'abbinare colori e modelli. Adesso giaceva in terra come uno straccio. Gli occhi ancora aperti ed una grossa ferita alla testa: il sangue si riversava copioso sull'asfalto, allargandosi come una macchia d'olio.
Ne restava solo uno ed era quasi sotto il container.
"A questo ci penso io" disse Roger e si affacciò. Un colpo forte, un buco in fronte ed anche l'ultimo ostacolo se ne era andato.
Thomas si mise al fianco dei due, contemplava la scena sotto di loro: quattro cadaveri giacevano sul piazzale ed era solo l'inizio.
Il container di ferro era situato sul fianco del muro, a due metri dalla fine del cunicolo. Il gruppetto si mosse in velocità, puntando un occhio costante verso l'ingresso. I rumori, le voci che provenivano dall'interno del magazzino, tenevano occupati i tre zombi.
"Hai visto? Un gioco da ragazzi!" disse Thomas dall'alto del container, mentre in due tiravano su a forza Alan.
Il ragazzo urlò...
Una mano aveva afferrato il suo piede, Alan si sentì ghiacciare il sangue in tutto il corpo: il viso pallido nello sforzo di issarsi su...
"Aspetta un attimo!"
Roger si affacciò puntando la pistola, mentre l'altro teneva le mani di Alan, i piedi oscillavano nel vuoto ed una piccola creatura era spuntata dal nulla: un bambino con il viso macchiato di rosso, gli occhi bianchi e lo sguardo assente...sembrava interessato al piede di Alan.
"Mi dispiace..." mormorò Roger, poi il proiettile uscì dalla canna della pistola, il corpo della piccola creatura franò a terra e la testa si piegò di lato.
"Un gioco da ragazzi?" disse sarcastico Alan osservando il suo piccolo aguzzino, immobile, liberato per sempre da quel morbo che lo avrebbe costretto a vagare in cerca di carne viva.
"Oh-oh. Pare che abbiamo visite. Il nostro spettacolino ha riscosso un po' di successo" affermò Roger.
"Voi trovate quel dannato codice, a quelli ci penso io" disse Alan, ancora fuori di sè per l'episodio appena accaduto.
I corpi di Gamberetta, del fratello e di Mark giacevano sotto i loro piedi, ancora avvolti nel tessuto bianco. Quasi li stavano calpestando.
(30° Parte)
"Venite qua, avvicinatevi...vi aiuterò io a ritrovare la pace eterna, a liberarvi dalla maledizione che incombe su di voi...". Le parole uscivano calde dalla bocca di Alan, in quella che poteva sembrare una paranoia da cecchino. Quelle frasi attirarono l'attenzione persino di Roger e Thomas, che, per qualche istante, si fermarono nell'affannata ricerca di quel codice.
In una strana pace interiore, Alan, giaceva appoggiato al bordo del conteiner, il fucile saldamente imbracciato e l'occhio fisso sul mirino. Vedeva le loro facce, studiava i loro lenti movimenti, i loro passi che apparivano quasi un dondolare continuo. Poi...BAM! Un colpo esplose.
Lo zombi donna, quella senza una mano, cadde a terra di lato, come se le fosse mancata la terra sotto i piedi.
"Adesso tocca a te! Avvicinati..." BAM! Un altro colpo.
L'uomo vestito in camicia e cravatta, sembrava aver avuto buongusto nell'abbinare colori e modelli. Adesso giaceva in terra come uno straccio. Gli occhi ancora aperti ed una grossa ferita alla testa: il sangue si riversava copioso sull'asfalto, allargandosi come una macchia d'olio.
Ne restava solo uno ed era quasi sotto il container.
"A questo ci penso io" disse Roger e si affacciò. Un colpo forte, un buco in fronte ed anche l'ultimo ostacolo se ne era andato.
Thomas si mise al fianco dei due, contemplava la scena sotto di loro: quattro cadaveri giacevano sul piazzale ed era solo l'inizio.






