lunedì, 29 giugno 2009

"Tutto in una notte"

Chalet2Charles Evenmoore fu l'ultimo ad arrivare a destinazione, cioè allo splendido chalet di montagna che usavano ogni anno per fuggire dalle città. L'unico rumore era quello del motore dell'auto, che aveva spinto gli altri ad uscire da quella tana calda e accogliente.

“Pensavamo non arrivassi più” esordì Brigitte Colt raggiungendolo per un abbraccio. Alcuni lumi appoggiati agli scorrimano in legno si dimenavano per una folata di vento gelido e secco, ma in quel luogo non si stava poi così male, il freddo era differente da quello di città e l'aria era pulita e fresca.

“Non me lo sarei perso per nulla al mondo, questo incontro” rispose Charles ancora avvinghiato alla ragazza, poi chiuse la portiera della macchina. David Callbrun ed Eloyse Rupert attendevano pazienti dalla piccola veranda coperta dal tetto dell'abitazione.

“Ci vediamo una volta l'anno ma ti fai sempre desiderare, vero?”. La voce di David era sarcastica, come lo era la domanda.

“In effetti non credo di essere mai cambiato, è più forte di me. Mi piace che gli altri aspettino il mio arrivo.” rispose sorridendo, dopo averci pensato per qualche istante. Prima di salire i due gradini del patio, Charles si fermò ad ascoltare il silenzio del luogo. Il cielo era macchiato di stelle mentre la neve rifletteva la luce più tenue; il vento muoveva le cime più alte ed esili degli abeti che li circondavano. Inspirò un paio di volte a pieni polmoni quell'aria di dicembre.

“Felice di rivederti” lo accolse Eloyse con un abbraccio.

La porta di legno cigolò sui cardini, a parte quell'insignificante difetto, l'interno era come se lo ricordava: un ambiente caldo e accogliente. Un solo piano che conteneva tutto quello di cui potevano aver bisogno.

“Vino o birra?” chiese David afferrando una bottiglia e mostrando un barilotto di birra alla spina.

“Il vino è italiano, marca Illuminati d'Abruzzo, che è anche un ottimo vino per questo periodo!” aggiunse Brigitte afferrando la bottiglia. “Vogliamo che sia un venerdì speciale.”.

“Solo perché questa volta tocca a me cominciare?” chiese Charles spogliandosi del cappotto e cercando di sfoderare un sorriso smagliante.

“Può darsi!” disse Eloyse mettendosi seduta a tavola.

“Ragazzi non ho pensato a nessuna storia” ammise Charles osservando i loro volti, sperava solo che non ci rimanessero troppo male, sarebbe stata la sua prima volta presentarsi senza una storia da raccontare. Si mise seduto sulla panca, accanto all'amica, e si arrotolò le maniche della camicia azzurra: la temperatura dello chalet era piacevolmente calda. Nel camino, davanti al tavolo, scoppiettava della legna secca.

Optarono per la bottiglia di vino rosso, che si abbinava bene con della carne cotta alla brace, mentre i quattro chiacchieravano di quello che combinavano il resto dell'anno. Charles, l'oratore di apertura per i loro incontri, era piuttosto taciturno. C'era un'idea che non lo aveva mai abbandonato da un paio di giorni: per la verità si trattava di un sogno che lo aveva lasciato sgomento per molte ore, dato che era di un paio di notti fa.

“Forse riesco a salvare la mia faccia.” disse Charles, versando del vino nei quattro bicchieri. “Prosit!” e mandò giù un paio di sorsi. L'attenzione dei tre amici fu calamitata da quell'esclamazione inattesa.

“Comincia pure, allora” lo invitò David incrociando lo sguardo con il suo, “vediamo se riesci a spaventarci come hai sempre fatto.”.

“Sà di sfida!” s'intromise Eloyse.

La storia ha inizio in un albergo in cui si ritrovano molte persone, fra cui un certo Charles – che potrei non essere io – ma che è il personaggio principale.”.

“Cos'è una storia vera?” chiese Brigitte interrompendolo. Lui non si scompose, distogliendo lo sguardo dal bicchiere con ancora del vino dentro, quel colore rosso rubino gli aveva fatto ricordare...

“Non importa” disse, “comunque no, non credo sia una storia vera, o almeno...spero non lo sia.”.

Charles tornò a fissare intensamente quel colore.

Charles si osservò intorno, non appena aveva messo piede nella hall. Un tappeto rosso bordot ricopriva l'intero pavimento di quella stanza, e forse anche il resto della struttura. Soffice come la lana, non riusciva a sentire il rumore dei suoi passi.

Si guardò intorno osservando le persone, quei volti che non conosceva ma che erano lì come lui, senza uno scopo apparente. Poi si soffermò sull'arredamento non troppo antico, né moderno, ma che sembrava calzare con quel colore di sfondo.”.

Fece una pausa involontaria, forse cercando un filo conduttore a tutti quei pensieri che lo assillavano.

Si spostarono nella sala da pranzo, seguendo un cameriere che li condusse lì, senza dire una sola parola. Charles era in compagnia di altre cinque persone. Presero posto ad un tavolo rettangolare, occupandone solo la metà, vista la lunghezza esagerata. All'inizio nessuno disse una sola parola, erano gli sguardi che parlavano, l'imbarazzo per colui che avrebbe dovuto rompere gli indugi, rompere il ghiaccio.”.

Charles si sentiva osservato, non sapeva come, ma sentiva che tutti pendevano dalle sue labbra, dalle frasi che avrebbe pronunciato dopo. S'inumidì la bocca con un altro sorso di vino.

Qualcuno aveva chiesto dell'acqua, ma sul tavolo non c'era nulla, a parte una brocca colma d'acqua. Nemmeno un bicchiere da riempire.

<<Cameriere!>> chiamò qualcuno.

Charles si girò verso l'ingresso della sala sperando di vedere qualcuno attraversarlo, ma un'altra voce lo fece rigirare. <<Guardate la brocca!>> urlò una delle ragazze. Lui non vide nulla di anormale, solo la trasparenza del vetro e del liquido che era dentro. Qualcuno si era alzato di scatto, come spaventato da qualcosa, fu in quel momento che Charles vide il manico della brocca. Così rimase immobile a fissare quell'oggetto che ruotava da solo. La mente vuota, priva di pensieri, gli impediva di farsi delle domande, anche le più semplici.

<<Ma che diavolo sta succedendo?>> gridò qualcun altro. Charles fu scosso da un altro urlo quasi isterico, così seguì lo sguardo della ragazza che gli sedeva di fianco e vide...”.

“Se non dovesse piacervi non esitate a dirlo, potremmo passare ad un altra storia. Non mi offendo!” disse Charles osservando i tre amici.

“No no no, continua pure! Credo di parlare anche a nome di loro due” intervenne David. L'antipasto era finito, per la carne c'era ancora da aspettare. Si versarono ancora un po' di vino, così Charles ne aveva approfittato per bagnarsi la gola.

