mercoledì, 31 ottobre 2007

"In magazzino" (17° - 18° Parte)

                                                                      


           (17)
 
Nessuno disse nulla. Nessuno voleva parlare, non dopo quello che era successo sotto gli occhi di tutti.
  "Datemi un altro colpo" disse Alan al proprietario del fucile. L'uomo attese qualche istante, poi estrasse un proiettile dalla cartucciera e glielo passò.
  "Cosa vuoi fare?" chiese Roger. Il suo sguardo era fisso sul corpo del collega, immobile sul cemento: una pozza di sangue si andava allargando dietro la nuca e si univa a quella delle altre ferite.
  "Quello che va fatto. Mi dispiace per il vostro collega! Ma...", Alan avanzò verso Mark, almeno ciò che ne restava. "fra poco si risveglierà, ma non riconoscerà nessuno di noi".
  Alan si portò davanti al suo corpo, il fucile stretto sulla mano destra: la larga canna corta era puntata sulla testa.
  Mark si mosse, come se stava prendendo conoscenza. Le sue mani tentavano di tirare su il suo corpo malandato.
  Un altro boato fece chiudere gli occhi a tutti, per una frazione di secondo, e Mark tornò nella posizione precedente, i muscoli rilassati.
  "Chissà quanti ce ne saranno di questi cosi in giro" disse Thomas guardando il piazzale, i tre corpi riversi in terra, un po' ovunque. Le macchie del sangue presto si sarebbero asciugate, modificando quel colore grigio in una sfumatura più macabra.

                                               (18)
  "Bhè, cosa si fa adesso?" chiese la guardia giurata, quella più bassa. Rivolse la domanda al gruppo, avvicinandosi ad Alan per riappropriarsi dell'arma.
  "Non possiamo lasciare i corpi qui" intervenne Roger, "buttiamoli dentro a quel container, avvolti in qualche telo". Alan annuì, anche Thomas e Peter erano d'accordo con il collega e rientrarono nel magazzino per prendere l'occorrente.
  Una delle due guardie si armò di estintore e spense quel principio d'incendio che proveniva dal loro blindato: la schiuma imbrattò l'intero cofano, soffocando le fiamme ed i fumi che ne uscivano.
  "Cosa sarà successo nel negozio?" si chiese Peter ad alta voce. Lui e Roger stavano avvolgendo un corpo alla volta in alcuni teli bianchi. Si fermarono ad osservarli con il ribbrezzo che affiorava nei loro visi: gli occhi delle creature...erano mutati. I colori delle pupille, dell'iride, erano opachi, ricordavano tanto della gelatina.
  Uno ad uno i corpi vennero nascosti dai teli bianchi ed appoggiati alle pale del muletto. Si avviarono tutti e sei verso il container, come fosse una veglia funebre, attenti che le vibrazioni dell'asfalto non li facessero cadere.
  All'improvviso, una delle guardie giurate, quella più alta, disse: "Il negozio ne è pieno. Siamo fuggiti da lì. Eravamo andati a prendere l'incasso nel retro, proprio dove c'è la sala mensa".
  Alzarono le pale del muletto e fecero scivolare all'interno i tre corpi, adagiati fra polistirolo e plastica e cartoni, lentamente, con un po' di sensibilità.
  Le pale gialle del muletto tornarono a terra e tutti i loro sguardi si soffermarono sull'uomo che aveva appena parlato.
Saryo alle 14:53 in: racconti, horror, in magazzino
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sabato, 27 ottobre 2007

"In magazzino" (15° - 16° Parte)





