mercoledì, 31 ottobre 2007
"In magazzino" (17° - 18° Parte)
(17)
Nessuno disse nulla. Nessuno voleva parlare, non dopo quello che era successo sotto gli occhi di tutti.
"Datemi un altro colpo" disse Alan al proprietario del fucile. L'uomo attese qualche istante, poi estrasse un proiettile dalla cartucciera e glielo passò.
"Cosa vuoi fare?" chiese Roger. Il suo sguardo era fisso sul corpo del collega, immobile sul cemento: una pozza di sangue si andava allargando dietro la nuca e si univa a quella delle altre ferite.
"Quello che va fatto. Mi dispiace per il vostro collega! Ma...", Alan avanzò verso Mark, almeno ciò che ne restava. "fra poco si risveglierà, ma non riconoscerà nessuno di noi".
Alan si portò davanti al suo corpo, il fucile stretto sulla mano destra: la larga canna corta era puntata sulla testa.
Mark si mosse, come se stava prendendo conoscenza. Le sue mani tentavano di tirare su il suo corpo malandato.
Un altro boato fece chiudere gli occhi a tutti, per una frazione di secondo, e Mark tornò nella posizione precedente, i muscoli rilassati.
"Chissà quanti ce ne saranno di questi cosi in giro" disse Thomas guardando il piazzale, i tre corpi riversi in terra, un po' ovunque. Le macchie del sangue presto si sarebbero asciugate, modificando quel colore grigio in una sfumatura più macabra.
(18)
"Bhè, cosa si fa adesso?" chiese la guardia giurata, quella più bassa. Rivolse la domanda al gruppo, avvicinandosi ad Alan per riappropriarsi dell'arma.
"Non possiamo lasciare i corpi qui" intervenne Roger, "buttiamoli dentro a quel container, avvolti in qualche telo". Alan annuì, anche Thomas e Peter erano d'accordo con il collega e rientrarono nel magazzino per prendere l'occorrente.
Una delle due guardie si armò di estintore e spense quel principio d'incendio che proveniva dal loro blindato: la schiuma imbrattò l'intero cofano, soffocando le fiamme ed i fumi che ne uscivano.
"Cosa sarà successo nel negozio?" si chiese Peter ad alta voce. Lui e Roger stavano avvolgendo un corpo alla volta in alcuni teli bianchi. Si fermarono ad osservarli con il ribbrezzo che affiorava nei loro visi: gli occhi delle creature...erano mutati. I colori delle pupille, dell'iride, erano opachi, ricordavano tanto della gelatina.
Uno ad uno i corpi vennero nascosti dai teli bianchi ed appoggiati alle pale del muletto. Si avviarono tutti e sei verso il container, come fosse una veglia funebre, attenti che le vibrazioni dell'asfalto non li facessero cadere.
All'improvviso, una delle guardie giurate, quella più alta, disse: "Il negozio ne è pieno. Siamo fuggiti da lì. Eravamo andati a prendere l'incasso nel retro, proprio dove c'è la sala mensa".
Alzarono le pale del muletto e fecero scivolare all'interno i tre corpi, adagiati fra polistirolo e plastica e cartoni, lentamente, con un po' di sensibilità.
Le pale gialle del muletto tornarono a terra e tutti i loro sguardi si soffermarono sull'uomo che aveva appena parlato.