...la sedia vuota. Gli altri, che sedevano dalla parte opposta, si erano alzati per osservare meglio: le quattro zampe della sedia erano a cinque centimetri da terra, e questa stava ruotando lentamente di trenta gradi.

<<Direi di spostarci nella hall, tanto non credo che mangeremo qualcosa oggi, almeno parlo per me>> disse Charles al resto del gruppo. Gli altri si limitarono ad annuire senza togliere lo sguardo da quel curioso fenomeno.

Si alzarono in piedi e cominciarono a dirigersi da dove erano venuti, ma fecero mezzo passo che il gruppo si sparpagliò per la stanza. Aveva fatto ingresso una strana creatura a quattro zampe. Un cane, Charles lo riconobbe subito come Setter Inglese a pelo bianco e chiazze nere. Ma questo era un cane morto, solo che camminava verso di lui senza interessarsi degli altri.

Charles si pietrificò, sentiva il cuore pompare sangue velocemente, mentre gli occhi vitrei e opachi di quella cosa lo stavano fissando. L'odore che emanava era nauseabondo, quasi di uova marce. Le orecchie gli penzolavano come cartilagine secca, che si sarebbe staccata da un momento all'altro. Il cane ringhiò mostrando gli ultimi denti che gli rimanevano, mentre il dorso non si muoveva affatto, visto che era morto. Le costole erano visibili, come se la pelle volesse entrare nelle esili fessure.

Charles gli abbozzò un sorriso, o almeno tentò di farlo, per cercare di placare quel suono che emetteva. Prese coraggio e fece scivolare la mano aperta verso la testa della creatura. Toccò i peli bianchi del cranio, mentre altri ciuffi di peli si staccavano dalle zampe esili. Forse fu quel gesto amichevole, ma il suono – quella specie di ringhio – cessò di colpo.

Il cane si avvicinò alla sua gamba destra, come se cercasse un contatto fisico, amichevole, amorevole, forse dell'affetto. Charles tentò di sopportare quella puzza, quel cadavere che ora si stava strofinando sui pantaloni. E si dissolse nel nulla.

La stanza era vuota adesso, a parte Charles che tentava di capire cosa gli stava accadendo. Gli ospiti che erano con lui, sembravano aver seguito la sorte del cane.

Chiuse gli occhi per qualche secondo, cercando di non impazzire, infine li riaprì sgranandoli.”.

La carne era cotta. Mangiarono in silenzio mentre Charles si chiedeva se la storia fosse piaciuta davvero, oppure se i suoi amici non avessero il coraggio di dirgli che questa volta la sua storia non aveva fatto effetto su di loro. Eppure i ricordi che aveva dentro di sé erano così dannatamente reali.

Si sentì osservato, così tornò in sé e vide che tutti e tre stavano aspettando senza fare alcun commento.

Charles riprese a raccontare.

Aprì gli occhi e vide di trovarsi in un'altra stanza dell'albergo. C'era un letto con due donne sedute su una coperta rossa bordot, vicino alla finestra notò un uomo appoggiato al marmo interno e teneva le braccia incrociate sul petto. Stavano ridendo finché smisero, girandosi a guardarlo. Si sentiva un intruso, così tentò di scusarsi: <<Non mi ero accorto che nella stanza ci fosse qualcuno>> cercò di scusarsi, <<sapete di che è?>>.

Una delle donne, senza dire nulla, fece un gesto con il capo indicando l'attaccapanni appeso al muro. Charles vide un bastone da anziano, in legno scuro, il manico intarsiato formava una “L” con il resto del bastone. <<Grazie! E scusate per il disturbo!>> disse girandosi per uscire, ma uno strillo lo fece desistere.

Si girò verso le due ragazze e notò che una di esse aveva portato una mano alla bocca, l'altra fissava solo la parete, come anche l'uomo alla finestra. Ci risiamo, pensò Charles girandosi verso l'attaccapanni.”.

La pendola a muro fece dei rintocchi distraendo la mente del narratore. Segnava le 23 e 30. Mancava poco alla mezzanotte.

“Queste pause non mi piacciono” disse Eloyse osservando l'amico, “spero che vorrai finire la storia”. Charles si schiarì la voce con un colpo di tosse.

Il bastone si era sollevato dall'attaccapanni sotto gli occhi di tutti, finché scese quasi a toccare terra. Charles si fece coraggio e avanzò di un passo, poteva quasi sentire la paura che provavano gli altri tre, ma tentò di capire se c'era qualche trucco.

L'oggetto era immobile, sospeso in aria come se fosse legato a un filo invisibile. La mano di Charles si avvicinava tremante sopra al manico, non lo avrebbe toccato, ma l'avrebbe fatta passare sopra al bastone, solo per capire. Non sentì nulla, solo uno strano formicolio sulla pelle mentre passava a pochi centimetri dal legno. Nella stanza udirono un suono, quasi un ringhio, e ricomparve lo stesso cane della sala da pranzo. Gli occhi vitrei osservavano gli occupanti della stanza, finché si fermarono a fissare quelli di Charles.

Le due donne e l'uomo fuggirono cercando di trattenere le urla di orrore, mentre Charles capì che era tornato per lui. Questa volta la paura era minore e forse sarebbe riuscito anche a controllarla.

Il muso dell'animale si avvicinò alle sue gambe, mentre il ringhio risuonava fra le sue corde vocali quasi distrutte dallo stato in cui versava l'essere.

<<Ti chiamerò Rock!>> disse al cane, infine abbassò lentamente la mano sul cranio quasi senza peli. Charles riusciva a vedere le ossa del teschio, mentre aveva notato come la pelle si stesse disfacendo dal resto del corpo. Presto, Rock, sarebbe diventato un mucchio di polvere.”.

“Adesso potete insultarmi, se volete, perché la storia è finita.”.

Nessuno parlò, finché David disse: “E' da brividi, davvero. Non credo di averla capita fino in fondo, ma l'orrore è quasi palpabile. Mi chiedevo come ti fosse venuta in mente.”.

La pendola batté la mezzanotte, tutti e quattro si guardarono in faccia sorridendo. Eloyse esclamò: “Non è successo niente, il 21 dicembre 2012 era solo una frottola!”. Prese il bicchiere di vino e lo vuotò tutto di un fiato. Uno strano rumore li fece ammutolire. Qualcosa grattava alla porta.

Brigitte urlò, la mano sospesa vicino al collo della bottiglia mentre tutti osservavano l'etichetta. La bottiglia stava ruotando in senso orario, lentamente. Uno strano ringhio proveniva dall'esterno dello chalet, mentre quel rumore, un ringhiare sommesso, non cessava affatto. Finché non lo udirono provenire da tutte le pareti della casa.


venerdì, 26 giugno 2009

"21 dicembre 2012" (14° Parte)

Corrado sbirciò fuori dall'ufficio, teneva la pistola in pugno stretta alla gamba destra, carica e pronta all'uso. “Seguitemi” bisbigliò richiudendosi la porta dietro di sé, dopo che erano riusciti a mettere sui cardini quello che restava dell'ingresso. Un foglio di giornale planò verso i due uomini e la bambina, trasportato da un vento gelido che penetrava fin dentro le ossa.