                                                     (15° Parte)
  Uscirono tutti e cinque, Mark in testa al gruppo. La luce del giorno l'infastidì un poco.
   Si pietrificarono.
  "Dite qualcosa, vi prego!". Due uomini armati di fucile e pistola stavano fermi davanti a loro, tremanti.
   Al centro del vasto piazzale c'era un furgone blindato, era girato su un fianco e dal cofano anteriore usciva una colonna di fumo, che si disperdeva nel cielo azzurro.
  Alan osservò i due: dalla divisa che indossavano gli parvero guardie giurate, indossavano il giubotto antiproiettile.
  Gli uomini in blue puntarono le armi, quello più basso della coppia caricò il suo fucile a pompa: "Parlate...dannazione!".
  Mark fu il primo a svegliarsi dalla sorpresa, a reagire...
  "Ok ok..." disse muovendo le braccia, attirando l'attenzione di quello più basso. "Cosa devo dire?" chiese al suo indirizzo.
 Cessò l'allarme, le due guardie abbassarono le armi e la tensione diminuì. "Scusate, ma credevamo foste...insomma...". Alan entrò nel discorso: "Degli zombi?"
 Mark urlò improvvisamente e cadde a terra. Gli uomini armati sussultarono, la scena si era svolta proprio davanti ai loro occhi, senza alcuna possibilità di reagire.
  Alan e gli altri si voltarono verso di lui, solo per scappare più in là, senza poter intervenire: era troppo tardi.

                                            (16° Parte)
  Gamberetta e Forrest Gump erano sopra Mark, entrambi stavano cibandosi del magazziniere, il più vicino a loro non appena erano usciti dal magazzino.
  Gli zombi erano lenti, ma quasi inarrestabili.
  Alan fu il primo ad intervenire, le urla di Mark erano strazianti nell'orrore che stava degenerando. Gli altri si erano allontanati di vari metri, mettendosi in salvo.
  Qualcuno si voltò, una scena troppo raccapricciante per poterla osservare.
  Alan strappò il fucile dalle mani della guardia più bassa. Caricò due cartucce in canna e prese la mira. 'Devo mirare alla testa' si disse, trattenendo il respiro.
  Scrutò la scena, vide i due mostri sopra Mark: il suo corpo ormai inerme subiva strattoni da entrambe le parti. Il sangue usciva copioso da tutte le ferite riportate da quell'aggressione.
  Vide Gamberetta con il viso quasi tutto rosso, non si comportava da essere umano, agiva da animale, un insaziabile animale in cerca di cibo.
  Un boato percosse tutti, il corpo della ragazza cadde indietro, come investita da un autobus in corsa.
  Un altro boato, e il fratello seguì la sorte di sua sorella: entrambi i corpi, o ciò che ne restava dopo le due fucilate, rimasero a terra, inermi.
Saryo alle 15:21 in: racconti, horror, in magazzino
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mercoledì, 24 ottobre 2007

"Il magazzino" (13° - 14° parte )





                                             (Parte 13)

  "Oh cazzo! Vengono verso di noi!" esclamò Roger. A mente contò i passi che li dividevano dalle creature, erano lenti, tremendamente lenti.
  Alan tacque, però indietreggiò di qualche passo senza togliere lo sguardo dai due mostri.
  Il panico, il puro terrore, si stava impadronendo dei loro corpi. La mente sarebbe dovuta essere sgombra, libera per poter agire: ma con cosa? A mani nude?
  "Qual'era il tuo piano? Distrai lo zombi e scappa?". Roger si maledì di aver seguito Alan all'interno del magazzino, aveva un brutto presentimento, non sapeva come difendersi. 'Siamo in quattro contro due di loro' pensò, ma non c'era molto tempo per riflettere.
  Peter e Thomas erano al fianco di Alan, Roger indietreggiava ad un paio di metri, continuamente.
  "Mark! Che aspetti? Mettiti in salvo! Arrampicati!". Il coro di voci fu unanime. Mark non si mosse, forse a causa dello shock: erano arrivati fin quasi a toccarlo. L'alito dei due zombi era nauseabondo, lo si poteva sentire anche a metri di distanza, la carne non ancora, era come quella delle persone decedute da poco, ma molto presto avrebbe dato le prime avvisaglie.
  "Che diavolo aspetti? SCAPPA!" urlò Alan verso di lui, cercando di scrollarlo.
   Roger sentiva le gocce di sudore entrargli nella maglietta, scivolare giù. Aveva la fronte bagnata, le mani sudate ed il respiro incontrollabile. Quattro mani si allungavano verso di lui, cercando di afferrarlo. I due zombi seguivano i suoi movimenti, i suoi passi: era la loro preda.
   Roger non emise un fiato, non ne ebbe il tempo. Sentì quei versi, quegli strilli che gli entravano in testa, sempre più forti. Si ritrovò in terra, senza fiato per la caduta, senza fiato per la sorpresa e agguantato ad una gamba. Le urla dei compagni, quella specie d'incitamento a rialzarsi. Un calcio in faccia alla ragazza e lei cadde indietro, senza opporre resistenza. L'uomo, ciò che era rimasto del fratello, insomma di Forrest Gump, gli fu addosso, quasi vicino alla gola.
   Roger sentiva tutto, il sangue rappreso sul suo corpo, il suo fetido alito, la forza della creatura che voleva sopraffarlo.
  Un osso rotto, un "crack" di un arto di Forrest Gump, non aveva fermato quell'animale dal suo intento. Cercò di divincolarsi...
 
                                             (Parte 14)

La bocca di FORREST GUMP si aprì, le sue mani tiravano la maglia di Roger con violenza, un sibilo uscì dalla sua bocca avvicinadosi al suo collo. Le urla di Roger si elevarono fra le pareti del magazzino, le sue gambe si muovevano come per un attacco epilettico, come se provasse spasmi.
  La testa dello zombi andò indietro, come se una forza invisibile la tirasse a sè: due piccole mani spuntarono fra i capelli della creatura. Lo zombi cadde in terra goffamente, senza riparasi dall'urto e Gamberetta si fece avanti sulla sua preda, bramandone la carne.
  Uno stridio di gomme proveniva dall'esterno del magazzino, ne seguì un forte boato. I vetri delle varie finestre tremarono per alcuni secondi, le travi di ferro vibrarono.
  Il panico dilagò nel magazzino.
  Mark comparve dalla semi-oscurità, correva ed urlava in preda ad un attacco di panico. Il viso bianco ed i suoi occhi: una maschera d'orrore puro. I due zombi erano disorientati, le due prede, quelle alla loro portata, stavano fuggendo.
  Roger approfittò della confusione e sgusciò verso l'uscita, ansimando. Mark schivò Gamberetta e suo fratello sfruttando la velocità, l'effetto sorpresa.
  Le luci dell'intero magazzino si spensero per alcuni secondi, riaccendendosi subito dopo: i neon emisero dei sordi rumori.
  Qualcuno urlò dall'esterno, del fumo nero e denso si levava dal piazzale, oscurando la luce del sole.


Saryo alle 17:01 in: racconti, horror, in magazzino
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sabato, 20 ottobre 2007

"In magazzino" (Parte 11 - 12)