Il governo è pronto ad accogliere i disoccupati, si pensa ad allestire diversi campi con tende e roulotte per coloro che non possiedono più una casa.

Davide lesse il titolo dell'articolo, anche se questo era vecchio di un paio di giorni. Da tempo si vociferava in rete una cosa del genere, attraverso interviste con politici influenti, o esperti di crisi economiche, eppure sembrava un argomento da libri di fantascienza.

Corrado strattonò il collega riportandolo al presente: “E' meglio muoverci a piedi, se usassimo l'auto saremmo rintracciabili facilmente”, spiegò procedendo lungo Via di Borgo Pio. Un rumore sinistro lo interruppe, fu quasi uno sparo che l'eco trasportò fino a loro. Il rumore dell'elicottero li seguiva da lontano.

Corrado afferrò la mano della bambina, prima di attraversare uno degli incroci che conducevano verso Piazza Risorgimento. La guardò negli occhi tentando di fare un sorriso: “Sei pronta a fare una bella corsetta? Devi pensare a quando giocavi con gli altri bambini, senza mai voltarti indietro” le disse per non spaventarla.

Arianna alzò lo sguardo sull'uomo e gli sorrise di rimando: “Andrà tutto bene!” si limitò a dire lei, “Non ci prenderanno.”.

Attraversarono l'incrocio senza incontrare nessuno, mentre un boato di voci e urla si facevano più intensi. Alcuni spari lontani spezzavano quelle urla di violenza ed era facile capire di cosa si trattasse. “Lacrimogeni!” sentenziò Corrado, “prendete questi fazzoletti umidi, vi aiuteranno a respirare.”.

* * *

La porta si spalancò sbattendo contro la parete, una parte dell'intonaco cadde in terra. Alcuni fasci di luce penetrarono l'oscurità dell'abitazione: gli uomini armati di mitra Mp – 5 con mirino laser fecero ingresso sparpagliandosi nel locale.

Libero!” disse il primo ad entrare mettendosi vicino al muro. Il fascio di luce puntava a terra, su centimetri di polvere posata da tempo.

O qui ci vive una famiglia di spettri, oppure l'informatore ci ha mentito!”, disse spingendosi verso l'angolo cottura. Sopra un tavolo rotondo posizionato vicino alla finestra c'era congegno con un led verde che lampeggiava.

Squadra Alpha a base, il pacchetto non c'è, ripeto: il pacchetto non è al suo posto! Procedete con la pulizia!”, l'auricolare gracchiò finché giunse la risposta: “Procediamo con la pulizia!”.

Un cecchino posizionato sopra il tetto di un edificio abbassò la canna del suo Remington 700, dal mirino riusciva a vedere chiunque passasse nelle vicinanze, anche se quelle zone di Roma erano deserte in quel momento.

Ho il soggetto nel mirino! Chiedo conferma per la pulizia!”.

Affermativo, l'ordine è confermato. Nessun testimone!”.

Un boato echeggiò nei pressi della piccola piazza, Hans non si era accorto di nulla ma si era portato la mano all'altezza del cuore, percependo un liquido caldo che gli fuoriusciva bagnando gli abiti, finché cadde a terra senza vita.


Saryo alle 09:08 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 19 giugno 2009

"Fragment"

fragment

 Titolo: Fragment

Autore: Warren Fahy

Casa editrice: Cairoeditore

Pagine: 452

Prezzo: € 18,50

Anno di pubblicazione: Giugno 2009

Vorrei porre all'attenzione questo splendido romanzo.

Per prima cosa ci tenevo a precisare che una sola frase ha catturato la mia attenzione, mentre copertine e titoli dei vari libri scorrevano fra gli scaffali della libreria.

Jurassik Park per la generazione di Lost”.

Questo è bastato per spingermi ad afferrare il romanzo fra le mani e leggere la quarta di copertina:


Uno sperduto, minuscolo lembo di terra, frammento transfuga di un antichissimo super-continente, ha visto passare le ere geologiche nel cuore del Pacifico mentre le placche tettoniche lo trituravano inesorabili fino a ridurlo alle dimensioni di un atollo. Qui, nel totale isolamento da ogni altro ecosistema, animali e vegetali hanno compiuto per cinquecento milioni di anni un cammino evolutivo diverso rispetto al resto del pianeta. Qui la vita è ciò che avrebbe potuto essere e non è stata. Qui la feroce, incessante lotta per la sopravvivenza ha selezionato specie pressoché immortali che, se dovessero migrare in un altro ecosistema, innescherebbero la distruzione di ogni altra forma di vita terrestre. Fortunatamente l'isola di Henders è persa in mezzo all'oceano, circondata in ogni direzione da duemila chilometri di deserto acquatico, lontano da tutte le rotte. Dopo che nel 1791 il suo casuale scopritore, il capitano di vascello della Marina britannica Ambrose Spencer Henders, toccò con mano di cosa erano capaci gli esemplari autoctoni, decise saggiamente di tenerla nascosta all'umanità come un insignificante scoglio non meritevole di una deviazione. Ma che cosa succede se la drammatica "riscoperta" di questa bomba biologica a orologeria avviene durante la puntata da record d'ascolti di un reality show oceanografico? In diretta, davanti agli occhi di mezzo mondo?


La storia entra nel vivo dopo un appassionante antefatto che ci catapulta sull'Isola di Henders, nel 1791. Dopo la nuova riscoperta di questo fazzoletto di terra sperduto nell'Oceano Pacifico, le cose si faranno sempre più interessanti.

Warren Fahy è un autore all'esordio, catturato dalla scienza per gli ecosistemi e dalle svariate razze che popolano il nostro pianeta. Ma la cosa che più mi ha colpito – e in questo è stato molto bravo – è stato immaginare decine di specie evolute senza seguire lo standard di quelle che conosciamo. Ho apprezzato molto la sua immaginazione, e come la abbia tradotta in parole per mostrarlo anche a me.

Il romanzo è scivolato via in tre giorni, mentre m'immergevo nella storia densa di personaggi complessi, poliedrici, con pensieri etici e morali molto stuzzicanti. Alla fine della lettura rifletterete. La storia è un complesso puzzle di avvenimenti, che trascina il lettore e lo fa ridere e divertire, per poi immergerlo nell'adrenalina più pura. L'autore ha un pregio abbastanza raro: mostra e non racconta. Lo fa attraverso le azioni dei personaggi, con telecamere che seguono ogni movimento di sorprendenti animali che fanno rabbrividire, del loro habitat tanto crudele, quanto stupefacente. La Scienza è il fulcro, il motore che spinge l'intero macchinario. Le spiegazioni, per chi come me ne mastica poco, giungono attraverso le parole degli scienziati che discutono ciò che hanno di fronte, ma senza renderlo pesante.