                                     (Parte 11)
  "Vedo con piacere che vi siete ripresi!". Quella voce tremolante proveniva dalla bocca di Mark. Da una finestra, posta a quattro metri sulla parete che dava verso l'esterno, giunse luce solare. Il fascio chiaro toccava il pavimento di cemento, Gamberetta e suo fratello l'attraversarono ed i loro corpi, i loro volti, ne furono illuminati.
  Mark urlò senza accorgesene, lo sguardo fisso sui loro visi: gli occhi spenti, occhiaie scure, che lo fissavano. Le braccia si alzarono di poco, puntando verso l'uomo che aveva parlato. Il sangue rappreso macchiava i vestiti di entrambi. Il corpo sarebbe stato sicuramente freddo e la circolazione del sangue inesistente, aveva pensato Alan.
  "Scappa!" urlò quest'ultimo. Il gruppo si sparpagliò, avvicinandosi all'uscita, avrebbero avuto più vie di fuga.
  Mark indietreggiò verso l'interno del magazzino, seguito lentamente dalle due creature: non erano più esseri umani, questo era chiaro a tutti.
  "Porca puttana! Che volete?!?" gli inveì Mark, mentre retrocedeva verso la fine del magazzino. Con le mani sfiorava il metallo, le alte sbarre che salivano fino al soffitto, a quasi una decina di metri di altezza. "Non mi toccate, aiuto!", la voce si perdeva nell'ampio locale, gli altri guardavano dall'ingresso, senza sapere cosa fare, senza poter fare niente. Il terrore, la paura si erano impossessati di ognuno di loro, li governavano rendendoli inermi davanti a una scena così agghiacciante.
  Le creature emisero dei suoni, dall'esterno erano quasi udibili e mettevano davvero paura.
  "Che facciamo?" chiese Peter, gli occhi di tutti erano puntati verso l'interno dove si vedevano appena quei mostri, con quei movimenti goffi e lenti: un piede per volta verso la preda impaurita. Poiché le due creature la sentivano quella paura che ognuno di loro provava, la seguivano istintivamente perché avevano fame di carne, di muscoli, di pelle.
                                            
                                              (Parte 12)
  "Seguitemi, ho un'idea!" disse Alan, non tutti ne erano convinti, solo Roger aveva seguito i suoi passi.
  "Volete che muoia? Volete che diventi come quei due zombi?". Il sangue di Alan per un istante si gelò, era la prima volta che aveva pronunciato quella parola: ZOMBI. L'aveva sempre sentita dire nei film, da attori ben pagati, nei retroscena e nei dietro le quinte e mai si era sognato di dirla nella REALTA'.
  Alan e Roger entrarono, varcando il grande ingresso a saracinesca, lentamente. Videro Mark quasi al muro, chiuso in un vicolo cieco, con Gamberetta e suo fratello Forrest Gump che lo avevano seguito. Era circondato.
  Alan inspirò e si avviò verso di loro, dietro un paio di metri lo seguiva l'altro: "Allora, qual'è il tuo piano? Ci facciamo mangiare noi? Due sono meglio di uno?". La voce di Roger tremava, nessuno poteva accorgesene, tanto meno chi aveva appena parlato.
  "Fai più casino che puoi: urla, impreca, o sbatti le mani sulle pedane. Insomma! Attira la loro attenzione"
  "Hei!!! Bastardi!" urlò Alan, la voce gli uscì alta e tremula. Diede un calcio alla prima sbarra di ferro che avesse a tiro. Una parte della fila tremò, vibrò sonoramente.
  "Venite a prendermi?" continuò Roger, "Non siete altro che carne andata a male, la carne per cani è più buona di voi!". Thomas e Peter li raggiunsero. Adesso erano in quattro e si fecero più coraggio.
  "Guarda che mica li devi offendere" ribadì Alan, "quelli non lo sanno cosa stai dicendo".
  I due zombi si fermarono, qualcosa di gutturale sfuggì dalle loro bocche e lentamente si girarono. I loro occhi puntarono su nuove prede, su quattro nuove prede.
 
Saryo alle 13:27 in: racconti, horror, in magazzino
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mercoledì, 17 ottobre 2007

"In magazzino" (decima parte)

"Quando all'inferno non ci sarà più posto..." disse Alan con tono serio, "...i morti cammineranno sulla terra".
  "E' una delle frasi dell film, giusto?" gli chiese Thomas. Quest'ultimo non rispose, chinò solo il capo rispondendo affermativamente. La tensione saliva, nessuno sapeva cosa fare, se restare in magazzino e magari chiudere tutto, oppure...
  "Cazzo! Io non resisto qua dentro, voglio andarmene...ho una famiglia, una moglie. Non so cosa gli sia successo". Thomas era irrequeto, come tutti del resto. Non si poteva nemmeno parlare di paranoie, tutti erano agitati, ma qualcuno riusciva a mascherarlo meglio di altri.
  Un lamento! Qualcuno si stava risvegliando...
  Tutti si alzarono in piedi dai posti che occupavano mentre erano in attesa. Due persone, due sagome ferme davanti alle pedane dei materassi. Sembravano manichini, la pelle bianca, gli occhi un po' infossati. Guardavano senza parlare, nessun movimento di gambe e braccia, nessuna parola.
  "Come state?" urlò Mark. La distanza si poteva calcolare in una decina di metri, la sua voce riecheggiò all'interno del magazzino, nessun altro rumore si udiva, nè all'esterno e nè all'interno.
  Nessuna risposta.
  I due corpi si mossero verso di loro, lentamente. Un passo dopo l'altro, le braccia portate più avanti come per darsi una direzione. Fra loro s'ignoravano, l'unica attenzione veniva rivolta verso quelli ancora VIVI.
Saryo alle 04:55 in: racconti, horror, in magazzino
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sabato, 13 ottobre 2007

"In magazzino" (nona parte)





 "Ma dai...ci sta prendendo per il culo!" cianciò Mark, i suoi occhi vagavano in cerca di appoggio. "e poi...chi l'ha mai visto quel film? Gli horror non mi sono mai piaciuti, mi hanno sempre dato fastidio...tutto quel sangue!"
  "Fate come vi pare, siete liberi di non credermi. Ma voi non sapete che inferno c'è in città, ho visto anche le camionette dei militari: interi reparti si stanno preparando a contenere quel dannato virus. Basta poco..."
  "Il sangue, vero?" chiese Roger al nuovo arrivato.
  "Basta essere feriti, morsi da quei mostri, e diventi uno di LORO". Alan si appoggiò al tavolo del pc, flettendo il piano della tastiera. Il suo sguardo scese in basso, fino alle sue scarpe macchiate di rosso.
  "Ne ho investiti molti" ammise. "C'è un bagno da queste parti?". Istintivamente osservarono tutti le scarpe di Alan: marroni e striate di rosso scuro. Trattenne a stento delle lacrime, forse dovute alla tensione, al terrore di essere preso da LORO.
  Scese del silenzio imbarazzante, mentre Thomas mostrava ad Alan come raggiungere il bagno.
  "Ma voi gli credete veramente?" chiese infine Mark agli altri due. Roger non sapeva che dire, non sapeva cosa fare.
  Peter, dal canto suo, organizzò un piano nella sua mente: "Qualunque cosa sia successa...devo avvisare i miei, la mia ragazza...non so chi altro". Attese un solo secondo e poi sbottò. "Non è possibile che questa dannata radio non funzioni più!!!" urlò dirigendosi verso l'apparecchio. Il volume era basso, sempre costante era il fruscio di sottofondo.
  Peter si mise a girare la manopola nera con frenesia, senza darsi per vinto, in entrambi i sensi, mormorando strane frasi quasi incomprensibili. Il volume, ora, era più alto.
  Fruscio, solo fruscio. Il ragazzo sembrava un ladro intento a scoprire la combinazione di una cassaforte, girando a caso e lentamente.
  "Non uscite dalle vostre case!" disse una voce dalle casse appese ai due lati dell'ingresso. Si fermarono tutti. Alan e Thomas tornarono indietro, catturati da quella frase.
  "Non vi fidate di nessuno, chiunque abbia riportato delle ferite nelle aggressioni, è infetto. Non sarà più un parente, un familiare o un amico, vi ucciderà, vi farà del male".
  La voce era senza inflessioni, una voce quasi neutra, come quella dei caselli autostradali. Alan osservò i nuovi amici, quasi provava una certa soddisfazione, ma solo per un istante.
 "Scappate dalle città, mettetevi in salvo nelle campagne, dove c'è possibilità di organizzarsi. Piccoli gruppi e che ognuno di voi controlli l'altro. Se il virus infetterà anche voi, la vita sulla terra terminerà".