Forse un piccolo difetto c'è, ma poi risulta trascurabile forse perché è un modo di scrivere dell'autore: fin dalle prime pagine, Fahy, ci mostra anche troppo dei personaggi. Marche, colori e tipi di abbigliamento che indossano i vari personaggi.

Se state cercando un libro da leggere a casa, o sotto l'ombrellone al mare, vi consiglio questo titolo.


Saryo alle 17:13 in: recensione, fragment
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, 04 giugno 2009

"21 dicembre 2012" (13° Parte)

Hans uscì dall'ufficio dell'O.M.P.B.I. guardandosi intorno, Borgo Pio era libera, sgombra da turisti e da passanti, un'immagine che ci voleva del tempo per essere assorbita. Un paio di macchine parcheggiate rendevano il luogo meno triste e desolato. Tirò fuori dalla tasca un oggetto più piccolo di un pacchetto di sigarette e premette un pulsante, un led verde cominciò a lampeggiare.

Ho il segnale, ma è fuori dalla mia portata! Non si trova nel perimetro prestabilito!”, disse il capo della squadra Alpha.

Attendi la luce verde!” ribadì una voce negli auricolari.

L'elicottero volteggiava sulla zona di Borgo, da quell'altezza riusciva a controllare tutte le vie che s'intersecavano con l'edificio obiettivo, anche se ancora non era conosciuta la zona d'intervento.

Due furgoni scuri, anonimi, con tanto di vetri oscurati, attendevano parcheggiati in una via adiacente alla piazzetta in cui si presumeva fosse l'obiettivo per l'attacco. Le squadre Beta e Delta attendevano con pazienza l'ordine d'intervento. Gli uomini all'interno erano abituati ad aspettare l'ordine diretto, gli sportelli che si aprivano, le zone di sicurezza da coprire. Simulazioni coordinate fatte e rifatte fino alla nausea. I capi – squadra sarebbero stati i primi a scendere, a toccare l'asfalto con le suole degli scarponi.

L'uomo barcollava vistosamente per il trattamento che aveva subito, tuttavia tirò dritto con dignità verso un'altra via che avrebbe fatto al caso suo. Conosceva bene quel dedalo di piccole vie intricate l'una con l'altra: ci aveva vissuto per due anni.

Si sta muovendo!” disse una voce agli apparecchi fissati ai caschi delle unità pronte a muoversi.

Ci siamo quasi!” ribadì un'altra, “lo seguo dal monitor di controllo!”.

Hans girò a destra per una via parallela a Borgo Pio, che portava fino a una piazza più grande in cui c'era l'ingresso di un'università. Varcò quello spiazzo studiando le finestre che si affacciavano in quel luogo. Finestre serrate per il freddo e protette da solide sbarre anti intrusione. Nella mano destra stringeva quel piccolo oggetto che emetteva un lieve e sonoro Bip.

Doveva fare in fretta, altrimenti lo avrebbero potuto intercettare.

Hans guardò in terra in cerca di un oggetto che facesse al caso suo: vicino a due alberi piantati fra una distesa di sampietrini c'erano cartacce, rifiuti abbandonati da tempo. Roma sta andando in malora, gli affiorarono alla mente le frasi dette dai vecchietti della zona. Negli ultimi mesi le infrastrutture di base avevano cessato i servizi di manutenzione, lasciando che cassonetti e secchi della spazzatura diventassero colmi di sporcizia fino all'orlo. Alcune zone della capitale erano più sporche di altre.

L'uomo si chinò a terra, quel movimento gli aveva provocato una fitta alla schiena, ma strinse i denti e afferrò un sampietrino calcolandone il peso. Mirò a una finestra vicino all'ingresso della piazza, fracassandone il vetro. L'abitazione era abbandonata da tempo.

Si affacciò all'interno scrutando nell'oscurità, poi afferrò il segnalatore lanciandolo su un tavolo rotondo che aveva intravisto.

Luce verde, ripeto: Luce Verde! Squadre Beta e Delta...entrate in azione! L'obiettivo è cambiato, seguite le nuove coordinate, fate irruzione e prendete il pacchetto! Nessun testimone!”.

Saryo alle 18:33 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
commenti: commenti (5)(popup) | commenti (5)
lunedì, 25 maggio 2009

"21 dicembre 2012" (12° Parte)

La barba dell'uomo era intrisa di sangue, quasi secco, ma non aveva fornito una sola risposta alle domande che gli erano state fatte. Piagnucolava a volte, quasi volesse liberarsi di quello che portava dentro. La pazienza di Corrado stava per venire meno.

Per chi lavori!” urlò Corrado afferrando le tronchesi dal tavolo.

Lasciate che ci provi io” disse Arianna con la sua vocina esile, dolce.

Corrado si era girato verso di lei, mettendosi in ginocchio all'altezza del suo viso: “Non dovresti assistere a queste cose. Non sono cose da...sentire, né da vedere” le disse.

Arianna superò Corrado avvicinandosi all'uomo legato. Occhi negli occhi lo scrutava in silenzio, nessuno era intervenuto per fermarla.

La bambina rimase in quella posizione per diversi minuti, l'uomo non si oppose a ciò che stava avvenendo. Sembrava accettarlo.

Non è solo” disse Arianna in tono convinto, “agiscono in due, un altro senza casa...credo sia un polacco”.

La bambina tornò ad osservare il suo volto in silenzio, corrucciò le sopracciglia, si concentrò. “Sei pronto a seguirmi?”.

Il tizio strinse le labbra fissandola negli occhi. Sembrava essere nato una specie di legame fra i due, qualcosa di particolare che aveva avuto la scintilla da Arianna. La bambina era speciale, con il tempo lo avrebbe dimostrato ancora.

Un nuovo rumore attirò la curiosità di Corrado, era quello tipico di pale e rotori che girano vorticosamente: un elicottero volteggiava sopra Borgo Pio, forse ad una ventina di metri dai tetti degli edifici.

Spostò le tende per osservare la piazzetta deserta e, in alto, vide un elicottero nero e i portelli laterali aperti. Due corde furono calate fino al tetto di un palazzo. “Temo che avremo visite” disse Corrado senza staccare gli occhi da ciò che ne stava uscendo.

Davide afferrò il collo di Hans con una stretta morsa, finché l'uomo iniziò a rantolare. Gli occhi vagavano in cerca della bambina, o un appiglio per difendersi.

Corrado aveva visto anche troppo e sapeva di quale reparto facevano parte quegli uomini. I cecchini si erano calati sopra l'edificio, armati con un Remington – 700 e muniti di visore diurno e notturno. Non stavano affatto scherzando: sparavano per uccidere e non facevano prigionieri.

Il collega allentò la morsa, l'uomo ricominciò a respirare riprendendo il colore naturale della pelle. “Allora li hai condotti fino a noi?” chiese quasi urlando.

Hans riprese fiato.

Non possiamo ucciderlo!” disse Corrado al collega, poi spostò la sua attenzione su Hans: “Non vuoi che accada, vero?”. La domanda non gli aveva lasciato respiro, le risposte potevano essere solo due.

Ascoltami!” disse Corrado afferrando il prigioniero per la maglia, “non devono scoprire questo posto! Devi depistarli!”. Il tono della sua voce non era mai stato così serio, almeno da quanto Davide ricordasse.

Hans annuì con un gesto.

Cinque cecchini scesero lungo le corde fissate all'elicottero, i fucili legati dietro le spalle. La divisa scura era comoda, confortevole, prodotta per essere indossata anche se chi la portava doveva stare nella stessa posizione per ore. I caschi neri, auricolari per comunicare qualsiasi comunicazione, erano oggetti standard per le Agenzie Non Governative.

Squadra Alpha attestata e in attesa!” disse uno di loro prima di inquadrare la piazza nel mirino del fucile. “Attendo Luce Verde!”. L'auricolare gracchiò finché una voce gli disse di attendere l'ordine successivo.

L'uomo alzò il pugno della mano destra, gli altri presero posto ai tre angoli ancora liberi.


Saryo alle 09:07 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
martedì, 19 maggio 2009

"21 dicembre 2012" (11° Parte)

Qualsiasi cosa accada, dobbiamo restarne fuori!” disse Corrado. Non era un motto a cui aderire, ma un modo di vivere. Mai schierarsi con alcun fronte. Mai!

Corrado si alzò in piedi lasciando che la bambina proseguisse a disegnare, chiudendosi nel suo mondo di fantasia – e ne aveva molta di fantasia – mentre voleva spiegare a Davide cosa sarebbe successo di lì a poco.

I tempi sono maturi, temo.”.

Per cosa?” chiese Davide.

Le manifestazioni diventeranno sempre più accese, le contestazioni più violente. Le frange estreme stanno richiamando più adesioni, l'odio monta e la povertà cresce. Il governo italiano, è solo questione di tempo, approfitterà della situazione instabile per imporre lo stato di Legge Marziale.”.

Davide non disse nulla, limitandosi ad annuire con il capo.

L'itinerario della manifestazione era stato reso pubblico dai media: Piazza Risorgimento doveva essere il luogo d'incontro di una parte che aderiva alla protesta. Le urla della gente venivano scandite dal battito delle mani. Alcune persone stavano passando vicino all'ingresso del loro ufficio e, Corrado e Davide, udivano rumori di schianti, vetri infranti e sirene di antifurto che cominciavano a suonare. Non si dissero nulla, restando in ascolto dietro la porta d'ingresso.

Un colpo alla porta fece trasalire entrambi: i battenti robusti non avevano ceduto al primo colpo. Arianna si era allarmata, precipitandosi vicino ai due uomini.

E' un barbone!” disse con voce che le tremolava.

Un altro colpo si abbatté contro la porta.

Davide si girò a fissare la bimba, chiedendosi come diavolo facesse a saperlo. Corrado attraversò il soggiorno, aprì un cassetto della credenza ed afferrò una pistola semi – automatica avvolta in un tessuto bianco. Scarrellò caricando il colpo in canna. Aveva uno sguardo preoccupato.

La porta subì l'ennesimo colpo, i due battenti vennero in avanti facendo entrare uno spiraglio di luce. I tre erano in balia di loro stessi, in giro non c'era nemmeno una pattuglia di polizia che potesse intervenire in loro aiuto.

Occupati della bambina!” disse Corrado quasi urlando.

L'ingresso fu quasi scardinato, mentre s'intravedeva il volto del tizio che voleva entrare in casa. La puzza di birra si poteva sentire anche da lì, mentre l'aggressore urlava frasi in un italiano stentato. Il volto era magro, quasi deperito, con una folta barba marroncina che gli scendeva oltre il mento. La voce...qualcosa di sgradevole e acuta. Doveva essere un tedesco trapiantato a Roma da un paio d'anni.

Sono Hans! Consegnatemi la bambina!”.

Questa volta l'uomo colpì la porta a spallate e le due ante erano entrate all'interno quel poco che gli permettesse di osservare l'interno.

Vieni qui, piccolina!”. Poi gli uscirono delle risate quasi isteriche.

Corrado tolse le esili catene che ancora reggevano la porta d'ingresso e attese che l'uomo colpisse per l'ultima volta. Si ritrovarono faccia a faccia per un solo istante, poi Corrado lo colpì in faccia con il calcio della pistola, l'uomo crollò in terra in un sussulto.

Allora, cosa vuoi da noi?” chiese Corrado al tizio seduto sulla sedia. Lo avevano legato allo schienale impedendogli di muoversi. Arianna stava seduta sul divano senza che potesse vedere ciò che stavano facendo, ma poteva solo udire. Avevano chiuso le tende e la stanza era piombata in una inquietante semi – oscurità. Sul tavolo della cucina giacevano in bella mostra alcuni arnesi: un paio di pinze, tronchesi, un cacciavite e un piccolo martello.

Hans sputò in terra, quasi colpendo la scarpa di Davide. Alzò lo sguardo in segno di sfida.

Saryo alle 18:44 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
giovedì, 14 maggio 2009

"21 dicembre 2012" (10° Parte)

Tornado nel deserto

Davide rimase solo in casa con Arianna. Non si sentiva a disagio con la nuova ospite, ma sapeva di non avere molta esperienza con i bambini.

Posso avere un po' di latte?” chiese la piccola seduta sul divano del soggiorno, alcune abatjour illuminavano le pareti piene di quadri. I tappeti che ricoprivano il pavimento, rendevano l'ambiente silenzioso e confortevole.

Un po' di latte? E perché no?”. Si alzò dal tavolo ed aprì il frigorifero: Corrado aveva pensato a tutto, riempiendolo per tutte le esigenze che potessero affrontare. Versò del latte freddo in due capienti bicchieri, mentre continuava a dare un'occhiata al video del portatile. Alcune icone lampeggiavano negli Usa, precisamente in California.

La cosa lo aveva incuriosito, l'icona era rappresentata da un cerchio rosso raffigurante una sorta di fiamma.

Una serie di incendi dilaniano la California - 30.000 sono al momento gli sfollati. Migliaia di ettari sono stati distrutti dalle fiamme, il vento, che soffia a 80 km/h, impedisce ai vigili del fuoco di arginare le fiamme.

Come è successo in Australia qualche mese fa” disse Arianna, afferrando il bicchiere colmo di latte dal tavolo.

Davide rimase perplesso, non sapeva se continuare ad osservare il video, oppure girarsi verso la bambina.

Non devi avere paura di me” gli disse, come se avesse percepito quello che passava nella mente del suo protettore. “Siamo come voi, solo che noi abbiamo dei doveri verso l'umanità!”.

Siamo?” chiese Davide, spostando lo sguardo dal video al viso della bambina. Aveva sei anni e sembrava averne di più per come esponeva certi concetti.