Zombi









Preparatevi!
Stanno per arrivare.
Saryo alle 15:25 in: racconti, horror, in magazzino
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mercoledì, 10 ottobre 2007

"In magazzino" (ottava parte)

  La mano tremante stringeva il bicchiere di plastica, Alan bevve quasi tutto d'un fiato il suo caffé, nonostante fosse caldo e fosse agosto.
  Erano le 09:30 di mattina, le mosche ronzavano all'interno del magazzino cercando refrigerio, posandosi sulle pedane di legno. Le cicale cantavano la loro nenia senza che ormai nessuno ci facesse caso. E Alan prese coraggio e riorganizzò le idee ancora confuse...
 Tutti attenti, pendevano dalle sue labbra, tranne il ragazzo con la sorella, che giacevano sopra i materassi, sempre nella stessa posizione.
 "E' cominciato tutto stanotte, credo" disse Alan, osservando gli interlocutori, posando lo sguardo su ognuno di essi.
  "Liti fra persone. Una sorta di pestaggi..." deglutì: "...cannibalismo".
  Silenzio.
  Roger tentò di protestare, ma Alan lo zittì con un gesto della mano. "Avete mai visto il film di Romero? Si,cazzo! Quello sugli zombi?".
  Attese qualche attimo, solo perché loro potessero realizzare questa idea assurda. "La malattia, quel cazzo di virus...insomma...è inarrestabile. Arriverà presto anche qui, che non c'è niente, ma lo porteranno loro. Ne basta uno solo di contagiato, ed il gioco è fatto". Li osservò fissi, "Noi siamo fatti".
Saryo alle 14:28 in: racconti, horror, in magazzino
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sabato, 06 ottobre 2007

"In magazzino" (settima parte)

  Un'altra macchina sopraggiunse e parcheggiò quasi davanti all'ingresso del magazzino, non aveva varcato il cancello lentamente, tutt'altro. Era sfrecciata davanti ai quattro ragazzi evitandoli per un soffio, sbandando e quasi urtando la Passat verde.
  Il motore era ancora acceso e l'uomo non scendeva dall'auto, sembrava in stato di shock: sguardo fisso avanti e mani che continuavano ad afferrare il volante in una morsa ferma, costante.
  "Ci penso io, a questo stronzo!" disse Thomas, alquanto agitato.
  I tre lo osservarono andare verso quella spider rossa. Era una bellissima macchina: era. Lo era stata, forse un tempo, se non avesse avuto tutte quelle ammaccature sulla carrozzeria, i vetri incrinati e la cappotta strappata in più punti.
  "Ehi, signore!" urlò al suo indirizzo Thomas. La distanza fra lui e la macchina diminuiva, più diminuiva e più Thomas diveniva dubbioso. Proseguì andando lungo il lato sinistro, raggiungendo la portiera.
 "Dico, ma non ci hai visti? Ci mancava poco che facevi carambola" ruggì il magazziniere all'indirizzo del guidatore, non ottenne nessuna risposta. Thomas si mise quasi in ginocchio raggiungendo la sua stessa altezza, faccia a faccia e l'osservò per qualche secondo. La sua maglietta nera con una strana scritta: "Pensiero Vagante", quello strano disegno che raffigurava un personaggio Fantasy: Il Druido.
  A quel punto capì, cambiò tono, gli diede coraggio: "Ehi amico, è tutto finito. Non hai da temere niente quì. Anzi, saremmo ansiosi di sentire cosa ti è successo".
  Il respiro del tizio cambiò e gli occhi si mossero su Thomas, come se cercassero di capire se stava dicendo il vero. Tentò di aprire la bocca, di proferire parola, ma, al primo tentativo, gli uscì solo un convulso balbettio.
  "Mi-mi...chiamo Alan" disse e fu un gran passo avanti.
  Varcarono l'ingresso tutti e cinque, tutti alla macchinetta del caffé, serviva qualcosa di caldo e di forte. Ognuno di loro sapeva che c'era qualcosa che non andava, adesso era giunto qualcuno con risposte: Alan.
Saryo alle 11:56 in: racconti, horror, in magazzino
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mercoledì, 03 ottobre 2007