Bambini Indaco, pensò l'uomo fissandola negli occhi. Prese il bicchiere e bevve due sorsi di latte. “Non ho paura di te, ci mancherebbe, solo che non riesco a...”

Imparerai con il tempo!” rispose sedendosi sul divano. Indossava un paio di jeans e una camicetta rosa che le stavano benissimo, i lunghi capelli biondi erano legati in due trecce che le ricadevano dietro la schiena. L'espressione era spesso spensierata e sorridente. “Potresti passarmi quel block-notes e una matita? Mi piace disegnare.”.

Davide le passò l'occorrente senza battere ciglio, quasi vergognandosi di non averlo fatto prima: a tutti i bambini piace disegnare. Ma quando torna Corrado? si chiese mentre tornava a fissare il video sul tavolo.

Arianna disegnò un otto orizzontale, colorandolo poi con una matita verde. “Sai cosa vuol dire questo simbolo?” gli chiese avvicinandosi.

Davide ci pensò qualche istante, poi rispose: “Presumo sia il segno dell'infinito.”.

Potrebbe avere anche quel significato, ma per noi è il simbolo del cambiamento” rispose.

Cambiamento...” ripeté, come se stesse valutando di fare una domanda per chiarire quel concetto.

Un cambiamento che avverrà in questi tre anni.”. Arianna si abbandonò sul divano, dondolando le gambe che non arrivavano a toccare il pavimento, “a dire la verità, questo cambiamento è già iniziato l'anno scorso.” volle precisare.

La porta dell'appartamento si aprì facendo entrare polvere e qualche foglia. La figura di Corrado comparve dalla penombra dell'ingresso, richiudendosi dietro di sé la porta. “Questo ventaccio quasi mi si portava via” esordì togliendosi il cappotto.

Allora! Avete cominciato a fare conoscenza?” chiese a tutti e due spostandosi verso la cucina.

Certo! Ho scoperto che Arianna è una bambina molto preparata...ma mi chiedevo se avesse nostalgia dei suoi genitori.”.

Di mio nonno” disse la bimba senza staccare gli occhi dal foglio.

Lo sai che stiamo vivendo in un momento molto particolare, vero Arianna?” chiese Corrado inginocchiandosi davanti al divano. I suoi occhi incrociarono quelli di lei, la voce dell'uomo voleva essere rassicurante. Alcune voci risuonavano dall'esterno dell'abitazione, trasportate dal vento, quasi sibili irriconoscibili.


Saryo alle 15:39 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
mercoledì, 06 maggio 2009

"21 dicembre 2012" (9° Parte)

Anomalie climatiche – prestare la massima attenzione! Una scritta in neretto lampeggiava sul computer portatile di Corrado, collegato alla rete a fibre ottiche. Niente di ché, bisognava sapere dove collegarsi per seguire in diretta ciò che avveniva nel mondo. Centinaia di simboli colorati lampeggiavano segnalando qualsiasi cosa di anomalo stesse avvenendo sul pianeta.

I tornado hanno intensificato la forza distruttiva!”, constatò Davide osservando alcune icone rosse lampeggianti. Gli Stati Uniti d'America erano i più soggetti a tali cambiamenti, ma anche in Italia il clima non stava scherzando.

Il monitoraggio della O.M.P.B.I. aveva un'importanza vitale per i soggetti che stava proteggendo. Attraverso le centinaia di sedi occultate tentava di proteggere persone importanti ai fini futuri.

Corrado aprì un'altra finestra digitando un indirizzo web differente: comparve un indice su cui erano visibili centinaia di web-cam attive. Ne selezionò tre in Italia.

Isola di Stromboli – Vulcano in attività e sotto controllo. Allarme Orange!

Sicilia Monte Etna – Vulcano in attività e sotto controllo. Allarme Orange!

Campania Vesuvio – Vulcano in attività e sotto controllo. Allarme Orange!

Dobbiamo monitorare anche questi futuri eventi possibili.” disse l'uomo al collega quasi stupefatto. “Abbiamo la tecnologia per seguirli, ma anche gli altri uffici stanno facendo le nostre stesse cose.”.

Le telecamere inquadravano i vulcani in lontananza, registrando scosse sismiche o nuove esplosioni piroclastiche che sarebbero potute accadere in futuro. La preoccupazione era alta.

Adesso devo uscire: accompagnerò Mark e Sofia in un altro luogo, più sicuro per loro”, Corrado osservò l'espressione stupita di Davide, ancora intento ad osservare le web-cam sullo schermo. “Hai capito quello che ho detto?”.

Mi occuperò io della piccola, vai pure!”.

Il cielo grigio ricopriva gran parte di Roma, anche se ancora non cadeva una sola goccia d'acqua. Le piccole vie del borgo erano silenziose, spazzate solo da raffiche di tramontana, un vento freddo che ti entrava fino alle ossa.

Entrarono tutti e tre nell'auto senza dirsi nulla. Mark e Sofia si erano limitati ad osservarsi intorno: non erano mai stati nella capitale italiana, e mai avrebbero immaginato di osservarla in quello stato, senza alcun turista che la visitasse, almeno in quella zona.

Stiamo vivendo un brutto periodo” commentò Mark. La frase non sembrava rivolta a nessuno in particolare, magari poteva apparire come una constatazione di ciò che stava avvenendo.

La Disoccupazione Globale è un cancro che sta dilaniando il mondo” disse Sofia Lane, seduta di fianco all'uomo. Potevano anche sembrare frasi fatte, dette magari in altri momenti storici che aveva vissuto l'umanità, ma ora sembravano perfette per quello che stava accadendo.

Nel quartiere di Borgo c'erano molte serrande abbassate, cartelli con scritto Vendesi o Affittasi coloravano molte vie di quel quartiere, rendendolo quasi spettrale. Nelle piazze si riunivano giovani e anziani che avevano molto tempo da perdere, ora. Le piccole aziende licenziavano, poi chiudevano i battenti finché la popolazione dei senza-lavoro aumentava di mese in mese. Una piccola epidemia con una forza distruttiva incalcolabile, perché covava nel corpo delle famiglie che s'impoverivano nel più assoluto silenzio.

Il governo italiano era in allarme a causa del malumore sociale, ma non poteva fare abbastanza. Nessuno poteva agire perché la piaga non la si vedeva, la si poteva percepire nelle chiacchiere della gente, nei gesti dei padri di famiglia che si toglievano la vita, nella disperazione dei vari fallimenti, nei sogni infranti di giovani sbandati. La delinquenza aumentava in silenzio.

Presto le cose sarebbero degenerate in maniera assoluta, e questo Corrado lo sapeva attraverso il monitoraggio dei files in archivio. Davide ci sarebbe arrivato con il tempo, forse a fatti compiuti.

Corrado avviò il motore dell'auto e uscì da Borgo Pio.

Saryo alle 19:37 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
lunedì, 27 aprile 2009

"21 dicembre 2012" (8° Parte)

Roma – Aeroporto Leonardo Da Vinci – lunedì 07 dicembre 2009 – 13:10

Una Fiat Punto grigia si parcheggiò nella zona Arrivi Internazionali e due uomini scesero dalla vettura. Entrambi vestiti in giacca e cravatta e con dei giacconi grigi pesanti aperti.

Hai capito cosa devi fare? Due persone accompagneranno una bambina bionda: noi dobbiamo accoglierli e accompagnarli fino al nostro ufficio, senza che accada nulla. E' una situazione molto delicata, mi raccomando, confido nelle tue capacità.” si raccomandò Corrado.

Senza offesa, ma così conciati sembriamo due autisti privati” ribatté Davide, quasi divertito.

Bingo! E' quello che dobbiamo apparire. Proviamo le radio prima di entrare.”. Posizionarono dei piccoli congegni all'interno dell'orecchio, testando la funzionalità.

Le porte a sensori si aprirono mentre dei vetri oscurati quasi gli impedivano di vedere chi stesse per uscire dal grosso edificio. Era un luogo molto frequentato, un continuo via vai di gente, ad ogni ora. L'altoparlante aveva annunciato qualcosa in un inglese fluente e l'eco dei passi delle persone quasi rimbombava.

Corrado Magli diede un'occhiata alla grande sala d'aspetto, percepiva il contatto con la pistola che teneva dietro i pantaloni: in due anni di servizio non aveva mai dovuto usarla, ma se solo si fosse trovato in pericolo, probabilmente, non avrebbe esitato.

Vide un uomo e una donna e una bambina venirgli incontro, un carrello che veniva spinto lentamente, carico di due valige rigide dal colore verde quasi fosforescente. Due tizi in abito grigio erano appena dietro la coppia con la bambina.

Corrado si sentì gelare il sangue nelle vene, come una profonda e brutta sensazione, molto più che spiacevole...

Abbiamo una falla nel sistema!”. Fu questa la frase che Davide sentì dall'apparecchio che teneva nelle orecchie. E adesso cosa diavolo vorrà dire, si chiese all'improvviso.

Seguimi e non fare domande!” disse Corrado. Quest'altra frase sembrava più sensata e comprensibile per Davide. Così assecondò i movimenti del collega, ritornando verso l'uscita. I suoi gesti sembravano quasi normali, come se avesse dimenticato qualcosa in auto, mentre qualcos'altro stava accadendo ai lati del landrone: due uomini, a cui Davide non aveva fatto caso prima, comparvero dal nulla. Li aveva notati solo dai riflessi sulle vetrate.

Accadde tutto in pochi istanti, quasi in un batter di ciglia. Le porte si aprirono di lato, non c'era traccia di agenti della polizia nelle vicinanze.

Corrado scattò indietro e rovesciò il carrello con le due valige e afferrò la bambina. L'uomo e la donna rimasero quasi pietrificati perché non avevano sospettato nulla di ciò che gli stava accadendo intorno. Due uomini giacevano a terra, mentre gli altri due si stavano dirigendo in posti differenti senza dare nell'occhio.

Davide si ritrovò a osservare incredulo, senza poter fare niente, senza sapere cosa fare in casi come questo e sentì la voce di Corrado penetrargli le orecchie: “Cosa stai aspettando? Accompagna i signori alla macchina, all'istante!”. L'input fu chiaro, quasi un ordine urlato che lo aveva svegliato da un torpore persistente.

Aprì gli sportelli per fare accomodare la coppia e sentì un'altra frase di Corrado: “La consegna del bracco è avvenuta, ma ho notato due contusioni alle zampe posteriori. Mi sto recando dal veterinario.”.

Ma in che razza di organizzazione mi sono venuto a trovare, si ritrovò a chiedersi Davide. Avviò l'auto senza fare domande, non aveva nemmeno il coraggio di voltarsi verso il collega per osservare la sua espressione, magari compiaciuta per come erano finite le cose.

Ciao!” disse la bambina seduta fra l'uomo e la donna, “io mi chiamo Ariel Port” continuò sporgendosi fra i sedili anteriori.

Piacere Ariel, io mi chiamo Corrado, lui è Davide. Da oggi ti chiamerai Arianna!”. Si voltò verso la bambina sorridendole: “Ti piace questo nome?”. La bambina sorrise tornando alla posizione precedente.

* * *

La porta dell'ufficio si aprì all'improvviso e Corrado fece entrare la bambina e i due accompagnatori. C'era un vento là fuori che spazzava la via di Borgo Pio da carte e foglie, piccoli mulinelli ruotavano frenetici sollevando la sporcizia che stava in terra.

Prendi un po' di latte per la bambina?” chiese Corrado al collega. Davide non aveva aperto bocca da quando erano fuggiti da Fiumicino, dalla fuga rocambolesca.

Con chi diavolo abbiamo a che fare?”. Erano queste le prime parole pronunciate da Davide. Il suo comportamento era confuso, forse credeva di essersi messo contro qualcosa più grande di lui, qualcosa che non riusciva a metabolizzare, non ancora per lo meno.

Non fare troppe domande, ma sappi che ci stiamo avvicinando ad un periodo cupo, così dannatamente cupo che stenterai a crederci.”. Fece accomodare la coppia sul divano, offrendogli da bere, cercando di metterli a loro agio. Il piano non era andato come doveva: avevano dovuto lasciare le valigie per fuggire.

Spero che il soggiorno, fuori Dale, sia stato di vostro gradimento”, disse ai due ospiti. “Ti presento la signora Sofia Lane e il signor Mark Cook” disse Corrado all'indirizzo del collega.

A Davide quei nomi erano famigliari, ma abbandonò quel pensiero per stringere loro la mano, scoprendo che parlavano abbastanza bene l'italiano. La bambina, intanto, gironzolava per la stanza presa dalla curiosità del nuovo ambiente.

Fuori c'era una strana calma, a parte le raffiche di vento che sbatacchiavano persiane ai piani più alti, sembravano una sorta di spari improvvisi. Roma era deserta quel giorno, i negozi chiusi e le serrande abbassate. La Crisi Economica Globale aveva mietuto vittime, giorno dopo giorno, nonostante la classe politica avesse tentato di alzare un barlume di fiducia.

Era accaduto lentamente, nel silenzio assoluto, e nessuno aveva potuto prevederne gli effetti a lungo termine. In Messico, mesi prima, era apparsa un'influenza proveniente da un ceppo animale che si sviluppava nei maiali. Era mutata aggredendo l'essere umano, uccidendo nel tempo migliaia di persone.

A cosa stai pensando?” chiese Corrado.

A tutto quello che sta succedendo. Adesso ho capito perché dovevo monitorare alcune notizie che giravano in rete: seguire l'evolversi della situazione.”.

Udirono delle urla provenire dall'esterno.