"In magazzino" (sesta parte)

  "Un incidente" disse la ragazza a mezza bocca. Roger udì quelle parole e si avvicinò a lei, l'avevano sdraiata sopra una pedana di materassi, i più confortevoli che avessero. Lei non disse altro perché non era cosciente, sembrava rilassata adesso. Mark e Thomas la osservavano, guardando poi il fratello, anch'egli versava nella stessa condizione. Il suo corpo giaceva sopra la pedana affianco, gli occhi chiusi, ma la sottile pelle sopra le palpebre, mostrava una certa attività. Il movimento delle sue mani si trasformava in scatti di nervi.
  "Un incubo" constatò Thomas visibilmente preoccupato, "Cosa facciamo?".
  "Le linee sono interrotte, la linea interna del negozio suona libera, non risponde nessuno e questa cazzo di radio è morta" disse Roger, sconsolato.
  "Venite a vedere!" urlò Peter dall'esterno del magazzino.
  Corsero tutti fuori, ma Roger, prima di seguire gli altri, diede un'ultima occhiata ai due feriti.
  "Guardate la macchina", Peter stava in ginocchio per esaminare meglio il paraurti della passat, indicò la vernice, una strana macchia rossa e le ruote anteriori.
  "L'incidente" tuonò Peter, come se fosse giunto ad una conclusione: "Hanno avuto un incidente!".
  "E allora?" s'intromise Mark cercando di capire. "Hanno investito qualcuno" aggiunse Peter, "Questo è sangue fresco".
  "Non lo toccate" li ammonì Roger, "C'è qualcosa che non mi quadra. Siamo isolati e dal negozio non mi risponde nessuno: la rete dei cellulari è inesistente, e, in più, non possiamo muoverci da qui".
Saryo alle 15:34 in: racconti, horror, in magazzino
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martedì, 02 ottobre 2007

La grotta Nascosta

  Un giorno raccontai una storia ad una bambina che più o meno diceva così:
  C'era una volta un'isola, il suo nome era "Greenworld".
  Sulla costa a nord la sabbia era bianca, dai granelli candidi e scintillanti. Dove essa moriva e nasceva il mare,  sorgeva una montagna dal colore grigio. Era liscia e porosa a tratti. Le onde costanti e i venti tiepidi e forti la modellarono, come farebbe uno scultore con un pezzo di marmo.
  Così nacque una grotta scavata al suo interno.
 Immagina i bagliori di una luna quasi argentea che si espandono sull'acqua che entra nella caverna...
   Allora immagina anche tre moli ed una decina di barche da pesca.
  Poi due delfini che entrano attraverso un'insenatura che dall'esterno neanche si nota.
  Ghirby e Froly sono i loro nomi.
Durante la notte, in alcune ore ben precise, l'astro che nasce con i suoi bagliori argentei, entra prepotente attraverso la piccola finestra.
  Un bagliore invade l'intera "Grotta nascosta" (questo è il suo nome), così inaspettato è il fascio di luce che s'infrange sul placido pelo d'acqua e riflette sulle pareti di roccia.
  Bhé, il colore d'argento è un colore nobile, quasi rapisce lo sguardo di coloro che osservano: pescatori. Lavorano le reti, le matasse, per poi uscire e lavorare.
  Una vita dura la loro, una vita vissuta di notte e lontano dalla famiglia, che attende il loro ritorno.
  Ma quando la passione per un lavoro è tanta, si fanno anche molti sacrifici.
  Questa è "La Grotta nascosta", scavata sapientemente dalla natura, poi, i Pescatori del "Villaggio di Turn", l'hanno plasmata per ciò che è adesso.
  L'interno di una grossa roccia alta quasi cento metri  nasconde il tesoro più grande che quei pescatori avessero mai avuto: il piccolo porto e le loro barche da pesca.

grotta nascosta
Saryo alle 17:35 in: fantasy, greenworld
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