L'ennesima manifestazione” disse Corrado tentando di abbozzare un sorriso, “ci vuole del tempo per assorbire tutto quello che sta avvenendo. Tutto a piccoli passi, poi ci si fa l'abitudine.”.

Le ultime notizie dicono che il governo italiano, presto, instaurerà la Legge Marziale”, ribatté Davide come per dare conferma. Corrado fece segno con il capo di conoscere già tutto.

Sarà più difficile per noi muoverci, ma è così che andrà. Per fortuna avevamo un piano anche per questo.”.

Saryo alle 07:59 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
martedì, 21 aprile 2009

"21 dicembre 2012" (7° Parte)

Roma – sabato 05 dicembre 2009 – 16:49

Guarda! E' su tutti i fottuti giornali!” urlò Davide sbattendone una copia sul tavolo.

La terra trema a Roma e in tutta la provincia. Magnitudo 3.3 della scala Richter.

Questo era il titolo su tutte le prime pagine dei giornali, e Corrado gli aveva dato solo una sbirciatina. Non serviva leggere i titoli dei giornali per sapere ciò che stava avvenendo: anche lui aveva sentito la terra tremare, i lampadari oscillare e le bottiglie nella credenza tintinnare. Stava tutto mutando.

Non c'è bisogno che ti scaldi tanto, sapevamo come sarebbe cominciato tutto e...” Corrado fissò il giornale disteso sul tavolo, “...cosa accadrà in futuro!”. Sospirò tentando di rimettere ordine alle idee: “Piuttosto concentriamoci sulla ricerca. Dobbiamo rintracciare i due bambini, prima che ci arrivino altri.”.

Davide Coni era entrato a far parte dell'O.M.P.B.I. da meno di due mesi. Il suo lavoro, in questo breve periodo, era stato quello visionare alcune notizie, redigere rapporti e schedarli. Da tempo gli organi di stampa, le televisioni e le radio possedevano dei filtri per le notizie. C'era sempre qualcosa che la gente comune non doveva conoscere. La fonte migliore era Internet con sotto-trame nei blog e in alcuni siti che venivano monitorati sempre dagli agenti di quell'agenzia. Avevano tre anni per prepararsi, ma il tempo scorreva inesorabile.

Sei qui da poco” disse Corrado, “ma le cose più importanti le capirai seguendo i nostri passi. Non fare domande su cose che ancora non capiresti, cose che sono più grandi di te. Questo è l'unico consiglio che mi sento di darti.”.

Corrado aprì il cassetto della credenza e tirò fuori un giornale regionale: Portaportese. Si misero entrambi seduti al tavolo del soggiorno, mentre su di esso c'erano decine di fogli sparsi, appunti, memo. Nella confusione Corrado sapeva dove cercare.

Adesso cosa dobbiamo cercare?” chiese Davide osservando la prima pagina. Corrado puntò il dito alla voce regali, sfogliò le pagine finché trovò ciò che stava cercando.

Regalo cucciolo femmina di bracco che giunge dagli Usa.

Solo veri amanti dei cani.

E' già svezzata e pronta per l'addestramento.

Corrado sorrise e scrisse il numero di telefono su di un foglio giallo, uno spicchio di sole penetrò dalla finestra illuminando parte del tavolo. “Ci vorrebbe del buon caffè, adesso” gli disse Corrado sorridendo.

Mentre Davide preparava la moka, Corrado segnava gli ultimi appunti che gli interessavano.

Credo che oggi comincerai a capire altri piccoli dettagli.” disse Corrado.

A cosa ci serve un bracco?” chiese il collega versando il caffè in due tazzine. Corrado si era alzato dirigendosi all'unica finestra che dava verso l'esterno: una piccola piazza circondata da edifici alti otto piani. Un solo varco portava verso Via di Borgo Pio, sempre piena di turisti quasi a tutte le ore.

Li vedi quei barboni?” chiese Corrado osservandone uno con le stampelle.

E allora? Se ne stanno sempre lì, come fossero dei monumenti.”.

Corrado posò una mano sulla sua spalla e finì di bere il suo caffè: “Spesso l'apparenza inganna” disse prendendo dieci euro dal suo portafoglio.

Davide uscì dall'ufficio dopo aver ricevuto le direttive su ciò che doveva fare. Un compito semplice, quasi stupido, ma che sembrava avere dei fini molto importanti. Ancora non riusciva a comprendere cosa stava facendo.

Via di Borgo Pio era piena di turisti anche a dicembre, anche quando il sole stava calando e fuori tirava tramontana e il cielo privo di nuvole era così azzurro...

Alcuni turisti tedeschi sedevano fuori da un pub a bere birre ghiacciate, chiacchierando e ridendo. Davide si affrettò a girare l'angolo per entrare nella piazzetta. Tre barboni sedevano in mezzo alla piazza, usando un grande vaso circolare di marmo come fosse quasi la loro casa. Erano trasandati, sudici, chissà da quanto tempo non si lavavano.

Vide quello con le stampelle, che era un po' defilato rispetto agli altri due, e si fece coraggio.

Tieni ragazzo, così almeno questa sera cenerai con qualcosa di nutriente.”.

Il barbone alzò lo sguardo sul suo, forse gli voleva trasmettere riconoscenza, forse era una cosa che avevano fatto centinaia di volte i colleghi di Corrado e, il barbone, non era altro che un attore messo là per qualche oscuro motivo. Che razza di situazione, si ritrovò a pensare Davide.

Che dio te ne renda merito!” disse l'uomo delle stampelle. Che strano, era proprio la frase che gli doveva dire appena Davide gli avesse consegnato i soldi e il foglietto giallo, così tornò in ufficio.

Corrado gli aprì la porta e lo fece accomodare al tavolo, forse gli doveva alcune spiegazioni.

Prima che tu mi faccia delle domande, proverò a spiegarti alcuni protocolli che usiamo in questa organizzazione.” disse Corrado in tono quasi paterno, dopo tutto Davide doveva ancora imparare molto.

Fra due giorni, a Fiumicino, giungerà una bambina dagli Stati Uniti, da Dale precisamente. Per avere notizie sui bambini usiamo questo giornale” disse indicando la rivista, “e ci serviamo di alcuni agenti per diramare notizie o spostamenti. A Roma abbiamo una rete fitta di agenzie indipendenti, centinaia di agenti che operano sul campo, che sorvegliano e, magari, intervengono.”.

Come sai della bambina?”.

Usiamo dei codici che conosciamo solo noi. Se dovessimo capire che qualcun'altro ne è a conoscenza, alcuni cambierebbero le parole da usare negli annunci. Cerchiamo di restare nel più assoluto anonimato, finché non avremo ciò che stiamo cercando.”.

Niente cellulari, niente e-mail, niente che possa essere ritracciato o monitorato” si affrettò a ribadire Corrado.


Saryo alle 10:12 in: racconti, fantastico, 21 dicembre 2012
commenti: commenti (6)(popup) | commenti (6)

Get a playlist! Standalone player Get Ringtones
Wikio